Il trasloco da una
casa all’altra fu quasi una festa, e al contrario di provocare un trauma per
qualcuno della famiglia, come forse ci si sarebbe anche potuto aspettare, tutti
alla fine apparvero piuttosto contenti e soddisfatti. Molte soluzioni
sembravano trovare nel cambio di quartiere una vera giusta collocazione, e
soprattutto i due bambini si mostrarono subito in grado di ricevere un profondo
impulso per una crescita piena di stimoli all’interno di un ambiente
assolutamente più adatto alla loro età, anche se non era stato questo il motivo
principale della variazione domiciliare di tutta la famiglia. Rachele comunque
sembrava anche lei piuttosto soddisfatta, pur essendo inizialmente rimasta vagamente
preoccupata da tutti quei piccoli cambiamenti inevitabili, esattamente come da sempre
le dettava il suo stesso carattere, soprattutto per quello che nei fatti
comportava lo spostamento da un appartamento ad un altro che nella sostanza era
molto differente, e quindi al mancato ritrovare i propri vissuti luoghi e le personali
abitudini. Certo, l’affitto mensile per quella casa nuova risultava maggiore di
ciò che avevano pagato fino ad allora, ma suo marito Franco le aveva detto che
le cose stavano andando piuttosto bene per il suo lavoro, e che non c’era
troppo da preoccuparsi almeno sotto quel profilo. Gli spazi in più erano comunque
una manna per tante di quegli oggetti che la famiglia si trovava regolarmente a
mettere da parte, ed il giardinetto con le aiuole era perfetto per prendersi
qualche minuto di riposo durante la giornata. Marco aveva poco più di cinque
anni, e Loriana circa otto, l’età giusta in ambedue per ritrovarsi all’interno
di un ambiente stimolante e variegato.
La
vasta cantina a cui si accedeva da una scala esterna sul retro della casa, sembrava
fatta apposta per alcuni giochi dei bambini e per stipare la legna che serviva ad
alimentare la cucina economica nella stagione fredda, e sopra agli scaffali
lungo le pareti trovavano posto anche gli oggetti meno usuali ma potenzialmente
utili che dentro ad un qualsiasi appartamento avrebbero solamente ingombrato e nient’altro.
Persisteva, in quelle poche stanze, una vaga sensazione di libertà quasi
inspiegabile, forse fornita soprattutto dalla possibilità di utilizzare due
ingressi per il piccolo appartamento al piano rialzato: uno principale posto a
bordo strada sulla facciata della villetta ad un piano, abitata al livello
superiore da un’altra famiglia; ed un altro molto più alla mano, e molto più
utilizzato da tutti loro, situato sul retro, dal quale si accedeva direttamente
nella cucina. Franco in breve tempo aveva apportato tutte le modifiche che
servivano per abitare in modo adeguato la nuova casa, ed anche il fatto, almeno
per i mesi invernali più freddi, di poter parcheggiare e coprire all’interno
del piccolo cortile col pavimento in cemento la sua motocicletta acquistata di
seconda mano, gli concedeva una certa rilassatezza. La mobilia restava sostanzialmente
quella essenziale che la loro famiglia aveva già nella vecchia casa, ma un
nuovo frigorifero era giunto presto nella cucina a dare prova della sua utilità
poco dopo quei primi giorni di definitivo insediamento.
La
zia disse che la casa le piaceva, e non era scontato per una come lei
esprimersi in senso positivo a riguardo di certi argomenti, mentre il nuovo
vicinato si mostrò subito abbastanza cortese e accogliente, al punto di invitare
Rachele e suoi figli nelle proprie case per prendere un caffè o un succo di
frutta. Nel giro di poche settimane, perciò, tutto quanto prese un andamento di
grande normalità, e a nessuno della famiglia venne mai a mente di rimpiangere
qualcosa della vecchia abitazione, se non la normale nostalgia per un luogo che
aveva visto poco per volta la loro famiglia prendere vita. La scuola per
Loriana rimaneva leggermente più distante rispetto al vecchio domicilio, anche
se tutto sommato paragonabile a prima, ed invece adesso l’asilo che aveva
frequentato Marco pur soltanto qualche volta e con una certa riottosità, era senz’altro
piuttosto fuori mano nei confronti della nuova abitazione, tanto che questa fu per
lui la scusa definitiva per non andarci più. Iniziò così a trascorrere le
mattinate insieme alla mamma, recandosi con lei sia al mercato, nel giorno
settimanale in cui si svolgeva, oppure nei negozi di generi alimentari più
vicini alla loro casa, divertendosi sia ad ascoltare in silenzio gli scambi di
espressioni tra i clienti e i venditori, sia ad osservare con attenzione i larghi
gesti di tutti questi. Facilmente venivano incontrate facce note o abbastanza
familiari sui marciapiedi o lungo le strade della cittadina, e l’unica cosa
fastidiosa per Marco in quelle circostanze era la solita domanda diretta proprio
a lui riguardante l’evidente assenza da scuola.
Lui
non rispondeva, e si stringeva sempre in questi casi alla mamma, così da
lasciar rispondere lei al proprio posto, come se il proprio comportamento fosse
solo dato dall’obbedienza a delle direttive precise della sua famiglia. Il
momento più bello arrivava una volta tornati a casa, quando la mamma poneva sul
tavolo le verdure, il pane, e tutti gli altri acquisti per la preparazione del
pranzo. A Marco gli piaceva molto aiutarla, e così con una certa precisione si
dava il giusto daffare nello sbucciare qualche ortaggio, o nel mescolare tra
loro nella pentola i tanti ingredienti.
Bruno
Magnolfi