Devo confessare
che sono ancora troppo piccolo per poter valutare in modo abbastanza preciso le
attività di questo genere; però mi è parso proprio che il trasloco di tutti gli
oggetti dalla vecchia casa dove io e mia sorella siamo nati, fino a quella nuova
dove il giardinetto sul retro mi avrebbe tanto riempito in seguito le giornate,
sia avvenuta nell’arco di appena tre o quattro serate. Mio padre si è fatto
prestare da un suo conoscente un buffo carretto di legno con le ruote gommate,
e considerata la distanza non eccessiva tra un’abitazione e quell’altra, ha
iniziato a caricare sopra quel piano la poca mobilia e gli oggetti di cui noi e
la mia famiglia siamo in possesso. Naturalmente io gli ho dato un aiuto sistemando
là sopra qualche piccola scatola con dentro i pochi giocattoli avuti in regalo
durante la mia lunga malattia, e naturalmente anche qualcuna delle bambole con
gli occhi chiari di mia sorella, e subito dopo io e mio padre ci siamo lentamente
avviati per andare a scaricare tutto le nostre cose tra quelle stanze
completamente vuote e immacolate, dipinte di un bianco brillante nei giorni precedenti,
stando ben attenti a non far cadere nulla negli spostamenti e a non urtare
contro qualcosa lungo tutta la strada. I lampioni hanno illuminato la nostra breve
camminata, e quando lui mi ha lasciato a guardia del carretto davanti al
cancello, io ho guardato attorno a me per rendermi conto al meglio possibile del
luogo in cui ero destinato ad ambientarmi nei giorni a seguire.
È stato
allora che si è affacciata dalla finestra di un palazzetto, proprio dalla parte
opposta di quella strada, una vecchia donna con la faccia rugosa come una
strega, che con una voce forte e sgradevole ha gridato verso la mia direzione
che cosa mai facesse un bambino come me a quell’ora di notte lungo la via. Ho
avuto subito una grande paura, così in silenzio mi sono immediatamente nascosto
nell’ombra dietro ad una colonnina della recinzione, senza che quella donna peraltro
smettesse almeno per un attimo di terrorizzarmi, ed ho atteso trepidante che mio
padre tornasse, liberandomi da quella situazione, o almeno proteggendomi in
qualche maniera dalle parole di quella vecchia. Quando lui è uscito da casa ha
iniziato subito a ridere, spiegandomi che quella donna si comportava in quella
maniera soltanto per scherzo, divertendosi spesso a prendere in giro qualcuno
che transitava davanti alla sua casa. Sono rimasto in silenzio annuendo, però
per diverso tempo in seguito ho provato un vero terrore nei confronti di quella
donna, come se le sue parole riuscissero a scalfire ogni mia certezza
possibile, mettendo in un attimo a nudo tutta la mia debolezza infantile.
Poi, la mattina
della domenica seguente, i miei genitori hanno sistemato sopra al carretto anche
i letti, e quello è stato l’ultimo atto del trasferimento di tutta la mia
famiglia, iniziando da quel giorno a vivere, mangiare, giocare, e anche dormire,
nella nostra nuova bellissima abitazione. Nei giorni successivi la vecchia
strega si è affacciata altre volte alla propria finestra, ma io ho subito
imparato a non darle alcuna importanza, e a non guardarla neppure, esattamente come
se non esistesse, nonostante lei tentasse ancora di urlare qualcosa verso di
me, e pur lasciandomi provare ancora quella paura ancestrale che molto più
tardi, naturalmente tenendo mia mamma per mano, avrei imparato di più a controllare,
immaginando lei come una persona qualsiasi mentre la incontravamo per strada, accorgendomi
di come parlava normalmente con tutti coloro del vicinato a cui dava confidenza,
e scambiando con quei conoscenti qualche ordinario saluto o qualche opinione
sul tempo e sulla stagione corrente. Mia sorella in quei giorni del trasloco è
rimasta sempre dalla zia, forse per non intralciare il lavoro con le sue continue
domande e tutte quelle opinioni a sproposito tipiche del suo comportamento. Però,
quando infine ci ha raggiunto, è rimasta molto contenta della nuova
sistemazione, anche se si è come appropriata immediatamente di quasi tutti gli
spazi della cameretta destinata a noi due, appoggiando in ogni angolo i suoi
libri, le sue bambole, tutte le sue inutili cose.
A me personalmente
la stanza che più di tutte le altre in quella casa mi ha subito attirato è
stata la spaziosa e ingombra cantina da cui si accede facilmente da una scala adiacente
al finestrone che dalla cucina porta in giardino, e che è diventata in pochissimo
tempo il mio vero luogo di ritiro, dove in mezzo agli scaffali carichi di
oggetti, poter scoprire sempre qualcosa di nuovo ogni giorno. Infine, in
giardino è arrivata la gatta, una micia dal mantello grigio e molto socievole,
sempre disposta ad accettare le carezze e a mangiare qualcosa, abituata da
sempre a trascorrere i giorni e le notti all’aperto, in grado di badare
perfettamente a sé stessa e a non riconoscere tra tutti i vicini proprio nessuno
come diretta persona di riferimento, e comportandosi così da animale
completamente indipendente da tutti, in grado di badare perfettamente a sé
stessa, pur con l’aiuto di ognuno.
Bruno
Magnolfi
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