Dopo le
nozze, il mio desiderio e anche quello di mio marito indubbiamente era di mettere
al mondo un figlio, anche se non avevamo molti mezzi per affrontare a cuor
leggero questa avventura. In ogni caso, già dal primo momento dopo quel paio
d’anni trascorsi a valutare tutte le possibilità, io e lui ci sentimmo estremamente
felici quando all’improvviso fu chiara la mia gravidanza. Il parto avvenne nella
camera del nostro piccolo appartamento, come si usava abitualmente a
quell’epoca, e tutto alla fine andò piuttosto bene, naturalmente con l’aiuto di
una ostetrica che giunse nei tempi opportuni, ed anche con il sostegno di
alcune vicine di casa insieme alle mie parenti più strette che cercarono di
darmi tutto l’appoggio di cui sentivo la necessità. Era una bambina, nostra
figlia, e questo a me parve un ottimo auspicio per noi e anche per il suo
avvenire. La seconda gravidanza invece non fu cercata, ed arrivò casualmente a
tre anni esatti di distanza, mostrando alla nascita, con qualche difficoltà in
più rispetto alla prima volta, un maschio grosso e pesante che già nella pancia
scalciava e sembrava volesse mostrare con determinazione la propria presenza. Qualcuno
disse che la nostra famiglia adesso era ben assortita, ed io, parecchio affaticata
già dall’evento, mi ritrovai da subito a dover prendermi cura di due figli
praticamente senza l’aiuto di nessuno.
Ripensandoci,
tutto adesso mi pare distante, come fosse accaduto ad un’altra persona, anche
se molti particolari di quei momenti si mostrarono impressi per sempre nella
mia memoria. Loriana alla nascita di suo fratello si dimostrò subito molto coscienziosa
e diligente nonostante la tenera età, ed iniziò sempre più frequentemente a
comportarsi con lui in maniera da aiutarmi in alcune piccole attività. A volte
sembrava si comportasse proprio come una mammina, naturalmente copiando i miei
modi e i miei gesti, ma tutto questo alla fine a me faceva estremamente piacere
riempiendomi d’orgoglio per avere una figlia già responsabile e così colma di
premure. Marco, comunque, si dimostrava un bambino tranquillo, quasi
silenzioso, e con un balocco tra le manine era capace di trascorrere anche
molto tempo senza chiedere altro. Mi piaceva uscire da casa con loro due nelle
belle giornate di sole, nonostante fosse molto piacevole anche intrattenersi
nel vasto spiazzo dietro la palazzina dove abitavamo, chiacchierando con le
vicine e scambiandosi dei pareri praticamente su tutto. Io mi sentivo nella
condizione di lasciarmi insegnare da loro qualsiasi cosa, e ad essere sincera
le opinioni di quel vicinato si dimostrarono in parecchi casi assolutamente preziose
per me.
Forse gli
altri mi vedevano fragile, prostrata, forse addirittura incapace di affrontare
da sola quei compiti che mi trovavo ogni giorno a sorreggere e a portare avanti,
fatto sta che tutti cercavano di aiutarmi se non con altro almeno tramite certe
allegre espressioni e delle parole di incoraggiamento e di sostegno,
probabilmente intuendo facilmente un principio di depressione nei miei
comportamenti e in ciò che dicevo. Oscillavo, durante la lunga giornata priva della
presenza di mio marito impegnato costantemente con il suo lavoro, tra dei
momenti casuali di vaga disperazione e di abbattimento, e la rassicurazione che
spesso mi proveniva sia dalle vicine di casa, quasi sempre presenti nel
rassicurarmi, sia dalla consapevolezza di avere due figli ancora troppo piccoli
però già quasi perfetti nei loro comportamenti, al punto che alla fine mi
sentivo consapevole come loro non mi dessero neppure un enorme daffare,
lasciando a me persino qualche scampolo di tempo per occuparmi, come pura
distrazione della mente, di alcuni miei lavoretti di cucito. Il mio cruccio
maggiore erano i pensieri oscuri che mi attanagliavano, ed era questo che
cercavo costantemente di allontanare da me.
<<Mamma>>,
diceva a volte mia figlia; <<se oggi pomeriggio usciamo da casa con
Marco, ci penso io a spingere il passeggino sul marciapiede, così non devi
affaticarti>>. Le vicine dicevano che Loriana era una bambina impagabile,
ma a me quel suo comportamento così giudizioso faceva stare ancora più male,
probabilmente perché intuivo dietro ai suoi comportamenti la consapevolezza
delle mie incapacità, del mio abbattimento, della mia sfiducia, che peraltro non
avrei mai desiderato per alcun motivo trasferire sui miei figli. Tornava mio
marito ogni sera distrutto dal carico di lavoro che doveva sopportare per tutta
la giornata, cercando di guadagnare i soldi che fuori da ogni dubbio ci sembravano
sempre più necessari, ed io sicuramente gli apparivo troppo seria, silenziosa,
priva di quello spirito di cui forse avrebbe provato un gran desiderio, al
punto di allinearsi anche lui rapidamente ad ogni mio comportamento, finendo
col farci restare quasi privi di parole da scambiarsi tra noi. Cenava con gli
occhi fissi nel piatto, come d’altronde facevo anche io, e a seguito usciva da
casa per raggiungere gli amici al caffè, per trovare un po’ di svago e di
rilassamento, incoraggiato anche da me che comprendevo perfettamente il suo
disagio nel restare in una casa dove per intere settimane appariva difficile persino
trovare il modo di ridere con spensieratezza.
Bruno
Magnolfi
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