Con la
nonna andiamo a camminare lungo la strada principale del paese, tenendole la
mano io da un lato e mio fratello Marco dall’altra. La mamma ci ha vestito a
festa, è una domenica di primavera inoltrata e noi siamo contenti di farci
vedere dai nostri concittadini che si fermano a salutare la nonna e a fare i
complimenti a noi due. Mio fratello ha soltanto tre anni e mezzo, ed è un po’ buffo
e cicciottello, sempre accigliato, con i capelli corti a spazzola sopra la sua testa,
e porta un paio di calzoncini corti con le ginocchia in vista anche se la
temperatura dell’aria non è neppure troppo alta. Però oggi c’è il sole, e a me
hanno messo sulla testa un cappello a larghe tese, tanto che mi sembra di apparire
come una signora del bel mondo così abbigliata, nonostante non sappia ancora
che cosa questa espressione significhi con precisione. Poi ci sediamo sopra ad
un basso muretto, e la nonna insiste per farci fotografare da un tizio con la
cravatta che sta lì ad aspettare dei clienti sia per immortalarli con lo sfondo
della vallata verde e collinare all’intorno, sia con le mura di antiche pietre
gialle che circondano l’abitato in quella zona. Negli anni a seguire questa foto
in bianco e nero sarà l’unica di quel periodo che ci ritrae insieme, a me e al
mio fratellino.
Con lui
cerco sempre di essere protettiva, come continua a ripetermi la mamma, così
cerco spesso di prenderlo per mano e di guidarlo verso un luogo oppure l’altro,
anche se lui non sembra mai contento di avere la mia presenza intorno a dirgli
cosa fare, dove andare, e come comportarsi. Infine, ci sistemiamo per bene, ed
anche se la nonna vorrebbe che si stesse più vicini in un gesto di unità
familiare tra di noi, in realtà ognuno sembra stare là seduto un po’ per conto
proprio, senza alcun atteggiamento che potrebbe apparire appiccicoso e anche un
po’ falso. Il fotografo sistema con calma il cavalletto a tre zampe sul
selciato e poi ci osserva a lungo attraverso l’obiettivo del suo macchinario,
fino a quando finalmente si decide a far scattare qualcosa di quel suo meccanismo
e così noi finalmente siamo liberi di tornare a muoverci come più ci piace. La
nonna è una persona buona e forse piuttosto sempliciotta, come dice la mamma: le
piace molto portarci in giro per Volterra e fermarsi a chiacchierare con tutte
le persone che conosce, anche se a noi vengono a noia le sue lungaggini piene
di discorsi poco importanti e secondo me solo di circostanza. Quando torniamo a
casa sua, apre sempre una scatola di latta dove tiene dei biscotti, e ce ne
offre uno o due, come se costituissero la cosa più preziosa che possiede.
A lei
piacciono molto le fotografie; dice che servono per ricordarsi in seguito di
qualche momento particolare o di certe situazioni più piacevoli. A me non piace
per niente stare in posa ad aspettare che qualcuno faccia scattare il congegno
per quei ritratti che la nonna quasi ci costringe a farci fare, e a mio
fratello penso anche di meno, però non ci opponiamo mai perché immaginiamo che un
motivo piuttosto importante per sottoporci a questa attività così noiosa ci
deve pur essere, o almeno così crediamo. Poi la nostra passeggiata con la nonna
prosegue fino a quando lei ci fa servire in un locale un piccolo cono gelato
che presto inizia a sciogliersi e naturalmente ci imbratta tutte le mani di
cioccolato e anche di crema. Così andiamo ad una fontanella e ci ripuliamo per
bene, con l’aiuto di un provvidenziale fazzoletto e di tanta pazienza. Marco
non si lamenta, a lui basta essere lasciato in pace, ed anche se si fa fare
tutto ciò di cui ha necessità, si comprende benissimo la sua scarsa tolleranza per
ogni attività che a lui è richiesta.
La nonna a
volte ci parla di un cane che possedeva quando era più giovane e noi non
c’eravamo ancora, un piccolo cane bianco molto intelligente e sveglio, e a noi forse
dispiace non averlo conosciuto, anche se siamo molto contenti quando ce ne
parla. Però si vede che a lei dispiace tanto ricordare quando morì per uno stupido
incidente. Perciò non insistiamo a farle delle domande o a chiederle ancora
cosa lui facesse e come si comportava, perché a lei piacciono tanto gli animali,
e si vede che ci soffre quando soffrono loro. Dietro casa sua ha un piccolo
giardinetto dove tiene una gabbia enorme per allevare tutti gli uccellini che
cadono dal nido ed ancora non riescono a volare. Tutti coloro che la conoscono
portano a lei questi animaletti, perché sanno che ci sa fare, e con lei sono senz’altro
in mani buone. Difatti li cura, li accudisce, e se si accorge che per qualche
motivo stanno malvolentieri nella gabbia dove li tiene, allora li lascia
liberi, e sembra ci sia stato qualcuno che addirittura è tornato indietro a
farle visita, almeno così racconta lei. La nonna è molto affezionata a mio
fratello Marco, forse solo perché quando era giovane ha avuto soltanto figli
maschi, e quindi adesso probabilmente lui le ricorda i bei tempi passati.
Bruno
Magnolfi