Finalmente
tutto si era improvvisamente sistemato. Non che i medici avessero compreso
esattamente da che cosa era derivata l’infezione profonda per cui il bambino
aveva dovuto subire due ricoveri ospedalieri prolungati ed importanti in
quattro cliniche diverse sia all’età dei quattro anni che nel momento in cui ne
aveva ormai compiuti sette, e in mezzo ai quali purtroppo era cresciuto poco, in
modo gracile, pallido, senza quello sviluppo che ci si sarebbe potuto attendere
da lui, però quei sintomi che lo avevano allettato così a lungo per una
debolezza estrema ed una forte incapacità nell’avvicinarsi ad un normale
percorso infantile, adesso, dopo le ultime accurate analisi, sembravano proprio
del tutto scomparsi. Il passo era stato salutato naturalmente da una grande
gioia in famiglia, e le cose, molto rapidamente, avevano ripreso per tutti un
andamento molto più ordinario, nell’eliminazione quasi completa sia dei molti farmaci
che avevano intossicato quegli anni sofferenti, sia di quei percorsi dietetici imposti
dai luminari della medicina, incredibilmente destabilizzanti. Marco perciò era
tornato a scuola come un bambino qualsiasi, e in classe i suoi compagni, che
non lo vedevano oramai da ben più di tre mesi, naturalmente incoraggiati dalla
loro sensibile maestra, si erano sentiti in dovere addirittura di far partire
un applauso caloroso per il suo rientro.
Ma
solamente poche settimane più tardi suo padre, impegnato come sempre nel proprio
lavoro manuale, aveva subìto una brutta caduta, accusando dei fortissimi dolori
alle spalle che non gli avevano permesso di riprendere il lavoro per quasi un
mese, nonostante le cure ben appropriate ai risultati di alcune analisi piuttosto
approfondite. Per Marco andare ogni tanto a far compagnia a suo padre perennemente
dolorante e sdraiato nel proprio letto con delle vistose fasciature al collo ed
al torace, era stato come un rovesciamento di posizioni quasi insopportabile,
tanto da preferire rimanersene in disparte per quasi tutto il tempo che si
tratteneva all’interno della sua camera, incapace, al contrario di sua sorella,
di sillabare anche una sola parola di conforto al suo indirizzo. In quei
frangenti aveva iniziato a riflettere a fondo sul concetto stesso della
malattia e sul potere che esercitava questo stato a proposito delle relazioni
con tutti gli altri attorno, fino quasi a rendere quel degente, nei propri
pensieri meditati a lungo durante la propria condizione di ammalato cronico, addirittura
un privilegio per la propria condizione rispetto a chi godeva di ottima salute.
Gli pareva che tutto il mondo improvvisamente girasse intorno a chi cadeva disgraziatamente
nello stato di ammalato, ed adesso l’atteggiamento conseguente di tutti quanti
accanto a suo padre fosse addirittura manipolato da quello stesso stato, fino a
concedergli un privilegio esistenziale non indifferente.
Marco
avrebbe forse voluto descrivere in maniera minuziosa queste sensazioni che
provava adesso con una certa maturità data dai suoi quasi otto anni e con la
provata esperienza di degente alle proprie spalle, ma nessuno, né tra le mura
della sua stessa scuola, e tantomeno a casa sua, gli aveva mai rivolto delle
precise domande che gli permettessero di descrivere in qualche modo quella sua comprovata
consapevolezza. Suo padre, d’improvviso dopo la caduta, aveva mutato addirittura
atteggiamento verso chiunque, e se anche cercava di non lamentarsi troppo dei
dolori che provava, di fatto mostrava come preponderante quella debolezza
insita in una persona che improvvisamente ha bisogno di tutto e dell’aiuto di
tutti, sollecitando dalle persone vicine quella compassione di cui normalmente,
e Marco ne era più che sicuro, avrebbe volentieri fatto a meno. In ogni caso, e
forse proprio in virtù di tutto questo, nessuno tra i suoi amici e tra i suoi
colleghi di lavoro, soprattutto per non dare corda a questa situazione di evidente
estrema debolezza ed ai mutati rapporti interpersonali, era andato a fargli anche
soltanto una semplice visita veloce per sincerarsi delle sue condizioni, e lui
si era forse sentito abbandonato quasi da tutti, a parte i membri stretti della
propria famiglia, nonostante fosse contento da un lato di non doversi mostrare ad
altri così infermo e dolorante.
Loriana
al contrario sembrava dover spiegare per filo e per segno tutto quanto era
accaduto a suo papà, e forse si mostrava in questa fase come il vero e
necessario tramite notiziario di tutto quello che c’era da sapere riguardo
all’infortunato, anche perché la moglie Rachele, in linea con i suoi abituali
comportamenti, sembrava sempre voler sminuire agli occhi di chi le chiedeva
qualche notizia la vera gravità dell’accaduto, usando poche parole di
spiegazione e forse fidando, oppure anche augurandosi, una ripresa rapida delle
condizioni di Franco, con cui parlava soltanto a monosillabi, ad evitare ogni
suo eventuale affaticamento. Di fatto i problemi per tutta la famiglia erano
evidenti a tutti, ad iniziare da quelli economici, nonostante un’assicurazione
provvidenziale elargisse una minima diaria in favore dell’infortunato, e in
ogni caso il periodo nero in cui quella casa era caduta appariva adesso piuttosto
pesante, tanto da lasciar ignorare abbastanza spesso da parte della moglie e
dei suoi figli la stessa camera dove restava perennemente sdraiato Franco, proprio
nella ricerca di quella normalità che sembrava resistere strenuamente solo nelle
altre stanze dell’appartamento.
Bruno
Magnolfi
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