giovedì 29 gennaio 2026

Aiuto da tutti.


            Devo confessare che sono ancora troppo piccolo per poter valutare in modo abbastanza preciso le attività di questo genere; però mi è parso proprio che il trasloco di tutti gli oggetti dalla vecchia casa dove io e mia sorella siamo nati, fino a quella nuova dove il giardinetto sul retro mi avrebbe tanto riempito in seguito le giornate, sia avvenuta nell’arco di appena tre o quattro serate. Mio padre si è fatto prestare da un suo conoscente un buffo carretto di legno con le ruote gommate, e considerata la distanza non eccessiva tra un’abitazione e quell’altra, ha iniziato a caricare sopra quel piano la poca mobilia e gli oggetti di cui noi e la mia famiglia siamo in possesso. Naturalmente io gli ho dato un aiuto sistemando là sopra qualche piccola scatola con dentro i pochi giocattoli avuti in regalo durante la mia lunga malattia, e naturalmente anche qualcuna delle bambole con gli occhi chiari di mia sorella, e subito dopo io e mio padre ci siamo lentamente avviati per andare a scaricare tutto le nostre cose tra quelle stanze completamente vuote e immacolate, dipinte di un bianco brillante nei giorni precedenti, stando ben attenti a non far cadere nulla negli spostamenti e a non urtare contro qualcosa lungo tutta la strada. I lampioni hanno illuminato la nostra breve camminata, e quando lui mi ha lasciato a guardia del carretto davanti al cancello, io ho guardato attorno a me per rendermi conto al meglio possibile del luogo in cui ero destinato ad ambientarmi nei giorni a seguire.

            È stato allora che si è affacciata dalla finestra di un palazzetto, proprio dalla parte opposta di quella strada, una vecchia donna con la faccia rugosa come una strega, che con una voce forte e sgradevole ha gridato verso la mia direzione che cosa mai facesse un bambino come me a quell’ora di notte lungo la via. Ho avuto subito una grande paura, così in silenzio mi sono immediatamente nascosto nell’ombra dietro ad una colonnina della recinzione, senza che quella donna peraltro smettesse almeno per un attimo di terrorizzarmi, ed ho atteso trepidante che mio padre tornasse, liberandomi da quella situazione, o almeno proteggendomi in qualche maniera dalle parole di quella vecchia. Quando lui è uscito da casa ha iniziato subito a ridere, spiegandomi che quella donna si comportava in quella maniera soltanto per scherzo, divertendosi spesso a prendere in giro qualcuno che transitava davanti alla sua casa. Sono rimasto in silenzio annuendo, però per diverso tempo in seguito ho provato un vero terrore nei confronti di quella donna, come se le sue parole riuscissero a scalfire ogni mia certezza possibile, mettendo in un attimo a nudo tutta la mia debolezza infantile.

            Poi, la mattina della domenica seguente, i miei genitori hanno sistemato sopra al carretto anche i letti, e quello è stato l’ultimo atto del trasferimento di tutta la mia famiglia, iniziando da quel giorno a vivere, mangiare, giocare, e anche dormire, nella nostra nuova bellissima abitazione. Nei giorni successivi la vecchia strega si è affacciata altre volte alla propria finestra, ma io ho subito imparato a non darle alcuna importanza, e a non guardarla neppure, esattamente come se non esistesse, nonostante lei tentasse ancora di urlare qualcosa verso di me, e pur lasciandomi provare ancora quella paura ancestrale che molto più tardi, naturalmente tenendo mia mamma per mano, avrei imparato di più a controllare, immaginando lei come una persona qualsiasi mentre la incontravamo per strada, accorgendomi di come parlava normalmente con tutti coloro del vicinato a cui dava confidenza, e scambiando con quei conoscenti qualche ordinario saluto o qualche opinione sul tempo e sulla stagione corrente. Mia sorella in quei giorni del trasloco è rimasta sempre dalla zia, forse per non intralciare il lavoro con le sue continue domande e tutte quelle opinioni a sproposito tipiche del suo comportamento. Però, quando infine ci ha raggiunto, è rimasta molto contenta della nuova sistemazione, anche se si è come appropriata immediatamente di quasi tutti gli spazi della cameretta destinata a noi due, appoggiando in ogni angolo i suoi libri, le sue bambole, tutte le sue inutili cose.

            A me personalmente la stanza che più di tutte le altre in quella casa mi ha subito attirato è stata la spaziosa e ingombra cantina da cui si accede facilmente da una scala adiacente al finestrone che dalla cucina porta in giardino, e che è diventata in pochissimo tempo il mio vero luogo di ritiro, dove in mezzo agli scaffali carichi di oggetti, poter scoprire sempre qualcosa di nuovo ogni giorno. Infine, in giardino è arrivata la gatta, una micia dal mantello grigio e molto socievole, sempre disposta ad accettare le carezze e a mangiare qualcosa, abituata da sempre a trascorrere i giorni e le notti all’aperto, in grado di badare perfettamente a sé stessa e a non riconoscere tra tutti i vicini proprio nessuno come diretta persona di riferimento, e comportandosi così da animale completamente indipendente da tutti, in grado di badare perfettamente a sé stessa, pur con l’aiuto di ognuno.

 

            Bruno Magnolfi

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