Franco sta
seduto al tavolo della cucina. In questo tardo pomeriggio non è neppure uscito
da casa come suo solito, ed invece si è messo a scrivere con una matita alcuni
elenchi di nomi e di cifre su dei fogli di carta, molto probabilmente qualcosa riguardante
le proprie attività di lavoro che ha necessità di mettere in riga, mentre sua
moglie al momento si sta occupando dei suoi lavori di cucito, prima di
dedicarsi alla preparazione della cena. I loro bambini stanno in un angolo mentre
tengono tra le mani alcuni dei loro giocattoli, e sembrano occupati semplicemente
ad osservarli, mentre restano in silenzio. Poi qualcuno suona alla porta, ed il
padre di Marco sollevando lo sguardo dal tavolo chiede a suo figlio di andare
ad aprire per vedere chi mai possa essere. Il bambino di malavoglia giunge
all’uscio di casa, apre con qualche difficoltà la serratura e subito dice ad
alta voce che c’è il solito mendicante che cerca del babbo. Franco si alza
dalla sedia, arriva fino alla porta, si infila una mano nella tasca dei calzoni
e alla fine ne tira fuori un paio di monete che allunga al mendicante che peraltro
conosce da tempo. Infine, richiude la porta, torna verso il tavolo e sottovoce
dice alla moglie che quelli che appena dato a quell’uomo erano gli ultimi soldi
che aveva, e che in casa non c’è più neppure un centesimo. <<Per fortuna
domani devo riscuotere il compenso di alcuni piccoli lavori che ho terminato
ultimamente>>, aggiunge giusto per far tirare un respiro di sollievo a
Rachele. Poi risprofonda in mezzo ai suoi conti, senza però aver ricevuto alcun
commento in risposta alle sue affermazioni, e forse per questo dopo appena un
paio di minuti torna a parlare con sua moglie: <<Così mi piace
Marco>>, le dice come dopo una lunga riflessione. <<Quando fa ciò
che gli si chiede di fare, e magari ci meraviglia per qualcosa in cui riesce anche
per conto proprio>>.
Rachele si
ferma un attimo, si avvicina al marito e gli risponde sottovoce, toccandogli
lievemente una spalla, che il loro bambino probabilmente non sarà mai come lo vorrebbe
lui. <<Marco è sempre immerso nei propri pensieri, e poi è un
osservatore, gli interessa soltanto guardare e scoprire le cose a fondo e fin
nei minimi dettagli; non gli piace la competizione, generalmente non si impegna
in cose che gli risultano troppo difficili o fuori dalla sua portata. La sua
normalità però è data dalla ricerca costante di qualcosa che forse gli altri
bambini non riescono neanche a notare>>. Franco annuisce a malincuore,
come se gli fosse giunta una cattiva notizia che peraltro già sapeva ma della
quale non desiderava in alcun modo rendersi conto. Poi riprende con i suoi
conti. Loriana adesso ha preso a parlare con suo fratello, gli chiede come fosse
vestito quell’uomo che si è presentato alla porta e cose del genere, ma Marco sembra
evasivo, come se avesse dato una scarsa importanza a ciò che è appena accaduto.
La mamma intanto ha messo sopra al fornello qualcosa per la cena familiare, e
un certo odore di buono inizia a spargersi per tutta la stanza dove sono
radunati. <<Bambini>>, dice lei rivolta ai suoi figli, <<ora
è il momento di andare a lavarsi accuratamente le mani>>. Loriana si alza
dalla seggiolina dove sta seduta e prende per mano il fratello, indirizzandolo
verso il bagno, poi gli lava lei stessa le manine con tutta l’attenzione
possibile.
Franco
allora si alza dal tavolo, ripone in una vecchia cartella tutti i suoi fogli e
sgombra quel tavolo che tra pochi minuti sarà apparecchiato con tutte le
stoviglie che servono. Rachele, mentre gli dà la schiena occupandosi del cibo, al
momento si sente sollevata per quello che ha appena detto. Le pare di essere
stata piuttosto chiara nell’esposizione delle caratteristiche di suo figlio, e
poi non ha mai visto di buon occhio il desiderio di suo marito di far crescere
il loro figlio maschio come un bambino capace di eccellere agli occhi di tutti.
Le sembra che Franco si sia sentito un po’ amareggiato da quelle opinioni, ma
lei si sente adesso assolutamente a proprio agio avendogli riferito con
precisione quello che anche le insegnanti della scuola materna le hanno spesso
riferito di Marco. Magari, quando avranno più soldi e potranno permettersi qualcosa
in più, acquisteranno uno di quei giochi educativi e particolari pensati proprio
per bambini come lui, immagina mentre sminuzza delle verdure; <<forse va
soltanto incoraggiato nel tirare fuori la testa da quelle nuvole in cui sembra spesso
immerso, ma io sono convinta che la sua personalità, già così evidente all’età
di soli quattro anni, emergerà sicuramente in qualcosa che al momento non si
riesce neppure a immaginare>>.
Infine, si
siedono tutti attorno alla tavola rapidamente imbandita, e Marco spiega con
calma, senza riferirsi a nessuno in particolare, che gli è piaciuto molto quell’uomo
che si è presentato alla porta; <<è stato gentile con me, mi ha sorriso
più volte, e poi mi ha detto che era proprio molto contento di vedermi di nuovo,
dopo avermi incontrato altre volte per la strada>>.
Bruno
Magnolfi
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