Indubbiamente
mi fa molto piacere, durante quelle poche volte in cui la zia decide di portare
a spasso oltre me anche Marco, prendere subito il mio fratellino per mano, e
così percorrere lentamente a piedi le strade principali della nostra città,
mentre diverse persone incontrandoci si fermano per dire qualcosa e sorriderci,
ma soprattutto per salutare la zia, che è una donna conosciuta da tutti grazie soprattutto
al suo lavoro presso gli uffici comunali, e quindi farle dei gran complimenti
per avere due bei nipotini come sembra proprio siamo noi due agli occhi di
tutti. Lei si ferma a parlare con chiunque la saluta anche di tante altre cose,
allungando spesso i discorsi secondo me a dismisura, ma mentre io mi annoio subito
e vorrei tornare presto semplicemente a camminare, Marco in questi frangenti sembra
imbambolato, lasciandosi ancora tenere da me la sua manina, quasi come se al
posto mio ci fosse la mamma. Ha sempre i capelli tagliati cortissimi sopra la
testa, proprio perché ispidi quasi come i peli di un riccio, e proprio per
questo motivo tempo fa è stato acquistato per lui un cappello con la foggia da piccolo
uomo, con le falde e una fascia sottile, e con i suoi calzoncini corti e una
giacchina fatta su misura sembra proprio, così vestito, quasi un bambino finto,
mentre si osserva intorno con la sua tipica espressione seria e immutabile.
La zia
certe volte lo ignora, ma io cerco sempre di suggerire a Marco come ci si deve
comportare, cosa deve rispondere quando gli chiedono qualcosa, e insomma quale
sia la maniera per essere gentile e anche ben educato nei confronti di chiunque
si incontri. In fondo io ho ben tre anni esatti più di lui, e come ripete spesso
anche il babbo devo cercare di insegnargli tutto quello che a mia volta ho
imparato durante questo tempo, avendo adesso il doppio esatto della sua età.
Naturalmente poi ci fermiamo presso il caffè centrale, meta usuale della zia,
dove viene salutata con grande rispetto, e mentre lei si siede ad un tavolino e
si fa servire qualcosa da un cameriere, ci lascia liberi di scegliere una pasta
dolce dal lungo bancone vetrato, e di ordinare un succo di frutta ciascuno. Io
sistemo subito sotto al collo di Marco un tovagliolo di carta, ad evitare che
si sporchi con lo zucchero a velo o con l’eventuale marmellata, o peggio ancora
con del cioccolato, e lui devo riconoscere che mi lascia fare tutto quello che desidero,
come se niente di quanto succede lo turbasse minimamente. È un bambino
estremamente buono, dicono sempre tutti di lui, ed anche secondo me è proprio così,
almeno in questi momenti, anche se in certi casi, quando siamo da soli in casa,
all’improvviso si rivolta contro di me, in genere non lasciandomi comprendere
neppure il motivo di tale comportamento.
La zia ha
un debole per le bambine, è un fatto assodato, e nei confronti di Marco ha
sempre un atteggiamento più distaccato, tanto che si riferisce sempre e comunque
soltanto a me, anche quando vorrebbe chiedere qualcosa direttamente a lui. Lui
parla pochissimo, e di fronte alle domande che ci viene da proporgli, risponde soltanto
di no con la testa, oppure annuisce, ma senza usare la voce. Anche le mie
compagne di scuola lo adorano, e quando vengono a casa a farmi una visita,
perdono un sacco di tempo per fargli i complimenti e qualche volta per fargli
il solletico sulla pancia, cosa per cui Marco dimostra una estrema sensibilità.
Riconosco che lui è molto diverso da me, e se le attività in cui si perde
maggiormente nel gioco sono la lunga e semplice osservazione dei balocchi che
ha sottomano, per me al contrario resta fondamentale vestire e pettinare tutte le
mie bambole. Una in particolare poi ha la mia considerazione maggiore, e forse
proprio per questo Marco talvolta la prende e la getta per terra, senza spiegarmi
il motivo di un gesto del genere.
La mamma
dice che è del tutto normale il suo comportamento, ed anche se a me dispiace
dover spiegare a Marco ogni volta che non vanno affatto bene atteggiamenti del
genere per un bambino piccolo come lui, mi sono ormai rassegnata a non dare troppa
importanza ad alcuna bambola in sua presenza, e quindi a non portarne mai con
me nessuna delle mie, neanche una tra quelle più piccole, e quando quelle poche
volte usciamo insieme con la zia o con chiunque altro per fare delle passeggiate,
è lui la mia bambola, senza alcun dubbio. Comunque, credo che nei prossimi
anni, crescendo, Marco si dimostri con me un buon fratello, ed inizi sempre di
più ad essere cosciente di quello che fa o che non fa, e soprattutto della
necessità anche per lui di trovare una buona sintonia almeno con chi gli sta
più vicino e che dimostra ogni giorno di volere soltanto il suo bene. La zia
non dice niente di lui, però si capisce benissimo che non apprezza troppo la
sua presenza, e forse è per questo che io cerco di essere il più possibile
affezionata a Marco, per dimostrare anche a mia zia e a tutti gli altri che per
me è una persona importante, forse più di ogni altra.
Bruno
Magnolfi
Nessun commento:
Posta un commento