mercoledì 18 marzo 2026

Spiazzo fiorito.


            Lei si prepara del caffè ogni giorno, soprattutto a metà del pomeriggio. Poi, stando in piedi, mentre porta la tazza alle labbra, osserva fuori dalla finestra qualcosa, forse una chiazza di colore indefinibile, ma senza neppure un’idea precisa su che cosa guardare, o che cosa magari le interessi vedere. Resta così piuttosto a lungo, da sola, nella cucina essenziale, sorseggiando la sua bevanda calda e tenendo gli occhi rivolti verso un punto lontano, qualcosa che tra i suoi pensieri probabilmente non ha alcuna importanza, ma che serve soltanto ad allargare la propria mente in un nulla indistinto, vaporoso, offuscato, un vuoto che le permetta di staccare la sua volontà dagli impegni, e dimenticare per qualche minuto i propri doveri di moglie e di madre. È una pausa completa che lei dedica a sé stessa, sicuramente, come un ritrovare il piacere di annullare ciò da cui è circondata, quasi un sentirsi al di fuori dalla vita ordinaria che la stringe per tutto il giorno tra le sue spire.

            Certe volte la figlia maggiore, uscendo fuori dalla stanza dove lei e suo fratello giocano o si occupano dei propri compiti scolastici, la interrompe facendosi sulla soglia: <<Mamma, che cos’hai?>>, le chiede, come se sapesse perfettamente che in quell’istante sua madre non è davanti a sé, ma sta fluttuando in una diversa dimensione, un luogo distante da tutto quanto, che per quel momento ne rende persino l’espressione degli occhi qualcosa di poco riconoscibile. Sua madre lascia lentamente rientrare il suo sguardo dentro la cucina, si sposta quanto basta per appoggiare la tazza ormai vuota sul piano dei fornelli, ed infine, sempre con una lentezza inusuale, si volta verso sua figlia: <<Niente, cara; è tutto a posto>>, le dice, senza la preoccupazione di mostrarsi neppure troppo convincente. I suoi figli non sono dei confusionari, riescono a giocare persino senza produrre rumori, e per diverse manciate di minuti addirittura senza neanche parlare tra loro, generalmente rendendosi autosufficienti, come se non avessero bisogno d’altro che di un piccolo oggetto, di una bambolina di pezza o di un guscio di noce tra le proprie mani minute per fantasticare attorno a qualcosa che appare visibile soltanto a loro due. <<Torna a giocare>>, dice la mamma in un soffio, ed anche se la sua espressione adesso resta seria, la bambina obbedisce, al punto da sapere perfettamente come non ci sia niente di cui preoccuparsi davvero, tanto da tornare immediatamente nell’altra stanza senza ribattere niente, e quindi riprendere le sue occupazioni infantili.

            Altre volte la mamma accende la radio, per tenendola ad un basso volume, e mentre si occupa di affettare qualcosa per preparare la cena, oppure di sminuzzare gli ortaggi prima di metterli dentro la pentola, lascia che suo figlio minore a suo modo la aiuti, mettendo in ordine le foglie degli spinaci, o pulire dei fagiolini, o amalgamare accuratamente un soffritto di cipolla e di carote ancora prima di metterlo al fuoco. La radio trasmette la musica, ma altre volte mette in onda un racconto o una semplice commedia, ed allora ci vuole un attimo per farsi trascinare in un ambiente diverso, dove gli attori che recitano, senza possibilità di farsi vedere, riescono semplicemente con la propria voce a ricreare una situazione del tutto realistica, tanto da attrarre tutta la possibile attenzione di chi sta seguendo il programma. C’è sempre come un’aria malata in questi casi, come se Marco tendesse ad occuparsi di cose da grandi quasi come per spingersi fuori da sé, e addirittura anticipare i tempi della sua esistenza, proiettandosi verso quel mondo che la sua lunga degenza in ospedale certe volte gli ha come cercato di negare, o quasi che lui non trovasse ormai più niente di divertente nei normali giocattoli per i bambini della sua stessa età.  

            Poi la mamma si muove nelle stanze del piccolo appartamento, a volte indagando con lo sguardo su ciò da cui è circondata, ed è allora che i suoi due figli, pur mostrando quasi una velata indifferenza verso di lei, capiscono perfettamente come la loro madre stia rapidamente formandosi un giudizio preciso su quelle loro attività, fino al punto di interromperli ed invitarli ad uscire nel giardinetto di casa, a godersi la giornata tiepida, a prendere l’aria che fa sempre bene, piuttosto che restarsene ancora in quella stanza con le solite cianfrusaglie di ogni giorno tra le mani. Ai due bambini non piace troppo quella sua spinta ad occuparsi d’altro, però generalmente non commentano i suoi consigli, e prendono quelle poche parole come un pensiero espresso soltanto per il loro benessere, ed anche per la propria gratificazione, nonostante il sospetto maggiore che resta dentro di loro sia quello che lei in quel preciso momento desideri restare semplicemente da sola dentro la casa. Fuori, tra le aiuole ed il vialetto lastricato, ci sono comunque molte cose di cui occuparsi, e non è affatto un problema anche soltanto sedersi sopra al gradino di fronte e poi starsene lì, tranquilli, a riflettere a fondo sul tempo che lentamente trascorre intorno ai loro profili e che proietta l’ombra tagliente del sole su tutto quello spiazzo fiorito.

 

            Bruno Magnolfi

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