mercoledì 14 agosto 2019

Acquisizione di fiducia.


          

            Sono già tre giorni che il geometra non si fa vedere nell’azienda. Nessuno dice niente, ognuno prosegue semplicemente a svolgere le proprie funzioni come sempre. Gli operai sul cantiere, peraltro, ultimamente sono andati avanti piuttosto spediti con i lavori, e c’è stato addirittura bisogno di ordinare una nuova betoniera di calcestruzzo con la pompa per iniettarlo nelle casseforme, così da effettuare la gettata di un solaio già perfettamente armato e pronto: l’assistente ha cubato in modo corretto le quantità di materiale che servivano, ed alla fine tutto è andato bene. L'apprendista più volte ha chiesto qualcosa sottovoce, forse preoccupandosi per l’assenza del responsabile tecnico, ma poi si è dato da fare per ciò che lo riguardava, e si è reso conto anche lui che in quel momento non c'era proprio bisogno di nessun altro.
Il signor Chelli in questi giorni è sempre rimasto chiuso dentro al suo ufficio, e in ogni caso tutto quanto nell'impresa è parso filare nel solito modo, senza particolari scossoni. Ma l'assistente di cantiere sicuramente adesso sta meditando di affrontare per primo l'argomento: andare da lui con modi cortesi ed in punta di piedi come è suo solito, ma senza mezze parole chiedergli se per caso d'ora in avanti tutti in azienda si ritroveranno a fare a meno del loro geometra, proprio come sembrerebbe. Non è una differenza di poco conto, secondo il suo parere; le responsabilità che ricadono sulla testa di tutti gli altri impiegati ed operai è piuttosto grande senza la sua figura, ed almeno una parola di chiarezza da parte del titolare in questo momento potrebbe essere utile, quasi necessaria. A fine mattinata perfino la segretaria è stata vista parlare a bassa voce con il magazziniere, e sicuramente l'argomento affrontato non era molto distante da quello che sta passando dentro alla testa anche di tutti gli altri lavoratori dell’impresa.
Il signor Chelli con i suoi modi pacati e un po' oscuri potrebbe comunque rispondere che non c'è niente di non detto, che bisogna soltanto avere un poco di pazienza, che le cose si aggiusteranno, e di lavoro per l’azienda sembra proprio che ce ne sia ancora tanto nel prossimo futuro, e che basta stringere un po' i denti, impegnarsi a fondo, e che tutto si sistemerà. La segretaria si muove nel corridoio tra gli uffici tenendo gli occhi bassi: probabilmente anche lei è sorpresa della situazione; il geometra sembra evaporato, e senza spiegare niente a nessuno è andato via, forse già in un'altra impresa, magari in una ditta concorrente, e chi rimane in questa azienda adesso è costretto a farsi carico di tutto, anche di quelle che erano le sue specifiche attività.
Poi, a fine giornata, quando gli operai sono già andati via e dentro la sede è rimasto soltanto l’assistente di cantiere e il signor Chelli, arriva il geometra con la sua solita espressione sulla faccia. “Adesso tocca a te”, dice al suo subalterno mentre sono da soli. “Però non preoccuparti: se hai dei dubbi riguardo qualche lavorazione, puoi sempre telefonarmi, in qualsiasi momento, e per il resto hai tutte le capacità per affrontare in maniera adeguata qualsiasi problema. Sei in gamba, te la puoi cavare bene, gli operai impareranno presto a rispettarti se ti fai sentire più deciso, e al signor Chelli fra qualche tempo potrai anche chiedergli un piccolo aumento di stipendio, considerato tutto quanto. Non ci sono preoccupazioni, tutto filerà per il verso giusto, ed in fondo da ora in avanti anche per te le cose potranno soltanto migliorare”. L’assistente non trova niente da ribattere: ora si è alzato in piedi, lo ha guardato negli occhi appena per un attimo, poi ha mosso qualcosa con le mani sopra al piano della sua scrivania, e poi, dopo una specie di lungo sospiro, quasi per decidersi ad una risposta meditata, dice soltanto che va bene, e in fondo non c’è proprio altro da aggiungere.

Bruno Magnolfi

domenica 4 agosto 2019

Soltanto delle abitudini.


         

            “Devi stare attento”, dice il professore al ragazzo, gesticolando con le braccia per mostrare, oltre le parole, tutta la sua preoccupazione. “Questi sono momenti difficili”, dice ancora, mentre si trattiene un attimo con la sua borsa in mano davanti alla scuola; “ognuno vuole affermare la propria opinione, qualche volta persino con la forza, senza guardare in faccia mai nessuno. Oggi ti hanno soltanto bruciato il giornale mentre lo stavi leggendo, ma domani chissà”. Lui è ancora perplesso: gli era preso fuoco, ma fortunatamente soltanto per un attimo, anche il ciuffo di capelli sopra la sua fronte, ma è riuscito con le mani a spengerlo subito, e sono rimaste soltanto le punte appena un po’ bruciacchiate. “Lo sanno bene questi”, ha subito pensato, “che coloro che si oppongono cercano di ritrovarsi in uno scantinato qui vicino dopo la scuola, proprio per discutere sul da farsi. E probabilmente loro vorrebbero adesso la lista completa dei nomi che frequentano quel luogo, per poi mettere in atto chissà quali operazioni. Vogliono annullare ogni altra opinione, non si rendono neppure conto che in questo modo la loro affermazione porterà tutto verso tempi ancora peggiori”.
“E’ incredibile che abbiano un seguito”, riflette ancora, “che molti di loro, proprio come sembra, si lascino abbindolare in questa maniera da certi discorsi pesanti di qualcuno: sono persino disposti a cambiare parere su questioni estremamente importanti o fondamentali pur di conservare dalla propria parte tutto il consenso degli sciocchi che gli danno corda. Costituire delle sacche di resistenza scolastica ormai è diventata l’unica maniera di opporsi a questa barbarie”. Quando i ragazzi del liceo certe volte ne parlano in classe davanti ai loro insegnanti, tutti quanti fingono di disinteressarsi di certi argomenti, anche coloro di cui si conosce benissimo la propria indole; salvo tirare fuori d’improvviso la loro vera natura arrogante e violenta appena se ne presenta la prima occasione. Comunque sia queste persone non riescono neppure ad argomentare qualcosa davanti a tutti; vogliono solamente avere ragione, è questa la sola vera volontà che manifestano. “E l’unica vera ragione che cercano è soltanto nello scontro, mai in un confronto civile, come se avere delle idee e delle opinioni significasse soltanto costituire una fazione, una sciatta tifoseria, una banda”.
            Il ragazzo adesso è confuso, persino il suo insegnante sembra spaventato mentre se ne va, perché è probabile che qualcuno tra questi violenti personaggi tenti qualche nuova azione di quel genere, e si può star certi che prima o dopo qualche gesto sfuggirà loro di mano, fino a combinare qualcosa di assolutamente irreparabile. Qualcuno dei suoi compagni nelle riunioni dello scantinato ha sostenuto addirittura che va pur trovato un punto d’incontro con quegli studenti così facinorosi, proprio per cercare di affievolire in qualche modo la loro voglia di conflitto, ma naturalmente è stato dimostrato dagli altri che è addirittura impossibile un compromesso di quel tipo. Persino le autorità scolastiche non possono fare nulla di fronte a questa evidente barbarie, ed anzi c’e anche chi sospetta che possa esserci, all’interno del corpo insegnante e nella presidenza del liceo, chi addirittura cerca in qualche modo di difenderli e di sostenerli.
            La situazione è complessa, pensano adesso in molti, forse ci vorranno addirittura degli anni per veder cambiare queste cose; probabilmente non c’è altro da fare in questo momento che assoggettarsi a quanto sta accadendo, senza neppure mostrare di opporsi a tutto quanto. Oppure prendere coscienza al massimo della realtà vera che scivola tra loro, e mostrare pubblicamente tutto quanto sia possibile per evidenziare che le cose debbono prendere proprio un’altra strada; e farlo in fretta, prima che certe maniere di comportarsi divengano praticamente una sorta di normalità, quasi una prassi; insomma, soltanto un’abitudine.

            Bruno Magnolfi 

venerdì 26 luglio 2019

Soluzioni favorevoli.


           

            Alla sera, quando rientrano in sede, gli operai dichiarano sempre di essere troppo stanchi per parlare, e di avere perciò poca voglia di trattenersi presso la ditta. Inutile attenderli nei magazzini per farsi spiegare qualcosa del lavoro che hanno portato avanti nella giornata. Rispondono sempre a monosillabi e sono a dir poco sfuggenti. Soltanto un caposquadra qualche volta si ferma un momento per spiegare all’assistente di cantiere di che cosa probabilmente ci sarà bisogno per il giorno seguente. Poi basta, va via anche lui con la sua divisa sporca e le mani dure, callose, come quelle di tutti gli altri. Certe volte sono decisamente insopportabili con la loro maniera semplicistica di affrontare le cose. Ma in altri casi all'assistente piacciono: con poche parole mostrano già il loro pensiero, e in qualche caso è sufficiente comprenderli persino con una singola espressione.
Ci sono stati anche dei momenti difficili in tempi recenti, il geometra agli operai li ha sempre trattati tutti in maniera decisamente pesante, con il pugno duro, e loro qualche volta si sono persino ribellati, almeno fino al punto che in qualche modo ritenevano consentito. Adesso però che il capo dice di andarsene, probabilmente le cose potranno mostrarsi molto diverse: saranno forse possibili altre soluzioni, oppure degli accomodamenti differenti. L'assistente non sa se quella usata dal geometra sia l'unica maniera di comportarsi con loro, o magari se invece è possibile essere più morbidi ed anche comprensivi. A lui non riesce fare quello che se ne frega degli altri, che non è mai interessato ai problemi che possono avere tutti, ed all'altrui sensibilità: per il geometra ciò che ha avuto valore è stato sempre soltanto il risultato, e che fosse un operaio dell'impresa, oppure anche un subappaltatore a dover svolgere un certo compito, per lui è sempre stato fondamentale ciò che doveva essere fatto, e nient'altro.
Certo che ci possono essere altri modi di comportarsi, l'assistente di cantiere lo ha sempre pensato, specialmente nei momenti in cui è stato costretto ad essere presente durante qualche pesante lavata di testa. Ma adesso che probabilmente toccherà a lui assumere la responsabilità dei lavori, non sa più se sia quella la maniera migliore di comportarsi, o se invece sia possibile un modo almeno genericamente più comprensivo. Probabilmente a lui non riuscirebbe affatto tenere un contegno paragonabile a quello del geometra, ci sono dietro delle motivazioni di personalità, e forse è proprio questo l'elemento più rilevante di tutta la faccenda. Non si può balbettare davanti agli operai per poi dirgli che sono degli inetti o peggio dei fannulloni. Si può soltanto schierarsi con loro, in quel caso, se si sa che non sarà mai possibile tenere loro testa. Si può adottare un metodo più ruffiano, se si vuole, e mostrare il proprio potere evitando di sbatterlo sul muso a qualcuno, anche se resta l'incognita dei risultati.
A questo punto forse hanno saputo anche loro che il vecchio geometra lascerà presto l'impresa, e molti tra questi operai tireranno sicuramente un sospiro di sollievo. Però qualcuno tra loro si sarà già chiesto chi sarà nominato al suo posto come responsabile tecnico: forse l'attuale assistente di cantiere, avrà suggerito qualcuno, oppure verrà assunta una nuova figura professionale, avranno detto altri. Alcuni poi avranno sorriso pensando alla prima soluzione, altri si saranno sfregati le mani immaginando un futuro tranquillo e privo di quegli ammonimenti severi a cui erano stati abituati. Tutti hanno iniziato a guardare l'assistente con nuovi occhi, ma il solito caposquadra avrà pensato anche per gli altri: “siamo noi che portiamo avanti le cose, avrà detto, e in un modo o nell'altro saremo noi a dover portare avanti l'azienda”. L'assistente non conterà nulla se decideranno in questa maniera; oppure sarà il loro alleato se proprio questa appare la soluzione migliore.

Bruno Magnolfi

venerdì 12 luglio 2019

Dati segreti.


        

            Esistono molti pensieri che riescono a girare nella mente di un lavoratore nell’attimo in cui percepisce che qualcosa potrebbe cambiare nella sua attività. E magari far migliorare tutte le sue giornate, facendogli assumere un ruolo più determinante, magari salire di grado nella gerarchia dei dipendenti, ritrovandosi quindi a fine mese con uno stipendio migliore, più potere, e forse ad avere anche più libertà nei suoi compiti, e addirittura persino negli orari di lavoro da rispettare. Lui perciò si limita ad attendere, e sorride a tutti, fa del proprio meglio riguardo qualsiasi cosa si debba occupare, e poi cerca di stare molto ben attento a tutto quello che avviene intorno a lui, come se dipendesse proprio da quello il suo futuro. All’assistente di cantiere gli è giunta la voce che il geometra è prossimo a dare le dimissioni ed andarsene in un’altra impresa edile, ed anche se ha finto di non credere alle chiacchiere di corridoio, ha subito iniziato a pensare alle possibilità che gli si possono offrire per la sua carriera. Per certi versi gli pare tutto anche troppo affrettato, ma quello che soprattutto non comprende è il motivo per cui il titolare della ditta dove lavora non lo abbia ancora interpellato, almeno per fargli sapere che cosa stia succedendo, visto che lui svolge in quell’impresa il ruolo più vicino al presunto congedante.
            Non ci vorrebbe poi neppure molto, almeno per lui, per assumere il ruolo di quel suo capo diretto, il responsabile tecnico della ditta; si tratta quasi esclusivamente di comprendere bene che cosa gli venga offerto nel cambio. A lui non interesserebbe neppure guadagnare molto di più, oppure avere l’auto aziendale a disposizione al posto della vecchia utilitaria che è costretto ad adoperare in questo momento per recarsi sui cantieri. Però in quell’ambiente sembra proprio che tutto abbia un prezzo, e colui che non riesce ad ottenere il corrispettivo maggiore anche per una qualsiasi sciocchezza, viene subito svalutato, tenuto poco di conto, come uno che non riesce a farsi valere. Non ha le idee troppo chiare l’assistente di cantiere, questo è evidente, e comunque tutta la mole di pensieri che sembrano così riottosi ad abbandonarlo, gli pongono continuamente il quesito fondamentale, e cioè se davvero tra poco sarà tutto proprio come immagina, o se per un qualche motivo che adesso lui non ha considerato, le cose al contrario si metteranno in tutta un’altra maniera. Per questo cerca di decodificare qualsiasi segnale possibile, specialmente in relazione ai comportamenti del signor Chelli, anche se niente fino adesso pare dargli una qualsiasi spiegazione.  
            Poi, in un momento in cui lui resta in ufficio per sistemare la programmazione dei lavori, lo avvicina la segretaria con una scusa riguardo un conteggio, e gli chiede poi sottovoce ma in modo diretto se sa qualcosa del loro geometra. L’assistente scuote la testa, gli pare quasi assurdo che sia proprio lei a venirgli a chiedere qualcosa di quella faccenda, ma gli sembra subito che le cose stiano girando anche troppo velocemente per permettergli una comprensione più chiara. “Si dice che vada via”, fa lei ad occhi bassi; “però non si sa come potremo fare noi nel futuro”. “Il titolare assumerà qualcuno per sostituirlo”, gli viene da dire all’assistente come per togliersi un peso da dosso, però immagina subito di aver compiuto in questa maniera un passo falso, come a mostrare che lui non se la sentirebbe neppure di prendere il suo posto. La donna adesso lo guarda, si allontana di un passo, poi si volta con rapidità tenendo ancora davanti a sé i fogli che aveva fin dall’inizio nelle sue mani, e mostra così di aver stillato perfettamente ciò che intendeva sapere.

            Bruno Magnolfi  


lunedì 8 luglio 2019

Timidezze perse.


          

In fondo non me ne importa proprio niente, dice tra sé il geometra mentre guida con leggerezza l’auto aziendale che a breve peraltro dovrà restituire. L’impresa se la caverà benissimo anche senza di me, ne sono certo, ed il signor Chelli molto presto saprà ben scegliere a chi dover destinare dopo di me la propria fiducia. Se soltanto la segretaria fosse stata meno sciocca in questa fase, per noi adesso potrebbe essere l’occasione per vedersi ancora almeno qualche volta fuori da là dentro, ma purtroppo lei non ha forse tutto il cervello adatto per comprendere che le mie scelte di lavoro non possono dipendere da una qualsiasi storiella tra gli uffici, anche se forse non immagina quanto a me in fondo dispiaccia che in questo momento lei cerchi di evitarmi quasi del tutto. Magari basterà far trascorrere qualche tempo, lasciar depositare un po' di polvere, ed anche lei forse riuscirà a cambiare idea, a sentirsi meglio, perché alla fine anche se non le ho certo spiegato questo aspetto, a me indubbiamente non fa certo piacere perderla del tutto. Probabilmente tra due o tre mesi inizierò a telefonarle qualche volta, mettendo avanti una scusa oppure un’altra, e magari lei a quel punto si sarà già completamente tranquillizzata nei miei confronti.
Adesso mi dispiace fare il duro, pensa ancora il geometra, e la mia indifferenza nei suoi confronti evidentemente è soltanto una reazione, però in questo momento sono anche uno sciocco nel credere che avrei potuto spiegarmi con la segretaria, almeno prima che lei venisse a sapere che me ne andavo da questa ditta dalla bocca di chissà chi, magari direttamente da quella del signor Chelli, il quale certamente non avrà mancato di guardarla bene in fondo agli occhi per comprendere quale effetto facessero su di lei le sue parole. Sicuramente lui ha intuito tutto quanto già da un certo tempo, ma come è suo costume ha senz'altro sospeso ogni giudizio. Comunque non vedo l'ora di andarmene da questa azienda, riflette ancora il geometra; troppa monotonia si respira là dentro, troppe giornate, gesti, discorsi, discussioni tutte identiche, come fosse del tutto impossibile aprirsi un po' a qualcosa di diverso. E poi anche questa segretaria, che d'improvviso tira fuori tutta una maschera di sentimenti feriti quando era evidente da sempre che il senso delle cose tra noi due stava soltanto nel divertirsi un po', fare qualcosa di proibito alle spalle del nostro capo e un po’ anche di tutti gli altri, giusto per ritrovare in mezzo alla noia di ogni giorno una certa libertà, un pizzico di autonomia dai ruoli ingessati appena consentiti dall'impresa.
Non posso neppure considerare questa storia che si spezza con un vero e proprio rimpianto, pensa il geometra. Il mondo del lavoro è fatto in questo modo: ognuno approfitta quanto può di ogni occasione che si presenta, inutile fare tanto i sentimentali. Anzi, se ti mostri agli altri come un debole, è proprio il momento in cui tutti, in un modo o nell’altro, approfittano di te, fino a ridurti ad un poveraccio che si trascina nei corridoi cercando da qualcuno una parola di conforto. No, è escluso, non fa per me. Bisogna sempre anticipare i tempi, approfittare di tutto ciò che si presenta fin quando il momento è quello giusto, e poi mollare subito ogni cosa, senza neppure guardarsi indietro. Sono stato anche troppo buono nel costruire poco per volta il tecnico, pur ancora un po’ giovane, che in questo momento può iniziare già a sostituirmi, e prendere in mano il difficile ruolo di quello che sta in mezzo tra il titolare e gli operai. Ce la può fare, se segue a puntino tutto quello che gli ho spiegato, e se la può cavare bene se tira fuori la grinta che ci vuole. E forse può anche sostituirmi persino con la segretaria, magari per cercare di consolarla un po’ di certe sue amarezze. Si, è vero, forse è un po’ giovane, ma in fondo l’elemento più importante in queste cose è non andare mai troppo nel sottile, e buttarsi sempre in avanti, senza alcuna timidezza.

Bruno Magnolfi

lunedì 1 luglio 2019

Residuo attaccamento.


Mentre resta seduto alla scrivania del suo ufficio per riflettere sui problemi della propria ditta, il titolare dell'azienda spesso è anche consapevole di tutti i limiti suoi e della sua impresa, ed è per questo che quando si sente proprio arreso di fronte a qualcosa di particolarmente complicato che riguarda con evidenza la sua attività, ricorda subito ai suoi dipendenti, in modo bonario e un po’ paternalistico, che fanno tutti quanti parte di una stessa famiglia; salvo tornare rapidamente ad essere colui che decide le cose essenziali senza neppure farsi consigliare, appena si sente leggermente più sicuro di se stesso. Sono oramai svariati anni che questa segretaria lavora nella sua azienda, e se anche certe sue impennate di carattere lui non le ha mai del tutto digerite, in ogni caso sa perfettamente che l'esperienza che ha maturato là dentro, e la conoscenza approfondita dei vari dettagli del proprio lavoro, rimangono sempre un importante valore aggiunto per lei come per qualsiasi altro lavoratore. Per questo anche se adesso storce la bocca immaginando qualcosa che non gli piace affatto, ugualmente non se la sente di affrontare o prendere delle decisioni al riguardo. Preferisce fingere di non sapere niente, di non essersi mai accorto di niente, in modo da non dover assumere una posizione particolarmente precisa.
Anche dal suo geometra non si sarebbe mai aspettato esattamente una cosa di quel genere, nonostante negli ultimi giorni si sia sentito gradualmente sempre più distaccato da lui; forse perché, nella considerazione di quella abilità che ha sempre registrato e cercato di mettere in evidenza da quando lui lavora per la sua ditta, probabilmente data anche dalla pregressa esperienza maturata da questo dipendente in una grossa impresa molto in vista in quella zona, cosa della quale come titolare si è sempre mostrato particolarmente orgoglioso, adesso, specialmente ripensando a certi casi dubbi verificatisi nel tempo, probabilmente non appare più ai suoi occhi il responsabile tecnico che aveva sempre desiderato e accettato con gioia all’interno del proprio organico. E peraltro, proprio questo geometra, anche negli ultimi giorni, in pratica non ha fatto proprio niente per cercare di smontare quel disegno antipatico e da menefreghista che si è venuto via via a modellare attorno alla sua figura. Lui se ne va, pensa adesso il suo capo, e forse non c’è addirittura alcun bisogno di augurargli qualcosa di brutto.
Per quanto riguarda la sua segretaria invece, le cose indubbiamente stanno in maniera diversa. Lei manipola soldi sotto forma di finanziamenti bancari, fatture da riscuotere, contabilità da portare all’incasso: per lei tutta l’impresa, a fronte di questi motivi, deve coltivare una indubbia fiducia, non è proprio possibile un comportamento diverso. Per questo motivo lui, il signor Chelli, intestatario e responsabile di quella barca della quale la navigazione certe volte appare un po’ oscura, non può fingere indifferenza rispetto a qualcosa che non gli pare assolutamente possibile tenere nascosto. Perciò il suo proponimento, fin da quando si potrà presentare l’occasione maggiormente propizia, è esattamente quello di affrontare con lei precisamente quel tema, senza alcuna finzione o parola di riguardo, andando subito al sodo, cercando di comprendere le motivazioni sotterranee del suo comportamento, e soprattutto valutando l’attaccamento residuo all’azienda di cui almeno per il momento lei ancora fa parte.


Bruno Magnolfi    

mercoledì 26 giugno 2019

Vicende discutibili.



Quando viene via dal suo posto di lavoro lei si sente subito un'altra persona. È come se già avviando il motore della sua utilitaria, ed uscendo con attenzione dal parcheggio sterrato davanti alla sede dell'impresa edile, lei perdesse quasi tutte le sue caratteristiche di segretaria, per riprendere appieno i propri compiti di moglie e di madre di famiglia. Non perché in quella ditta non stia bene, oppure si trovi ad assumere dei compiti che non le sono congeniali: tutt’altro. Il suo è un atteggiamento puramente caratteriale, quello di chi veste semplicemente una maschera per affrontare certe cose, per poi cambiarla quando non le serve più. La sua vicina di casa da quando si è sposata si occupa soltanto della propria casa e del marito, e quando la segretaria rientra si fa quasi sempre trovare con la scopa in mano davanti al pianerottolo esterno al condominio, in modo da poterla salutare, per poi scambiare con lei qualche confidenza.
“Tutto a posto oggi”, le dice sorridendo, lasciando che l’altra magari le riferisca qualcosa del suo lavoro, degli incontri fatti durante il giorno, delle discussioni eventuali avute con i suoi colleghi. Lei le ha sempre spiegato almeno qualcosa del suo mondo lavorativo, quasi tutto si può dire, anche se qualche dettaglio ha lasciato semplicemente che se lo immaginasse. Anche la storia col geometra le è stata passata sottovoce, con parole misurate e guardando attentamente attorno, e la vicina adesso sa perfettamente che per lei non è un momento facile. Per questo cerca subito lo sguardo della segretaria quando questa scende dalla sua vettura di ritorno dal lavoro. E’ quasi una specie di solidarietà quella che si è stabilita tra loro due, e forse la loro amicizia non avrebbe quasi senso in mancanza di tutto ciò. "Oggi non c'era", ha risposto lei negli ultimi giorni con un tono basso, quasi distrattamente. L'altra annuisce, per il momento non ha bisogno d'altro.
La sua vicina è premurosa, essendo molto spesso a casa le fa molti favori, e poi sta dalla sua parte, fa il tifo per la segretaria sempre e comunque, ed in cambio le chiede soltanto le poche confidenze che lei spesso le regala. Ma stasera a lei non le va proprio di parlare, perciò mentre sistema l’auto al fianco del marciapiede e la intravede con la coda degli occhi sul portone, avrebbe già voglia di sbuffare, di evitarla in qualche modo, e soprattutto di sviare quelle sue domande dirette ed ammiccanti. Ma poi scende come sempre, maneggia le chiavi di casa con l’espressione seria, e quindi si sofferma un attimo: “Ciao”, dice prima che l’altra le chieda già qualcosa; “oggi è successo di tutto. Ho affrontato il geometra, e lui mi ha detto che non era il caso di prendersela tanto. Ed io ho gli detto solo che è una persona squallida, uno che sa solo giocare coi sentimenti delle persone. Poi sono venuta via dall’ufficio”.
L’altra non sa che cosa dire, la guarda, si accorge che probabilmente ha pianto, e comprende subito che quella storia nata quasi per la noia sul lavoro, forse ha assorbito la sua vicina più di quanto le fosse consentito, e che adesso questo crollo potrebbe addirittura portare delle conseguenze. Perciò si limita a metterle una mano sulla sua, guardarla in fondo agli occhi senza dire niente, e poi lasciarla entrare nel portone. Inutile per lei qualsiasi commento: anche se, vista così dall’esterno, tutta quella storia potrebbe sembrare soltanto una vicenda squallida.


Bruno Magnolfi