giovedì 19 febbraio 2026

Recente e affidabile.


            In un primo momento non rimasi affatto contenta quando mio marito mi annunciò la decisione di acquisire la patente di guida e a seguito acquistare quella piccola utilitaria già un po’ vecchiotta, anche se la spesa fu coperta quasi interamente da un certo lavoro straordinario a cui aveva dato corso negli ultimi mesi. Mi pareva qualcosa di superfluo di cui non avevamo alcuna necessità in famiglia, e poi mi sembrava quella una fonte certa di preoccupazioni, considerate le riparazioni, le tasse, l’assicurazione, ed infine la benzina per farla marciare, anche se lui sosteneva che avrebbe potuto aumentare il suo pur piccolo giro di lavoro grazie a quella vettura di seconda mano evidentemente già molto usata in precedenza da chissà chi. Lui aveva sempre sostenuto che io avessi un’avversione innata per qualsiasi novità, e quindi evidentemente non si meravigliò più di tanto quando gli dissi che in quella scatoletta di ferro probabilmente non ci sarei mai neppure salita, anche se dopo poco tempo avrei dovuto ricredermi riconoscendo la comodità di usufruire di una vettura per muoversi. La prima domenica che decidemmo di fare un giro con i bambini naturalmente loro ne furono entusiasti, così salimmo là sopra e ci spingemmo rapidamente fuori dal centro abitato, fino a raggiungere un’osteria di campagna dove ci fermammo per una merenda veloce e anche per bere qualcosa.

            Per tutto il viaggio io mi ero immobilizzata al mio posto, spingendo il tappetino di gomma davanti a me con la punta dei piedi per la paura di una frenata improvvisa, e poi senza mai staccare gli occhi dalla carreggiata di fronte al parabrezza avevo mormorato continuamente a mio marito ora di rallentare, ora di scansare le buche della carreggiata, ora di stare attento a qualcuno davanti che forse doveva svoltare, e tante altre cose del genere, fino al punto che lui, scocciato di quelle osservazioni continue, mi aveva intimato con voce perentoria di starmene zitta una buona volta. Cercai di controllarmi maggiormente e di rimanere in silenzio, ma quell’attenzione verso cui mi sentivo assoggettata e di cui non potevo fare a meno era qualcosa più forte di me, al punto che mi pareva addirittura che se non mi fossi comportata in quella precisa maniera ci sarebbe accaduto sicuramente qualcosa di brutto, probabilmente per una semplice distrazione di mio marito di cui non gli avevo dato opportuna segnalazione, o qualcosa del genere. Così, tutto il viaggio, compreso anche il ritorno a casa, non fu per nulla rilassante, anche se i bambini, posizionati sul sedile posteriore, avevano continuato per tutto il tempo a ridere e a divertirsi, forse anche per il mio comportamento.

            In tutti questi casi, comunque, riconosco che il mio modo di fare di base era sempre stato quello di rassegnazione rispetto alle scelte compiute da mio marito, e quando lui certe volte cercava di spiegarmi i motivi salienti che lo avevano portato a prendere una certa decisione, io mi limitavo ad annuire in silenzio, senza mai mostrare neppure un briciolo di entusiasmo oppure di condivisione. Però, quasi ogni mattino, quando uscivo con i bambini per accompagnarli fino alla scuola che frequentavano, mi accorgevo in quei giorni che le automobili in transito lungo la nostra strada aumentavano abbastanza, e se soltanto l’anno precedente si poteva dire che a parte qualche persona in bicicletta, a piedi, oppure in tre o quattro sopra le rispettive selle delle proprie piccole motociclette, nessun altro mezzo meccanico percorresse la via, adesso mi trovavo ad accorgermi che le cose stavano velocemente cambiando, e che camminare in strada o sul marciapiede iniziava ad essere differente. Anche i nostri più prossimi vicini di casa avevano iniziato ad acquistare qualche macchina, e così verso sera si poteva vederne diverse di queste parcheggiate di fronte alle loro abitazioni. Qualcuna sfoggiava una linea più filante, altre dei colori sgargianti come appena uscite dalla fabbrica dove erano state costruite, e durante la domenica gli uomini spesso si ritrovavano a lucidare i parabrezza e i parafanghi dei propri mezzi citando le meraviglie di quelle proprie vetture.  

            A mio marito non interessava molto far parte di quella combriccola, e dopo che una mattina il motore gracchiando a lungo e sbuffando non riuscì proprio a partire, forse provò un certo disappunto nel riscontrare che aveva probabilmente la macchina più vecchia tra tutte quelle che ultimamente erano state acquistate dalle famiglie del vicinato. Così cercò di preservarla in modo a suo parere adeguato, acquistando una copertina grigia con la quale ogni sera la sua utilitaria veniva coperta, spesso con l’aiuto persino dei bambini, immaginando che restando più calda e protetta potesse dargli la soddisfazione di partire il giorno successivo al primo colpo, anche se la lotta per tenere quel mezzo attivo e marciante era purtroppo soltanto agli inizi, ed il percorso, nei lunghi mesi successivi, risultò cesellato dagli interventi di qualche meccanico con il naso perennemente infilato sotto al cofano del motore, fino a quando non si giunse alla decisione finale per cui dovevamo assolutamente cambiarla, e prendere un modello almeno un po’ più recente e affidabile.  

 

            Bruno Magnolfi

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