giovedì 3 settembre 2026

Per la strada.


            Franco sta seduto al tavolo della cucina. In questo tardo pomeriggio non è neppure uscito da casa come suo solito, ed invece si è messo a scrivere con una matita alcuni elenchi di nomi e di cifre su dei fogli di carta, molto probabilmente qualcosa riguardante le proprie attività di lavoro che ha necessità di mettere in riga, mentre sua moglie al momento si sta occupando dei suoi lavori di cucito, prima di dedicarsi alla preparazione della cena. I loro bambini stanno in un angolo mentre tengono tra le mani alcuni dei loro giocattoli, e sembrano occupati semplicemente ad osservarli, mentre restano in silenzio. Poi qualcuno suona alla porta, ed il padre di Marco sollevando lo sguardo dal tavolo chiede a suo figlio di andare ad aprire per vedere chi mai possa essere. Il bambino di malavoglia giunge all’uscio di casa, apre con qualche difficoltà la serratura e subito dice ad alta voce che c’è il solito mendicante che cerca del babbo. Franco si alza dalla sedia, arriva fino alla porta, si infila una mano nella tasca dei calzoni e alla fine ne tira fuori un paio di monete che allunga al mendicante che peraltro conosce da tempo. Infine, richiude la porta, torna verso il tavolo e sottovoce dice alla moglie che quelli che appena dato a quell’uomo erano gli ultimi soldi che aveva, e che in casa non c’è più neppure un centesimo. <<Per fortuna domani devo riscuotere il compenso di alcuni piccoli lavori che ho terminato ultimamente>>, aggiunge giusto per far tirare un respiro di sollievo a Rachele. Poi risprofonda in mezzo ai suoi conti, senza però aver ricevuto alcun commento in risposta alle sue affermazioni, e forse per questo dopo appena un paio di minuti torna a parlare con sua moglie: <<Così mi piace Marco>>, le dice come dopo una lunga riflessione. <<Quando fa ciò che gli si chiede di fare, e magari ci meraviglia per qualcosa in cui riesce anche per conto proprio>>.

            Rachele si ferma un attimo, si avvicina al marito e gli risponde sottovoce, toccandogli lievemente una spalla, che il loro bambino probabilmente non sarà mai come lo vorrebbe lui. <<Marco è sempre immerso nei propri pensieri, e poi è un osservatore, gli interessa soltanto guardare e scoprire le cose a fondo e fin nei minimi dettagli; non gli piace la competizione, generalmente non si impegna in cose che gli risultano troppo difficili o fuori dalla sua portata. La sua normalità però è data dalla ricerca costante di qualcosa che forse gli altri bambini non riescono neanche a notare>>. Franco annuisce a malincuore, come se gli fosse giunta una cattiva notizia che peraltro già sapeva ma della quale non desiderava in alcun modo rendersi conto. Poi riprende con i suoi conti. Loriana adesso ha preso a parlare con suo fratello, gli chiede come fosse vestito quell’uomo che si è presentato alla porta e cose del genere, ma Marco sembra evasivo, come se avesse dato una scarsa importanza a ciò che è appena accaduto. La mamma intanto ha messo sopra al fornello qualcosa per la cena familiare, e un certo odore di buono inizia a spargersi per tutta la stanza dove sono radunati. <<Bambini>>, dice lei rivolta ai suoi figli, <<ora è il momento di andare a lavarsi accuratamente le mani>>. Loriana si alza dalla seggiolina dove sta seduta e prende per mano il fratello, indirizzandolo verso il bagno, poi gli lava lei stessa le manine con tutta l’attenzione possibile.

            Franco allora si alza dal tavolo, ripone in una vecchia cartella tutti i suoi fogli e sgombra quel tavolo che tra pochi minuti sarà apparecchiato con tutte le stoviglie che servono. Rachele, mentre gli dà la schiena occupandosi del cibo, al momento si sente sollevata per quello che ha appena detto. Le pare di essere stata piuttosto chiara nell’esposizione delle caratteristiche di suo figlio, e poi non ha mai visto di buon occhio il desiderio di suo marito di far crescere il loro figlio maschio come un bambino capace di eccellere agli occhi di tutti. Le sembra che Franco si sia sentito un po’ amareggiato da quelle opinioni, ma lei si sente adesso assolutamente a proprio agio avendogli riferito con precisione quello che anche le insegnanti della scuola materna le hanno spesso riferito di Marco. Magari, quando avranno più soldi e potranno permettersi qualcosa in più, acquisteranno uno di quei giochi educativi e particolari pensati proprio per bambini come lui, immagina mentre sminuzza delle verdure; <<forse va soltanto incoraggiato nel tirare fuori la testa da quelle nuvole in cui sembra spesso immerso, ma io sono convinta che la sua personalità, già così evidente all’età di soli quattro anni, emergerà sicuramente in qualcosa che al momento non si riesce neppure a immaginare>>.

            Infine, si siedono tutti attorno alla tavola rapidamente imbandita, e Marco spiega con calma, senza riferirsi a nessuno in particolare, che gli è piaciuto molto quell’uomo che si è presentato alla porta; <<è stato gentile con me, mi ha sorriso più volte, e poi mi ha detto che era proprio molto contento di vedermi di nuovo, dopo avermi incontrato altre volte per la strada>>.

 

            Bruno Magnolfi

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