mercoledì 14 ottobre 2026

Coinvolto.


            Se ci penso, da padre di famiglia quale sono, mi sento tutt’ora dispiaciuto. Da quando Marco ha ripreso una vita più normale dopo la sua lunga e dolorosa malattia, ho cercato in ogni modo di incoraggiarlo e anche di spingerlo talvolta ad intraprendere qualche attività sportiva possibile in una cittadina come la nostra, in modo semplicemente da fargli recuperare quell’agilità che indubbiamente deve possedere un bambino dei suoi anni, ma in nessuna disciplina in cui ho tentato di farlo inserire è riuscito ad appassionarsi al punto da mostrare un pur piccolo talento soprattutto nei confronti dei compagni con cui si è trovato sportivamente a confrontarsi. Ho notato subito che nei giochi di squadra non era mai all’altezza degli altri, e che per quanto riguarda le attività agonistiche da svolgere in solitaria a lui non è mai riuscito distinguersi per uno stile proprio o per una qualche capacità particolare. Persino a scuola l’insegnante di ginnastica è riuscito a lamentarsi del suo scarso impegno negli esercizi che vengono impartiti nella piccola palestra che gli alunni hanno a loro disposizione. Senza parlare anche delle altre varie materie scolastiche, in cui Marco sembra non riuscire mai a brillare in qualche modo, sia che rappresentino attività matematiche o scientifiche, oppure anche quelle storiche o specificamente letterarie. Insomma, sembra proprio che lui si accontenti in qualsiasi campo di essere un mediocre, e tutto ciò mi provoca un certo dispiacere unito a rabbia.

            Così ho finito per non chiedere più niente di lui a mia moglie, visto che i suoi risultati scolastici mi sono apparsi sempre più dei semplici elementi di cui preferisco non sapere quasi niente, piuttosto che sentirmi rispondere ancora che neppure la sua insegnante sembra soddisfatta dei suoi scarsi successi. Così, in questa mattina di domenica, ho portato Marco per l’ennesima volta presso quel campetto erboso dove l’organizzazione comunale imbastisce dei corsi di calcio per bambini, e mi sono dovuto rendere conto una volta di più che lui non è affatto interessato nel tirare delle pedate a quei palloni che si ritrova davanti ai piedi, in alcun ruolo venga smistato a giocare, ed anche soltanto quegli esercizi di riscaldamento muscolare che l’allenatore ordina per tutti prima di lasciar scatenare quei ragazzetti urlanti in qualche breve partita tra di loro, non sono affatto le cose a cui sembra in qualche modo interessato. A maggior dimostrazione di tutto questo, una volta terminata la lezione, lui non desidera neppure seguire i suoi compagni negli spogliatoi, preferendo farsi una doccia e cambiarsi per conto proprio una volta rientrato nel nostro appartamento.

            Appare evidente che persino con i suoi compagni non si senta troppo a suo agio, e che non sia interessato a conoscere i vari pareri che ovviamente loro si scambiano a proposito di un ruolo della formazione oppure dell’azione portata avanti da qualcuno, o magari della strategia introdotta da tutta una squadra per raggiungere un certo risultato. Perciò sono sbottato, e senza mezze misure gli ho detto, una volta rimasti da soli, che ero deluso di lui e della sua scarsa capacità nello svolgere quelle attività in fondo normali per tutti i bambini dei suoi stessi anni. Marco non mi ha neanche guardato, ha abbassato semplicemente gli occhi ed è rimasto in silenzio, come se già conoscesse quell’opinione, non trovando praticamente niente da obiettare in nessun modo. <<Ti dimostri sempre deludente, qualsiasi attività ti trovi a compiere>>, gli ho detto per cercare soprattutto di scuoterlo e di ferirlo nel proprio orgoglio. <<Non credo ti possa neppure interessare o meno l’abbandono, come sinceramente credo sia meglio per tutti, di questi allenamenti. Anzi, forse potresti essere proprio contento di smettere la domenica mattina nel ritrovarti con gli altri ragazzetti a fare un po’ di ginnastica e di giocare con loro all’aria aperta>>. Poi sono rimasto in silenzio anch’io, e dopo una lunga pausa Marco ha detto sottovoce che sarebbe stato meglio anche per suo parere.       

            Mi sono sentito improvvisamente scontento, quasi addolorato, nel rendermi conto di avere un figlio senza dei veri interessi esattamente come sembra essere Marco, perciò, mi sono ripromesso da ora in avanti di disinteressarmi al massimo di lui e delle sue passioni mancanti, in modo da non provare più dentro di me questo senso di amarezza per la sua mediocrità. Non ne ho parlato con Rachele, non me la sono sentita, perché lei sicuramente non comprenderebbe il mio senso di delusione, e poi non mi va di renderla consapevole delle mie aspettative nei confronti di nostro figlio, e tutto sommato reputo più utile per me lasciare che le cose della mia famiglia vadano avanti per conto proprio, e che se ne occupi maggiormente mia moglie che riesce ad avere, forse anche molto più di me, il polso aggiornato della situazione, piuttosto che incaponirmi ad ottenere qualche risultato soddisfacente. E poi adesso che ho messo a punto queste mie pacate riflessioni, ecco che di colpo credo di sentirmi meglio, già più rilassato, e quasi di non provare più nei confronti di Marco quell’aspettativa antipatica che fino ad oggi mi ha sempre coinvolto.

 

            Bruno Magnolfi    

 

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