Non c’era
da lasciare niente di intentato, questo Rachele se lo ripeteva nella testa quasi
ogni giorno, perché non si sarebbe mai potuta giustificare persino di fronte a
sé stessa se non avesse provato anche quella strada. Perciò aveva chiesto
timidamente in giro, come se avesse un piccolo problema personale da risolvere,
un principio di fuoco di Sant’Antonio, oppure una vescica noiosa, ma non aveva
trovato delle risposte esaurienti, fino a quando un uomo che conosceva di vista
le aveva detto sottovoce che al primo piano di una palazzina poco lontano
abitava una vedova che aveva fatto organizzare delle sedute spiritiche per
cercare un contatto col suo defunto marito. Così lei era passata varie volte
davanti a quella abitazione, senza decidersi a suonare il campanello che le era
stato indicato, fino a quando per combinazione non aveva incontrato la vedova ed
aveva potuto chiederle a chi mai si fosse rivolta per le sue richieste. Alla
fine, aveva compreso facilmente chi fosse la persona giusta per farsi togliere
quel malocchio che a suo personale parere sembrava attanagliare in qualche
maniera la propria famiglia e soprattutto suo figlio Marco, e tramite la vedova,
subito molto ben disposta verso di lei, era riuscita ad ottenere un
appuntamento con la fattucchiera.
Questa l’aveva
ricevuta in un appartamento piccolo e oscuro dove pareva stagnare un vago odore
di cavolo, e Rachele, un po’ titubante, era andata a sedersi di fronte ad un
tavolino dove quella specie di strega l’aveva fatta accomodare, tirando fuori
dalla propria borsa alcuni effetti personali di suo figlio, così come le era
stato indicato di fare. Quella donna le aveva posto molte domande, alcune a cui
lei non avrebbe mai saputo neppure che cosa rispondere, altre invece piuttosto
generiche, tanto che alla fine fu stabilito con piena certezza che in effetti
il bambino era preda di una forza oscura che lo teneva incatenato al letto con
una malattia poco chiara, al punto da farsi sballottare da un ospedale
all’altro, ma che fino a quel momento nessuna cura aveva portato a dei risultati
positivi. La maga aveva tirato fuori probabilmente tutte le sue capacità divinatorie,
e Rachele era rimasta abbastanza impressionata da come quella riuscisse in
breve a padroneggiare le caratteristiche del suo bambino, quasi lo avesse
conosciuto, tanto da tirare fuori dei particolari di cui neppure lei era a
conoscenza. Per finire, accompagnandola alla porta, la maga le chiese senza
mezzi termini la cifra da sborsare, indicando con determinazione che la
settimana seguente l’avrebbe attesa di nuovo per portare avanti la sequenza di sedute
che in breve avrebbero liberato tutta la famiglia da quel malocchio che
continuava a determinare la salute del bambino e conseguentemente le loro
giornate.
Suo marito naturalmente
non sapeva niente di tutto questo, e Rachele era risoluta a non farne parola né
con lui né con altri neppure in seguito, anche se le pareva che quel passo che
tanto le costava moralmente e per il quale aveva messo da parte i soldi che le
sarebbero serviti, andava fatto in ogni maniera. Anzi, adesso che aveva superato
i suoi scetticismi, guardava Marco già sotto una nuova luce, come se tutto
avesse trovato finalmente una via di risoluzione. Probabilmente la vecchia maga
le avrebbe presto dato un amuleto da mettere nei dintorni o direttamente nel
letto del bambino, anche se a lei pareva che il sortilegio di cui era vittima
avesse ormai le ore contate. Effettivamente nel giro di qualche giorno la
febbre parve attenuarsi, e suo figlio dette l’impressione di sentirsi meglio,
tanto da alzarsi dal letto e trascorrere alcuni pomeriggi insieme a lei e a sua
sorella, anche se il giorno del nuovo ricovero ospedaliero che aveva
pronosticato il loro medico sembrava avvicinarsi implacabile. Marco alla fine
entrò nella clinica con i suoi piedi, con l’assicurazione da parte dei due
genitori che sarebbe stato soltanto per poco, giusto il tempo di effettuare
alcuni esami specifici con un nuovo macchinario messo in attività da non molto,
e nonostante lui avesse cercato di piangere un po’ in quel momento, poi parve
tranquillo e risoluto a farsi finalmente guarire dentro quel grande edificio.
Suo padre
lo aveva implorato di non fare scenate antipatiche proprio sulla soglia
dell’ospedale, anche se in realtà fu proprio il suo babbo a mostrare gli occhi
lucidi e preoccupati nel momento in cui quel suo figlio veniva consegnato agli
infermieri di turno. Rachele, al colmo delle proprie attenzioni, portava dentro
la borsa un pezzo di stoffa arrotolato attorno ad un piccolo rametto verde di
un albero, e pur non credendo fino in fondo a quelle che reputava superstizioni,
sapeva che niente di male da ora in avanti sarebbe potuto accadere a quel suo
bambino. Il primario del reparto, fatti sedere i due genitori alla scrivania di
fronte a sé, disse che quel tipo di diagnosi avevano necessità di tempo e pazienza,
ma la risoluzione a suo parere era cosa appurata, e che loro due dovevano stare
tranquilli, perché tutto sarebbe andato sicuramente per il meglio. Lei, ascoltando
quelle parole, toccava con la punta delle sue dita il talismano segreto che
custodiva, e forse stavolta sentiva anche dentro di sé una forza superiore che
avrebbe spazzato di colpo tutti i malanni.
Bruno
Magnolfi
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