domenica 30 agosto 2026

Più di ogni altra.


            Indubbiamente mi fa molto piacere, durante quelle poche volte in cui la zia decide di portare a spasso oltre me anche Marco, prendere subito il mio fratellino per mano, e così percorrere lentamente a piedi le strade principali della nostra città, mentre diverse persone incontrandoci si fermano per dire qualcosa e sorriderci, ma soprattutto per salutare la zia, che è una donna conosciuta da tutti grazie soprattutto al suo lavoro presso gli uffici comunali, e quindi farle dei gran complimenti per avere due bei nipotini come sembra proprio siamo noi due agli occhi di tutti. Lei si ferma a parlare con chiunque la saluta anche di tante altre cose, allungando spesso i discorsi secondo me a dismisura, ma mentre io mi annoio subito e vorrei tornare presto semplicemente a camminare, Marco in questi frangenti sembra imbambolato, lasciandosi ancora tenere da me la sua manina, quasi come se al posto mio ci fosse la mamma. Ha sempre i capelli tagliati cortissimi sopra la testa, proprio perché ispidi quasi come i peli di un riccio, e proprio per questo motivo tempo fa è stato acquistato per lui un cappello con la foggia da piccolo uomo, con le falde e una fascia sottile, e con i suoi calzoncini corti e una giacchina fatta su misura sembra proprio, così vestito, quasi un bambino finto, mentre si osserva intorno con la sua tipica espressione seria e immutabile.

            La zia certe volte lo ignora, ma io cerco sempre di suggerire a Marco come ci si deve comportare, cosa deve rispondere quando gli chiedono qualcosa, e insomma quale sia la maniera per essere gentile e anche ben educato nei confronti di chiunque si incontri. In fondo io ho ben tre anni esatti più di lui, e come ripete spesso anche il babbo devo cercare di insegnargli tutto quello che a mia volta ho imparato durante questo tempo, avendo adesso il doppio esatto della sua età. Naturalmente poi ci fermiamo presso il caffè centrale, meta usuale della zia, dove viene salutata con grande rispetto, e mentre lei si siede ad un tavolino e si fa servire qualcosa da un cameriere, ci lascia liberi di scegliere una pasta dolce dal lungo bancone vetrato, e di ordinare un succo di frutta ciascuno. Io sistemo subito sotto al collo di Marco un tovagliolo di carta, ad evitare che si sporchi con lo zucchero a velo o con l’eventuale marmellata, o peggio ancora con del cioccolato, e lui devo riconoscere che mi lascia fare tutto quello che desidero, come se niente di quanto succede lo turbasse minimamente. È un bambino estremamente buono, dicono sempre tutti di lui, ed anche secondo me è proprio così, almeno in questi momenti, anche se in certi casi, quando siamo da soli in casa, all’improvviso si rivolta contro di me, in genere non lasciandomi comprendere neppure il motivo di tale comportamento.

            La zia ha un debole per le bambine, è un fatto assodato, e nei confronti di Marco ha sempre un atteggiamento più distaccato, tanto che si riferisce sempre e comunque soltanto a me, anche quando vorrebbe chiedere qualcosa direttamente a lui. Lui parla pochissimo, e di fronte alle domande che ci viene da proporgli, risponde soltanto di no con la testa, oppure annuisce, ma senza usare la voce. Anche le mie compagne di scuola lo adorano, e quando vengono a casa a farmi una visita, perdono un sacco di tempo per fargli i complimenti e qualche volta per fargli il solletico sulla pancia, cosa per cui Marco dimostra una estrema sensibilità. Riconosco che lui è molto diverso da me, e se le attività in cui si perde maggiormente nel gioco sono la lunga e semplice osservazione dei balocchi che ha sottomano, per me al contrario resta fondamentale vestire e pettinare tutte le mie bambole. Una in particolare poi ha la mia considerazione maggiore, e forse proprio per questo Marco talvolta la prende e la getta per terra, senza spiegarmi il motivo di un gesto del genere.

            La mamma dice che è del tutto normale il suo comportamento, ed anche se a me dispiace dover spiegare a Marco ogni volta che non vanno affatto bene atteggiamenti del genere per un bambino piccolo come lui, mi sono ormai rassegnata a non dare troppa importanza ad alcuna bambola in sua presenza, e quindi a non portarne mai con me nessuna delle mie, neanche una tra quelle più piccole, e quando quelle poche volte usciamo insieme con la zia o con chiunque altro per fare delle passeggiate, è lui la mia bambola, senza alcun dubbio. Comunque, credo che nei prossimi anni, crescendo, Marco si dimostri con me un buon fratello, ed inizi sempre di più ad essere cosciente di quello che fa o che non fa, e soprattutto della necessità anche per lui di trovare una buona sintonia almeno con chi gli sta più vicino e che dimostra ogni giorno di volere soltanto il suo bene. La zia non dice niente di lui, però si capisce benissimo che non apprezza troppo la sua presenza, e forse è per questo che io cerco di essere il più possibile affezionata a Marco, per dimostrare anche a mia zia e a tutti gli altri che per me è una persona importante, forse più di ogni altra.

 

            Bruno Magnolfi

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