Certe
volte si soffermava a guardare lontano. Non che avesse nella testa delle grandi
idee da elaborare, però gli piaceva in quei casi perdersi in qualcosa che non
riusciva mai del tutto a identificare e immaginare, come se una spessa foschia
scendesse ad inebriare la sua mente e lo tenesse all’interno di una specie di
ovattata intimità. In alcuni casi non era neppure troppo contento quando
qualcuno, per un motivo o per l’altro, lo interrompeva in quella totale inattività,
magari chiamandolo per nome o semplicemente toccandogli un braccio e riportandolo
così all’improvviso alla cruda realtà. Gli altri a suo parere non avrebbero mai
potuto comprendere che cosa c’era di così importante per lui nell’osservazione
di quel punto lontano, addirittura oltre qualsiasi curiosità per tutte quelle
persone che generalmente conosceva e frequentava. Probabilmente non avrebbe saputo
spiegarlo a parole neppure a sé stesso, però era come se lui si sentisse sicuro
che laggiù c’era il proprio rifugio personale, una tana segreta in cui riparare
ogni volta che per qualche motivo ne avvertiva la necessità. Sorrideva,
tornando di colpo nel mondo reale, come per togliere ogni importanza al suo
sguardo perso nel niente, e forse per dimostrare a chiunque che il suo era
soltanto un momento di debolezza, praticamente una semplice e sciocca riflessione
mentale di nessuna importanza.
Gli
piaceva peraltro stare in compagnia delle persone che più conosceva, prendere
in giro qualcuno usando delle espressioni composte generalmente da poche
parole, e se era il caso diffondersi in spiegazioni sui propri ricordi di un
passato recente o sulle cose che maggiormente conosceva, tutti elementi che però
riuscivano spesso efficaci nel mettere in mostra per confronto i piccoli
difetti o le semplici convinzioni di qualcuno tra quanti lo stavano ad
ascoltare. Non rideva quasi mai, eppure gli piaceva quando qualcuno comprendeva
appieno le sue battute di spirito e si lasciava andare a qualche risata
sguaiata. Con sua moglie, quando erano soli, si faceva generalmente più serio,
e quando qualche volta gli veniva da esprimere una battuta di spirito a lei
particolarmente gradita, la lasciava ridere a lungo compiacendosi della propria
dote di intrattenitore e di umorista pur senza mostrarsi mai troppo come tale. Anche
sul lavoro oscillava regolarmente tra la leggerezza di qualche espressione
simpatica e la serietà sempre richiesta per affrontare con impegno i propri
compiti.
Rispetto
alle persone più estrose che conosceva e che frequentava, secondo lui alcuni erano
criticabili sempre e comunque in un modo piuttosto palese, pur senza mai
esagerare, tanto da usare addirittura delle parole un po’ ironiche per definire
questo individuo di turno oppure quell’altro, ma per coloro che invece per
qualche motivo si salvavano dal suo giudizio inflessibile e un po’ tagliente, si
mostrava persino attratto e affascinato da certe loro maniere di essere e di
comportarsi. La sua critica il più delle volte appariva fine e leggera, evidenziando
anche l’uso costante di un certo sarcasmo, ma nel momento in cui era lui stesso
ad essere attaccato dallo spiritoso giudizio di altri, allora si prestava
malvolentieri a questo gioco, sottraendosi rapidamente ai discorsi che lo
riguardavano con una scusa o con l’altra. Non gli piaceva mai stare troppo
sulla difensiva, e in tutti quei casi era solito cambiare rapidamente discorso
oppure allontanarsi decisamente dal gruppo di amici che lo stava prendendo di
mira. Mostrava il suo solito sorrisetto disimpegnato, certe volte, come a
togliere qualsiasi importanza agli argomenti forniti per ridere alle sue spalle,
evitando in questa maniera di dare ulteriore spago a tutti coloro che provavano
il desiderio di prenderlo in giro.
Generalmente
non gli piaceva camminare per strada da solo come a mostrarsi un po’
sfaccendato, e in ogni caso, nel momento in cui attraversava le strade e i
marciapiedi della sua cittadina, si fermava volentieri a scambiare qualche
parola con chiunque gli sorridesse o lo salutasse, come ci fossero sempre in
ballo con qualcuno delle cose importanti di cui trattare, nonostante ogni
incontro fosse naturalmente del tutto casuale. Certe volte parlava di politica
con tre o quattro amici, pur in maniera superficiale, e i suoi argomenti erano spesso
sviluppati con certe parole e con delle espressioni a suo parere del tutto
oggettive, come se la propria opinione fosse già stata approvata
preventivamente da un ente superiore a lui stesso, e che quindi non fossero permesse
delle grandi disapprovazioni. Le sue frasi parevano a volte quasi
inclassificabili, ed il proprio parere in questa maniera sembrava quasi sfuggire
da ciò che diceva. I presenti lo interrompevano naturalmente con le proprie
opinioni, ma lui subito dopo proseguiva con tono obiettivo, come per dimostrare
che la semplice verità di cui si faceva portatore era addirittura al di sopra di
qualsiasi altro argomento.
Qualcuno,
qualche volta, alzava le spalle, oppure faceva anche un gesto di intolleranza
nei suoi confronti, ma in quei casi lui quasi mai interrompeva il proprio
argomentare, insistendo ancora sui medesimi concetti, pur senza mai alzare la
voce o dare segni di intemperanza, atteggiamenti che in qualche caso capitavano
invece a chi discuteva con lui, mostrando a tutti la debolezza di perdere
facilmente le staffe di fronte ai suoi modi.
Bruno
Magnolfi