sabato 5 settembre 2026

Differenti stanze.


            Finalmente tutto si era improvvisamente sistemato. Non che i medici avessero compreso esattamente da che cosa era derivata l’infezione profonda per cui il bambino aveva dovuto subire due ricoveri ospedalieri prolungati ed importanti in quattro cliniche diverse sia all’età dei quattro anni che nel momento in cui ne aveva ormai compiuti sette, e in mezzo ai quali purtroppo era cresciuto poco, in modo gracile, pallido, senza quello sviluppo che ci si sarebbe potuto attendere da lui, però quei sintomi che lo avevano allettato così a lungo per una debolezza estrema ed una forte incapacità nell’avvicinarsi ad un normale percorso infantile, adesso, dopo le ultime accurate analisi, sembravano proprio del tutto scomparsi. Il passo era stato salutato naturalmente da una grande gioia in famiglia, e le cose, molto rapidamente, avevano ripreso per tutti un andamento molto più ordinario, nell’eliminazione quasi completa sia dei molti farmaci che avevano intossicato quegli anni sofferenti, sia di quei percorsi dietetici imposti dai luminari della medicina, incredibilmente destabilizzanti. Marco perciò era tornato a scuola come un bambino qualsiasi, e in classe i suoi compagni, che non lo vedevano oramai da ben più di tre mesi, naturalmente incoraggiati dalla loro sensibile maestra, si erano sentiti in dovere addirittura di far partire un applauso caloroso per il suo rientro.  

            Ma solamente poche settimane più tardi suo padre, impegnato come sempre nel proprio lavoro manuale, aveva subìto una brutta caduta, accusando dei fortissimi dolori alle spalle che non gli avevano permesso di riprendere il lavoro per quasi un mese, nonostante le cure ben appropriate ai risultati di alcune analisi piuttosto approfondite. Per Marco andare ogni tanto a far compagnia a suo padre perennemente dolorante e sdraiato nel proprio letto con delle vistose fasciature al collo ed al torace, era stato come un rovesciamento di posizioni quasi insopportabile, tanto da preferire rimanersene in disparte per quasi tutto il tempo che si tratteneva all’interno della sua camera, incapace, al contrario di sua sorella, di sillabare anche una sola parola di conforto al suo indirizzo. In quei frangenti aveva iniziato a riflettere a fondo sul concetto stesso della malattia e sul potere che esercitava questo stato a proposito delle relazioni con tutti gli altri attorno, fino quasi a rendere quel degente, nei propri pensieri meditati a lungo durante la propria condizione di ammalato cronico, addirittura un privilegio per la propria condizione rispetto a chi godeva di ottima salute. Gli pareva che tutto il mondo improvvisamente girasse intorno a chi cadeva disgraziatamente nello stato di ammalato, ed adesso l’atteggiamento conseguente di tutti quanti accanto a suo padre fosse addirittura manipolato da quello stesso stato, fino a concedergli un privilegio esistenziale non indifferente.

            Marco avrebbe forse voluto descrivere in maniera minuziosa queste sensazioni che provava adesso con una certa maturità data dai suoi quasi otto anni e con la provata esperienza di degente alle proprie spalle, ma nessuno, né tra le mura della sua stessa scuola, e tantomeno a casa sua, gli aveva mai rivolto delle precise domande che gli permettessero di descrivere in qualche modo quella sua comprovata consapevolezza. Suo padre, d’improvviso dopo la caduta, aveva mutato addirittura atteggiamento verso chiunque, e se anche cercava di non lamentarsi troppo dei dolori che provava, di fatto mostrava come preponderante quella debolezza insita in una persona che improvvisamente ha bisogno di tutto e dell’aiuto di tutti, sollecitando dalle persone vicine quella compassione di cui normalmente, e Marco ne era più che sicuro, avrebbe volentieri fatto a meno. In ogni caso, e forse proprio in virtù di tutto questo, nessuno tra i suoi amici e tra i suoi colleghi di lavoro, soprattutto per non dare corda a questa situazione di evidente estrema debolezza ed ai mutati rapporti interpersonali, era andato a fargli anche soltanto una semplice visita veloce per sincerarsi delle sue condizioni, e lui si era forse sentito abbandonato quasi da tutti, a parte i membri stretti della propria famiglia, nonostante fosse contento da un lato di non doversi mostrare ad altri così infermo e dolorante.

            Loriana al contrario sembrava dover spiegare per filo e per segno tutto quanto era accaduto a suo papà, e forse si mostrava in questa fase come il vero e necessario tramite notiziario di tutto quello che c’era da sapere riguardo all’infortunato, anche perché la moglie Rachele, in linea con i suoi abituali comportamenti, sembrava sempre voler sminuire agli occhi di chi le chiedeva qualche notizia la vera gravità dell’accaduto, usando poche parole di spiegazione e forse fidando, oppure anche  augurandosi, una ripresa rapida delle condizioni di Franco, con cui parlava soltanto a monosillabi, ad evitare ogni suo eventuale affaticamento. Di fatto i problemi per tutta la famiglia erano evidenti a tutti, ad iniziare da quelli economici, nonostante un’assicurazione provvidenziale elargisse una minima diaria in favore dell’infortunato, e in ogni caso il periodo nero in cui quella casa era caduta appariva adesso piuttosto pesante, tanto da lasciar ignorare abbastanza spesso da parte della moglie e dei suoi figli la stessa camera dove restava perennemente sdraiato Franco, proprio nella ricerca di quella normalità che sembrava resistere strenuamente solo nelle altre stanze dell’appartamento.   

 

            Bruno Magnolfi

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