sabato 21 marzo 2026

Pomeriggio da disperati.


            La mamma quel giorno li aveva lasciati nel giardino di casa a giocare; era dovuta uscire per un impegno improvviso, ma niente di troppo impegnativo: <<Una mezz’ora, un’ora al massimo>>, aveva detto, e si era raccomandata più di una volta, specialmente con Loriana, la figlia più grande che aveva già nove anni, di comportarsi per bene e ad ambedue di fare il più possibile i bravi.

Marchino invece, appena rimasto da solo con la sorella, forse per un senso di libertà, si era subito messo a correre avanti e indietro lungo il vialetto del loro giardino e anche intorno alle aiuole, saltando dai gradini della porta sul retro e facendo il diavolo. Loriana lo aveva ripreso più volte: <<Ti viene la tosse>>, gli aveva detto, ma non era riuscita a fermarlo.

Quando Marchino poi era caduto, le sue mani erano andate ad infilarsi dentro a una siepe bassa, e per fortuna non si era neanche poi fatto male, a parte forse un graffietto, se non fosse stato per l’ape che ronzando sui fiori esattamente in quel punto, aveva avuto l’idea di pungerlo proprio su una delle sue guance morbide.

La sorella aveva subito portato in casa il fratello per non far sentire gli urli ai vicini, e poi aveva cercato di curarlo bagnandogli la faccia con l’acqua, ma quando si era resa conto che il viso di Marco era gonfio e che il dolore doveva essere forte davvero, le era venuto da piangere anche a lei, sentendosi persa, incapace, impossibilitata a sistemare le cose.

Rientrò la mamma più tardi e li trovò così, disperati, semplicemente coscienti di non essere riusciti a cavarsela.

 

            Bruno Magnolfi

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