La mamma è
finalmente arrivata ed adesso mi guarda in silenzio. A giudicare
dall’espressione del viso credo sia stanca, al punto che una suora vestita di
bianco, di solito odiosa con tutti, va a prendere una sedia per farla riposare.
Ha affrontato le sue solite due ore di corriera per arrivare fin qui all’ora
del passo, ed adesso starà per circa un’ora con me, poi tornerà indietro ad
occuparsi del resto della famiglia. La suora le dice qualcosa sottovoce, qualcosa
che io non posso sentire mentre resto coricato dentro a questo mio letto
d’ospedale, anche se intendo già cosa potrà averle da spifferare. Mi sono
comportato male stamani, quando sono venuti a farmi il solito prelievo di
sangue. Ho iniziato subito ad agitarmi, così mi hanno immobilizzato in tre o in
quattro, poi però una forza che non conoscevo dentro di me è venuta in mio
soccorso, così ho gridato, ho teso tutti i muscoli, mi sono ribellato, forse ho
anche sputato verso qualcuno, ed alla fine quando ho visto quella siringa di
vetro che mi feriva e che si infilava dentro di me ho perso il lume degli
occhi. Ho piegato il braccio, e quindi anche quell’ago maledetto; perciò, mi
sono aperto una ferita interna e si è verificata subito una larga macchia nera
nel braccio. Mi hanno coperto di insulti, hanno detto che prenderanno dei
provvedimenti punitivi contro di me, poi mi hanno finalmente lasciato da solo.
La mamma
non dice niente, si è messa seduta accanto a me ed io adesso evito persino di
guardarla, perché ha tirato fuori un fazzoletto dalla borsa per asciugarsi gli
occhi. <<Non preoccuparti mamma>>, vorrei dirle se solo ne avessi
il coraggio. <<Adesso sento dentro di me la forza che serve per
ribellarmi dal male, e devo soltanto concentrarmi a fondo, richiamare ogni
energia che ancora è dispersa dentro di me, e poi però sarò libero, libero da
questa malattia insopportabile. Sono certo che è soltanto una questione di
volontà, ed io adesso la sento nella mia testa e in tutte le parti del corpo, e
sono sicuro che questa battaglia che oramai va avanti da troppo tempo potrà
soltanto vedermi vittorioso. Poi spaccherò con calma un vetro della finestra durante
la notte, e quindi mi calerò giù lungo il tubo di una gronda, fino a terra, senza
che nessuno se ne accorga minimamente, ed infine sarò libero di andare dove mi
pare, e soprattutto di tornare a casa con te>>.
<<Perché
ti comporti così?>>, chiede adesso la mamma. <<Tutti qui desiderano
soltanto farti guarire, e tu riesci soltanto ad intralciare gli sforzi dei
medici, degli infermieri, di queste suore buone e caritatevoli>>. Ora la
guardo scostando il lenzuolo dalla faccia: <<Non sono buoni per niente, tutti
questi>>, vorrei dirle, <<e riescono solamente a torturarmi con le
loro pretese di capire più di quello che ne so io su di me>>. Sono sicuro
che la mamma riesce a comprendere benissimo i miei pensieri, anche senza scambiare
con lei neppure una parola. <<Ma io adesso so bene dove si annida il mio
male, e posso combatterlo senza la necessità di alcun aiuto da parte dei
medici. È soltanto una questione di volontà, ed io in questo momento ho capito perfettamente
quale dovrà essere il mio giusto percorso per giungere alla completa guarigione>>.
Poi però mi prende un attimo di sconforto, torno a nascondere la faccia sotto
al lenzuolo, e quei piccoli dolori che non mi abbandonano mai tornano
implacabili a farsi sentire. La mamma ora si alza, si sporge verso di me, mi
guarda negli occhi, dice che devo affidarmi a chi mi può aiutare, perché è solo
questa la strada possibile. Quindi aggiunge che lo devo fare per lei, per il
babbo, per mia sorella.
Sono
confuso, io desidero con tutte le mie forze uscire da questo letto d’ospedale e
da questa situazione insopportabile, ma anche lei che ogni giorno affronta un lungo
viaggio per venire da me, deve comprendere che adesso è soltanto una questione
di volontà, ed io mi sto concentrando per tirare fuori da me stesso tutto
quello che serve. Desidero profondamente ribellarmi a quello che mi è accaduto
fino a d oggi, e sono sicuro di riuscire a rovesciare completamente la mia
condizione. <<Voglio guarire mamma>>, dovrei dirle; <<voglio
tornare a casa e riprendere la scuola; voglio tanto tornare dai miei compagni e
dalla maestra, e imparare ciò che mi è utile; e poi voglio tanto rivedere tutti
quegli amici che abitano nella nostra stessa strada, e che forse mi aspettano per
giocare ancora con me, per raccontarmi ancora le loro storie bellissime, per spiegarmi
come si fa a crescere così come loro stanno crescendo, ed appagare le mie
curiosità ogni volta che nascono in me>>.
Ma io sono
sicuro che la mamma sta facendo di tutto per aiutarmi, ed io non voglio
deluderla, e soprattutto non desidero per nessuna ragione che ci sia di nuovo
una suora cattiva vestita di bianco a raccontarle che non sono un bravo
bambino, che mi comporto male con tutti, che non aiuto in nessun modo tutti
coloro che mi stanno aiutando.
Bruno
Magnolfi
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