Lei
si prepara del caffè ogni giorno, soprattutto a metà del pomeriggio. Poi, stando
in piedi, mentre porta la tazza alle labbra, osserva fuori dalla finestra
qualcosa, forse una chiazza di colore indefinibile, ma senza neppure un’idea
precisa su che cosa guardare, o che cosa magari le interessi vedere. Resta così
piuttosto a lungo, da sola, nella cucina essenziale, sorseggiando la sua
bevanda calda e tenendo gli occhi rivolti verso un punto lontano, qualcosa che
tra i suoi pensieri probabilmente non ha alcuna importanza, ma che serve
soltanto ad allargare la propria mente in un nulla indistinto, vaporoso,
offuscato, un vuoto che le permetta di staccare la sua volontà dagli impegni, e
dimenticare per qualche minuto i propri doveri di moglie e di madre. È una
pausa completa che lei dedica a sé stessa, sicuramente, come un ritrovare il
piacere di annullare ciò da cui è circondata, quasi un sentirsi al di fuori
dalla vita ordinaria che la stringe per tutto il giorno tra le sue spire.
Certe
volte la figlia maggiore, uscendo fuori dalla stanza dove lei e suo fratello
giocano o si occupano dei propri compiti scolastici, la interrompe facendosi
sulla soglia: <<Mamma, che cos’hai?>>, le chiede, come se sapesse
perfettamente che in quell’istante sua madre non è davanti a sé, ma sta
fluttuando in una diversa dimensione, un luogo distante da tutto quanto, che
per quel momento ne rende persino l’espressione degli occhi qualcosa di poco riconoscibile.
Sua madre lascia lentamente rientrare il suo sguardo dentro la cucina, si sposta
quanto basta per appoggiare la tazza ormai vuota sul piano dei fornelli, ed
infine, sempre con una lentezza inusuale, si volta verso sua figlia:
<<Niente, cara; è tutto a posto>>, le dice, senza la preoccupazione
di mostrarsi neppure troppo convincente. I suoi figli non sono dei
confusionari, riescono a giocare persino senza produrre rumori, e per diverse
manciate di minuti addirittura senza neanche parlare tra loro, generalmente
rendendosi autosufficienti, come se non avessero bisogno d’altro che di un
piccolo oggetto, di una bambolina di pezza o di un guscio di noce tra le proprie
mani minute per fantasticare attorno a qualcosa che appare visibile soltanto a
loro due. <<Torna a giocare>>, dice la mamma in un soffio, ed anche
se la sua espressione adesso resta seria, la bambina obbedisce, al punto da sapere
perfettamente come non ci sia niente di cui preoccuparsi davvero, tanto da
tornare immediatamente nell’altra stanza senza ribattere niente, e quindi riprendere
le sue occupazioni infantili.
Altre
volte la mamma accende la radio, per tenendola ad un basso volume, e mentre si
occupa di affettare qualcosa per preparare la cena, oppure di sminuzzare gli
ortaggi prima di metterli dentro la pentola, lascia che suo figlio minore a suo
modo la aiuti, mettendo in ordine le foglie degli spinaci, o pulire dei
fagiolini, o amalgamare accuratamente un soffritto di cipolla e di carote ancora
prima di metterlo al fuoco. La radio trasmette la musica, ma altre volte mette
in onda un racconto o una semplice commedia, ed allora ci vuole un attimo per
farsi trascinare in un ambiente diverso, dove gli attori che recitano, senza possibilità
di farsi vedere, riescono semplicemente con la propria voce a ricreare una
situazione del tutto realistica, tanto da attrarre tutta la possibile attenzione
di chi sta seguendo il programma. C’è sempre come un’aria malata in questi
casi, come se Marco tendesse ad occuparsi di cose da grandi quasi come per
spingersi fuori da sé, e addirittura anticipare i tempi della sua esistenza, proiettandosi
verso quel mondo che la sua lunga degenza in ospedale certe volte gli ha come cercato
di negare, o quasi che lui non trovasse ormai più niente di divertente nei normali
giocattoli per i bambini della sua stessa età.
Poi
la mamma si muove nelle stanze del piccolo appartamento, a volte indagando con
lo sguardo su ciò da cui è circondata, ed è allora che i suoi due figli, pur
mostrando quasi una velata indifferenza verso di lei, capiscono perfettamente
come la loro madre stia rapidamente formandosi un giudizio preciso su quelle
loro attività, fino al punto di interromperli ed invitarli ad uscire nel
giardinetto di casa, a godersi la giornata tiepida, a prendere l’aria che fa
sempre bene, piuttosto che restarsene ancora in quella stanza con le solite
cianfrusaglie di ogni giorno tra le mani. Ai due bambini non piace troppo quella
sua spinta ad occuparsi d’altro, però generalmente non commentano i suoi
consigli, e prendono quelle poche parole come un pensiero espresso soltanto per
il loro benessere, ed anche per la propria gratificazione, nonostante il
sospetto maggiore che resta dentro di loro sia quello che lei in quel preciso
momento desideri restare semplicemente da sola dentro la casa. Fuori, tra le
aiuole ed il vialetto lastricato, ci sono comunque molte cose di cui occuparsi,
e non è affatto un problema anche soltanto sedersi sopra al gradino di fronte e
poi starsene lì, tranquilli, a riflettere a fondo sul tempo che lentamente
trascorre intorno ai loro profili e che proietta l’ombra tagliente del sole su tutto
quello spiazzo fiorito.
Bruno
Magnolfi
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