lunedì 29 giugno 2026

Dalla loro voce.


            Il mio compagno di banco è un tipo che normalmente parla molto, tanto che spesso non lo ascolto nemmeno, soprattutto perché mi annoia abbastanza sentire uscire continuamente dalla sua bocca delle storielle talmente forzate da apparire alle mie orecchie del tutto inverosimili. Per la maggior parte delle volte però lo ascolto in silenzio, ed anche se non dico niente e non faccio neppure delle espressioni particolari con la faccia, lui mi guarda e sembra contento, come se gli fosse sufficiente dimostrare la propria capacità di inventare qualcosa su due piedi; qualcosa che possa apparire, se non del tutto vero, però almeno credibile. Così oggi, per non fare sempre la figura dell’introverso, gli ho accennato di uno zio che da molti anni lavora come secondino nel carcere della città. <<Lui ne sente ogni giorno di tutti i colori>>, gli ho spiegato, <<perché i carcerati hanno sempre bisogno prima o dopo di liberarsi dei segreti che ognuno porta con sé, e mio zio ha la capacità di dimostrarsi uno che sa ascoltare tutto senza giudicare, solo per il gusto di venire a conoscenza di cose che non potrebbe mai sapere in altra maniera. Certe volte poi viene a casa nostra quando è libero dal lavoro, e spesso si trattiene per la cena, così si mette seduto al tavolo tra mio padre e mia madre, ed inizia con calma a raccontare delle cose che ha sentito tra le celle e tra i corridoi della galera dove trascorre tutto quel tempo di ogni giorno>>. Il mio compagno resta di sasso, con gli occhi e con la bocca aperta, perché non immaginava che io avessi una fonte attendibile di vicende criminose così a portata di mano, ed allora mi chiede di raccontagli subito qualcosa che ho sentito dire da mio zio.  

            Naturalmente io non ho neanche uno zio, e la mia famiglia non ha mai avuto niente a che fare con il carcere, però l’improvvisa attenzione del mio compagno mi ha subito spinto ad inventare qualcosa che si dimostrasse all’altezza del preambolo, anche se ho detto subito che quelli di cui ero a conoscenza erano segreti quasi irrivelabili, e che quindi non potevo adesso dire proprio tutto, ma soltanto una parte di quello che sapevo. Lui naturalmente ha aperto subito le orecchie: <<Ci sta un ergastolano, per esempio, che ha strangolato un uomo a mani nude>>, gli ho spiegato; <<lo ha fatto per pura gelosia, solo perché immaginava che l’altro insidiasse la sua donna. Ha cercato poi di far sparire quel cadavere gettandolo in un fosso, ma la donna si è insospettita quasi subito, e dopo qualche giorno ha dato l’allarme. Quando le divise sono andate ad interrogarlo lui ha cominciato a contraddirsi di fronte alle domande che tutti gli ponevano, e in poco tempo ovviamente ha confessato, indicando anche il luogo dove trovare l’ucciso>>. Poi mi sono fermato, anche se il mio compagno insisteva per conoscere altri particolari, ed allora ho alzato le spalle come ad indicare che non dipendeva da me la possibilità di raccontare tutto, e che avevo promesso il silenzio sia su quella che su altre vicende.

            Tutto ciò ha acceso incredibilmente la fantasia e la voglia di conoscere altre storie scabrose da parte del mio compagno di banco, ma soprattutto, mentre la nostra maestra riprendeva con le sue lezioni una volta terminato l’intervallo, a lui gli deve essere sembrato che le sue storielle, al confronto con quelle di cui io ero in grado di venire a conoscenza, fossero soltanto delle sciocchezze quasi prive di qualsiasi importanza, tanto che non ha cercato per tutta la mattinata di raccontarmi niente di sé e di ciò di cui a volte si è dimostrato tanto ferrato. Durante un’altra pausa della mattinata gli ho detto sottovoce che non doveva dire niente a nessuno di quello che gli avevo rivelavo, altrimenti avrei immediatamente smesso di raccontargli altre storie simili di mio zio, e lui mi ha subito spergiurato di non farne parola a nessuna anima viva. Mi veniva quasi da ridere mentre lo osservavo fare quelle espressioni del viso così serie, e poi anche riconoscere nei suoi occhi una tale convinzione nel riuscire veramente a mantenere con altri quei segreti di cui potevo metterlo al corrente che ad un tratto mi sono sentito estremamente superiore a lui per arguzia, e questo mi ha dato un certo conforto riguardo a tutte le baggianate con cui si è fatto bello lui favoleggiandole come cose vere.   

            <<In galera poi ne succedono di tutti i colori>>, gli ho spiegato durante un’altra pausa, <<e ci sono addirittura delle persone che non smettono mai di cercare la fuga in un modo oppure nell’altro, ma soltanto chi tiene tutto per sé riesce a mettere in piedi un piano davvero efficace. Mio zio conosce bene i modi e gli atteggiamenti dei carcerati, e spesso riesce a comprendere anche da pochi elementi quando quelli stiano per inventarsi qualche stratagemma per tagliare la corda, e per questo è stimato, ed è grazie a queste sue capacità che qualcuno va da lui spontaneamente per confessare addirittura delle malefatte che neppure un giudice è riuscito a strappare dalla loro voce>>. 

 

            Bruno Magnolfi

giovedì 11 giugno 2026

Rientro a casa.


            Quando Marco ebbe l’età di sei anni circa, appena trascorsi in casa quei particolari giorni di euforia nel periodo in cui suo padre si era lanciato nell’acquisire la patente di guida ed acquistare a rate quella piccola utilitaria di seconda mano che pareva quasi la propria svolta essenziale e a cui sembrava tenere in maniera quasi maniacale, lo stesso genitore decise per quella domenica ventura della fine di giugno di concedere alla sua famiglia una gita fuori dal paese di Volterra dove loro abitavano, e di raggiungere speditamente con la moglie e i due figli una spiaggia lungo il litorale marino delle vicinanze. Sua madre aveva detto subito, come se quella fosse quasi stata una scusa accettabile per non uscire neanche da casa, che non possedeva neppure un costume da bagno, ma sua sorella Loriana si era mostrata invece così entusiasta per quella idea di trascorrere una giornata sulla spiaggia da mettersi addirittura a saltellare per la felicità. Suo padre aveva riso a lungo dell’atteggiamento di sua figlia, anche se Marco al contrario era rimasto al solito impassibile, quasi indifferente, come fosse impossibilitato ad esprimere una propria opinione nei riguardi di quella proposta. In breve, la famiglia aveva comunque preso in fretta tutto ciò che poteva servire per quella giornata, e in poco tempo la macchina fu messa in moto ed il breve viaggio ebbe il suo inizio.   

            <<Mi sembra tu stia andando un po’ troppo spedito>>, aveva detto sottovoce quasi subito Rachele al marito mentre praticamente sembrava di fatto dare voce al proprio desiderio intimo di far abbassare l’entusiasmo con cui lui stava guidando, che peraltro sembrava impiegare nei propri gesti tutta l’attenzione di un neopatentato che si trova ad affrontare una strada statale per quel giorno così trafficata e colma di imprevisti. A questo proposito lei, rigorosamente seduta al fianco del guidatore, si mostrava tutta tesa nel suo ruolo di rilevatrice di ostacoli o di improvvisi inconvenienti, e per questo motivo appariva costantemente concentrata con sguardo incrollabile nell’osservazione della striscia di strada asfaltata davanti all’auto, pronta naturalmente nel segnalare a suo marito qualsiasi elemento degno di un’attenzione sufficiente ad evitare frenate brusche o pericolose manovre improvvise. Loriana, seduta con suo fratello sul sedile posteriore, proseguiva come sempre a raccontare qualcosa che le era venuto in mente a proposito delle famiglie delle sue compagne di scuola, che improvvisamente nelle sue parole sembrava si recassero regolarmente nei luoghi vacanzieri della costa, sfoggiando automobili lucide, impeccabili, e anche di grossa cilindrata, mentre nei racconti sottolineava come talvolta quelle famiglie proseguissero a ridere e a godere della propria fortuna, come se stessero usufruendo di un privilegio unico in quel potersi permettere attività di quel tipo.  

            Il mare, comunque, quel giorno era bellissimo, e quando furono davanti alla costa fermarono la macchina e raggiunsero quella spiaggia non eccessivamente affollata di ombrelloni e di sedie a sdraio. Si sistemarono con degli asciugamani intorno ai propri vestiti sistemati con buona cura, e siccome lì vicino c’era un bagno attrezzato, il padre Franco, dopo essersi bagnato i piedi tra le piccole onde del bagnasciuga, si era spinto a curiosare fin lì per informarsi sui mosconi a remi e sulle barche a noleggio che un cartello invitava a provare. Quando infine era tornato indietro aveva proposto subito a Loriana di fare un giro di mezz’ora o un’ora intera insieme a lui su una piccola lancia a remi, tanto che i due tornarono svelti a quel bagno e in breve presero il mare con una barchetta dopo la naturale rassicurazione fatta a Rachele di non allontanarsi troppo dalla riva. Marco naturalmente a quella proposta si era limitato a scuotere la testa senza alzare neppure lo sguardo dalla sabbia accanto a sé, restando perciò seduto nei suoi calzoncini azzurri, del tutto contrario alla richiesta di sua madre di togliere almeno la maglietta e prendere così sopra le spalle un po’ di sole.  

            Il padre e la sorella di Marco avevano perciò preso a solcare con quella barca le piccole onde azzurre e schiumose di fronte al resto della famiglia, sospinti dai remi che Franco non sembrava neppure utilizzare troppo bene pur impegnandosi al massimo, però restando fedeli alle promesse di non allontanarsi troppo dalla riva e quindi di trattenersi sempre ad una distanza di tutta sicurezza. Marco e sua mamma, seduti sulla sabbia, erano rimasti in silenzio per quasi tutto il tempo, senza minimamente commentare i gesti e l’avventura degli altri due, anche se forse in mezzo ai loro pensieri era iniziata ad evidenziarsi quella piccola crepa familiare, quella sottile differenza, sicuramente una cosa di assoluto poco conto, ma che mostrava come i caratteri dei componenti fossero divisi a due a due nella propria definizione di svago. Franco e Loriana infine tornarono, e come c’era da aspettarsi  mostrarono tutto il loro entusiasmo per quel divertimento, mentre Marco e sua madre conservavano ancora sulla faccia l’espressione seria di chi giudica quegli atteggiamenti soltanto una sciocchezza. Più tardi poi, rientrarono tutti a casa.  

 

            Bruno Magnolfi