lunedì 7 settembre 2026

Forza di volontà.


            La mamma è finalmente arrivata ed adesso mi guarda in silenzio. A giudicare dall’espressione del viso credo sia stanca, al punto che una suora vestita di bianco, di solito odiosa con tutti, va a prendere una sedia per farla riposare. Ha affrontato le sue solite due ore di corriera per arrivare fin qui all’ora del passo, ed adesso starà per circa un’ora con me, poi tornerà indietro ad occuparsi del resto della famiglia. La suora le dice qualcosa sottovoce, qualcosa che io non posso sentire mentre resto coricato dentro a questo mio letto d’ospedale, anche se intendo già cosa potrà averle da spifferare. Mi sono comportato male stamani, quando sono venuti a farmi il solito prelievo di sangue. Ho iniziato subito ad agitarmi, così mi hanno immobilizzato in tre o in quattro, poi però una forza che non conoscevo dentro di me è venuta in mio soccorso, così ho gridato, ho teso tutti i muscoli, mi sono ribellato, forse ho anche sputato verso qualcuno, ed alla fine quando ho visto quella siringa di vetro che mi feriva e che si infilava dentro di me ho perso il lume degli occhi. Ho piegato il braccio, e quindi anche quell’ago maledetto; perciò, mi sono aperto una ferita interna e si è verificata subito una larga macchia nera nel braccio. Mi hanno coperto di insulti, hanno detto che prenderanno dei provvedimenti punitivi contro di me, poi mi hanno finalmente lasciato da solo.

            La mamma non dice niente, si è messa seduta accanto a me ed io adesso evito persino di guardarla, perché ha tirato fuori un fazzoletto dalla borsa per asciugarsi gli occhi. <<Non preoccuparti mamma>>, vorrei dirle se solo ne avessi il coraggio. <<Adesso sento dentro di me la forza che serve per ribellarmi dal male, e devo soltanto concentrarmi a fondo, richiamare ogni energia che ancora è dispersa dentro di me, e poi però sarò libero, libero da questa malattia insopportabile. Sono certo che è soltanto una questione di volontà, ed io adesso la sento nella mia testa e in tutte le parti del corpo, e sono sicuro che questa battaglia che oramai va avanti da troppo tempo potrà soltanto vedermi vittorioso. Poi spaccherò con calma un vetro della finestra durante la notte, e quindi mi calerò giù lungo il tubo di una gronda, fino a terra, senza che nessuno se ne accorga minimamente, ed infine sarò libero di andare dove mi pare, e soprattutto di tornare a casa con te>>.

            <<Perché ti comporti così?>>, chiede adesso la mamma. <<Tutti qui desiderano soltanto farti guarire, e tu riesci soltanto ad intralciare gli sforzi dei medici, degli infermieri, di queste suore buone e caritatevoli>>. Ora la guardo scostando il lenzuolo dalla faccia: <<Non sono buoni per niente, tutti questi>>, vorrei dirle, <<e riescono solamente a torturarmi con le loro pretese di capire più di quello che ne so io su di me>>. Sono sicuro che la mamma riesce a comprendere benissimo i miei pensieri, anche senza scambiare con lei neppure una parola. <<Ma io adesso so bene dove si annida il mio male, e posso combatterlo senza la necessità di alcun aiuto da parte dei medici. È soltanto una questione di volontà, ed io in questo momento ho capito perfettamente quale dovrà essere il mio giusto percorso per giungere alla completa guarigione>>. Poi però mi prende un attimo di sconforto, torno a nascondere la faccia sotto al lenzuolo, e quei piccoli dolori che non mi abbandonano mai tornano implacabili a farsi sentire. La mamma ora si alza, si sporge verso di me, mi guarda negli occhi, dice che devo affidarmi a chi mi può aiutare, perché è solo questa la strada possibile. Quindi aggiunge che lo devo fare per lei, per il babbo, per mia sorella.

            Sono confuso, io desidero con tutte le mie forze uscire da questo letto d’ospedale e da questa situazione insopportabile, ma anche lei che ogni giorno affronta un lungo viaggio per venire da me, deve comprendere che adesso è soltanto una questione di volontà, ed io mi sto concentrando per tirare fuori da me stesso tutto quello che serve. Desidero profondamente ribellarmi a quello che mi è accaduto fino a d oggi, e sono sicuro di riuscire a rovesciare completamente la mia condizione. <<Voglio guarire mamma>>, dovrei dirle; <<voglio tornare a casa e riprendere la scuola; voglio tanto tornare dai miei compagni e dalla maestra, e imparare ciò che mi è utile; e poi voglio tanto rivedere tutti quegli amici che abitano nella nostra stessa strada, e che forse mi aspettano per giocare ancora con me, per raccontarmi ancora le loro storie bellissime, per spiegarmi come si fa a crescere così come loro stanno crescendo, ed appagare le mie curiosità ogni volta che nascono in me>>.  

            Ma io sono sicuro che la mamma sta facendo di tutto per aiutarmi, ed io non voglio deluderla, e soprattutto non desidero per nessuna ragione che ci sia di nuovo una suora cattiva vestita di bianco a raccontarle che non sono un bravo bambino, che mi comporto male con tutti, che non aiuto in nessun modo tutti coloro che mi stanno aiutando.

 

            Bruno Magnolfi

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