venerdì 16 ottobre 2026

Sin qui per niente.


            Il ragazzo era venuto a suonare alla porta con una certa timidezza, come se, nonostante l’alto ufficio di cui era investito, conservasse dentro di sé la sua natura di persona che ha ancora molto da imparare nei confronti degli altri. Loriana era andata subito ad aprirgli, e da bambina piena di ottimismo, quasi nella speranza di trovarsi di fronte qualcuno che portasse con sé una buona notizia, aveva allargato un vago sorriso trovandosi di fronte ad un ragazzo più grande di lei con indosso pressappoco l’abito di un sacerdote, come fosse una maschera di carnevale, almeno agli occhi di chi non frequentava quasi mai la chiesa locale. <<Ci sarebbe il parroco che desidererebbe fare la benedizione alla casa>>, aveva detto il ragazzo quasi incespicando sulle sue stesse parole che probabilmente aveva preparato da tempo e continuava a ripetere presso chiunque gli aprisse la porta. Loriana era rimasta perplessa per qualche secondo, poi, non volendo apparire scontrosa, aveva detto: <<Va bene>>, nello stesso momento che il suo interlocutore tornava a scappare per strada e a lei non restava nient’altro da fare che domandare immediatamente alla sua mamma se avesse fatto bene a rispondere in quella maniera. Rachele, interpellata così da sua figlia, si era avvicinata immediatamente all’ingresso, aveva compreso al volo di cosa si trattasse, ed infine aveva soltanto detto, quasi tra sé: <<Perché no; in fondo una benedizione non potrà certo farci del male>>.

            Dopo pochi minuti durante i quali la porta era stata lasciata socchiusa, era arrivato, in carne ossa e tonaca, il vero prete, seguito da due o tre bambini vestiti come lui, e con l’espressione sul viso di un estraneo che sta per inoltrarsi in ambienti che non conosce, si era fermato davanti alla donna e a sua figlia. <<Non ci siamo visti molto ultimamente, mi pare>>, aveva detto attaccando con la solita polemica dei sacerdoti, sempre alla ricerca di devoti frequentatori della Chiesa pronti ad abbassare rapidamente la testa e a dichiararsi pentiti del comportamento tenuto. Poi aveva comunque preso, senza aspettare una vera risposta, le attrezzature che uno dei suoi piccoli aiutanti gli aveva allungato, e mentre stava già iniziando la sua attività di benedizione, Rachele aveva voluto ribattere. <<Purtroppo non abbiamo avuto molto tempo per frequentare la sua Chiesa ultimamente, tantopiù che il mio bambino più piccolo probabilmente avrà necessità di essere ricoverato di nuovo in ospedale>>. Tutto questo le era arrivato alle labbra quasi con perfetta normalità, come se persino un prete fosse in grado di comprendere la propria sofferenza e la propria preoccupazione.

            Aleggiò nella casa un lungo momento di leggero imbarazzo, poi, nel silenzio nel quale tutti i presenti sembravano volersi adagiare ancora prima di sbagliare con un’ulteriore espressione fuori luogo, giunse lentamente Marco in pigiama e con le pantofole ai piedi fino a fermarsi sull’uscio che dava nell’ingresso, forse curioso di vedere e capire che cosa stesse mai capitando, ora che lui ormai da giorni e giorni era continuamente spossato da una debole febbre e da un gran mal di testa. Il prete lo osservò per un attimo, parve sorridergli come per incoraggiarlo in qualcosa, mentre Rachele andava da Marco come per proteggerlo da qualche elemento al momento evidente soltanto a lei, e fu a questo punto che il sacerdote, tenendo ancora in mano l’oggetto sacro per benedire, si avventurò nel dire che qualche preghiera alla Madonna forse avrebbe fatto guarire prima quel bel bambino così debole e pallido. La mamma allora prese in collo suo figlio, nonostante fosse già grandicello per essere tenuto così, e disse sottovoce che se la Madonna avesse voluto prendersi cura di lui lo avrebbe già fatto. I ragazzetti vestiti da prete restavano immobili, mentre il sacerdote con la sua tonaca nera pareva vagamente in imbarazzo anche se non sembrava voler darsi per vinto.

            Perciò disse qualcosa probabilmente in latino mentre riprendeva a benedire le mura, e poi comprendendo che in quella casa non avrebbe ottenuto niente di più, allargò la porta che era rimasta comunque aperta per tutto quel tempo, con l’intenzione di andarsene con i suoi ragazzetti e le sue attrezzature. <<Dica lei una preghiera per questo bambino>>, disse allora Rachele tenendo ancora Marco tra le braccia, <<che forse avrà modo di essere ascoltata dall’alto più di ogni altra nostra invocazione>>. Lui si fermò sulla soglia, si volse appena verso la donna, annuì come se fosse un suo dovere comportarsi in quel modo, e poi scese frettolosamente le scale, seguito dai suoi ragazzi. A Rachele, rimasta da sola con i suoi due figli, venne improvvisamente da piangere per la consapevolezza di essere stata lasciata in disparte persino da chi dovrebbe sempre stare dalla parte di chi soffre, ma subito si riprese, così riportò Marco nel suo letto, disse qualcosa poco importante a Loriana e subito dopo riprese a compiere le solite azioni di sempre, il cucito, riassettare la casa, preparare qualcosa per la cena della famiglia. <<Mamma>>, disse allora sua figlia, <<quell’uomo non ci ha voluto aiutare; non capisco neppure perché sia venuto sin qui>>.

 

            Bruno Magnolfi

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