mercoledì 26 agosto 2026

Qualcosa di diverso.


            Rachele guarda i fornelli spenti del gas sopra il piano della cucina, e mormora tra sé qualcosa che pare quasi una riflessione sulla propria condizione di madre e di moglie. In casa è da sola, i bambini sono a scuola, suo marito è lontano a mandare avanti il suo lavoro, e lei adesso si sente inutile, come se le sue giornate scorressero identiche e soprattutto in mancanza di un significato concreto che possa fornirle almeno l’entusiasmo di qualche traguardo personale. Certe volte naturalmente è abbastanza contenta di sé, dei risultati raggiunti con la sua famiglia, della propria capacità di stare al suo posto e di fungere da fulcro di tutta la casa, ma altre volte le pare invece di vivere in modo meccanico, senza alcuna creatività, quasi stesse al posto di qualcun altro, o come se chiunque al posto suo potesse far andare avanti le cose forse anche meglio di come fa lei. I suoi genitori adesso sono persone anziane, tra qualche anno si ammaleranno e poi inevitabilmente moriranno, riflette. <<Ed io poco per volta resterò da sola, senza più nessuno accanto a me, perché anche i miei figli andranno via da qui per seguire le loro strade, ed anche mio marito prima o poi morirà, e nonostante io sia sicura sin da adesso di raggiungere i cento anni di vita, per me da ora alla fine saranno tanti periodi simili composti soltanto da una lunga serie di momenti di solitudine>>.  

            Niente nella sua mente è in grado di farle superare questi momenti di depressione, anche se resta convinta di alcune proprie capacità fino ad oggi mai messe in luce. Uscire ed incontrarsi con qualcun altro non servirebbe assolutamente a niente, perché le resta quasi impossibile parlare apertamente dei propri problemi, che restano i suoi e basta, e la sua chiusura verso chiunque è un fatto assodato, definitivo, immutabile. I fornelli spenti del gas sul piano della cucina adesso sono immobili, inutili, inefficaci, eppure hanno una propria intrinseca potenza, delle capacità che si stenta spesso a riconoscere, ma delle quali riescono a dare prova in un solo attimo, alla semplice accensione tramite le loro semplici manopole. <<Potrebbe essere così anche per me>>, pensa Rachele quasi per scherzo: <<girare una piccola leva all’interno di me e mettermi a funzionare in modo diverso, del tutto nuovo, come se potesse avvenire di colpo un rovesciamento improvviso di personalità e di carattere>>. Poi carica la macchinetta per il caffè, la piazza sul gas e accende il fornello. <<Durante un temporale, a mia mamma da giovane giunse un fulmine mentre era in casa, sceso giù direttamente dalla cappa del camino; colpì qualcosa che in quel momento lei teneva tra le mani, e una luce accecante insieme all’immenso rumore di tuono la fece saltare all’indietro e lasciare l’oggetto di ferro che stava maneggiando. Non accadde nient’altro, nessuna conseguenza per lei, eppure qualcosa parve avvenire, senza che nessuno se ne fosse reso del tutto conto>>.

            Davanti ai fornelli di Rachele invece non succede un bel niente, a parte la polvere del caffè che lentamente si mescola all’acqua in maniera indissolubile, a formare la bevanda scura che in queste giornate resta per sua consapevolezza la propria cura migliore, quel piccolo sorso di caldo che sembra dare un senso alla propria malinconia. Ne versa quanto le è sufficiente in una tazzina, aggiunge una punta di zucchero e poi lentamente ne gira il contenuto, che poi sorseggia restando in piedi, con calma, osservando il niente davanti a sé. Tra poco andrà a riprendere a scuola i bambini, dovrà salutare qualche altro genitore che magari le chiederà qualcosa dei suoi figli, dei loro risultati, dei rapporti che tengono con qualche compagno più agitato degli altri; oppure le parleranno di qualche argomento che a lei non interessa neppure, ma fingerà però di seguire quei discorsi con una certa attenzione, annuendo alle loro parole, spiegando a sua volta di essere assolutamente d’accordo con quelle loro affermazioni, con i loro punti di vista, con quei loro modi di riflettere sui fatti e le cose. Poi terrà per mano i suoi figli, sorriderà a qualcuno allontanandosi dalla strada piena di voci e di esclamazioni, e alla fine chiederà a ciascuno dei due come fosse andata la loro giornata, senza aspettarsi delle esaustive risposte, ma accontentandosi di una semplice affermazione positiva logica ed usuale.

            Chissà che cosa aveva provato sua mamma trovandosi all’improvviso tra le mani uno schianto di luce e di energia come quello che le era capitato chissà quanti anni prima; forse niente, se non la consapevolezza della fortuna di non aver avuto da quell’incontro alcuna conseguenza. A Rachele adesso è sufficiente la calma, la pacatezza di qualche parola scambiata sottovoce con i propri bambini, la normalità di tornare a casa con loro come ogni giorno, e poi l’attesa di ogni piccolo evento che scandisce poco per volte tutte le ore della sua giornata. Forse non ha mai desiderato qualcosa di più o di diverso, e forse non ha mai fatto niente per andare incontro a qualcosa di differente.

 

            Bruno Magnolfi  

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