venerdì 23 ottobre 2026

Con spensieratezza.


            Dopo le nozze, il mio desiderio e anche quello di mio marito indubbiamente era di mettere al mondo un figlio, anche se non avevamo molti mezzi per affrontare a cuor leggero questa avventura. In ogni caso, già dal primo momento dopo quel paio d’anni trascorsi a valutare tutte le possibilità, io e lui ci sentimmo estremamente felici quando all’improvviso fu chiara la mia gravidanza. Il parto avvenne nella camera del nostro piccolo appartamento, come si usava abitualmente a quell’epoca, e tutto alla fine andò piuttosto bene, naturalmente con l’aiuto di una ostetrica che giunse nei tempi opportuni, ed anche con il sostegno di alcune vicine di casa insieme alle mie parenti più strette che cercarono di darmi tutto l’appoggio di cui sentivo la necessità. Era una bambina, nostra figlia, e questo a me parve un ottimo auspicio per noi e anche per il suo avvenire. La seconda gravidanza invece non fu cercata, ed arrivò casualmente a tre anni esatti di distanza, mostrando alla nascita, con qualche difficoltà in più rispetto alla prima volta, un maschio grosso e pesante che già nella pancia scalciava e sembrava volesse mostrare con determinazione la propria presenza. Qualcuno disse che la nostra famiglia adesso era ben assortita, ed io, parecchio affaticata già dall’evento, mi ritrovai da subito a dover prendermi cura di due figli praticamente senza l’aiuto di nessuno.

            Ripensandoci, tutto adesso mi pare distante, come fosse accaduto ad un’altra persona, anche se molti particolari di quei momenti si mostrarono impressi per sempre nella mia memoria. Loriana alla nascita di suo fratello si dimostrò subito molto coscienziosa e diligente nonostante la tenera età, ed iniziò sempre più frequentemente a comportarsi con lui in maniera da aiutarmi in alcune piccole attività. A volte sembrava si comportasse proprio come una mammina, naturalmente copiando i miei modi e i miei gesti, ma tutto questo alla fine a me faceva estremamente piacere riempiendomi d’orgoglio per avere una figlia già responsabile e così colma di premure. Marco, comunque, si dimostrava un bambino tranquillo, quasi silenzioso, e con un balocco tra le manine era capace di trascorrere anche molto tempo senza chiedere altro. Mi piaceva uscire da casa con loro due nelle belle giornate di sole, nonostante fosse molto piacevole anche intrattenersi nel vasto spiazzo dietro la palazzina dove abitavamo, chiacchierando con le vicine e scambiandosi dei pareri praticamente su tutto. Io mi sentivo nella condizione di lasciarmi insegnare da loro qualsiasi cosa, e ad essere sincera le opinioni di quel vicinato si dimostrarono in parecchi casi assolutamente preziose per me.

            Forse gli altri mi vedevano fragile, prostrata, forse addirittura incapace di affrontare da sola quei compiti che mi trovavo ogni giorno a sorreggere e a portare avanti, fatto sta che tutti cercavano di aiutarmi se non con altro almeno tramite certe allegre espressioni e delle parole di incoraggiamento e di sostegno, probabilmente intuendo facilmente un principio di depressione nei miei comportamenti e in ciò che dicevo. Oscillavo, durante la lunga giornata priva della presenza di mio marito impegnato costantemente con il suo lavoro, tra dei momenti casuali di vaga disperazione e di abbattimento, e la rassicurazione che spesso mi proveniva sia dalle vicine di casa, quasi sempre presenti nel rassicurarmi, sia dalla consapevolezza di avere due figli ancora troppo piccoli però già quasi perfetti nei loro comportamenti, al punto che alla fine mi sentivo consapevole come loro non mi dessero neppure un enorme daffare, lasciando a me persino qualche scampolo di tempo per occuparmi, come pura distrazione della mente, di alcuni miei lavoretti di cucito. Il mio cruccio maggiore erano i pensieri oscuri che mi attanagliavano, ed era questo che cercavo costantemente di allontanare da me.

            <<Mamma>>, diceva a volte mia figlia; <<se oggi pomeriggio usciamo da casa con Marco, ci penso io a spingere il passeggino sul marciapiede, così non devi affaticarti>>. Le vicine dicevano che Loriana era una bambina impagabile, ma a me quel suo comportamento così giudizioso faceva stare ancora più male, probabilmente perché intuivo dietro ai suoi comportamenti la consapevolezza delle mie incapacità, del mio abbattimento, della mia sfiducia, che peraltro non avrei mai desiderato per alcun motivo trasferire sui miei figli. Tornava mio marito ogni sera distrutto dal carico di lavoro che doveva sopportare per tutta la giornata, cercando di guadagnare i soldi che fuori da ogni dubbio ci sembravano sempre più necessari, ed io sicuramente gli apparivo troppo seria, silenziosa, priva di quello spirito di cui forse avrebbe provato un gran desiderio, al punto di allinearsi anche lui rapidamente ad ogni mio comportamento, finendo col farci restare quasi privi di parole da scambiarsi tra noi. Cenava con gli occhi fissi nel piatto, come d’altronde facevo anche io, e a seguito usciva da casa per raggiungere gli amici al caffè, per trovare un po’ di svago e di rilassamento, incoraggiato anche da me che comprendevo perfettamente il suo disagio nel restare in una casa dove per intere settimane appariva difficile persino trovare il modo di ridere con spensieratezza.

 

            Bruno Magnolfi           

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