martedì 22 ottobre 2019

Appuntamento preciso.


        

            Carlo Cantoni è un insegnante di mezza età, poco conosciuto in paese, se non dai colleghi e dai genitori dei ragazzi a cui impartisce le sue lezioni. Riservato, taciturno, ha avuto la cattedra di letteratura italiana al liceo di quella cittadina appena tre anni addietro, dopo un passato di precariato svolto in altri piccoli centri fuori regione; e così ha lasciato i suoi luoghi di appartenenza per trasferirsi da solo, visto che non tiene una propria famiglia, in un piccolo appartamento in affitto vicino alla piazza principale. Naturalmente da quando vive e lavora in quella cittadina, si è recato numerose volte nella biblioteca comunale, ed ha consultato e preso in prestito svariati volumi sulla sua materia di insegnamento, e vi ha portato in visita anche i suoi alunni durante un paio di occasioni particolari; però non si è mai interessato delle attività del circolo culturale "Victor Jara", ma forse soltanto per una sorta di timidezza nei confronti di certe tematiche affrontate negli incontri patrocinati da quella direzione.
            Però lo incuriosisce sapere che ci sono delle attività di quel genere e in pieno fermento tra i suoi concittadini, e già più volte si è riproposto di mettere il naso là dentro appena se ne presenterà l’occasione. Nel tempo libero lui passeggia volentieri lungo la strada principale del paese, e qualcuno certe volte lo saluta riconoscendolo naturalmente come l’insegnante di lettere. Poi qualche volta passa davanti al circolo culturale, e si limita a dare uno sguardo alla bacheca affissa su un fianco dell’entrata per aggiornarsi sulla prossima attività, e poi basta. Stasera però in quel preciso momento esce da dentro Sonja, la direttrice, per un caso assolutamente fortuito, e vedendolo intento a leggere il manifesto che pubblicizza un incontro che si terrà là dentro tra qualche giorno, lo saluta con un sorriso, non tanto perché lo riconosce, ma al contrario proprio perché in paese non lo ha mai notato. Carlo si sofferma un momento, saluta la donna con cortesia, e poi le chiede se sia possibile per uno come lui dare un’occhiata qualche volta alle attività che vengono portate avanti nel circolo.
            “Naturalmente”, fa subito lei; “ogni settimana di mercoledì per esempio si tiene un dibattito intorno ad un tema di attualità: ci sono delle volte che si presentano in pochi, ma in altri casi la sala è quasi piena, dipende soprattutto dall’argomento. Però se vuole entrare in qualsiasi momento della giornata si può sedere ad un tavolino e consultare le riviste e i quotidiani che acquistiamo ogni giorno, trattenendosi quanto desidera, proprio come fosse una biblioteca”. “Bene”, fa Carlo, “questo mi fa molto piacere”, e così si presenta, stringendo la mano alla direttrice del circolo e promettendo di prestare maggiore attenzione alle prossime attività. “E poi naturalmente c’è un calendario preciso all’interno che è nostra cura aggiornare a proposito di qualsiasi iniziativa venga portata avanti dal nostro circolo”, insiste lei; “così, in qualsiasi momento si può conoscere cosa venga organizzato per le settimane future”.
            Lui torna a sorriderle, si aggiusta per un momento dentro al suo soprabito grigio, poi, con un leggero tentennamento, le chiede se sia possibile prendere assieme a lei un semplice caffè, una delle prossime sere, “magari proprio domani a quest’ora, nel locale di fronte, e parlare più estesamente di tutto quanto”. Sonja lo guarda un momento, sembra riflettere con serietà: “ma certo”, dice alla fine; “l’aspetto dentro al mio circolo, così posso illustrarle ogni dettaglio”.

            Bruno Magnolfi

lunedì 21 ottobre 2019

Inutile depressione.


          

            Certe sere dentro al circolo culturale “Victor Jara” non rimane nessuno, ed allora Sonja accosta la porta principale, spegne le luci generali, poi si siede alla scrivania nel suo piccolo ufficio sul retro, e riflette. Non ci sono molte cose da scartare nella sua giornata, però senz’altro sono tutte migliorabili. Lei ha rinunciato a sentirsi da sola come accadeva una volta: in fondo le basta l’affetto di chi la sostiene, di chi crede nelle sue proposte, coloro i quali condividono le sue idee, e sono sempre pronti a darle una mano. Poi ci sono i suoi genitori, sempre più anziani, sempre più bisognosi di lei, del suo aiuto, della sua rara capacità di affrontare i problemi e risolverli, almeno quando è possibile. Infine, più tardi, chiude la porta con le chiavi e se ne va a casa da loro.
            Ciò che fa per il circolo culturale non è mai sufficiente, o almeno Sonja non prova quasi in alcun caso quella profonda soddisfazione che tante volte desidererebbe avvertire, ed allora si interroga su tutto ciò a cui è possibile dare seguito sin da domani, ed inventare dal niente nuove iniziative, inserire ulteriori appuntamenti con nomi noti, magari orchestrare una più efficace pubblicità da affiggere sui muri della sua cittadina. A volte si sente una rompiscatole nei confronti di chi collabora con lei, proprio perché insistente, pignola, mai soddisfatta. Qualcuno nel tempo si è anche defilato per questo, lei lo sa benissimo. Non ha un carattere facile, ed anche se chiede sempre l'opinione di tutti, quando crede di essere dalla parte della ragione diviene irremovibile nei suoi convincimenti, e quindi praticamente insopportabile.
            I suoi genitori non le chiedono mai niente sulla sua attività, perché quando ne ha voglia è lei stessa che spiega attorno a cosa stia lavorando per il circolo culturale. Al mattino però va nell’ufficio di un avvocato a sistemarne la corrispondenza, e soprattutto a studiare i complicati incartamenti dei processi per cui il suo datore di lavoro deve intervenire, sottolineando a matita le cose più importanti di ogni atto giuridico, ed estrapolando i passaggi veramente importanti di ogni documento, di fatto predisponendo ogni cosa per far funzionare bene la giustizia ed il lavoro del suo avvocato. Svolge con scrupolo e attenzione questa sua attività, naturalmente, anche se per lei è soltanto quella che le procura un piccolo stipendio con cui riesce a tirare avanti. Perché con il lavoro al circolo culturale, oltre qualche simbolico rimborso spese, non prende niente, anche se è questo ciò che Sonja vorrebbe fare a tempo pieno: organizzare l’intera vita culturale della sua cittadina.
            Dentro al circolo lei si sente bene, al meglio delle sue possibilità, e quando infine riesce ad organizzare la presentazione di un libro importante, di una tavola rotonda su un argomento di stretta attualità, di un dibattito pubblico sul futuro politico del territorio, ecco che Sonja si sente una persona capace, una donna che riesce a marcare la vita della sua cittadina, un personaggio pubblico degno dei suoi compaesani. Qualcuno aveva parlato di lei come candidata a sindaco per le elezioni seguenti, ma poi non se ne era fatto di niente. Non ha alcuna importanza, aveva pensato lei in quella occasione. “C’è bisogno di aprire maggiormente gli occhi su quello che sta avvenendo; si sente nell’aria la necessità di qualcuno che prenda sottobraccio la popolazione e la faccia riflettere su se stessa. Forse sono io che devo farlo”, aveva pensato, “e questo è esattamente il ruolo che mi sono ritagliata, perciò forza, avanti, senza mai lasciarsi deprimere”.

            Bruno Magnolfi
           


domenica 20 ottobre 2019

Proposte non troppo ricercate.




            Ci sono persone a cui non interessa mai niente. “Va bene”, dicono con superficialità, “però in questo momento ho altro a cui pensare”, anche se di fatto non hanno proprio nulla di cui occuparsi. Ciondolano davanti ad un caffè e dicono giusto qualcosa a chi conoscono, dando già per scontate un sacco di cose. Poi camminano senza fretta lungo un marciapiede, e si guardano attorno quel minimo che basta per sentirsi immersi in una realtà abitudinaria e senza novità.
            A Sonja disturba anche solo la vista di questi individui senza spina dorsale, però riesce almeno ad ignorarli quando li incontra, seppure a malapena, perché sa che con loro, se non cambiano atteggiamento, non avrà mai niente a che fare. Tutta la sua attività in fondo sarebbe tesa a coinvolgere anche proprio coloro che sembrano vivere in una indifferenza generale, ma le torna difficile prendere in considerazione chi non crede minimamente nella possibilità di cambiare le cose, e che tutto sia destinato a rimanere invariato.
            La nascita del circolo culturale di fatto affonda le proprie radici esattamente nella convinta volontà, per quei suoi fondatori e sostenitori, di dare fiato e futuro a qualcosa che potesse attirare l’attenzione di tutti i loro concittadini intorno a dei temi di natura culturale e di partecipazione generale: qualcosa intorno a cui iniziare a parlare, a discutere, incontrarsi, tentando di far smettere le persone interessate di essere soltanto cittadinanza passiva, priva di qualsiasi capacità intellettuale, e quindi con opinioni non sorrette da riflessioni ben ponderate.    
            La mattina, al circolo “Victor Jara”, è possibile entrare e sistemarsi ad un tavolo per consultare uno dei tanti quotidiani che vengono acquistati e messi a disposizione di tutti quanti, ogni giorno. A Sonja era parsa da subito un’idea meravigliosa quella di poter lasciare a chiunque la possibilità di acquisire tutte le informazioni necessarie per comprendere meglio la realtà, e di formarsi così delle opinioni, come minimo più approfondite, su qualsiasi argomento di interesse, anche se in seguito, con il passare del tempo, l’operazione si è andata a restringere ad un numero talmente esiguo di persone da risultare quasi fallimentare.
            “Che cosa importa”, le aveva detto qualcuno; “l’elemento fondamentale è sapere che nella nostra cittadina esiste un faro che ci illumina, e sul quale possiamo contare in qualsiasi momento”. E forse a Sonja è bastato da allora questo pensiero, tanto che quella consuetudine in tutti gli anni di vita del circolo non è mai stata abolita. Nella sala aperta al pubblico ci sono libri, riviste, materiale di consultazione, e a qualcuno dei soci qualche volta era anche venuto in mente di dare maggiori possibilità per svagarsi, permettendo agli utenti il gioco delle carte e altre cose del genere.
            “Non è facile”, le ha anche detto tante volte Virginia, la sua amica bibliotecaria. “In fondo i nostri scopi sono simili, però quello che dobbiamo intraprendere non sarà mai un percorso lineare e tranquillo. Dobbiamo inventarci qualcosa di diverso ogni volta, e poi anche avere il coraggio di cambiarlo quando è il momento, perché le cose che ci sembrano funzionare perfettamente oggigiorno, in poco tempo si stemprano, perdono consistenza, e poi non valgono più. Dobbiamo collaborare, questo si, perché soltanto in questa maniera riusciremo a dare maggiore spessore alle nostre iniziative, e poi dobbiamo cercare comunque l’appoggio di tutti, perché se anche le nostre idee sono buone, le migliori possibili, ugualmente serve che i nostri concittadini le riconoscano come tali, e rifiutino l’immagine di ricevere proposte calate troppo dall’alto”.

            Bruno Magnolfi   

venerdì 18 ottobre 2019

Semi da spargere.


          

            Qualche volta lei si sente sola. Anche se ci sono tutti i soci e i sostenitori del circolo culturale che la conoscono e che le vogliono bene; anche se i suoi genitori come sempre l’aspettano a casa e fanno tutto quello che lei chiede loro di fare; anche se le telefonano spesso da chissà dove per proporle delle nuove cose, a lei e a tutto il suo circolo. Ugualmente, in certe occasioni, Sonja si intristisce, ed in quei casi diventa difficile farle passare in fretta il malumore: la cosa migliore è attendere che tutto quanto in qualche modo evapori, come poi sempre succede. Lei nel pomeriggio si siede nel suo piccolo ufficio del circolo "Victor Jara", e legge, consulta qualcosa, cerca di sprofondare quanto più le è possibile in mezzo ai suoi interessi, anche se infine si alza, prende la borsa con tutta la sua roba e va a farsi un giro a piedi, da sola, lungo le strade meno frequentate della sua cittadina. Cerca di scansare chi incontra, perché non ha voglia di parlare, tantomeno rispondere con garbo a chi le chiede cosa riservino prossimamente le attività del suo circolo.
            Sonja è da sola anche se non ha del tutto scelto di esserlo. E’ stata come una conseguenza dei suoi interessi, come se farsi una famiglia fosse stato sempre un pensiero minore in mezzo alle sue premure, una scelta da procrastinare facilmente nel tempo, senza decidere mai nulla di preciso al riguardo. Ugualmente però, questo aspetto adesso le manca: è come se si sentisse monca di una parte di sé, nonostante normalmente riesca a riempire ogni giornata di talmente tante cose da allontanare facilmente quel pensiero. Avrebbe potuto farsi delle vacanze spensierate, andarsene lontano per un po’ da quella realtà di provincia, e magari lasciarsi anche andare, provare a mostrarsi meno rigida su alcune posizioni, e favorire in qualche modo chi le stava vicino.
            Invece il suo carattere deciso ha sempre mostrato in apparenza a tutti gli altri una ragazza dura, forte, convinta di ogni sua scelta. Nessuno si è mai veramente accostato a lei cercando quella dolcezza nascosta che lei ha sempre tenuto segreta. E così nessuno si è mai realmente innamorato di Sonja, anche se lei qualche sbandata forse l’avrebbe anche presa, se non avesse sempre nascosto a tutti, ed anche a se stessa, i suoi veri e profondi sentimenti. E poi i suoi genitori hanno sempre fatto da zavorra inconsapevole ad ogni suo sogno, e lei ha sempre sentito il dovere di esserci prima di tutto per loro, e di prendersi cura di tutti i problemi che nel corso degli anni loro le hanno mostrato, tanto da dimenticarsi certe volte persino di se stessa.
            Se ci pensa si sente quasi in una situazione obbligata, per questo ogni tanto deve prendere una semplice boccata d’aria, un respiro profondo che le faccia passare la malinconia. Continua a camminare per un’ora o due, senza fermarsi, ed infine rientra al suo circolo, nel luogo dove i due o tre frequentatori abituali l’aspettano con calma, come ogni sera, per fare il punto della situazione, magari mettere in cantiere qualcosa di nuovo, affrontare come ogni giorno tutti quei piccoli problemi che facilmente possono insorgere. “Ci sono”, dice Sonja a chi l’attende quando apre la porta principale del “Victor Jara”, e quindi riprendere ogni interesse riguardo a tutta la situazione appena lasciata. “Dobbiamo mettere in stampa un nuovo piccolo manifesto da affiggere, informare chiunque, chiamare a raccolta tutti coloro che ne avranno la voglia, spiegare ai nostri concittadini che siamo ancora vivi, che il circolo funziona, e se anche qualcuno di loro considera ormai fuori moda portare avanti certe battaglie, noi lo facciamo e lo faremo lo stesso; perché possiamo spargere il seme del bene, persino in chi in qualche modo tenta di rifiutarlo”.

            Bruno Magnolfi  


giovedì 17 ottobre 2019

Ragionamenti importanti.


         

            Sono già sufficienti pochi elementi per veder passare via in un lampo un’intera giornata. Qualcuno telefona, e spiega o recepisce qualcosa con calma; Sonja memorizza subito il da farsi, poi si concentra sulla documentazione, sul materiale disponibile, su quello che può mettere assieme, prendendo appunti, elaborando, dando seguito a fatti e impressioni, fino a quando si guarda attorno per rendersi conto improvvisamente che è già persino troppo tardi, perché il tempo è passato molto velocemente, e forse lei, con una buona dose di responsabilità, ne ha perduto una bella porzione intorno a qualcosa che magari non aveva neppure tutta questa importanza. A che serve pensarci sopra, la cosa fondamentale è buttarsi nel mezzo a quanto si è desiderato da sempre, perché sarà d’improvviso che ogni sforzo tornerà indietro a restituire una doverosa soddisfazione, quella di sapere che tutto era assolutamente da compiersi, senza alcun tentennamento.
            Certe volte lei guarda per un attimo la sua ombra sul marciapiede, oppure il riflesso della sua faccia sopra una vetrina mentre cammina velocemente per strada, e sa che tutto è concreto, molto di più di ciò che si era potuta mai immaginare. Non cambierà certo la sua espressione nei prossimi tempi, se anche rimanesse in completa solitudine a combattere le sue piccole ma necessarie battaglie. Qualcosa la spinge, continua a spingerla, e lei non si arrende, non considerando dentro di sé neppure il motivo per farlo: dobbiamo vivere questo presente, osserva certe volte; con la consapevolezza di tutto quello che la realtà riesce a fornirci. “Ciao Virginia”, dice poi con un certo piacere alla sua amica che lavora presso la biblioteca comunale, quando la incontra per caso, o quando va fino da lei per parlarle. Si conoscono bene fin da quando erano due normali ragazze, ed adesso, pur con molti distinguo, si sentono quasi alleate nella loro battaglia per portare il maggior numero di cittadini verso quella cultura in cui credono.
            In fondo il loro lavoro non è troppo dissimile, e ci sono stati dei momenti in cui il piccolo circolo culturale di cui Sonja da molti anni è la presidente, ha collaborato con la biblioteca per attivare percorsi di formazione intellettuale sia per i ragazzi scolarizzati, che per adulti sensibili a certi argomenti. Così si sono ritrovate più volte dalla stessa parte, a condividere i medesimi sforzi nel tentativo di rendere tutto migliore. Sullo sfondo proseguono a muoversi, intorno a loro due, delle scelte che a nessuno tra i loro conoscenti viene mai in mente di criticare, perché certi ruoli si colgono quando è il momento ed una volta per tutte, e poi si rimane come invischiati in quel dato personaggio, praticamente per sempre, senza possibilità di uscire più dalla recita, neppure volendolo. Loro due si sorridono, conoscono perfettamente il peso della croce che portano sopra le spalle, ciò nonostante vanno avanti come sempre nei loro compiti, praticamente impassibili. 
            “Si potrebbe mettere a punto un convegno intorno alla presentazione di un bel libro che ho appena letto sullo sviluppo sociale dei piccoli centri”, dice Sonja con entusiasmo a Virginia; “un volume molto interessante che è stato da poco pubblicato. Conosco il curatore del saggio in questione, e lui credo proprio non avrebbe difficoltà nel venire fino da noi a presentarlo, e poi su questo potremmo restringere l’argomento fino ad affrontare i dettagli della nostra realtà di paese. Si potrebbe invitare persino il sindaco a fare un piccolo intervento sulle tante questioni ancora aperte circa la nostra cittadinanza”. “Va bene” fa l’altra; “magari vediamoci al circolo per parlarne un po’ meglio, in ogni caso mi pare proprio un’ottima idea”. Così vanno le cose, pensano ambedue subito dopo i saluti. Qualcosa dovrà pur decidersi a cambiare una volta o quell’altra, specialmente se tutti noi iniziamo a riflettere meglio almeno sulle cose importanti.

            Bruno Magnolfi

mercoledì 16 ottobre 2019

Rinnovato interesse.


          

            I suoi genitori adesso sono anziani; lei avrebbe voluto andarsene dalla loro casa quando era il momento giusto, ormai diverso tempo fa, ma in quegli anni giovanili purtroppo si sentiva troppo presa dalle cose di cui si occupava: la politica, innanzi tutto; e poi i convegni da organizzare per il circolo culturale, le letture da consigliare a tutti, i tentativi per coinvolgere nelle scelte in cui lei credeva sempre nuove persone. I suoi amori dell’epoca sono sempre stati troppo fuggevoli, veloci, forse superficiali, senza lasciare dietro di loro alcuno strascico, nel bene o nel male. Ed i suoi vecchi hanno bisogno di lei in questo momento, indubbiamente, e perciò niente infine si mostra possibile, se non continuare a vivere così, senza neppure porsi troppe domande.
            "Sonja", le dicono loro certe volte; "tu sei libera di fare le tue scelte, non devi preoccuparti mai di noialtri". Ma lei li guarda giusto per un attimo, e poi sorride, perché non sente alcun bisogno di affrontare di nuovo quell'argomento, neanche dentro se stessa, che forse è una delle tante spine che in qualche maniera potrebbe ancora sentire dentro al suo cuore. Prova una grande tenerezza, questo si, lei che adesso si sente forte di tutte le proprie convinzioni, per quei due anziani signori così fragili e quasi arrendevoli, grandi iniziali apripista forse inconsapevoli delle sue scelte, con le loro piccole esperienze scorse con garbo e quasi per caso dentro la storia, e che in questo momento fanno girare qualsiasi cosa della giornata attorno alla loro unica figlia. Lei adesso rappresenta il loro faro nel buio, e niente potrebbe essere davvero diverso.
            Lei lavora soltanto la mattina, in un ufficio di un avvocato della sua cittadina. E dal pomeriggio in avanti si concede completamente alla sua passione più forte: incontrare gli affezionati al circolo culturale “Victor Jara”, e progettare con loro gli incontri, i convegni, le letture pubbliche; e poi dibattiti, raduni, discussioni. Forse avrebbe potuto fare altre cose almeno in tutti questi ultimi anni, ma Sonja oramai neppure si pone una domanda del genere; per lei è questo di cui si occupa ciò che più conta, anche indifferentemente dai risultati. Quando rientra a casa dei suoi, generalmente la sera tardi, ed entra senza fare rumore nella sua cameretta, forse si sente ancora bambina, una ragazzina che deve ancora imparare a conoscere tutto, ma una volta coricata nel suo letto da adulta, riesce a sentirsi del tutto tranquilla, con la coscienza serena, pronta a compiere ancora dei sogni in quella sua casa dove ha abitato da sempre.
            Magari tutto questo è soltanto il frutto maturo di tante abitudini, pensa talvolta; però non c’è stato mai niente veramente di forte nella sua maturità, qualcosa che sia stato capace di trasportarla da qualche altra parte, via dalle sue origini, oltre le idee e anche lontano da tutti i pensieri che ha sempre avuto, tralasciando quella coerenza di cui invece si è sempre mostrata orgogliosa. Niente potrà più cambiare, pensa ancora ogni tanto, e questo pensiero piuttosto che renderla triste la fa sentire più forte, convinta, sicura di quello che debba aspettarsi da qualsiasi giorno nuovo. Cosa importa alla fine se non si trovano più dei concittadini disposti a condividere il suo stesso sentire. Ciò che ha valore lei sa che è radicato dentro se stessa, nella fatica e nello sforzo che ha fatto per arrivare fin lì. Il resto sono soltanto aspetti del tutto marginali, che non danno neppure fastidio, tanto sono privi di qualsiasi rilievo. Ci sarà un nuovo interesse da parte di tutti per gli argomenti importanti, prima o dopo; e sarà in quel momento che Sonja potrà dire di averlo sempre saputo.

            Bruno Magnolfi

lunedì 14 ottobre 2019

Collettivo.


         

            Le solite facce, anche stasera, al circolo culturale "Victor Jara". L'argomento di oggi gira attorno ad un vecchio militante scomparso da poco tempo, una persona del popolo, un uomo come potrebbe essere stato chiunque, che pur senza istruzione, o quasi, è riuscito a scrivere, pur tanti anni fa, un opuscolo breve, chiaro e conciso, nel quale riusciva a dire cose estremamente veritiere sulla gente, talmente evidenti da risultare ancora molto attuali. Qualcuno ascolta attento e si dimostra entusiasta del fatto che siano vissute persone del genere in questa città; altri invece si guardano attorno con poco interesse, senza perdere mai d'occhio il quadrante dell'orologio. Lei si chiama Sonja, ha passato da poco i quarant'anni, ed è appassionata da sempre degli argomenti di quel genere, forse più per una scelta iniziale da mantenere soprattutto per coerenza, che per una convinzione davvero profonda in tutto ciò che ultimamente viene estrapolato in serate come questa.
            Fa parte dei soci fondatori di questo circolo, ma all’epoca in cui si sentiva entusiasta di quanto portava avanti con grande determinazione, non avrebbe mai immaginato che le cose in seguito si sarebbero trascinate poco per volta soltanto con stanchezza, e per una sorta di inerzia data dall’affetto ancora in parte emanato da certi argomenti. Lei si sentiva una battagliera, soltanto qualche anno addietro, ma poi essere rimasta quasi da sola a cercare i soldi per le tante sottoscrizioni, giusto per riuscire a pagare l’affitto della sala e delle stanze attigue, affiggere sui muri qualche manifesto, rimborsare le spese di viaggio a qualche invitato per sentirlo parlare là dentro, le ha procurato un’amarezza che le risulta oggi sempre più presente e insopportabile.
            Forse la cultura era un punto di arrivo fondamentale, almeno una volta; significava dare l’opportunità a chiunque di comprendere da solo l’andamento della vita sociale e la gestione della cosa pubblica da parte dei politici di turno. Instillare nella testa della gente poco per volta degli argomenti alternativi sollevando piccole discussioni proprio dal basso, era per lei l’elemento determinante su cui far leva per formare una nuova coscienza, con idee più forti, consapevolezze essenziali, convinzioni maturate su tutto ciò che il giornalismo in qualche modo pareva nascondere. Il grande interesse verso quel progetto non è mai arrivato, e tutto è andato calando in questi anni, tanto che ultimamente si è discusso persino di chiudere il circolo.
            “Sonja”, le dicono gli amici; “bisogna arrendersi di fronte alla realtà”. Ma a lei ogni tanto pare ancora che tutto possa rimettersi a girare bene all’improvviso, e che quel progetto iniziale per incanto riprenda quota, dandole finalmente la soddisfazione che ha sempre cercato senza mai averla assaporata. Introduce la serata, dice che la memoria è sempre più importante, “che ci sono sempre state delle persone che hanno saputo guardare più lontano di tanti altri, e noi dobbiamo saper accogliere almeno nella giusta misura i loro insegnamenti, meditando bene su quanto è avvenuto, e poi sovrapponendo i risultati, quando è possibile, sulla realtà attuale, guardando tutto quanto con occhi rinnovati, con capacità di analisi e di critica superiori alla superficialità del giorno d’oggi”.
            Poi si siede, ascolta con attenzione gli interventi di alcuni altri che spiegano con calma la propria opinione. Ad una certa ora qualcuno se ne va, rimangono ormai in pochi, sempre i medesimi, ed anche se gli argomenti trattati non sono stati del tutto sviscerati, non ha alcuna importanza, bisogna chiudere, la serata se ne è andata in fretta, forse è rimasto qualcosa di tutte le parole pronunciate, o forse no; che tanto di meglio proprio non si poteva fare.

            Bruno Magnolfi