giovedì 1 ottobre 2026

Prima persona.


            Durante qualche raro pomeriggio della domenica si poteva scorgere quella famiglia al completo che usciva con calma e quasi in silenzio dalla loro casa, come cercando di non far accorgere a nessuno di avere proprio l’intenzione di andarsene un po’ in giro, e presumibilmente affrontare una normale e lenta passeggiata lungo le strade principali di Volterra, per giungere magari fino al parco archeologico poco distante, dove sedersi sull’erba a godersi una semplice giornata di sole. I due bambini, ad esempio, non correvano quasi mai, come invece avrebbero potuto, e la mamma sopra al marciapiede non si preoccupava neppure di tenerli per la mano, tanto apparivano bravi ed ubbidienti. Nel quartiere tutti sapevano che il più piccolo aveva avuto una malattia importante e che era stato ricoverato a lungo in ospedale, e forse proprio per questo sembrava aver perso quello spirito giocherellone tipico della sua età. La femmina, più grande di lui, solo ad osservarla anche da lontano si immaginava subito di un carattere molto tranquillo, al punto da apparire quasi con qualche anno in più di quelli che aveva realmente, e qualcuno del vicinato diceva con una punta di invidia che la sua sola passione fossero i libri, tanto da trascorrere la maggior parte del proprio tempo libero, dopo la scuola, china su di un tavolo a leggere o a studiare. Anche in quelle domeniche probabilmente si faceva portare dalla mamma un testo o due da consultare una volta seduta su di una panchina in mezzo al verde pubblico, e forse un quaderno per appuntare le cose principali, come se il tempo fosse in qualsiasi caso una scatola vuota da riempire sempre e comunque di significati e di parole. 

            Il padre non sembrava mai molto interessato al resto della sua famiglia, e generalmente camminava qualche passo più avanti rispetto alla moglie e ai figli, come se trascinasse dietro a sé un rimorchio di cui a parlarci si sentiva peraltro molto orgoglioso, ma che probabilmente doveva essere guidato verso qualsiasi meta o itinerario avesse avuto in mente. Normalmente fumava sigarette a buon mercato prive di filtro, ed il suo comportamento in quei pomeriggi pareva affine a chi sta compiendo qualcosa senza interesse, quasi con indifferenza, tanto per svolgere un’attività che quasi non richieda un vero e proprio impegno pur piccolo che sia. La moglie stringeva alla spalla la sua borsa, osservava la strada avanti a sé e pareva perennemente immersa nei propri pensieri. Forse non era molto contenta di quelle uscite da casa, sembrava quasi che il suo fosse il comportamento di chi si adegua a delle decisioni prese da altri, e in ogni caso non sembrava mai in quelle occasioni troppo interessata agli scopi reali di quelle passeggiate, quasi che tutto ciò di alternativo rispetto all'abitare e vivere la propria casa insieme al resto della sua famiglia fosse qualcosa di poco rilevante.

            Difficile affiancarsi a tutti loro per condividere anche soltanto quell’ora di aria all’aperto, anche se lungo la strada molte persone salutavano volentieri questa famiglia soffermandosi con i bambini per allungare due parole sulla scuola, oppure con Rachele per parlare dei suoi lavori di cucito, anche se più frequentemente era lo scambio di qualche battuta di spirito con Franco, da parte dei maggiori frequentatori del caffè-biliardo, che avveniva generalmente. A volte altri bambini salutavano per strada Marco e Loriana, riconoscendo i loro compagni di scuola, contenti di incontrarli al di fuori dell’edificio austero in cui trascorrevano normalmente tutta la settimana, ma mentre il maschio spesso si scherniva, come fosse quasi incapace di sostenere un pur breve dialogo di pura socialità, sua sorella immancabilmente iniziava subito a parlare dei suoi risultati o dei più recenti apprendimenti scolastici, frenando così rapidamente il desiderio degli altri di scambiare dei pareri anche su altre cose. Infine, tutta la famiglia andava presto a sedersi sopra le sedie all’aperto del caffè Centrale, non per restare molto tempo là davanti, ma soltanto allo scopo di far apprezzare un piccolo gelato offerto dal loro babbo ai due bambini che sceglievano con calma dalla vetrina i propri gusti preferiti, scambiandosi fra loro qualche breve e semplice parere.       

            Sul prato, quando i quattro giungevano infine al parco, generalmente c’erano già altri ragazzini che correvano a perdifiato tenendo il filo di un aquilone stretto nel pugno di una mano oppure stando dietro ad una palla calciata senza troppa avvedutezza, ma in tutti i casi sia Marco che Loriana non andavano mai a mescolarsi con questi altri, restando accanto ai propri genitori pur nell’osservazione a debita distanza dei giochi messi in piedi da tutti i ragazzi vocianti presenti nelle circostanze. <<Non mi piacciono quei bambini che urlano continuamente>>, diceva Rachele sottovoce in questi casi, e i suoi due figli sembravano apprezzare nella sostanza il suo punto di vista. Invece Franco certe volte si metteva a calciare qualche pallone finito proprio dalle sue parti, e c’erano stati dei casi in cui si era messo a giocare direttamente, fidando della presenza di qualche altro genitore che proprio come lui, sembrava attirato da quel mettersi a competere in prima persona.

 

            Bruno Magnolfi