venerdì 14 giugno 2019

Parole giuste.



Il lavoro procede, anche se le giornate spesso riescono a dimostrarsi infinite. Ogni impresa edile ha senza dubbio una storia propria, un percorso preciso, un indirizzo tramite il quale le cose al suo interno prima o dopo sono andate manifestandosi nell’arco del tempo, generalmente tutte quante di derivazione diretta delle persone che hanno partecipato sia alla sua fondazione, antica o recente che sia, che alla sua esistenza, più o meno tormentata, rendendo piccolo, grande, o certe volte anche inutile, l'intero sforzo di tutti.
L’assistente di cantiere sembra contento della nuova situazione: seguire gli operai per lui adesso è diventato molto più leggero, da quando è arrivato l’apprendista a dargli una mano, nonostante sia soltanto un ragazzo. Anche il geometra, pur non concedendo mai alcuna soddisfazione a nessun altro dipendente dell'impresa, in questo periodo sembra piuttosto tranquillo, e forse anche maggiormente comprensivo persino nei confronti degli operai.
In fondo l’organismo complessivo della ditta è come una specie di macchina nella quale ogni ingranaggio svolge il suo ruolo, importante o meno che sia. Il signor Chelli conosce perfettamente questa struttura, ed è per ciò che prima di cambiare qualcosa riflette a lungo sull’opportunità di qualsiasi variazione. Che il geometra se ne vada, ormai è una notizia quasi di dominio pubblico, anche se ufficialmente nessuno ne sa niente, e soprattutto è poco chiaro a tutti il momento quando questo realmente accadrà, ed in quale maniera.
La segretaria più di tutti finge completa indifferenza, ed anche se dentro di sé vorrebbe affrontare a muso duro direttamente il geometra, invece riesce, nei limiti del possibile, a manifestare in ufficio un comportamento, anche nei suoi confronti, distaccato e professionale. Perfino lui, con una certa malcelata vigliaccheria, non ha neppure cercato di spiegare la sua nuova posizione, fingendo una normalità che probabilmente si tirerà dietro fino all’ultimo giorno di lavoro là dentro, limitandosi a salutarla dal corridoio, nelle ultime settimane, senza alcuna enfasi, ed evitando con cura di entrare nella sua stanza. La segretaria attende il momento opportuno, questo è chiaro, mentre lui cerca di spostare quell’incontro in avanti nel tempo.
Forse è proprio così che ci si comporta in certi ambienti, riflette la segretaria adesso, in qualche occasione: si usano le persone per renderci più piacevoli certe giornate pesanti, più interessanti le lunghe ore di lavoro monotono, più intriganti certi momenti, e poi alla fine si lascia tutto cadere da qualche parte, come un abito smesso, o la giacca di cantiere ad alta visibilità, gettata momentaneamente su una sedia dietro la porta, per essere ripresa magari solo nel momento in cui possa ancora servire. Probabilmente il geometra pensa questo adesso di lei: che si è divertita con lui qualche volta, naturalmente dietro le spalle del signor Chelli, e che è stato divertente, almeno fino a quando è potuto durare.
Ma la segretaria non si sente in questo modo, ed anche se capisce benissimo che non ha niente da chiedere in questo momento, e che se anche volesse sollevare la questione sarebbe soltanto lei a rimetterci qualcosa, ugualmente desidera puntualizzare la faccenda, ed anche se questa storia segreta tra loro due si può considerare già tramontata definitivamente, per lei adesso è importante almeno chiuderla bene, con le giuste parole.

Bruno Magnolfi





martedì 11 giugno 2019

Giri di parole.



Della vendita al dettaglio di sabbia, ghiaia, cemento, leganti vari per edilizia ed affini, si occupa quasi in autonomia il magazziniere dell'impresa, che rilascia fatture, scontrini e documenti di trasporto, ai clienti che giungono fin lì, manovrando i dati e le carte che servono, all’interno del piccolo ufficio ricavato in un box posto in mezzo al piazzale, dove sotto le imponenti tettoie costruite intorno, stazionano quasi tutti i materiali. Raramente qualcuno dell'ufficio va da lui, più facile il contrario, almeno quando non ci sono clienti. Perciò la segretaria sa benissimo di fare qualcosa di strano approfittando di quel momento in cui in azienda non è presente nessun altro, e quando arriva presso la sua postazione e gli chiede con fare amichevole come gli vadano le cose, le è chiaro perfettamente che l'altro soltanto nel caso ne abbia davvero voglia forse potrà dirgli, ammesso lo sappia, qualcosa di cui è a conoscenza, e che lei evidentemente vorrebbe sapere.
"Tutto a posto", risponde; "le cose vanno più o meno come sempre". Lui non sa se dietro a questa uscita insolita della segretaria ci sia o meno lo zampino del signor Chelli, e in ogni caso sa che è bene restare sulle sue per evitare dei problemi. “Mi chiedevo se tu fossi a conoscenza di qualcosa di nuovo”, dice lei senza dare troppa importanza alle sue parole, e l’altro, che invece comprende perfettamente che c’è qualcosa in ebollizione, cerca di riflettere velocemente per riuscire ad arrivare alla sostanza del problema. “Mi pare che il nuovo arrivato, questo ragazzo fresco di studi, si stia rapidamente adattando alla situazione; però non vorrei che ciò significasse altri spostamenti”. Lei si sente subito punta sul vivo, lui lo sa benissimo, ed anche se il magazziniere non la sta guardando direttamente, avverte l’improvvisa concentrazione di ogni attenzione della segretaria su di sé, come per percepire dalle sue espressioni qualsiasi possibile sottinteso. Poi sorride, e guarda qualcosa oltre il vetro, sopra al piazzale polveroso.
“Che cosa vuoi dire”, chiede sottovoce lei ma con modi diretti; “forse che ci saranno a breve delle variazioni d’organico, o che qualcuno magari andrà ad occuparsi di altri settori dell’impresa?”. Anche il magazziniere adesso sorride, proseguendo a mettere a posto qualcosa tra tutte le sue carte, ma alla fine si alza dalla scrivania dove sta il registratore di cassa ed il suo elaboratore, e guardando fissa l’impiegata le dice: “magari qualcuno potrebbe aver sistemato la strada per andarsene rapidamente da qualche altra parte”. Lei subisce il colpo, il magazziniere si accorge della situazione e così si volta per non imbarazzarla ulteriormente, ma la segretaria stringe i pugni come per allontanare da sé la cascata di pensieri che le stanno turbinando nella testa. "E perché mai dovrebbe essere così", dice quasi per allontanare il concetto, evitando di porre la domanda, ma quasi dando alle proprie parole il senso di una chiusura netta. Ma lui riprende subito il filo, e con voce apparentemente più debole, ma anche più insinuante, spiega: "perché qualcuno forse è venuto semplicemente a riferirmelo".
Basta, per la segretaria tutto questo è già più che sufficiente, così chiede distrattamente qualcosa su alcuni materiali presenti in magazzino, e poi rientra velocemente nell’edificio degli uffici, nello stesso momento in cui arrivano in ditta anche i tecnici dell’impresa. “Serve un poco di elaborazione”, pensa lei mentre torna sedersi alla sua scrivania. “E forse anche qualche domanda secca, che non presupponga proprio alcun giro di parole”.


Bruno Magnolfi



domenica 9 giugno 2019

Dimenticanze correnti.




Fuori dai vetri il pomeriggio mostra adesso la sua luce più densa, e le cime degli alberi in fila disegnano come delle ombre allungate di identiche meridiane lungo la strada asfaltata di fronte. Lei, dentro al salotto dell’appartamento, si muove nervosa con il suo sguardo pungente, quasi alla ricerca di qualcosa di cui preoccuparsi; lui, assunta la posa consueta dell'indifferenza, prosegue a consultare svogliatamente degli appunti e delle carte afferenti al proprio lavoro. "Sarà l'età", fa lei, "ma quest'anno sono veramente sfinita. E poi non riesco più a dormire bene, mi sveglio, visiono brandelli di sogni realistici di cui non ricordo mai niente, e proseguo per tutta la notte a girarmi nel letto alla ricerca di posizioni più comode che però non trovo mai. Prendere qualche giorno di vacanza comunque, sarebbe soltanto un palliativo che accantona momentaneamente le cose, lasciando ogni problema esattamente al suo posto".
Lui annuisce senza dire niente, quindi si alza dalla poltrona, muove due passi, ed appoggia i suoi fogli sul tavolo. "Potresti andare da tua sorella per il fine settimana", le suggerisce alla fine con voce monocorde. "Non è una vacanza, è soltanto una visita di cortesia. Tanto io mi arrangio benissimo anche da solo, e poi ho parecchio da lavorare, per cui in sostanza potrebbe essere per la tua stanchezza la soluzione migliore". Lei l'osserva per un attimo, non dice niente, lascia che quanto ha appena ascoltato si depositi come polvere densa sugli oggetti e sui mobili di tutta la stanza, infine torna a guardare qualcosa che forse vede soltanto lei fuori dalle vetrate. Lungo la strada le macchine e le persone scorrono con finta indifferenza alla ricerca di qualcosa da cui essere attratti; dall'appartamento silenzioso, osservando il loro passaggio, sembrano tutti come la costituzione continua di un gioco estenuante che si protrae all'infinito, senza la necessità di alcun intervento superiore.
“Forse sono annoiata”, fa lei. “Mi sembra certe volte come se tutte le cose fossero sempre le medesime, senza possibilità di alcuna variazione”. “E tu cosa vorresti cambiare”, fa lui; “magari le tue abitudini, oppure qualcosa che hai attorno, la casa, la città, forse il clima di questa stagione, prima freddo, poi caldo, senza che si possa mai neppure indicare una vera preferenza”. “Non fare facili ironie”, dice lei; “non sto chiedendo chissà cosa, soltanto togliermi di dosso questa cappa antipatica di debole sofferenza, come se non fossi più in grado di pensare al domani in termini un po’ più positivi. Mi guardo allo specchio e mi vedo ogni giorno soltanto peggiorata, e qualsiasi cosa riesca a fare mi sembra semplicemente un atto dovuto da parte della realtà, e non un punto d’arrivo o un traguardo”.
Lui allora lentamente le va più vicino, come per abbracciarla, forse per farle sentire che le concede il suo appoggio, la sua comprensione, il proprio sostegno, ma lei si volta, come per scansare qualcosa che probabilmente fa parte del repertorio usuale di uno spettacolo già risaputo. “Va bene”, dice poi quasi con uno scatto nervoso; “più tardi chiamerò mia sorella. In fondo mi può soltanto far bene stare con lei, parlare un po’ della famiglia, dei vecchi ricordi, delle risate di un tempo. Andare a casa sua sarà una volta di più quasi come tornare indietro nel tempo; e magari dimenticarmi per un giorno o anche due di tutto il resto”.  

Bruno Magnolfi

giovedì 6 giugno 2019

Spinta in avanti.


           

            Dentro all’ufficio del signor Chelli, nel corso degli anni, sono state anche prese delle decisioni importanti, in considerazione di una piccola impresa come la sua. Ma a lui generalmente non piace cambiare le cose da cui è circondato, preferisce sia la cruda realtà, in qualche maniera, a suggerire quali siano le piccole variazioni da apportare in azienda volta per volta, e in ogni caso nulla, per chi lo conosce, pare creargli una sofferenza maggiore che dover forzatamente modificare le piccole abitudini che nel momento attuale caratterizzano quasi tutto il suo mondo. Perciò le poche parole del suo geometra, in piena onestà bisogna concedere, con cui improvvisamente e senza preavvisi gli ha riferito che probabilmente tra qualche tempo potrebbe avere un’offerta per un posto di lavoro di maggiore spessore per la propria carriera, lo hanno gettato di colpo in una condizione quasi di prostrazione, nonostante abbia subito deciso di non parlarne assolutamente con nessuno, almeno fino al momento in cui riesca a restare segreta in azienda una notizia del genere.
            Va da sé che le attività sul cantiere, nel periodo seguente, sono rimaste esattamente le medesime quasi in qualunque dettaglio, ed anche il geometra stesso, che forse si sarebbe potuto immaginare meno determinato da quel momento in avanti nello svolgere il proprio lavoro, in realtà si è dimostrato estremamente fedele come sempre alle proprie funzioni, tanto da far dimenticare allo stesso signor Chelli, nel giro di poco più che una manciata di giorni, quello che le stesse orecchie del titolare dell’impresa avevano ascoltato nel corso dell’alba rosata di quella mattina, quando dentro alla sede aziendale a quell’ora non c’era ancora nessuno, ad esclusione di loro due. Né lui, e neanche l’altro comunque, nel periodo immediatamente seguente, è più rientrato parlando neppure per sbaglio su quell’argomento, lasciando tutto quanto come in sospeso, e le cose poco per volta sono sembrate scorrere avanti senza né strappi né ulteriori sorprese.
L’apprendista invece, negli ultimi tempi, è riuscito comunque a dimostrarsi all’altezza di tutte le aspettative, e l’assistente di cantiere, ormai con il suo piccolo bagaglio di esperienza e di conoscenze, sempre disposto a portare in avanti il proprio lavoro, tanto da riuscire a fare quasi a meno degli altri, compreso il suo superiore diretto. La segretaria ha proseguito come sempre con i suoi atteggiamenti da lavoratrice impegnata, e niente quindi è sembrato mostrare apprezzanti variazioni. Forse il signor Chelli è parso invecchiato in qualche maniera, però ogni impressione che è sempre riuscito a dare di sé anche in tante altre occasioni, non ha mai fornito strumenti adeguati per far interpretare in qualche maniera le sue vere preoccupazioni.  
Il magazziniere poi se ne è uscito improvvisamente, mentre beveva dell’acqua lungo il corridoio della sede aziendale, con una strana battuta, quasi sapesse qualcosa di più rispetto a chiunque di loro: "prossimamente saremo più soli", ha detto senza specificare meglio qualcosa, e se nessuno gli ha chiesto spiegazioni, lasciando cadere la frase nel completo silenzio, tutti di certo hanno comunque fatto qualche considerazione personale sopra quelle parole, anche se nessuno si è spinto così tanto in avanti da comprendere bene cosa intendessero. L'aria che circola adesso in quella ditta non è certo la migliore possibile, ma in ogni caso niente pare del tutto compromesso o irreparabile: il lavoro comunque procede, i cantieri ogni giorno sono totalmente in attività, ed ogni lavoratore impegnato in azienda spinge in avanti come sempre il proprio mestiere.

Bruno Magnolfi



martedì 4 giugno 2019

Novità in vista.


       

            “Non è più aria per me”, dice lui sorridendo ad un amico che incontra certe sere mentre porta fuori il suo cucciolo canino. “Al capo della ditta ho fatto assumere un paio di ragazzi che al momento non sanno fare quasi niente, ma poco per volta impareranno senz'altro qualcosa, e tra non molto saranno più o meno pronti per portare avanti le cose anche da soli. L’impresa poi è piccola, non ci vuole molto per gestirla. Contemporaneamente io mi guardo in giro, faccio qualche telefonata, sondo il terreno, ed appena scappa fuori la proposta più allettante circa un posto di lavoro per capo geometra di cantiere, magari in qualche grosso appalto nel circondario di questa città, immediatamente me ne vado, senza mettere in mezzo troppi preamboli”.
La serata è bella, il cane continua a fiutare strane piste lungo file di angoli e di alberi intorno a tutto il vicinato. Lui è sereno, i suoi posti di lavoro li ha sempre visti come momenti di rapida preparazione a qualcos’altro, fin da quando ha iniziato da giovanotto col portare la borsa a quei palazzinari degli anni buoni, quando certi personaggi avevano un grande potere incontrastato, talmente potenti da farsi vedere solo raramente sui cantieri, dei veri miti, tanto supremi dirigenti del lavoro da riuscire a rendere la loro presenza tra gli operai praticamente inutile.  
“Non me ne è interessato quasi niente fin da subito delle sorti di questa azienda”, dice ancora. “Certo, ho cercato di far andar le cose per il verso giusto, ho avuto sempre un occhio di riguardo per gli utili di impresa nelle mie contabilità, per lasciare costantemente dei soldi in banca al nostro capo, e forse qualche volta ho strizzato un po’ la mano d’opera, tagliando via agli operai qualche straordinario dalla busta paga, dimenticando ed omettendo dei rimborsi, facendoli dormire in qualche ruvida baracca quando c’era da lavorare in luoghi di trasferta. E poi ho sempre lesinato su tutte le sicurezze di cantiere e sui vari corsi antincendio, tutta roba inutile, senza alcun seguito”.  
Intanto si accende una sigaretta, richiama il cane con un fischio, si volta e torna a sprofondare le mani nelle tasche. “Fanno tutti così”, dice in un soffio al suo amico. “Non c’è mai da meravigliarsi; tutto quello che è possibile fare per fregare qualche quattrino al prossimo, se conosci l’ambiente, è messo bene in evidenza soprattutto sui cantieri di edilizia. Piccole cose, se l’azienda è piccola. Enormi cifre se invece è grande”. L’altro sorride, immagina che il suo vicino di casa certe volte esageri, però gli piace sentirlo parlare delle sue esperienze di lavoro, perché si rende conto sempre più che c’è tutto un mondo ignorato completamente da chi non fa parte del settore.
“Primo o dopo comunque, dovrò iniziare a pensare al mio secondo futuro”, prosegue il geometra. “Non posso certo proseguire fino alla pensione a stare con i piedi dentro alle scarpe antinfortunistiche, e a trattare ogni giorno con operai che a volte non sanno neanche scrivere. Mi troverò un ufficio come tutti i miei predecessori, e mi ci infilerò dentro a passare il tempo al caldo durante tutto l’inverno, consultando progetti e sezioni di impalcati, senza dannarmi più l’anima per tenere testa a qualche piccolo imprenditore con idee talmente grandi da non riuscire a contenerle. Non c’è niente di male in tutto ciò, il mio è un mestiere da nomade: stare fermo in un posto solo fino a quando è necessario, e poi via, al più presto, verso altri luoghi il più possibile diversi”.
L’amico sorride in silenzio, in sostanza senza riuscire a comprendere fino in fondo quelle scelte così particolari; il cane in quel momento torna indietro e si accosta ai due nella luce dei lampioni, praticamente dopo aver annusato tutto il territorio circostante; poi si fa rimettere il guinzaglio come per una sorta di abitudine, con normalità, senza minimamente protestare, quindi si prepara esattamente come il suo padrone a rincasare: la serata ormai è finita, sembra riflettere; domani forse ci potranno essere persino delle fresche novità.

Bruno Magnolfi

giovedì 30 maggio 2019

Equazione della parabola.


            

            Certo, la segretaria non appare troppo contenta di avere attorno a sé, da ora in avanti, un nuovo tecnico, nonostante si tratti di un giovane apprendista; proprio perché lo immagina, magari con piena sicurezza di sé, già pronto a girare tra quegli uffici della loro azienda curiosando probabilmente tra elementi già assodati, e magari traendo più di altri delle facili conclusioni sulle persone che là dentro vi lavorano. Le parevano sufficienti quegli impiegati già presenti in quella sede, visto che alla fine il geometra, l’unico vero professionista riconosciuto di tutta l’impresa, le sembrava avesse soltanto bisogno di un piccolo aiuto, quasi di un braccio fattivo che concretizzasse in reali attività le trovate della sua mente, di fatto incarnatosi già un anno prima nell’assistente di cantiere che era stato assunto, e non addirittura in due come invece è avvenuto. Però la sua forse è soltanto una forma di puro egoismo, visto che a lei in fondo piacerebbe in assoluto ci fosse il minor numero di preoccupazioni tra quegli uffici, e soprattutto che là dentro regnasse, almeno per tutto il tempo che ci trascorre, un po’ più di calma e di tranquillità. Invece questa importanza concessa dal signor Chelli al suo responsabile tecnico, assumendo per lui un altro aiutante, bisogna dire che alla segretaria prima di tutto fa montare una certa rabbia, come una specie di gelosia, che certe volte non riesce neppure a contenere troppo.
            Il geometra peraltro non si è più soffermato a bisbigliarle qualcosa di carino negli ultimi tempi, e lei, con il suo modo di fare in apparenza superiore ed indifferente a tutto ciò che circonda la sua scrivania, ha invece registrato perfettamente queste sue piccole mancanze, quasi uno scivolare inevitabile verso un possibile futuro disinteresse. In fondo lei sa benissimo che se al signor Chelli va mostrato il miglior lato timido e sognante per averlo completamente dalla propria parte, al tecnico invece non si può certo far vedere qualcosa di così etereo. Non c’è stato molto tra loro, questo è vero, però il sottinteso che serpeggia tra quelle stanze nei momenti in cui è ancora possibile lanciare uno sguardo o una piccola parola appena sussurrata, diventano spesso per lei quasi il motivo essenziale per proseguire ancora a portare avanti il proprio lavoro. In certi giorni si strugge, deve confessarlo, ma lo fa in silenzio, senza mostrare assolutamente niente di sé.
            Sembra quasi una piccola forma teatrale, quel loro piccolo segreto, così tenuto ben stretto in ognuno, almeno nella maggior parte dei casi, salvo certe volte lasciar andare tra loro qualcosa di infinitesimale ed oscuro, ma soltanto in casi sporadici, in attimi del tutto inaspettati, forse addirittura motivati molto semplicemente dal bisogno di tenere in qualche modo ancora accesa la fiamma. A lei certe sere le è persino venuto in mente qualche tentativo per incuriosirlo, lanciargli dei piccoli segnali per vedere quale fosse la reazione dell’altro. Ma non è proprio il suo stile, e nei confronti del geometra deve dire che ha sempre avuto l’atteggiamento di colei che resiste il più possibile alle sue lusinghe, e non può certo cambiare posa improvvisamente.
            Così le giornate lavorative proseguono, e se qualcuno nutre la speranza che questo nuovo ragazzo si trattenga il meno possibile in ufficio, trascorrendo la maggior parte del suo tempo con gli operai sui cantieri di lavoro edile, di fatto anche quel poco che probabilmente trascorrerà alla scrivania potrà dimostrarsi un vero impiccio per chi non vorrebbe mai avere qualcuno intorno, a meno che tutto questo per ragioni al momento inaspettate, non si dimostri un aiuto, una spinta, una possibilità in più per rilanciare una relazione del tutto clandestina, che sembra forse stia percorrendo una fase da parabola discendente.

            Bruno Magnolfi

mercoledì 29 maggio 2019

Trasparenza.


           

            Qualcuno parla a voce alta in fondo alla strada. Sono soltanto tre o quattro persone che discutono di qualcosa, ma in un modo neppure troppo animato, soltanto spiegando con una certa intensità ognuno il proprio punto di vista. Lui va loro incontro camminando con calma, mentre si fuma una delle sue sigarette che ha appena arrotolato tra le dita in maniera sapiente. Poi si ferma, ad una distanza di pochi metri da loro. Quelli interrompono i loro discorsi e lo guardano, come aspettandosi forse una domanda, o un’affermazione, insomma qualcosa a cui sembra si stiano già preparando. Lui invece non dice niente, nemmeno li guarda, attende appena un altro attimo, e quindi riprende il passo di prima. Li supera senza espressioni, mentre loro lo fissano aspettando ancora, prima di poter ricominciare a discutere come prima.
            “Bisogno di qualcosa, forse”, chiede uno in maniera indiretta, proprio per non lasciare andar via questo estraneo senza aver fatto almeno un tentativo per scoprire chi è, cosa mai ci faccia da quelle parti. E lui torna a fermarsi, si volta, guarda attentamente il tizio che ha appena parlato, poi prende ancora una boccata di fumo, e quindi prosegue. Al gruppo non piace dover sopportare un atteggiamento persino troppo spavaldo, così un altro tra loro chiede con voce decisa se abbia per caso sbagliato strada passando da lì, ma lui ancora non dice niente, solo torna a fermarsi, si gira indietro verso di loro, ed infine fa qualche passo indolente avvicinandosi al gruppo, come per affrontarlo bonariamente, ma conservando un'espressione seriosa.
            Gli altri a questo punto fingono subito una certa indifferenza, forse per non avere dei guai, e si rimettono a parlottare tra loro, ignorandolo completamente, come fosse quest’uomo un semplice intruso che tra un attimo probabilmente se ne andrà e non darà più fastidi. “Dobbiamo essere trasparenti”, dice invece lui guardando con curiosità le dita della sua mano stesa per aria, quasi se d’improvviso scoprisse di avere quell’arto composto di puro vetro, capace di mostrare i nervi, le vene, i muscoli e tutti gli altri suoi componenti sotto alla pelle fattasi improvvisamente inconsistente. Quelli non ribattono niente: se avesse da porre una domanda, forse sarebbero pronti a rispondergli, ma dover confrontarsi con uno probabilmente mezzo matto, non è cosa per loro.
Lui spenge la sua sigaretta sotto la suola di una scarpa, poi bofonchia ancora qualcosa sorridendo tra sé con fare compiaciuto, infine se ne va, lasciando involontariamente cadere per terra, mentre sta infilandosi le mani dentro le tasche, una banconota di piccolo taglio. "Amico", dice subito uno del gruppo raccogliendo i soldi da terra; ma lui si disinteressa di tutto e riprende a camminare con la stessa cadenza iniziale. Allora il tizio, con la banconota ancora sulla punta delle sue dita, gli va dietro rapidamente, quasi lo affianca, gli fa presente quello che gli sta succedendo. "Grazie", fa lui con un certo distacco, anche se sfila lentamente i suoi soldi dalla mano dell'altro; "sono giusto i quattrini che mi servono per un buon caffè".
“Domani tornerò”, dice poi a voce alta, in pratica parlando con tutti i presenti. “Ho intenzione di trasferirmi da queste parti prossimamente, ed ho bisogno di avere informazioni sulle persone che risiedono in questo quartiere. Sono un tipo tranquillo, non cerco guai e non creo neppure problemi; però ho bisogno che chi mi abita vicino adotti il mio stesso buon senso, e soprattutto mi venga ad informare se per caso qualcosa non gira in maniera adeguata. Perché nonostante io sia uno straniero”, dice poi a voce più bassa; “questo non vuol dire che abbia intenzione di vivere male”.

Bruno Magnolfi