Durante
qualche raro pomeriggio della domenica si poteva scorgere quella famiglia al
completo che usciva con calma e quasi in silenzio dalla loro casa, come
cercando di non far accorgere a nessuno di avere proprio l’intenzione di
andarsene un po’ in giro, e presumibilmente affrontare una normale e lenta
passeggiata lungo le strade principali di Volterra, per giungere magari fino al
parco archeologico poco distante, dove sedersi sull’erba a godersi una semplice
giornata di sole. I due bambini, ad esempio, non correvano quasi mai, come
invece avrebbero potuto, e la mamma sopra al marciapiede non si preoccupava
neppure di tenerli per la mano, tanto apparivano bravi ed ubbidienti. Nel
quartiere tutti sapevano che il più piccolo aveva avuto una malattia importante
e che era stato ricoverato a lungo in ospedale, e forse proprio per questo
sembrava aver perso quello spirito giocherellone tipico della sua età. La
femmina, più grande di lui, solo ad osservarla anche da lontano si immaginava
subito di un carattere molto tranquillo, al punto da apparire quasi con qualche
anno in più di quelli che aveva realmente, e qualcuno del vicinato diceva con
una punta di invidia che la sua sola passione fossero i libri, tanto da
trascorrere la maggior parte del proprio tempo libero, dopo la scuola, china su
di un tavolo a leggere o a studiare. Anche in quelle domeniche probabilmente si
faceva portare dalla mamma un testo o due da consultare una volta seduta su di
una panchina in mezzo al verde pubblico, e forse un quaderno per appuntare le
cose principali, come se il tempo fosse in qualsiasi caso una scatola vuota da
riempire sempre e comunque di significati e di parole.
Il
padre non sembrava mai molto interessato al resto della sua famiglia, e
generalmente camminava qualche passo più avanti rispetto alla moglie e ai
figli, come se trascinasse dietro a sé un rimorchio di cui a parlarci si
sentiva peraltro molto orgoglioso, ma che probabilmente doveva essere guidato
verso qualsiasi meta o itinerario avesse avuto in mente. Normalmente fumava
sigarette a buon mercato prive di filtro, ed il suo comportamento in quei
pomeriggi pareva affine a chi sta compiendo qualcosa senza interesse, quasi con
indifferenza, tanto per svolgere un’attività che quasi non richieda un vero e
proprio impegno pur piccolo che sia. La moglie stringeva alla spalla la sua
borsa, osservava la strada avanti a sé e pareva perennemente immersa nei propri
pensieri. Forse non era molto contenta di quelle uscite da casa, sembrava quasi
che il suo fosse il comportamento di chi si adegua a delle decisioni prese da
altri, e in ogni caso non sembrava mai in quelle occasioni troppo interessata
agli scopi reali di quelle passeggiate, quasi che tutto ciò di alternativo
rispetto all'abitare e vivere la propria casa insieme al resto della sua famiglia
fosse qualcosa di poco rilevante.
Difficile
affiancarsi a tutti loro per condividere anche soltanto quell’ora di aria
all’aperto, anche se lungo la strada molte persone salutavano volentieri questa
famiglia soffermandosi con i bambini per allungare due parole sulla scuola, oppure
con Rachele per parlare dei suoi lavori di cucito, anche se più frequentemente era
lo scambio di qualche battuta di spirito con Franco, da parte dei maggiori frequentatori
del caffè-biliardo, che avveniva generalmente. A volte altri bambini salutavano
per strada Marco e Loriana, riconoscendo i loro compagni di scuola, contenti di
incontrarli al di fuori dell’edificio austero in cui trascorrevano normalmente tutta
la settimana, ma mentre il maschio spesso si scherniva, come fosse quasi incapace
di sostenere un pur breve dialogo di pura socialità, sua sorella immancabilmente
iniziava subito a parlare dei suoi risultati o dei più recenti apprendimenti
scolastici, frenando così rapidamente il desiderio degli altri di scambiare dei
pareri anche su altre cose. Infine, tutta la famiglia andava presto a sedersi
sopra le sedie all’aperto del caffè Centrale, non per restare molto tempo là
davanti, ma soltanto allo scopo di far apprezzare un piccolo gelato offerto dal
loro babbo ai due bambini che sceglievano con calma dalla vetrina i propri gusti
preferiti, scambiandosi fra loro qualche breve e semplice parere.
Sul
prato, quando i quattro giungevano infine al parco, generalmente c’erano già altri
ragazzini che correvano a perdifiato tenendo il filo di un aquilone stretto nel
pugno di una mano oppure stando dietro ad una palla calciata senza troppa
avvedutezza, ma in tutti i casi sia Marco che Loriana non andavano mai a
mescolarsi con questi altri, restando accanto ai propri genitori pur
nell’osservazione a debita distanza dei giochi messi in piedi da tutti i
ragazzi vocianti presenti nelle circostanze. <<Non mi piacciono quei bambini
che urlano continuamente>>, diceva Rachele sottovoce in questi casi, e i
suoi due figli sembravano apprezzare nella sostanza il suo punto di vista. Invece
Franco certe volte si metteva a calciare qualche pallone finito proprio dalle
sue parti, e c’erano stati dei casi in cui si era messo a giocare direttamente,
fidando della presenza di qualche altro genitore che proprio come lui, sembrava
attirato da quel mettersi a competere in prima persona.
Bruno
Magnolfi