mercoledì 14 agosto 2019

Acquisizione di fiducia.


          

            Sono già tre giorni che il geometra non si fa vedere nell’azienda. Nessuno dice niente, ognuno prosegue semplicemente a svolgere le proprie funzioni come sempre. Gli operai sul cantiere, peraltro, ultimamente sono andati avanti piuttosto spediti con i lavori, e c’è stato addirittura bisogno di ordinare una nuova betoniera di calcestruzzo con la pompa per iniettarlo nelle casseforme, così da effettuare la gettata di un solaio già perfettamente armato e pronto: l’assistente ha cubato in modo corretto le quantità di materiale che servivano, ed alla fine tutto è andato bene. L'apprendista più volte ha chiesto qualcosa sottovoce, forse preoccupandosi per l’assenza del responsabile tecnico, ma poi si è dato da fare per ciò che lo riguardava, e si è reso conto anche lui che in quel momento non c'era proprio bisogno di nessun altro.
Il signor Chelli in questi giorni è sempre rimasto chiuso dentro al suo ufficio, e in ogni caso tutto quanto nell'impresa è parso filare nel solito modo, senza particolari scossoni. Ma l'assistente di cantiere sicuramente adesso sta meditando di affrontare per primo l'argomento: andare da lui con modi cortesi ed in punta di piedi come è suo solito, ma senza mezze parole chiedergli se per caso d'ora in avanti tutti in azienda si ritroveranno a fare a meno del loro geometra, proprio come sembrerebbe. Non è una differenza di poco conto, secondo il suo parere; le responsabilità che ricadono sulla testa di tutti gli altri impiegati ed operai è piuttosto grande senza la sua figura, ed almeno una parola di chiarezza da parte del titolare in questo momento potrebbe essere utile, quasi necessaria. A fine mattinata perfino la segretaria è stata vista parlare a bassa voce con il magazziniere, e sicuramente l'argomento affrontato non era molto distante da quello che sta passando dentro alla testa anche di tutti gli altri lavoratori dell’impresa.
Il signor Chelli con i suoi modi pacati e un po' oscuri potrebbe comunque rispondere che non c'è niente di non detto, che bisogna soltanto avere un poco di pazienza, che le cose si aggiusteranno, e di lavoro per l’azienda sembra proprio che ce ne sia ancora tanto nel prossimo futuro, e che basta stringere un po' i denti, impegnarsi a fondo, e che tutto si sistemerà. La segretaria si muove nel corridoio tra gli uffici tenendo gli occhi bassi: probabilmente anche lei è sorpresa della situazione; il geometra sembra evaporato, e senza spiegare niente a nessuno è andato via, forse già in un'altra impresa, magari in una ditta concorrente, e chi rimane in questa azienda adesso è costretto a farsi carico di tutto, anche di quelle che erano le sue specifiche attività.
Poi, a fine giornata, quando gli operai sono già andati via e dentro la sede è rimasto soltanto l’assistente di cantiere e il signor Chelli, arriva il geometra con la sua solita espressione sulla faccia. “Adesso tocca a te”, dice al suo subalterno mentre sono da soli. “Però non preoccuparti: se hai dei dubbi riguardo qualche lavorazione, puoi sempre telefonarmi, in qualsiasi momento, e per il resto hai tutte le capacità per affrontare in maniera adeguata qualsiasi problema. Sei in gamba, te la puoi cavare bene, gli operai impareranno presto a rispettarti se ti fai sentire più deciso, e al signor Chelli fra qualche tempo potrai anche chiedergli un piccolo aumento di stipendio, considerato tutto quanto. Non ci sono preoccupazioni, tutto filerà per il verso giusto, ed in fondo da ora in avanti anche per te le cose potranno soltanto migliorare”. L’assistente non trova niente da ribattere: ora si è alzato in piedi, lo ha guardato negli occhi appena per un attimo, poi ha mosso qualcosa con le mani sopra al piano della sua scrivania, e poi, dopo una specie di lungo sospiro, quasi per decidersi ad una risposta meditata, dice soltanto che va bene, e in fondo non c’è proprio altro da aggiungere.

Bruno Magnolfi

domenica 4 agosto 2019

Soltanto delle abitudini.


         

            “Devi stare attento”, dice il professore al ragazzo, gesticolando con le braccia per mostrare, oltre le parole, tutta la sua preoccupazione. “Questi sono momenti difficili”, dice ancora, mentre si trattiene un attimo con la sua borsa in mano davanti alla scuola; “ognuno vuole affermare la propria opinione, qualche volta persino con la forza, senza guardare in faccia mai nessuno. Oggi ti hanno soltanto bruciato il giornale mentre lo stavi leggendo, ma domani chissà”. Lui è ancora perplesso: gli era preso fuoco, ma fortunatamente soltanto per un attimo, anche il ciuffo di capelli sopra la sua fronte, ma è riuscito con le mani a spengerlo subito, e sono rimaste soltanto le punte appena un po’ bruciacchiate. “Lo sanno bene questi”, ha subito pensato, “che coloro che si oppongono cercano di ritrovarsi in uno scantinato qui vicino dopo la scuola, proprio per discutere sul da farsi. E probabilmente loro vorrebbero adesso la lista completa dei nomi che frequentano quel luogo, per poi mettere in atto chissà quali operazioni. Vogliono annullare ogni altra opinione, non si rendono neppure conto che in questo modo la loro affermazione porterà tutto verso tempi ancora peggiori”.
“E’ incredibile che abbiano un seguito”, riflette ancora, “che molti di loro, proprio come sembra, si lascino abbindolare in questa maniera da certi discorsi pesanti di qualcuno: sono persino disposti a cambiare parere su questioni estremamente importanti o fondamentali pur di conservare dalla propria parte tutto il consenso degli sciocchi che gli danno corda. Costituire delle sacche di resistenza scolastica ormai è diventata l’unica maniera di opporsi a questa barbarie”. Quando i ragazzi del liceo certe volte ne parlano in classe davanti ai loro insegnanti, tutti quanti fingono di disinteressarsi di certi argomenti, anche coloro di cui si conosce benissimo la propria indole; salvo tirare fuori d’improvviso la loro vera natura arrogante e violenta appena se ne presenta la prima occasione. Comunque sia queste persone non riescono neppure ad argomentare qualcosa davanti a tutti; vogliono solamente avere ragione, è questa la sola vera volontà che manifestano. “E l’unica vera ragione che cercano è soltanto nello scontro, mai in un confronto civile, come se avere delle idee e delle opinioni significasse soltanto costituire una fazione, una sciatta tifoseria, una banda”.
            Il ragazzo adesso è confuso, persino il suo insegnante sembra spaventato mentre se ne va, perché è probabile che qualcuno tra questi violenti personaggi tenti qualche nuova azione di quel genere, e si può star certi che prima o dopo qualche gesto sfuggirà loro di mano, fino a combinare qualcosa di assolutamente irreparabile. Qualcuno dei suoi compagni nelle riunioni dello scantinato ha sostenuto addirittura che va pur trovato un punto d’incontro con quegli studenti così facinorosi, proprio per cercare di affievolire in qualche modo la loro voglia di conflitto, ma naturalmente è stato dimostrato dagli altri che è addirittura impossibile un compromesso di quel tipo. Persino le autorità scolastiche non possono fare nulla di fronte a questa evidente barbarie, ed anzi c’e anche chi sospetta che possa esserci, all’interno del corpo insegnante e nella presidenza del liceo, chi addirittura cerca in qualche modo di difenderli e di sostenerli.
            La situazione è complessa, pensano adesso in molti, forse ci vorranno addirittura degli anni per veder cambiare queste cose; probabilmente non c’è altro da fare in questo momento che assoggettarsi a quanto sta accadendo, senza neppure mostrare di opporsi a tutto quanto. Oppure prendere coscienza al massimo della realtà vera che scivola tra loro, e mostrare pubblicamente tutto quanto sia possibile per evidenziare che le cose debbono prendere proprio un’altra strada; e farlo in fretta, prima che certe maniere di comportarsi divengano praticamente una sorta di normalità, quasi una prassi; insomma, soltanto un’abitudine.

            Bruno Magnolfi 

venerdì 26 luglio 2019

Soluzioni favorevoli.


           

            Alla sera, quando rientrano in sede, gli operai dichiarano sempre di essere troppo stanchi per parlare, e di avere perciò poca voglia di trattenersi presso la ditta. Inutile attenderli nei magazzini per farsi spiegare qualcosa del lavoro che hanno portato avanti nella giornata. Rispondono sempre a monosillabi e sono a dir poco sfuggenti. Soltanto un caposquadra qualche volta si ferma un momento per spiegare all’assistente di cantiere di che cosa probabilmente ci sarà bisogno per il giorno seguente. Poi basta, va via anche lui con la sua divisa sporca e le mani dure, callose, come quelle di tutti gli altri. Certe volte sono decisamente insopportabili con la loro maniera semplicistica di affrontare le cose. Ma in altri casi all'assistente piacciono: con poche parole mostrano già il loro pensiero, e in qualche caso è sufficiente comprenderli persino con una singola espressione.
Ci sono stati anche dei momenti difficili in tempi recenti, il geometra agli operai li ha sempre trattati tutti in maniera decisamente pesante, con il pugno duro, e loro qualche volta si sono persino ribellati, almeno fino al punto che in qualche modo ritenevano consentito. Adesso però che il capo dice di andarsene, probabilmente le cose potranno mostrarsi molto diverse: saranno forse possibili altre soluzioni, oppure degli accomodamenti differenti. L'assistente non sa se quella usata dal geometra sia l'unica maniera di comportarsi con loro, o magari se invece è possibile essere più morbidi ed anche comprensivi. A lui non riesce fare quello che se ne frega degli altri, che non è mai interessato ai problemi che possono avere tutti, ed all'altrui sensibilità: per il geometra ciò che ha avuto valore è stato sempre soltanto il risultato, e che fosse un operaio dell'impresa, oppure anche un subappaltatore a dover svolgere un certo compito, per lui è sempre stato fondamentale ciò che doveva essere fatto, e nient'altro.
Certo che ci possono essere altri modi di comportarsi, l'assistente di cantiere lo ha sempre pensato, specialmente nei momenti in cui è stato costretto ad essere presente durante qualche pesante lavata di testa. Ma adesso che probabilmente toccherà a lui assumere la responsabilità dei lavori, non sa più se sia quella la maniera migliore di comportarsi, o se invece sia possibile un modo almeno genericamente più comprensivo. Probabilmente a lui non riuscirebbe affatto tenere un contegno paragonabile a quello del geometra, ci sono dietro delle motivazioni di personalità, e forse è proprio questo l'elemento più rilevante di tutta la faccenda. Non si può balbettare davanti agli operai per poi dirgli che sono degli inetti o peggio dei fannulloni. Si può soltanto schierarsi con loro, in quel caso, se si sa che non sarà mai possibile tenere loro testa. Si può adottare un metodo più ruffiano, se si vuole, e mostrare il proprio potere evitando di sbatterlo sul muso a qualcuno, anche se resta l'incognita dei risultati.
A questo punto forse hanno saputo anche loro che il vecchio geometra lascerà presto l'impresa, e molti tra questi operai tireranno sicuramente un sospiro di sollievo. Però qualcuno tra loro si sarà già chiesto chi sarà nominato al suo posto come responsabile tecnico: forse l'attuale assistente di cantiere, avrà suggerito qualcuno, oppure verrà assunta una nuova figura professionale, avranno detto altri. Alcuni poi avranno sorriso pensando alla prima soluzione, altri si saranno sfregati le mani immaginando un futuro tranquillo e privo di quegli ammonimenti severi a cui erano stati abituati. Tutti hanno iniziato a guardare l'assistente con nuovi occhi, ma il solito caposquadra avrà pensato anche per gli altri: “siamo noi che portiamo avanti le cose, avrà detto, e in un modo o nell'altro saremo noi a dover portare avanti l'azienda”. L'assistente non conterà nulla se decideranno in questa maniera; oppure sarà il loro alleato se proprio questa appare la soluzione migliore.

Bruno Magnolfi

venerdì 12 luglio 2019

Dati segreti.


        

            Esistono molti pensieri che riescono a girare nella mente di un lavoratore nell’attimo in cui percepisce che qualcosa potrebbe cambiare nella sua attività. E magari far migliorare tutte le sue giornate, facendogli assumere un ruolo più determinante, magari salire di grado nella gerarchia dei dipendenti, ritrovandosi quindi a fine mese con uno stipendio migliore, più potere, e forse ad avere anche più libertà nei suoi compiti, e addirittura persino negli orari di lavoro da rispettare. Lui perciò si limita ad attendere, e sorride a tutti, fa del proprio meglio riguardo qualsiasi cosa si debba occupare, e poi cerca di stare molto ben attento a tutto quello che avviene intorno a lui, come se dipendesse proprio da quello il suo futuro. All’assistente di cantiere gli è giunta la voce che il geometra è prossimo a dare le dimissioni ed andarsene in un’altra impresa edile, ed anche se ha finto di non credere alle chiacchiere di corridoio, ha subito iniziato a pensare alle possibilità che gli si possono offrire per la sua carriera. Per certi versi gli pare tutto anche troppo affrettato, ma quello che soprattutto non comprende è il motivo per cui il titolare della ditta dove lavora non lo abbia ancora interpellato, almeno per fargli sapere che cosa stia succedendo, visto che lui svolge in quell’impresa il ruolo più vicino al presunto congedante.
            Non ci vorrebbe poi neppure molto, almeno per lui, per assumere il ruolo di quel suo capo diretto, il responsabile tecnico della ditta; si tratta quasi esclusivamente di comprendere bene che cosa gli venga offerto nel cambio. A lui non interesserebbe neppure guadagnare molto di più, oppure avere l’auto aziendale a disposizione al posto della vecchia utilitaria che è costretto ad adoperare in questo momento per recarsi sui cantieri. Però in quell’ambiente sembra proprio che tutto abbia un prezzo, e colui che non riesce ad ottenere il corrispettivo maggiore anche per una qualsiasi sciocchezza, viene subito svalutato, tenuto poco di conto, come uno che non riesce a farsi valere. Non ha le idee troppo chiare l’assistente di cantiere, questo è evidente, e comunque tutta la mole di pensieri che sembrano così riottosi ad abbandonarlo, gli pongono continuamente il quesito fondamentale, e cioè se davvero tra poco sarà tutto proprio come immagina, o se per un qualche motivo che adesso lui non ha considerato, le cose al contrario si metteranno in tutta un’altra maniera. Per questo cerca di decodificare qualsiasi segnale possibile, specialmente in relazione ai comportamenti del signor Chelli, anche se niente fino adesso pare dargli una qualsiasi spiegazione.  
            Poi, in un momento in cui lui resta in ufficio per sistemare la programmazione dei lavori, lo avvicina la segretaria con una scusa riguardo un conteggio, e gli chiede poi sottovoce ma in modo diretto se sa qualcosa del loro geometra. L’assistente scuote la testa, gli pare quasi assurdo che sia proprio lei a venirgli a chiedere qualcosa di quella faccenda, ma gli sembra subito che le cose stiano girando anche troppo velocemente per permettergli una comprensione più chiara. “Si dice che vada via”, fa lei ad occhi bassi; “però non si sa come potremo fare noi nel futuro”. “Il titolare assumerà qualcuno per sostituirlo”, gli viene da dire all’assistente come per togliersi un peso da dosso, però immagina subito di aver compiuto in questa maniera un passo falso, come a mostrare che lui non se la sentirebbe neppure di prendere il suo posto. La donna adesso lo guarda, si allontana di un passo, poi si volta con rapidità tenendo ancora davanti a sé i fogli che aveva fin dall’inizio nelle sue mani, e mostra così di aver stillato perfettamente ciò che intendeva sapere.

            Bruno Magnolfi  


lunedì 8 luglio 2019

Timidezze perse.


          

In fondo non me ne importa proprio niente, dice tra sé il geometra mentre guida con leggerezza l’auto aziendale che a breve peraltro dovrà restituire. L’impresa se la caverà benissimo anche senza di me, ne sono certo, ed il signor Chelli molto presto saprà ben scegliere a chi dover destinare dopo di me la propria fiducia. Se soltanto la segretaria fosse stata meno sciocca in questa fase, per noi adesso potrebbe essere l’occasione per vedersi ancora almeno qualche volta fuori da là dentro, ma purtroppo lei non ha forse tutto il cervello adatto per comprendere che le mie scelte di lavoro non possono dipendere da una qualsiasi storiella tra gli uffici, anche se forse non immagina quanto a me in fondo dispiaccia che in questo momento lei cerchi di evitarmi quasi del tutto. Magari basterà far trascorrere qualche tempo, lasciar depositare un po' di polvere, ed anche lei forse riuscirà a cambiare idea, a sentirsi meglio, perché alla fine anche se non le ho certo spiegato questo aspetto, a me indubbiamente non fa certo piacere perderla del tutto. Probabilmente tra due o tre mesi inizierò a telefonarle qualche volta, mettendo avanti una scusa oppure un’altra, e magari lei a quel punto si sarà già completamente tranquillizzata nei miei confronti.
Adesso mi dispiace fare il duro, pensa ancora il geometra, e la mia indifferenza nei suoi confronti evidentemente è soltanto una reazione, però in questo momento sono anche uno sciocco nel credere che avrei potuto spiegarmi con la segretaria, almeno prima che lei venisse a sapere che me ne andavo da questa ditta dalla bocca di chissà chi, magari direttamente da quella del signor Chelli, il quale certamente non avrà mancato di guardarla bene in fondo agli occhi per comprendere quale effetto facessero su di lei le sue parole. Sicuramente lui ha intuito tutto quanto già da un certo tempo, ma come è suo costume ha senz'altro sospeso ogni giudizio. Comunque non vedo l'ora di andarmene da questa azienda, riflette ancora il geometra; troppa monotonia si respira là dentro, troppe giornate, gesti, discorsi, discussioni tutte identiche, come fosse del tutto impossibile aprirsi un po' a qualcosa di diverso. E poi anche questa segretaria, che d'improvviso tira fuori tutta una maschera di sentimenti feriti quando era evidente da sempre che il senso delle cose tra noi due stava soltanto nel divertirsi un po', fare qualcosa di proibito alle spalle del nostro capo e un po’ anche di tutti gli altri, giusto per ritrovare in mezzo alla noia di ogni giorno una certa libertà, un pizzico di autonomia dai ruoli ingessati appena consentiti dall'impresa.
Non posso neppure considerare questa storia che si spezza con un vero e proprio rimpianto, pensa il geometra. Il mondo del lavoro è fatto in questo modo: ognuno approfitta quanto può di ogni occasione che si presenta, inutile fare tanto i sentimentali. Anzi, se ti mostri agli altri come un debole, è proprio il momento in cui tutti, in un modo o nell’altro, approfittano di te, fino a ridurti ad un poveraccio che si trascina nei corridoi cercando da qualcuno una parola di conforto. No, è escluso, non fa per me. Bisogna sempre anticipare i tempi, approfittare di tutto ciò che si presenta fin quando il momento è quello giusto, e poi mollare subito ogni cosa, senza neppure guardarsi indietro. Sono stato anche troppo buono nel costruire poco per volta il tecnico, pur ancora un po’ giovane, che in questo momento può iniziare già a sostituirmi, e prendere in mano il difficile ruolo di quello che sta in mezzo tra il titolare e gli operai. Ce la può fare, se segue a puntino tutto quello che gli ho spiegato, e se la può cavare bene se tira fuori la grinta che ci vuole. E forse può anche sostituirmi persino con la segretaria, magari per cercare di consolarla un po’ di certe sue amarezze. Si, è vero, forse è un po’ giovane, ma in fondo l’elemento più importante in queste cose è non andare mai troppo nel sottile, e buttarsi sempre in avanti, senza alcuna timidezza.

Bruno Magnolfi

lunedì 1 luglio 2019

Residuo attaccamento.


Mentre resta seduto alla scrivania del suo ufficio per riflettere sui problemi della propria ditta, il titolare dell'azienda spesso è anche consapevole di tutti i limiti suoi e della sua impresa, ed è per questo che quando si sente proprio arreso di fronte a qualcosa di particolarmente complicato che riguarda con evidenza la sua attività, ricorda subito ai suoi dipendenti, in modo bonario e un po’ paternalistico, che fanno tutti quanti parte di una stessa famiglia; salvo tornare rapidamente ad essere colui che decide le cose essenziali senza neppure farsi consigliare, appena si sente leggermente più sicuro di se stesso. Sono oramai svariati anni che questa segretaria lavora nella sua azienda, e se anche certe sue impennate di carattere lui non le ha mai del tutto digerite, in ogni caso sa perfettamente che l'esperienza che ha maturato là dentro, e la conoscenza approfondita dei vari dettagli del proprio lavoro, rimangono sempre un importante valore aggiunto per lei come per qualsiasi altro lavoratore. Per questo anche se adesso storce la bocca immaginando qualcosa che non gli piace affatto, ugualmente non se la sente di affrontare o prendere delle decisioni al riguardo. Preferisce fingere di non sapere niente, di non essersi mai accorto di niente, in modo da non dover assumere una posizione particolarmente precisa.
Anche dal suo geometra non si sarebbe mai aspettato esattamente una cosa di quel genere, nonostante negli ultimi giorni si sia sentito gradualmente sempre più distaccato da lui; forse perché, nella considerazione di quella abilità che ha sempre registrato e cercato di mettere in evidenza da quando lui lavora per la sua ditta, probabilmente data anche dalla pregressa esperienza maturata da questo dipendente in una grossa impresa molto in vista in quella zona, cosa della quale come titolare si è sempre mostrato particolarmente orgoglioso, adesso, specialmente ripensando a certi casi dubbi verificatisi nel tempo, probabilmente non appare più ai suoi occhi il responsabile tecnico che aveva sempre desiderato e accettato con gioia all’interno del proprio organico. E peraltro, proprio questo geometra, anche negli ultimi giorni, in pratica non ha fatto proprio niente per cercare di smontare quel disegno antipatico e da menefreghista che si è venuto via via a modellare attorno alla sua figura. Lui se ne va, pensa adesso il suo capo, e forse non c’è addirittura alcun bisogno di augurargli qualcosa di brutto.
Per quanto riguarda la sua segretaria invece, le cose indubbiamente stanno in maniera diversa. Lei manipola soldi sotto forma di finanziamenti bancari, fatture da riscuotere, contabilità da portare all’incasso: per lei tutta l’impresa, a fronte di questi motivi, deve coltivare una indubbia fiducia, non è proprio possibile un comportamento diverso. Per questo motivo lui, il signor Chelli, intestatario e responsabile di quella barca della quale la navigazione certe volte appare un po’ oscura, non può fingere indifferenza rispetto a qualcosa che non gli pare assolutamente possibile tenere nascosto. Perciò il suo proponimento, fin da quando si potrà presentare l’occasione maggiormente propizia, è esattamente quello di affrontare con lei precisamente quel tema, senza alcuna finzione o parola di riguardo, andando subito al sodo, cercando di comprendere le motivazioni sotterranee del suo comportamento, e soprattutto valutando l’attaccamento residuo all’azienda di cui almeno per il momento lei ancora fa parte.


Bruno Magnolfi    

mercoledì 26 giugno 2019

Vicende discutibili.



Quando viene via dal suo posto di lavoro lei si sente subito un'altra persona. È come se già avviando il motore della sua utilitaria, ed uscendo con attenzione dal parcheggio sterrato davanti alla sede dell'impresa edile, lei perdesse quasi tutte le sue caratteristiche di segretaria, per riprendere appieno i propri compiti di moglie e di madre di famiglia. Non perché in quella ditta non stia bene, oppure si trovi ad assumere dei compiti che non le sono congeniali: tutt’altro. Il suo è un atteggiamento puramente caratteriale, quello di chi veste semplicemente una maschera per affrontare certe cose, per poi cambiarla quando non le serve più. La sua vicina di casa da quando si è sposata si occupa soltanto della propria casa e del marito, e quando la segretaria rientra si fa quasi sempre trovare con la scopa in mano davanti al pianerottolo esterno al condominio, in modo da poterla salutare, per poi scambiare con lei qualche confidenza.
“Tutto a posto oggi”, le dice sorridendo, lasciando che l’altra magari le riferisca qualcosa del suo lavoro, degli incontri fatti durante il giorno, delle discussioni eventuali avute con i suoi colleghi. Lei le ha sempre spiegato almeno qualcosa del suo mondo lavorativo, quasi tutto si può dire, anche se qualche dettaglio ha lasciato semplicemente che se lo immaginasse. Anche la storia col geometra le è stata passata sottovoce, con parole misurate e guardando attentamente attorno, e la vicina adesso sa perfettamente che per lei non è un momento facile. Per questo cerca subito lo sguardo della segretaria quando questa scende dalla sua vettura di ritorno dal lavoro. E’ quasi una specie di solidarietà quella che si è stabilita tra loro due, e forse la loro amicizia non avrebbe quasi senso in mancanza di tutto ciò. "Oggi non c'era", ha risposto lei negli ultimi giorni con un tono basso, quasi distrattamente. L'altra annuisce, per il momento non ha bisogno d'altro.
La sua vicina è premurosa, essendo molto spesso a casa le fa molti favori, e poi sta dalla sua parte, fa il tifo per la segretaria sempre e comunque, ed in cambio le chiede soltanto le poche confidenze che lei spesso le regala. Ma stasera a lei non le va proprio di parlare, perciò mentre sistema l’auto al fianco del marciapiede e la intravede con la coda degli occhi sul portone, avrebbe già voglia di sbuffare, di evitarla in qualche modo, e soprattutto di sviare quelle sue domande dirette ed ammiccanti. Ma poi scende come sempre, maneggia le chiavi di casa con l’espressione seria, e quindi si sofferma un attimo: “Ciao”, dice prima che l’altra le chieda già qualcosa; “oggi è successo di tutto. Ho affrontato il geometra, e lui mi ha detto che non era il caso di prendersela tanto. Ed io ho gli detto solo che è una persona squallida, uno che sa solo giocare coi sentimenti delle persone. Poi sono venuta via dall’ufficio”.
L’altra non sa che cosa dire, la guarda, si accorge che probabilmente ha pianto, e comprende subito che quella storia nata quasi per la noia sul lavoro, forse ha assorbito la sua vicina più di quanto le fosse consentito, e che adesso questo crollo potrebbe addirittura portare delle conseguenze. Perciò si limita a metterle una mano sulla sua, guardarla in fondo agli occhi senza dire niente, e poi lasciarla entrare nel portone. Inutile per lei qualsiasi commento: anche se, vista così dall’esterno, tutta quella storia potrebbe sembrare soltanto una vicenda squallida.


Bruno Magnolfi    



venerdì 21 giugno 2019

Scherzi augurali.



Lei è così, anche quando corre a perdifiato soltanto perché sicuramente è già in ritardo, e fa quell'espressione buffa da animale preso in gabbia, come se non fosse stata la solita montagna di sciocchezze a farle mancare anche quell'orario. C'è sempre qualcos'altro da fare, da inventare, di cui preoccuparsi, quasi che il presente, proprio davanti ai suoi occhi, fosse l'elemento minore nella sua personale scala dei valori. Da sola risulta difficile immaginarla, se non persa dietro alle istruzioni della macchina per il caffè, alla perenne ricerca del sistema più facile e veloce per ottenere almeno una tazzina di bevanda proprio come da sempre lei ha desiderato. Generalmente però si ritrova in compagnia di qualcuno, e molte volte con coloro che la circondano è capace di lamentarsi soltanto delle piccole cose, di risvolti tollerabili, di incresciosi contrattempi, che però tutti insieme assomigliano quasi al brulicare incessante e pericoloso di un alveare.
Poi si siede, dice che adesso si sente stanca, che non ha più voglia di parlare di sé e delle sue disgrazie, ammesso che ne abbia. Un anziano signore, accanto a lei dentro la sala di attesa, subito le sorride, poi le dice filosoficamente che tutto sta nel prendere le cose nella maniera giusta. “Arianna”, la chiama sua sorella dal corridoio, mentre arriva trafelata. Naturalmente si assomigliano, perciò bisticciano subito, è sufficiente per loro trovare l’argomento adatto. Ma dopo un attimo abbassano la voce, dicono insieme che in capo a poco tutto dovrà prendere una piega differente, e che per migliorare tutte le condizioni in cui lei si sta trovando sarà sufficiente non dare troppa importanza a quanto è già venuto fuori. “Non voglio sentirmi preoccupata”, dice Arianna con un’espressione estremamente seria sopra il viso. E la sorella annuisce, e poi con alcuni gesti conferma le parole, spalanca gli occhi per dare maggiore risalto ad ogni sua opinione, quindi elabora in un momento di silenzio quanto sta pensando. 
“Non è poi niente di grave”, spiega Arianna; “si tratta soltanto di qualche valore sballato, alcune piccole variazioni sul tema, ecco, nulla di più”. La sorella è talmente in disaccordo che evita persino di guardarla. Ambedue si prendono ancora una pausa di silenzio per evitare di tornare a bisticciarsi, ed in questo lasso di tempo l’uomo anziano dice con calma che si devono ponderare le cose attentamente prima di prendere delle decisioni. Le due sorelle vorrebbero immediatamente scagliarsi contro di lui, ma si trattengono, e con ironia annuiscono. Esce il medico dallo studio, si avvicina ad Arianna e le dice che ci sarà bisogno rapidamente di fare diversi accertamenti, che ha già pronta per lei una lista di analisi e di alcuni esami più specifici, prima di fare una diagnosi precisa. Lei si alza e lo segue nello studio, la sorella sembra sul punto di piangere, ma le va subito dietro e chiude la porta alle sue spalle.    
“E’ soltanto un sospetto”, spiega il medico; “ma al giorno d’oggi è bene chiarire ogni dettaglio, anche in considerazione della sensibilità nervosa che lei ha manifestato”. “Come sarebbe”, interviene la sorella; “mi torna nuova che le diagnosi mediche adesso vengono portate avanti in funzione delle preoccupazioni che i pazienti manifestano”. "Non è questo", dice il medico riferito alla sorella. "Però dovrà pur darmi atto che con un soggetto come Arianna possa persino capitare che tutto alla fine si riveli un'enorme bolla di sapone: come se avessimo scherzato, anche se magari è proprio questo che adesso forse ci auguriamo tutti".


Bruno Magnolfi



mercoledì 19 giugno 2019

Appalti al massimo ribasso.




            L’orario è quello di ogni giorno, il magazziniere spegne il suo elaboratore ed anche la lampada sopra il piccolo tavolo dentro al box, poi prende tutti gli incartamenti che si sono accumulati là sopra durante la giornata, e dopo averli messi bene in ordine li porta nell’ufficio della segretaria, all’interno della sede. A quell’ora in genere lei è già andata via, e rimangono in giro soltanto il titolare ed i tecnici dell’impresa, normalmente intenti a preparare il lavoro per il giorno seguente, così lui appoggia i documenti sopra al piano della scrivania, dove in seguito verranno registrati, e poi con tutta calma se ne va. Mentre sta per uscire, naturalmente dopo aver salutato il signor Chelli seduto dentro la sua stanza con la porta aperta, il geometra però lo affianca in silenzio, quasi lo attendesse, come se avesse qualcosa da comunicargli, però da solo.
Lo accompagna senza dire niente fino alla sua utilitaria, lungo il parcheggio sterrato di fronte all’edificio, e dopo essersi acceso con calma una sigaretta, gli chiede in modo diretto se sia stato lui a spifferare a tutti le faccende che in questa fase lo riguardano. L’altro nega naturalmente, alza anche le spalle, spiega che lui è uno che si fa sempre i fatti propri, e non è usuale tra i suoi modi preoccuparsi d’altro, ma il geometra lo incalza, gli dice guardandolo deciso che sembra strano che oramai tra quegli uffici tutti lo sappiano che tra poco se ne andrà da quell’impresa, mentre era soltanto lui ad aver avuto questa confidenza. Il magazziniere lo guarda diritto a sua volta, ma non replica niente, come si fosse già spiegato, e non ci fosse altro da aggiungere; ma l’altro gli dice subito che in fondo non gliene importa neanche molto, visto che prima o dopo tutti quanti lo dovranno pur sapere. Il magazziniere sembra tirare un sospiro di sollievo, ed a quel punto gli fa: “comunque a me dispiace”, come se questo giustificasse altri comportamenti. Poi i due si separano, ed il geometra rientra dentro la sede dell’impresa.
Lui ha pensato di scrivere una lettera alla segretaria, o meglio lasciarle un messaggio da qualche parte, poche parole sintetiche che possano illustrare il proprio stato d'animo, ma così forse sarebbe come dare troppa importanza alla loro piccola storia, quell'importanza che fino adesso secondo lui non c’è mai stata. Ma anche incontrarla fuori da lì, dandole un appuntamento, a suo parere non andrebbe bene: magari si ritroverebbe ad affrontare una scenata, forse dovrebbe promettere qualcosa, e poi scusarsi e anche giustificarsi dei suoi comportamenti. Lui si sente profondamente una persona libera, e come tale giudica liberi anche coloro che gli stanno intorno. Perciò non farà niente, oramai ha deciso: prenderà tutte le sue cose uno di questi giorni, e chiuderà quella porta dietro le sue spalle, per andare ad intraprendere la nuova strada lavorativa che gli si sta delineando, con nuovi compiti, altre persone attorno, ed un’occupazione maggiormente interessante.
Il signor Chelli lo osserva dalla finestra mentre sta rientrando dal parcheggio, e forse in quello stesso momento comprende tutto quanto già con quella sua semplice occhiata: a lui non piacciono i segreti, le trame, i complotti sciocchi, e forse da quando il geometra gli ha manifestato la volontà di andarsene, ha iniziato lentamente a considerarlo un po’ di meno, come fosse già un esterno alla sua ditta. Però ancora di più non vorrebbe che le sue dimissioni portassero qualche altro scompenso nel resto del personale, perciò si affaccia lungo il corridoio, e mentre passa il tecnico gli chiede se per caso ci fosse qualcosa di cui sarebbe meglio fosse a conoscenza. “Niente”, dice il geometra già sulla difesa, “se non le solite piccole accortezze di lavoro che certe volte vengono dimenticate”. Il titolare annuisce, rientra lentamente dentro la sua stanza, torna ad interessarsi come prima della gazzetta, degli annunci di gare, degli appalti vinti al massimo ribasso da un’impresa o da quell’altra, ma non rimane affatto persuaso dalle parole che ha ascoltato.

Bruno Magnolfi

venerdì 14 giugno 2019

Parole giuste.



Il lavoro procede, anche se le giornate spesso riescono a dimostrarsi infinite. Ogni impresa edile ha senza dubbio una storia propria, un percorso preciso, un indirizzo tramite il quale le cose al suo interno prima o dopo sono andate manifestandosi nell’arco del tempo, generalmente tutte quante di derivazione diretta delle persone che hanno partecipato sia alla sua fondazione, antica o recente che sia, che alla sua esistenza, più o meno tormentata, rendendo piccolo, grande, o certe volte anche inutile, l'intero sforzo di tutti.
L’assistente di cantiere sembra contento della nuova situazione: seguire gli operai per lui adesso è diventato molto più leggero, da quando è arrivato l’apprendista a dargli una mano, nonostante sia soltanto un ragazzo. Anche il geometra, pur non concedendo mai alcuna soddisfazione a nessun altro dipendente dell'impresa, in questo periodo sembra piuttosto tranquillo, e forse anche maggiormente comprensivo persino nei confronti degli operai.
In fondo l’organismo complessivo della ditta è come una specie di macchina nella quale ogni ingranaggio svolge il suo ruolo, importante o meno che sia. Il signor Chelli conosce perfettamente questa struttura, ed è per ciò che prima di cambiare qualcosa riflette a lungo sull’opportunità di qualsiasi variazione. Che il geometra se ne vada, ormai è una notizia quasi di dominio pubblico, anche se ufficialmente nessuno ne sa niente, e soprattutto è poco chiaro a tutti il momento quando questo realmente accadrà, ed in quale maniera.
La segretaria più di tutti finge completa indifferenza, ed anche se dentro di sé vorrebbe affrontare a muso duro direttamente il geometra, invece riesce, nei limiti del possibile, a manifestare in ufficio un comportamento, anche nei suoi confronti, distaccato e professionale. Perfino lui, con una certa malcelata vigliaccheria, non ha neppure cercato di spiegare la sua nuova posizione, fingendo una normalità che probabilmente si tirerà dietro fino all’ultimo giorno di lavoro là dentro, limitandosi a salutarla dal corridoio, nelle ultime settimane, senza alcuna enfasi, ed evitando con cura di entrare nella sua stanza. La segretaria attende il momento opportuno, questo è chiaro, mentre lui cerca di spostare quell’incontro in avanti nel tempo.
Forse è proprio così che ci si comporta in certi ambienti, riflette la segretaria adesso, in qualche occasione: si usano le persone per renderci più piacevoli certe giornate pesanti, più interessanti le lunghe ore di lavoro monotono, più intriganti certi momenti, e poi alla fine si lascia tutto cadere da qualche parte, come un abito smesso, o la giacca di cantiere ad alta visibilità, gettata momentaneamente su una sedia dietro la porta, per essere ripresa magari solo nel momento in cui possa ancora servire. Probabilmente il geometra pensa questo adesso di lei: che si è divertita con lui qualche volta, naturalmente dietro le spalle del signor Chelli, e che è stato divertente, almeno fino a quando è potuto durare.
Ma la segretaria non si sente in questo modo, ed anche se capisce benissimo che non ha niente da chiedere in questo momento, e che se anche volesse sollevare la questione sarebbe soltanto lei a rimetterci qualcosa, ugualmente desidera puntualizzare la faccenda, ed anche se questa storia segreta tra loro due si può considerare già tramontata definitivamente, per lei adesso è importante almeno chiuderla bene, con le giuste parole.

Bruno Magnolfi





martedì 11 giugno 2019

Giri di parole.



Della vendita al dettaglio di sabbia, ghiaia, cemento, leganti vari per edilizia ed affini, si occupa quasi in autonomia il magazziniere dell'impresa, che rilascia fatture, scontrini e documenti di trasporto, ai clienti che giungono fin lì, manovrando i dati e le carte che servono, all’interno del piccolo ufficio ricavato in un box posto in mezzo al piazzale, dove sotto le imponenti tettoie costruite intorno, stazionano quasi tutti i materiali. Raramente qualcuno dell'ufficio va da lui, più facile il contrario, almeno quando non ci sono clienti. Perciò la segretaria sa benissimo di fare qualcosa di strano approfittando di quel momento in cui in azienda non è presente nessun altro, e quando arriva presso la sua postazione e gli chiede con fare amichevole come gli vadano le cose, le è chiaro perfettamente che l'altro soltanto nel caso ne abbia davvero voglia forse potrà dirgli, ammesso lo sappia, qualcosa di cui è a conoscenza, e che lei evidentemente vorrebbe sapere.
"Tutto a posto", risponde; "le cose vanno più o meno come sempre". Lui non sa se dietro a questa uscita insolita della segretaria ci sia o meno lo zampino del signor Chelli, e in ogni caso sa che è bene restare sulle sue per evitare dei problemi. “Mi chiedevo se tu fossi a conoscenza di qualcosa di nuovo”, dice lei senza dare troppa importanza alle sue parole, e l’altro, che invece comprende perfettamente che c’è qualcosa in ebollizione, cerca di riflettere velocemente per riuscire ad arrivare alla sostanza del problema. “Mi pare che il nuovo arrivato, questo ragazzo fresco di studi, si stia rapidamente adattando alla situazione; però non vorrei che ciò significasse altri spostamenti”. Lei si sente subito punta sul vivo, lui lo sa benissimo, ed anche se il magazziniere non la sta guardando direttamente, avverte l’improvvisa concentrazione di ogni attenzione della segretaria su di sé, come per percepire dalle sue espressioni qualsiasi possibile sottinteso. Poi sorride, e guarda qualcosa oltre il vetro, sopra al piazzale polveroso.
“Che cosa vuoi dire”, chiede sottovoce lei ma con modi diretti; “forse che ci saranno a breve delle variazioni d’organico, o che qualcuno magari andrà ad occuparsi di altri settori dell’impresa?”. Anche il magazziniere adesso sorride, proseguendo a mettere a posto qualcosa tra tutte le sue carte, ma alla fine si alza dalla scrivania dove sta il registratore di cassa ed il suo elaboratore, e guardando fissa l’impiegata le dice: “magari qualcuno potrebbe aver sistemato la strada per andarsene rapidamente da qualche altra parte”. Lei subisce il colpo, il magazziniere si accorge della situazione e così si volta per non imbarazzarla ulteriormente, ma la segretaria stringe i pugni come per allontanare da sé la cascata di pensieri che le stanno turbinando nella testa. "E perché mai dovrebbe essere così", dice quasi per allontanare il concetto, evitando di porre la domanda, ma quasi dando alle proprie parole il senso di una chiusura netta. Ma lui riprende subito il filo, e con voce apparentemente più debole, ma anche più insinuante, spiega: "perché qualcuno forse è venuto semplicemente a riferirmelo".
Basta, per la segretaria tutto questo è già più che sufficiente, così chiede distrattamente qualcosa su alcuni materiali presenti in magazzino, e poi rientra velocemente nell’edificio degli uffici, nello stesso momento in cui arrivano in ditta anche i tecnici dell’impresa. “Serve un poco di elaborazione”, pensa lei mentre torna sedersi alla sua scrivania. “E forse anche qualche domanda secca, che non presupponga proprio alcun giro di parole”.


Bruno Magnolfi



domenica 9 giugno 2019

Dimenticanze correnti.




Fuori dai vetri il pomeriggio mostra adesso la sua luce più densa, e le cime degli alberi in fila disegnano come delle ombre allungate di identiche meridiane lungo la strada asfaltata di fronte. Lei, dentro al salotto dell’appartamento, si muove nervosa con il suo sguardo pungente, quasi alla ricerca di qualcosa di cui preoccuparsi; lui, assunta la posa consueta dell'indifferenza, prosegue a consultare svogliatamente degli appunti e delle carte afferenti al proprio lavoro. "Sarà l'età", fa lei, "ma quest'anno sono veramente sfinita. E poi non riesco più a dormire bene, mi sveglio, visiono brandelli di sogni realistici di cui non ricordo mai niente, e proseguo per tutta la notte a girarmi nel letto alla ricerca di posizioni più comode che però non trovo mai. Prendere qualche giorno di vacanza comunque, sarebbe soltanto un palliativo che accantona momentaneamente le cose, lasciando ogni problema esattamente al suo posto".
Lui annuisce senza dire niente, quindi si alza dalla poltrona, muove due passi, ed appoggia i suoi fogli sul tavolo. "Potresti andare da tua sorella per il fine settimana", le suggerisce alla fine con voce monocorde. "Non è una vacanza, è soltanto una visita di cortesia. Tanto io mi arrangio benissimo anche da solo, e poi ho parecchio da lavorare, per cui in sostanza potrebbe essere per la tua stanchezza la soluzione migliore". Lei l'osserva per un attimo, non dice niente, lascia che quanto ha appena ascoltato si depositi come polvere densa sugli oggetti e sui mobili di tutta la stanza, infine torna a guardare qualcosa che forse vede soltanto lei fuori dalle vetrate. Lungo la strada le macchine e le persone scorrono con finta indifferenza alla ricerca di qualcosa da cui essere attratti; dall'appartamento silenzioso, osservando il loro passaggio, sembrano tutti come la costituzione continua di un gioco estenuante che si protrae all'infinito, senza la necessità di alcun intervento superiore.
“Forse sono annoiata”, fa lei. “Mi sembra certe volte come se tutte le cose fossero sempre le medesime, senza possibilità di alcuna variazione”. “E tu cosa vorresti cambiare”, fa lui; “magari le tue abitudini, oppure qualcosa che hai attorno, la casa, la città, forse il clima di questa stagione, prima freddo, poi caldo, senza che si possa mai neppure indicare una vera preferenza”. “Non fare facili ironie”, dice lei; “non sto chiedendo chissà cosa, soltanto togliermi di dosso questa cappa antipatica di debole sofferenza, come se non fossi più in grado di pensare al domani in termini un po’ più positivi. Mi guardo allo specchio e mi vedo ogni giorno soltanto peggiorata, e qualsiasi cosa riesca a fare mi sembra semplicemente un atto dovuto da parte della realtà, e non un punto d’arrivo o un traguardo”.
Lui allora lentamente le va più vicino, come per abbracciarla, forse per farle sentire che le concede il suo appoggio, la sua comprensione, il proprio sostegno, ma lei si volta, come per scansare qualcosa che probabilmente fa parte del repertorio usuale di uno spettacolo già risaputo. “Va bene”, dice poi quasi con uno scatto nervoso; “più tardi chiamerò mia sorella. In fondo mi può soltanto far bene stare con lei, parlare un po’ della famiglia, dei vecchi ricordi, delle risate di un tempo. Andare a casa sua sarà una volta di più quasi come tornare indietro nel tempo; e magari dimenticarmi per un giorno o anche due di tutto il resto”.  

Bruno Magnolfi

giovedì 6 giugno 2019

Spinta in avanti.


           

            Dentro all’ufficio del signor Chelli, nel corso degli anni, sono state anche prese delle decisioni importanti, in considerazione di una piccola impresa come la sua. Ma a lui generalmente non piace cambiare le cose da cui è circondato, preferisce sia la cruda realtà, in qualche maniera, a suggerire quali siano le piccole variazioni da apportare in azienda volta per volta, e in ogni caso nulla, per chi lo conosce, pare creargli una sofferenza maggiore che dover forzatamente modificare le piccole abitudini che nel momento attuale caratterizzano quasi tutto il suo mondo. Perciò le poche parole del suo geometra, in piena onestà bisogna concedere, con cui improvvisamente e senza preavvisi gli ha riferito che probabilmente tra qualche tempo potrebbe avere un’offerta per un posto di lavoro di maggiore spessore per la propria carriera, lo hanno gettato di colpo in una condizione quasi di prostrazione, nonostante abbia subito deciso di non parlarne assolutamente con nessuno, almeno fino al momento in cui riesca a restare segreta in azienda una notizia del genere.
            Va da sé che le attività sul cantiere, nel periodo seguente, sono rimaste esattamente le medesime quasi in qualunque dettaglio, ed anche il geometra stesso, che forse si sarebbe potuto immaginare meno determinato da quel momento in avanti nello svolgere il proprio lavoro, in realtà si è dimostrato estremamente fedele come sempre alle proprie funzioni, tanto da far dimenticare allo stesso signor Chelli, nel giro di poco più che una manciata di giorni, quello che le stesse orecchie del titolare dell’impresa avevano ascoltato nel corso dell’alba rosata di quella mattina, quando dentro alla sede aziendale a quell’ora non c’era ancora nessuno, ad esclusione di loro due. Né lui, e neanche l’altro comunque, nel periodo immediatamente seguente, è più rientrato parlando neppure per sbaglio su quell’argomento, lasciando tutto quanto come in sospeso, e le cose poco per volta sono sembrate scorrere avanti senza né strappi né ulteriori sorprese.
L’apprendista invece, negli ultimi tempi, è riuscito comunque a dimostrarsi all’altezza di tutte le aspettative, e l’assistente di cantiere, ormai con il suo piccolo bagaglio di esperienza e di conoscenze, sempre disposto a portare in avanti il proprio lavoro, tanto da riuscire a fare quasi a meno degli altri, compreso il suo superiore diretto. La segretaria ha proseguito come sempre con i suoi atteggiamenti da lavoratrice impegnata, e niente quindi è sembrato mostrare apprezzanti variazioni. Forse il signor Chelli è parso invecchiato in qualche maniera, però ogni impressione che è sempre riuscito a dare di sé anche in tante altre occasioni, non ha mai fornito strumenti adeguati per far interpretare in qualche maniera le sue vere preoccupazioni.  
Il magazziniere poi se ne è uscito improvvisamente, mentre beveva dell’acqua lungo il corridoio della sede aziendale, con una strana battuta, quasi sapesse qualcosa di più rispetto a chiunque di loro: "prossimamente saremo più soli", ha detto senza specificare meglio qualcosa, e se nessuno gli ha chiesto spiegazioni, lasciando cadere la frase nel completo silenzio, tutti di certo hanno comunque fatto qualche considerazione personale sopra quelle parole, anche se nessuno si è spinto così tanto in avanti da comprendere bene cosa intendessero. L'aria che circola adesso in quella ditta non è certo la migliore possibile, ma in ogni caso niente pare del tutto compromesso o irreparabile: il lavoro comunque procede, i cantieri ogni giorno sono totalmente in attività, ed ogni lavoratore impegnato in azienda spinge in avanti come sempre il proprio mestiere.

Bruno Magnolfi



martedì 4 giugno 2019

Novità in vista.


       

            “Non è più aria per me”, dice lui sorridendo ad un amico che incontra certe sere mentre porta fuori il suo cucciolo canino. “Al capo della ditta ho fatto assumere un paio di ragazzi che al momento non sanno fare quasi niente, ma poco per volta impareranno senz'altro qualcosa, e tra non molto saranno più o meno pronti per portare avanti le cose anche da soli. L’impresa poi è piccola, non ci vuole molto per gestirla. Contemporaneamente io mi guardo in giro, faccio qualche telefonata, sondo il terreno, ed appena scappa fuori la proposta più allettante circa un posto di lavoro per capo geometra di cantiere, magari in qualche grosso appalto nel circondario di questa città, immediatamente me ne vado, senza mettere in mezzo troppi preamboli”.
La serata è bella, il cane continua a fiutare strane piste lungo file di angoli e di alberi intorno a tutto il vicinato. Lui è sereno, i suoi posti di lavoro li ha sempre visti come momenti di rapida preparazione a qualcos’altro, fin da quando ha iniziato da giovanotto col portare la borsa a quei palazzinari degli anni buoni, quando certi personaggi avevano un grande potere incontrastato, talmente potenti da farsi vedere solo raramente sui cantieri, dei veri miti, tanto supremi dirigenti del lavoro da riuscire a rendere la loro presenza tra gli operai praticamente inutile.  
“Non me ne è interessato quasi niente fin da subito delle sorti di questa azienda”, dice ancora. “Certo, ho cercato di far andar le cose per il verso giusto, ho avuto sempre un occhio di riguardo per gli utili di impresa nelle mie contabilità, per lasciare costantemente dei soldi in banca al nostro capo, e forse qualche volta ho strizzato un po’ la mano d’opera, tagliando via agli operai qualche straordinario dalla busta paga, dimenticando ed omettendo dei rimborsi, facendoli dormire in qualche ruvida baracca quando c’era da lavorare in luoghi di trasferta. E poi ho sempre lesinato su tutte le sicurezze di cantiere e sui vari corsi antincendio, tutta roba inutile, senza alcun seguito”.  
Intanto si accende una sigaretta, richiama il cane con un fischio, si volta e torna a sprofondare le mani nelle tasche. “Fanno tutti così”, dice in un soffio al suo amico. “Non c’è mai da meravigliarsi; tutto quello che è possibile fare per fregare qualche quattrino al prossimo, se conosci l’ambiente, è messo bene in evidenza soprattutto sui cantieri di edilizia. Piccole cose, se l’azienda è piccola. Enormi cifre se invece è grande”. L’altro sorride, immagina che il suo vicino di casa certe volte esageri, però gli piace sentirlo parlare delle sue esperienze di lavoro, perché si rende conto sempre più che c’è tutto un mondo ignorato completamente da chi non fa parte del settore.
“Primo o dopo comunque, dovrò iniziare a pensare al mio secondo futuro”, prosegue il geometra. “Non posso certo proseguire fino alla pensione a stare con i piedi dentro alle scarpe antinfortunistiche, e a trattare ogni giorno con operai che a volte non sanno neanche scrivere. Mi troverò un ufficio come tutti i miei predecessori, e mi ci infilerò dentro a passare il tempo al caldo durante tutto l’inverno, consultando progetti e sezioni di impalcati, senza dannarmi più l’anima per tenere testa a qualche piccolo imprenditore con idee talmente grandi da non riuscire a contenerle. Non c’è niente di male in tutto ciò, il mio è un mestiere da nomade: stare fermo in un posto solo fino a quando è necessario, e poi via, al più presto, verso altri luoghi il più possibile diversi”.
L’amico sorride in silenzio, in sostanza senza riuscire a comprendere fino in fondo quelle scelte così particolari; il cane in quel momento torna indietro e si accosta ai due nella luce dei lampioni, praticamente dopo aver annusato tutto il territorio circostante; poi si fa rimettere il guinzaglio come per una sorta di abitudine, con normalità, senza minimamente protestare, quindi si prepara esattamente come il suo padrone a rincasare: la serata ormai è finita, sembra riflettere; domani forse ci potranno essere persino delle fresche novità.

Bruno Magnolfi

giovedì 30 maggio 2019

Equazione della parabola.


            

            Certo, la segretaria non appare troppo contenta di avere attorno a sé, da ora in avanti, un nuovo tecnico, nonostante si tratti di un giovane apprendista; proprio perché lo immagina, magari con piena sicurezza di sé, già pronto a girare tra quegli uffici della loro azienda curiosando probabilmente tra elementi già assodati, e magari traendo più di altri delle facili conclusioni sulle persone che là dentro vi lavorano. Le parevano sufficienti quegli impiegati già presenti in quella sede, visto che alla fine il geometra, l’unico vero professionista riconosciuto di tutta l’impresa, le sembrava avesse soltanto bisogno di un piccolo aiuto, quasi di un braccio fattivo che concretizzasse in reali attività le trovate della sua mente, di fatto incarnatosi già un anno prima nell’assistente di cantiere che era stato assunto, e non addirittura in due come invece è avvenuto. Però la sua forse è soltanto una forma di puro egoismo, visto che a lei in fondo piacerebbe in assoluto ci fosse il minor numero di preoccupazioni tra quegli uffici, e soprattutto che là dentro regnasse, almeno per tutto il tempo che ci trascorre, un po’ più di calma e di tranquillità. Invece questa importanza concessa dal signor Chelli al suo responsabile tecnico, assumendo per lui un altro aiutante, bisogna dire che alla segretaria prima di tutto fa montare una certa rabbia, come una specie di gelosia, che certe volte non riesce neppure a contenere troppo.
            Il geometra peraltro non si è più soffermato a bisbigliarle qualcosa di carino negli ultimi tempi, e lei, con il suo modo di fare in apparenza superiore ed indifferente a tutto ciò che circonda la sua scrivania, ha invece registrato perfettamente queste sue piccole mancanze, quasi uno scivolare inevitabile verso un possibile futuro disinteresse. In fondo lei sa benissimo che se al signor Chelli va mostrato il miglior lato timido e sognante per averlo completamente dalla propria parte, al tecnico invece non si può certo far vedere qualcosa di così etereo. Non c’è stato molto tra loro, questo è vero, però il sottinteso che serpeggia tra quelle stanze nei momenti in cui è ancora possibile lanciare uno sguardo o una piccola parola appena sussurrata, diventano spesso per lei quasi il motivo essenziale per proseguire ancora a portare avanti il proprio lavoro. In certi giorni si strugge, deve confessarlo, ma lo fa in silenzio, senza mostrare assolutamente niente di sé.
            Sembra quasi una piccola forma teatrale, quel loro piccolo segreto, così tenuto ben stretto in ognuno, almeno nella maggior parte dei casi, salvo certe volte lasciar andare tra loro qualcosa di infinitesimale ed oscuro, ma soltanto in casi sporadici, in attimi del tutto inaspettati, forse addirittura motivati molto semplicemente dal bisogno di tenere in qualche modo ancora accesa la fiamma. A lei certe sere le è persino venuto in mente qualche tentativo per incuriosirlo, lanciargli dei piccoli segnali per vedere quale fosse la reazione dell’altro. Ma non è proprio il suo stile, e nei confronti del geometra deve dire che ha sempre avuto l’atteggiamento di colei che resiste il più possibile alle sue lusinghe, e non può certo cambiare posa improvvisamente.
            Così le giornate lavorative proseguono, e se qualcuno nutre la speranza che questo nuovo ragazzo si trattenga il meno possibile in ufficio, trascorrendo la maggior parte del suo tempo con gli operai sui cantieri di lavoro edile, di fatto anche quel poco che probabilmente trascorrerà alla scrivania potrà dimostrarsi un vero impiccio per chi non vorrebbe mai avere qualcuno intorno, a meno che tutto questo per ragioni al momento inaspettate, non si dimostri un aiuto, una spinta, una possibilità in più per rilanciare una relazione del tutto clandestina, che sembra forse stia percorrendo una fase da parabola discendente.

            Bruno Magnolfi

mercoledì 29 maggio 2019

Trasparenza.


           

            Qualcuno parla a voce alta in fondo alla strada. Sono soltanto tre o quattro persone che discutono di qualcosa, ma in un modo neppure troppo animato, soltanto spiegando con una certa intensità ognuno il proprio punto di vista. Lui va loro incontro camminando con calma, mentre si fuma una delle sue sigarette che ha appena arrotolato tra le dita in maniera sapiente. Poi si ferma, ad una distanza di pochi metri da loro. Quelli interrompono i loro discorsi e lo guardano, come aspettandosi forse una domanda, o un’affermazione, insomma qualcosa a cui sembra si stiano già preparando. Lui invece non dice niente, nemmeno li guarda, attende appena un altro attimo, e quindi riprende il passo di prima. Li supera senza espressioni, mentre loro lo fissano aspettando ancora, prima di poter ricominciare a discutere come prima.
            “Bisogno di qualcosa, forse”, chiede uno in maniera indiretta, proprio per non lasciare andar via questo estraneo senza aver fatto almeno un tentativo per scoprire chi è, cosa mai ci faccia da quelle parti. E lui torna a fermarsi, si volta, guarda attentamente il tizio che ha appena parlato, poi prende ancora una boccata di fumo, e quindi prosegue. Al gruppo non piace dover sopportare un atteggiamento persino troppo spavaldo, così un altro tra loro chiede con voce decisa se abbia per caso sbagliato strada passando da lì, ma lui ancora non dice niente, solo torna a fermarsi, si gira indietro verso di loro, ed infine fa qualche passo indolente avvicinandosi al gruppo, come per affrontarlo bonariamente, ma conservando un'espressione seriosa.
            Gli altri a questo punto fingono subito una certa indifferenza, forse per non avere dei guai, e si rimettono a parlottare tra loro, ignorandolo completamente, come fosse quest’uomo un semplice intruso che tra un attimo probabilmente se ne andrà e non darà più fastidi. “Dobbiamo essere trasparenti”, dice invece lui guardando con curiosità le dita della sua mano stesa per aria, quasi se d’improvviso scoprisse di avere quell’arto composto di puro vetro, capace di mostrare i nervi, le vene, i muscoli e tutti gli altri suoi componenti sotto alla pelle fattasi improvvisamente inconsistente. Quelli non ribattono niente: se avesse da porre una domanda, forse sarebbero pronti a rispondergli, ma dover confrontarsi con uno probabilmente mezzo matto, non è cosa per loro.
Lui spenge la sua sigaretta sotto la suola di una scarpa, poi bofonchia ancora qualcosa sorridendo tra sé con fare compiaciuto, infine se ne va, lasciando involontariamente cadere per terra, mentre sta infilandosi le mani dentro le tasche, una banconota di piccolo taglio. "Amico", dice subito uno del gruppo raccogliendo i soldi da terra; ma lui si disinteressa di tutto e riprende a camminare con la stessa cadenza iniziale. Allora il tizio, con la banconota ancora sulla punta delle sue dita, gli va dietro rapidamente, quasi lo affianca, gli fa presente quello che gli sta succedendo. "Grazie", fa lui con un certo distacco, anche se sfila lentamente i suoi soldi dalla mano dell'altro; "sono giusto i quattrini che mi servono per un buon caffè".
“Domani tornerò”, dice poi a voce alta, in pratica parlando con tutti i presenti. “Ho intenzione di trasferirmi da queste parti prossimamente, ed ho bisogno di avere informazioni sulle persone che risiedono in questo quartiere. Sono un tipo tranquillo, non cerco guai e non creo neppure problemi; però ho bisogno che chi mi abita vicino adotti il mio stesso buon senso, e soprattutto mi venga ad informare se per caso qualcosa non gira in maniera adeguata. Perché nonostante io sia uno straniero”, dice poi a voce più bassa; “questo non vuol dire che abbia intenzione di vivere male”.

Bruno Magnolfi

domenica 26 maggio 2019

Nervi scoperti.


        

            Appena l’ha intravisto, nel corridoio tra gli uffici, probabilmente gli è parso un tipo sveglio, ma contemporaneamente anche sfuggente, uno che non si sofferma per nessun motivo su qualche sciocca formalità, ma va direttamente al nocciolo delle cose. Proprio per questo ne è rimasto favorevolmente colpito, bisogna dire, anche se ha provato subito un forte senso di frustrazione, immaginando se stesso, in un confronto del tutto inevitabile con lui, incapace di stare alla sua stessa altezza, almeno per ciò che riguarda il proprio generale spessore di personalità, che ha considerato subito, almeno nei suoi confronti, piuttosto inadeguato. Gli ha stretto la mano sorridendo, quando il signor Chelli ha fatto le dovute presentazioni, poi si è messo sottovoce a spiegargli qualcosa, ingarbugliandosi un po' nella improvvisa consapevolezza di non aver mai descritto a nessuno i propri compiti lavorativi, almeno dal momento in cui è stato assunto presso quell'impresa.
Naturalmente è subito sopraggiunto anche il geometra, che con grandi complimenti ha preso sottobraccio il nuovo arrivato, mostrando così di possedere soltanto lui dentro di sé i segreti fondanti del mestiere, e con un atteggiamento insolito, a dire la verità anche piuttosto finto, lo ha portato insieme a sé, facendolo salire sulla sua macchina e dirottandolo verso il cantiere di lavoro in cui l'impresa edile è impegnata in questo periodo, sicuramente per aver modo di presentargli personalmente i caposquadra e tutti gli operai dell’impresa. La segretaria invece è parsa quasi completamente indifferente al nuovo arrivo, peraltro come è suo solito fare per tutto ciò che non la riguarda in modo diretto, e in ogni caso, cercando un qualsiasi argomento, ha avuto subito da lamentarsi, appena giunta in azienda, per il troppo lavoro accumulatosi in quegli ultimi tempi.
Forse le cose in generale potranno anche migliorare per l’azienda, ha pensato l'assistente di cantiere mentre riprendeva fedelmente da solo il suo lavoro alla scrivania; però è evidente che ci vorrà qualcosa in più di qualche semplice spartizione dei vari compiti. Lui, a dire la verità, non saprebbe indicare cosa sia in questo momento a non funzionare bene nelle tante attività della ditta, però è chiaro come nessuno possa dichiarare di avere delle soluzioni pronte in tasca. Forse i giorni prossimi mostreranno qualcosa di diverso per tutti quanti, ha pensato senza troppa convinzione; però secondo il suo parere la necessità maggiormente impellente è quella di una collaborazione migliore tra tutti, e soprattutto meno verticistica.
Quando l’apprendista ed il geometra sono poi rientrati in sede, non molto dopo, è parso che svariati aspetti tra i più importanti dell’azienda fossero ormai stati chiariti, e per questo motivo è stato deciso dal signor Chelli, com’era naturale, di far affiancare il nuovo arrivato, almeno per i primi tempi, proprio all’assistente di cantiere. Per questo loro due si sono messi subito insieme a studiare i progetti da portare avanti, e l'apprendista è sembrato attento e silenzioso mentre seguiva i dettami delle varie lavorazioni. "Sono forse in atto dei piccoli conflitti in questa azienda", ha detto improvvisamente il ragazzo dopo una mezz’ora, usando un tono basso ma già di perfetta convinzione, e dando alle sue parole anche un risalto da domanda diretta, nel mentre  persisteva un momento di silenzio dentro l’ufficio. E l'assistente, meravigliato, che avrebbe quasi voluto dire di colpo tutto quello che realmente gli passava per la testa, e che per tanto tempo aveva tenuto solo per sé, ha invece preferito, almeno sul momento, rispondere di no. Però probabilmente non è riuscito ad essere del tutto convincente, e l'altro si è subito reso conto comunque di aver toccato un preciso ed evidente nervo scoperto di quella loro ditta.

Bruno Magnolfi

martedì 21 maggio 2019

Tendenze negative.




Immobile, sopra ad un solaio della futura abitazione ancora imbrigliato nelle casseforme, il geometra dell’impresa controlla con sguardo attento il corretto proseguire delle lavorazioni in corso. L'assistente di cantiere, mediante uno strumento ottico, raccoglie intanto le misure di tutti i manufatti già pronti, e va a segnarle su di un elenco che qualche giorno addietro ha predisposto con una certa cura, una griglia dove le quote adesso vengono sistemate in un ordine molto preciso e razionale. Gli operai oggi indossano ogni dispositivo di protezione individuale previsto dai responsabili della sicurezza, e qualsiasi manovra che compiono viene effettuata con attenzione e nel pieno rispetto di ogni regola. Nonostante tutto questo, si potrebbe dire, ieri si è verificato un incidente, non grave fortunatamente, ma ugualmente serio, ed evidentemente anche indice e spia di un certo nervosismo serpeggiante tra chi sta lavorando.
Il cantiere in ogni caso deve andare avanti, ed anche se con ogni probabilità ci sarà nei prossimi giorni un'ispezione dell'autorità per la sicurezza sul lavoro, ugualmente si procede con le operazioni che sono già state previste. L'assistente comunque è sempre rimasto convinto che chiunque svolga bene la propria attività non abbia mai nulla da temere, ma adesso in ogni caso forse nutre qualche dubbio sulla nota indole del geometra, sempre pronto a falsificare qualche cosa per trarne un certo utile. Giunge invece sul cantiere il direttore dei lavori, si accosta subito al responsabile tecnico, ed insieme annotano tutto quanto ciò che serve per una relazione dettagliata. Poco distante sta manovrando con pazienza una betoniera carica di calcestruzzo miscelato, e si comincia poco dopo con l'effettuare una nuova gettata di cemento.
L’operaio ferito infatti ha spiegato che non si è proprio accorto che dietro di lui si stava manovrando con la gru per sistemare un carico di mattoni forati per i tamponamenti delle pareti, e quando è caduto, spinto dalla massa del laterizio in leggero movimento, si è fratturato il braccio con cui ha cercato di proteggersi finendo a terra. Niente di speciale, ha detto subito il geometra, e comunque chi si fa del male sul cantiere d’ora in avanti verrà inserito in una lista composta da coloro che risulteranno in questo modo i meno affidabili. Qualcuno tra gli operai ha stretto i denti per non dare una risposta un po’ balorda, ed altri hanno alzato le spalle, come per mostrare che lavorando più lentamente e con maggiore attenzione ad ogni dettaglio a loro sicuramente non capiterà mai un bel niente, anche se ne risentirà la produzione.
Il clima quindi non è molto favorevole, come ha pensato diverse volte nella stessa giornata l’assistente di cantiere, e l’unica speranza che rimane per qualche positiva novità, è proprio l’introduzione della nuova figura di apprendista tecnico promessa dal titolare della ditta. Ha già visto passare dall’ufficio, nei giorni scorsi, alcuni ragazzi sicuramente freschi di diploma, ma forse i colloqui che sono stati fatti non hanno ancora dato l’esito sperato. Nessuno si fida ad informare il sindacato di quello che sta succedendo in questa impresa: la perdita del lavoro con una scusa o con l'altra sembra costantemente dietro l'angolo, e tutti pensano che non potrà essere di certo la presenza di altri burocrati sul posto di lavoro ad invertire la tendenza.


Bruno Magnolfi