martedì 28 luglio 2026

Intemperanza.


            Certe volte si soffermava a guardare lontano. Non che avesse nella testa delle grandi idee da elaborare, però gli piaceva in quei casi perdersi in qualcosa che non riusciva mai del tutto a identificare e immaginare, come se una spessa foschia scendesse ad inebriare la sua mente e lo tenesse all’interno di una specie di ovattata intimità. In alcuni casi non era neppure troppo contento quando qualcuno, per un motivo o per l’altro, lo interrompeva in quella totale inattività, magari chiamandolo per nome o semplicemente toccandogli un braccio e riportandolo così all’improvviso alla cruda realtà. Gli altri a suo parere non avrebbero mai potuto comprendere che cosa c’era di così importante per lui nell’osservazione di quel punto lontano, addirittura oltre qualsiasi curiosità per tutte quelle persone che generalmente conosceva e frequentava. Probabilmente non avrebbe saputo spiegarlo a parole neppure a sé stesso, però era come se lui si sentisse sicuro che laggiù c’era il proprio rifugio personale, una tana segreta in cui riparare ogni volta che per qualche motivo ne avvertiva la necessità. Sorrideva, tornando di colpo nel mondo reale, come per togliere ogni importanza al suo sguardo perso nel niente, e forse per dimostrare a chiunque che il suo era soltanto un momento di debolezza, praticamente una semplice e sciocca riflessione mentale di nessuna importanza.

            Gli piaceva peraltro stare in compagnia delle persone che più conosceva, prendere in giro qualcuno usando delle espressioni composte generalmente da poche parole, e se era il caso diffondersi in spiegazioni sui propri ricordi di un passato recente o sulle cose che maggiormente conosceva, tutti elementi che però riuscivano spesso efficaci nel mettere in mostra per confronto i piccoli difetti o le semplici convinzioni di qualcuno tra quanti lo stavano ad ascoltare. Non rideva quasi mai, eppure gli piaceva quando qualcuno comprendeva appieno le sue battute di spirito e si lasciava andare a qualche risata sguaiata. Con sua moglie, quando erano soli, si faceva generalmente più serio, e quando qualche volta gli veniva da esprimere una battuta di spirito a lei particolarmente gradita, la lasciava ridere a lungo compiacendosi della propria dote di intrattenitore e di umorista pur senza mostrarsi mai troppo come tale. Anche sul lavoro oscillava regolarmente tra la leggerezza di qualche espressione simpatica e la serietà sempre richiesta per affrontare con impegno i propri compiti.

            Rispetto alle persone più estrose che conosceva e che frequentava, secondo lui alcuni erano criticabili sempre e comunque in un modo piuttosto palese, pur senza mai esagerare, tanto da usare addirittura delle parole un po’ ironiche per definire questo individuo di turno oppure quell’altro, ma per coloro che invece per qualche motivo si salvavano dal suo giudizio inflessibile e un po’ tagliente, si mostrava persino attratto e affascinato da certe loro maniere di essere e di comportarsi. La sua critica il più delle volte appariva fine e leggera, evidenziando anche l’uso costante di un certo sarcasmo, ma nel momento in cui era lui stesso ad essere attaccato dallo spiritoso giudizio di altri, allora si prestava malvolentieri a questo gioco, sottraendosi rapidamente ai discorsi che lo riguardavano con una scusa o con l’altra. Non gli piaceva mai stare troppo sulla difensiva, e in tutti quei casi era solito cambiare rapidamente discorso oppure allontanarsi decisamente dal gruppo di amici che lo stava prendendo di mira. Mostrava il suo solito sorrisetto disimpegnato, certe volte, come a togliere qualsiasi importanza agli argomenti forniti per ridere alle sue spalle, evitando in questa maniera di dare ulteriore spago a tutti coloro che provavano il desiderio di prenderlo in giro.

            Generalmente non gli piaceva camminare per strada da solo come a mostrarsi un po’ sfaccendato, e in ogni caso, nel momento in cui attraversava le strade e i marciapiedi della sua cittadina, si fermava volentieri a scambiare qualche parola con chiunque gli sorridesse o lo salutasse, come ci fossero sempre in ballo con qualcuno delle cose importanti di cui trattare, nonostante ogni incontro fosse naturalmente del tutto casuale. Certe volte parlava di politica con tre o quattro amici, pur in maniera superficiale, e i suoi argomenti erano spesso sviluppati con certe parole e con delle espressioni a suo parere del tutto oggettive, come se la propria opinione fosse già stata approvata preventivamente da un ente superiore a lui stesso, e che quindi non fossero permesse delle grandi disapprovazioni. Le sue frasi parevano a volte quasi inclassificabili, ed il proprio parere in questa maniera sembrava quasi sfuggire da ciò che diceva. I presenti lo interrompevano naturalmente con le proprie opinioni, ma lui subito dopo proseguiva con tono obiettivo, come per dimostrare che la semplice verità di cui si faceva portatore era addirittura al di sopra di qualsiasi altro argomento.

            Qualcuno, qualche volta, alzava le spalle, oppure faceva anche un gesto di intolleranza nei suoi confronti, ma in quei casi lui quasi mai interrompeva il proprio argomentare, insistendo ancora sui medesimi concetti, pur senza mai alzare la voce o dare segni di intemperanza, atteggiamenti che in qualche caso capitavano invece a chi discuteva con lui, mostrando a tutti la debolezza di perdere facilmente le staffe di fronte ai suoi modi.  

 

            Bruno Magnolfi

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