Se ci penso,
da padre di famiglia quale sono, mi sento tutt’ora dispiaciuto. Da quando Marco
ha ripreso una vita più normale dopo la sua lunga e dolorosa malattia, ho
cercato in ogni modo di incoraggiarlo e anche di spingerlo talvolta ad
intraprendere qualche attività sportiva possibile in una cittadina come la
nostra, in modo semplicemente da fargli recuperare quell’agilità che indubbiamente
deve possedere un bambino dei suoi anni, ma in nessuna disciplina in cui ho
tentato di farlo inserire è riuscito ad appassionarsi al punto da mostrare un
pur piccolo talento soprattutto nei confronti dei compagni con cui si è trovato
sportivamente a confrontarsi. Ho notato subito che nei giochi di squadra non
era mai all’altezza degli altri, e che per quanto riguarda le attività agonistiche
da svolgere in solitaria a lui non è mai riuscito distinguersi per uno stile
proprio o per una qualche capacità particolare. Persino a scuola l’insegnante
di ginnastica è riuscito a lamentarsi del suo scarso impegno negli esercizi che
vengono impartiti nella piccola palestra che gli alunni hanno a loro disposizione.
Senza parlare anche delle altre varie materie scolastiche, in cui Marco sembra non
riuscire mai a brillare in qualche modo, sia che rappresentino attività
matematiche o scientifiche, oppure anche quelle storiche o specificamente letterarie.
Insomma, sembra proprio che lui si accontenti in qualsiasi campo di essere un
mediocre, e tutto ciò mi provoca un certo dispiacere unito a rabbia.
Così ho
finito per non chiedere più niente di lui a mia moglie, visto che i suoi
risultati scolastici mi sono apparsi sempre più dei semplici elementi di cui
preferisco non sapere quasi niente, piuttosto che sentirmi rispondere ancora
che neppure la sua insegnante sembra soddisfatta dei suoi scarsi successi. Così,
in questa mattina di domenica, ho portato Marco per l’ennesima volta presso
quel campetto erboso dove l’organizzazione comunale imbastisce dei corsi di
calcio per bambini, e mi sono dovuto rendere conto una volta di più che lui non
è affatto interessato nel tirare delle pedate a quei palloni che si ritrova
davanti ai piedi, in alcun ruolo venga smistato a giocare, ed anche soltanto quegli
esercizi di riscaldamento muscolare che l’allenatore ordina per tutti prima di
lasciar scatenare quei ragazzetti urlanti in qualche breve partita tra di loro,
non sono affatto le cose a cui sembra in qualche modo interessato. A maggior
dimostrazione di tutto questo, una volta terminata la lezione, lui non desidera
neppure seguire i suoi compagni negli spogliatoi, preferendo farsi una doccia e
cambiarsi per conto proprio una volta rientrato nel nostro appartamento.
Appare
evidente che persino con i suoi compagni non si senta troppo a suo agio, e che non
sia interessato a conoscere i vari pareri che ovviamente loro si scambiano a
proposito di un ruolo della formazione oppure dell’azione portata avanti da
qualcuno, o magari della strategia introdotta da tutta una squadra per
raggiungere un certo risultato. Perciò sono sbottato, e senza mezze misure gli
ho detto, una volta rimasti da soli, che ero deluso di lui e della sua scarsa
capacità nello svolgere quelle attività in fondo normali per tutti i bambini dei
suoi stessi anni. Marco non mi ha neanche guardato, ha abbassato semplicemente
gli occhi ed è rimasto in silenzio, come se già conoscesse quell’opinione, non
trovando praticamente niente da obiettare in nessun modo. <<Ti dimostri
sempre deludente, qualsiasi attività ti trovi a compiere>>, gli ho detto
per cercare soprattutto di scuoterlo e di ferirlo nel proprio orgoglio. <<Non
credo ti possa neppure interessare o meno l’abbandono, come sinceramente credo
sia meglio per tutti, di questi allenamenti. Anzi, forse potresti essere proprio
contento di smettere la domenica mattina nel ritrovarti con gli altri ragazzetti
a fare un po’ di ginnastica e di giocare con loro all’aria aperta>>. Poi
sono rimasto in silenzio anch’io, e dopo una lunga pausa Marco ha detto
sottovoce che sarebbe stato meglio anche per suo parere.
Mi sono
sentito improvvisamente scontento, quasi addolorato, nel rendermi conto di
avere un figlio senza dei veri interessi esattamente come sembra essere Marco,
perciò, mi sono ripromesso da ora in avanti di disinteressarmi al massimo di
lui e delle sue passioni mancanti, in modo da non provare più dentro di me
questo senso di amarezza per la sua mediocrità. Non ne ho parlato con Rachele, non
me la sono sentita, perché lei sicuramente non comprenderebbe il mio senso di
delusione, e poi non mi va di renderla consapevole delle mie aspettative nei
confronti di nostro figlio, e tutto sommato reputo più utile per me lasciare
che le cose della mia famiglia vadano avanti per conto proprio, e che se ne
occupi maggiormente mia moglie che riesce ad avere, forse anche molto più di me,
il polso aggiornato della situazione, piuttosto che incaponirmi ad ottenere
qualche risultato soddisfacente. E poi adesso che ho messo a punto queste mie pacate
riflessioni, ecco che di colpo credo di sentirmi meglio, già più rilassato, e quasi
di non provare più nei confronti di Marco quell’aspettativa antipatica che fino
ad oggi mi ha sempre coinvolto.
Bruno
Magnolfi