Il ragazzo
era venuto a suonare alla porta con una certa timidezza, come se, nonostante
l’alto ufficio di cui era investito, conservasse dentro di sé la sua natura di
persona che ha ancora molto da imparare nei confronti degli altri. Loriana era
andata subito ad aprirgli, e da bambina piena di ottimismo, quasi nella
speranza di trovarsi di fronte qualcuno che portasse con sé una buona notizia,
aveva allargato un vago sorriso trovandosi di fronte ad un ragazzo più grande
di lei con indosso pressappoco l’abito di un sacerdote, come fosse una maschera
di carnevale, almeno agli occhi di chi non frequentava quasi mai la chiesa
locale. <<Ci sarebbe il parroco che desidererebbe fare la benedizione
alla casa>>, aveva detto il ragazzo quasi incespicando sulle sue stesse
parole che probabilmente aveva preparato da tempo e continuava a ripetere
presso chiunque gli aprisse la porta. Loriana era rimasta perplessa per qualche
secondo, poi, non volendo apparire scontrosa, aveva detto: <<Va
bene>>, nello stesso momento che il suo interlocutore tornava a scappare
per strada e a lei non restava nient’altro da fare che domandare immediatamente
alla sua mamma se avesse fatto bene a rispondere in quella maniera. Rachele,
interpellata così da sua figlia, si era avvicinata immediatamente all’ingresso,
aveva compreso al volo di cosa si trattasse, ed infine aveva soltanto detto,
quasi tra sé: <<Perché no; in fondo una benedizione non potrà certo farci
del male>>.
Dopo pochi
minuti durante i quali la porta era stata lasciata socchiusa, era arrivato, in
carne ossa e tonaca, il vero prete, seguito da due o tre bambini vestiti come
lui, e con l’espressione sul viso di un estraneo che sta per inoltrarsi in ambienti
che non conosce, si era fermato davanti alla donna e a sua figlia. <<Non
ci siamo visti molto ultimamente, mi pare>>, aveva detto attaccando con
la solita polemica dei sacerdoti, sempre alla ricerca di devoti frequentatori
della Chiesa pronti ad abbassare rapidamente la testa e a dichiararsi pentiti
del comportamento tenuto. Poi aveva comunque preso, senza aspettare una vera
risposta, le attrezzature che uno dei suoi piccoli aiutanti gli aveva allungato,
e mentre stava già iniziando la sua attività di benedizione, Rachele aveva
voluto ribattere. <<Purtroppo non abbiamo avuto molto tempo per
frequentare la sua Chiesa ultimamente, tantopiù che il mio bambino più piccolo probabilmente
avrà necessità di essere ricoverato di nuovo in ospedale>>. Tutto questo
le era arrivato alle labbra quasi con perfetta normalità, come se persino un
prete fosse in grado di comprendere la propria sofferenza e la propria
preoccupazione.
Aleggiò nella
casa un lungo momento di leggero imbarazzo, poi, nel silenzio nel quale tutti i
presenti sembravano volersi adagiare ancora prima di sbagliare con un’ulteriore
espressione fuori luogo, giunse lentamente Marco in pigiama e con le pantofole
ai piedi fino a fermarsi sull’uscio che dava nell’ingresso, forse curioso di
vedere e capire che cosa stesse mai capitando, ora che lui ormai da giorni e
giorni era continuamente spossato da una debole febbre e da un gran mal di
testa. Il prete lo osservò per un attimo, parve sorridergli come per
incoraggiarlo in qualcosa, mentre Rachele andava da Marco come per proteggerlo da
qualche elemento al momento evidente soltanto a lei, e fu a questo punto che il
sacerdote, tenendo ancora in mano l’oggetto sacro per benedire, si avventurò
nel dire che qualche preghiera alla Madonna forse avrebbe fatto guarire prima
quel bel bambino così debole e pallido. La mamma allora prese in collo suo
figlio, nonostante fosse già grandicello per essere tenuto così, e disse sottovoce
che se la Madonna avesse voluto prendersi cura di lui lo avrebbe già fatto. I
ragazzetti vestiti da prete restavano immobili, mentre il sacerdote con la sua
tonaca nera pareva vagamente in imbarazzo anche se non sembrava voler darsi per
vinto.
Perciò
disse qualcosa probabilmente in latino mentre riprendeva a benedire le mura, e
poi comprendendo che in quella casa non avrebbe ottenuto niente di più, allargò
la porta che era rimasta comunque aperta per tutto quel tempo, con l’intenzione
di andarsene con i suoi ragazzetti e le sue attrezzature. <<Dica lei una
preghiera per questo bambino>>, disse allora Rachele tenendo ancora Marco
tra le braccia, <<che forse avrà modo di essere ascoltata dall’alto più
di ogni altra nostra invocazione>>. Lui si fermò sulla soglia, si volse
appena verso la donna, annuì come se fosse un suo dovere comportarsi in quel
modo, e poi scese frettolosamente le scale, seguito dai suoi ragazzi. A
Rachele, rimasta da sola con i suoi due figli, venne improvvisamente da
piangere per la consapevolezza di essere stata lasciata in disparte persino da
chi dovrebbe sempre stare dalla parte di chi soffre, ma subito si riprese, così
riportò Marco nel suo letto, disse qualcosa poco importante a Loriana e subito
dopo riprese a compiere le solite azioni di sempre, il cucito, riassettare la
casa, preparare qualcosa per la cena della famiglia. <<Mamma>>,
disse allora sua figlia, <<quell’uomo non ci ha voluto aiutare; non capisco
neppure perché sia venuto sin qui>>.
Bruno
Magnolfi