domenica 20 gennaio 2019

Difficile comunicazione.



Il nostro è un mondo piccolo, dice quasi tra sé la giornalaia da dentro al suo chiosco ricoperto di riviste ed edizioni di ogni tipo, ogni volta che qualcuno tenta di decifrare grossolanamente la realtà a voce alta, mentre guarda i titoli principali dei quotidiani esposti, sottintendendo in questo modo che quanto accade veramente è sempre troppo lontano da lì, dove di ogni avvenimento esterno che pur dimostri una certa rilevanza, se ne sentiranno delle vere conseguenze in modo talmente diluito da riuscire comodamente anche a passarlo sotto silenzio.
Conosce tutti lei, filtrando la realtà da dietro quella feritoia da cui riesce ad osservare tranquillamente tutta la piazza principale del paese di Borgo San Carlo, e soprattutto dei suoi tanti abitanti che sostano o passano da quelle parti, riuscendo anche a mandare a memoria i nomi di una quantità smisurata di persone che vengono da lei per acquistare qualcuno dei suoi giornali. Il più affezionato tra tutti è senza dubbio è il signor Soldini, che già al mattino presto, spesso per primo, quando lei ha appena aperto la sua edicola, prende sempre almeno due copie dei quotidiani: uno per essere sfogliato rapidamente da lui dietro al suo bancone, e l’altro per essere messo a disposizione di tutti i clienti del suo bar.
            I frequentatori della piazza sostengono che la donna sappia tutto quello che ci sarebbe da sapere in un paese come il Borgo, e spesso qualcuno le si rivolge sottovoce per sapere qualcosa di quello o di quell’altro, anche se la giornalaia ben difficilmente si lascia andare a dei pettegolezzi veri e propri, restando generalmente sul generico e barricandosi dietro al fatto di non essere a conoscenza di parecchie delle cose che le vengono richieste. Qualcuno sorride, altri alzano le spalle, in ogni caso lei non si lascia facilmente tirare dentro a certi meccanismi.
            Conosce Clara, che quasi ogni settimana va da lei per acquistare qualche edizione delle poche riviste di moda e di abbigliamento che l’edicola si fa consegnare insieme a tutto il resto, e conosce abbastanza bene la sua storia di negoziante e di figlia di Marisa, ma non ha mai parlato quasi di niente con lei, escluse le poche frasi di circostanza che si possono usare in quei casi. Perciò le risulta subito strano che questa ragazza oggi pomeriggio, prima di riaprire la sua merceria per il turno della sera, passi da lì quasi con indifferenza, e con una scusa le chieda se conosca quel ragazzo ricciolo, Tommaso, e se per caso l’abbia visto ultimamente da quelle parti.
            Lo conosco, fa la giornalaia, viene sempre per comprare delle riviste di cultura, ma è da un po’ di tempo a questa parte a dire la verità che non si vede più, forse starà studiando per qualcuno dei suoi esami all’università. Va bene, dice Clara mentre si fa dare una rivista di vestiti, ma se dovesse passare da qui, avrei piacere se lo avvertisse che lo sto cercando. D’accordo, fa l’altra, se lo vedo non avrò problemi a dirglielo. La ringrazio, dice ancora Clara, e buona serata. Poi si allontana, in parte soddisfatta del suo tentativo, anche se peraltro le pare di aver sciupato qualcosa con quella sua richiesta sempliciotta. La giornalaia nello stesso momento la guarda allontanarsi: non c’è niente di strano, pensa in mezzo a tutte quelle parole e frasi scritte da cui risulta circondata; certe volte purtroppo viene a mancare la comunicazione tra di noi, anche se crediamo sempre che tutto sia persino troppo facile.


            Bruno Magnolfi



lunedì 14 gennaio 2019

Coraggio di piazza.


           

            Clara è stanca. Rientra a casa anche stasera come sempre, dopo una giornata intera trascorsa dentro al suo negozio, e le pare proprio di non aver fatto niente di importante, neppure oggi. Pochi clienti, qualche chiacchiera di circostanza, nessuna buona idea, neanche per rendere più invitante la vetrina per coloro che passano a piedi lungo il marciapiede della strada di fronte. Ha trovato un biglietto quando è uscita, sotto al tergicristallo della sua macchina parcheggiata poco distante, e questo è stato l’unico dato positivo, almeno da un po’ di tempo a questa parte.
Lo ha letto subito, non poteva attendere; così è entrata in auto, ha aperto il foglietto, ha visto per prima cosa che c'era in fondo la firma di Tommaso, e già questo le è parso meraviglioso, quasi commovente. Solo una frase semplice vergata sulla carta: “Ciao, domani sera sarò davanti al tuo negozio, all'ora di chiusura”. Va bene, ha detto lei a se stessa, come per sentire la propria voce avvalorare meglio e maggiormente ogni suo pensiero a riguardo. Poi ha avviato il motore della macchina, ha innestato la retromarcia per compiere la manovra, e solo a quel punto ha notato nello specchietto retrovisore qualcuno che in silenzio la stava guardando.
Si è avvicinato dalla sua parte, senza che lei avesse fatto niente, se non restare ferma, con il cambio posizionato in folle. Poi Renato, vicino al finestrino, le ha detto qualcosa, forse una parola di saluto, e lei allora ha aperto giusto una spanna del suo vetro, proprio per capire bene cosa era venuto a dirle davvero quel ragazzo. Non ti sei più fatta vedere in piazza, ha spiegato lui appoggiandosi leggermente alla carrozzeria dell’auto. Mi dispiace, ha aggiunto, perchè non era questo il risultato a cui aspiravo. Mi piacerebbe trovare nuovamente la sintonia che eravamo riusciti ad avere tra di noi qualche tempo fa, anche se immagino che adesso sia diventato tutto più difficile.  
Clara spenge il motore, pur restando ferma, seduta al volante. Forse non avrebbe voglia proprio adesso di affrontare un argomento così difficile e spinoso, però sa che probabilmente non avrà un’altra occasione di vero confronto con Renato, e lei non vuole perdere questa occasione. Mi meraviglio, dice, che tu abbia la faccia tosta di venire così a parlarmi. In ogni caso sappi che non ho mai inteso essere la preda per alcuni litiganti. Non mi pare adeguato il tuo contegno, e non credo sia giusto il comportamento che hai tenuto. Però sono fortemente dispiaciuta per quello che è successo, e cercherò nel futuro di essere più accorta affinché una cosa del genere non si verifichi mai più.   
Non è questo, dice Renato con gli occhi bassi; volevo solo sapere adesso se possiamo ancora essere amici. Clara attende un attimo, lascia passare un tempo sufficiente a caricare di importanza le parole, poi dice in fretta: certo, tu non mi hai fatto niente personalmente, però il tuo comportamento è stato pessimo, come se i miei desideri dovessero piegarsi a delle questioni di forza bruta, e non mi pare il caso di spingersi davvero così in basso. Tornerò in piazza da te e dai ragazzi qualche volta se mi andrà, forse già uno di questi prossimi giorni, perché non voglio resti uno strascico negativo di questa storia; però non accetterò mai di passar sopra ad un atteggiamento come il tuo, privo completamente di qualsiasi riflessione, ed assolutamente fuori da qualsiasi razionalità.
Va bene, dice lui restando nella stessa esatta posizione. In ogni caso tu non c’entri molto in questa cosa. Ci sono ancora delle vecchie ruggini, che in certi casi tornano fuori senza che siano state previste, e comunque volevo solo dirti che secondo me tu sei la persona migliore che da tanto tempo ha avuto almeno il coraggio di farsi vedere in piazza insieme a noi.    

Bruno Magnolfi

domenica 13 gennaio 2019

Differenti pose.


     

            Non ce ne frega niente. Si sta bene nella nostra piazza, mezzi sdraiati sopra le panchine. Normalmente ci guardano tutti quanti nel momento in cui transitano da qui, ma noi non ci muoviamo mai, siamo sempre fermi nella nostra posizione. Ci fumiamo qualche cicca, si parla, si ride spesso, quasi di ogni cosa che ci viene detta, e come sempre si lascia passare lenta tutta la serata, esattamente come fa il ponte di pietra, nel mezzo del paese, con il fiumiciattolo che gli scorre sotto. Cosa importa il resto, questa è la nostra casa, il luogo in cui ci sentiamo meglio e più al sicuro, dove possiamo pensare e dire tutto quello che ci passa per la mente, senza frenare mai nessuna sillaba delle nostre parole.
Il tempo subisce a volte delle forti accelerazioni, lo sappiamo. Ma in altri casi rallenta fino a fermarsi, e lascia che tutto attorno si depositi, tanto da chiamare noi alla calma e alla riflessione su ogni semplice dettaglio, proprio come si fa con la sabbia bagnata in sospensione nell’acqua che decanta piano, dopo una tempesta sopra il mare. Accadono certe volte delle cose senza che si sia riusciti minimamente a prevederle, e magari ci colgono completamente di sorpresa, ci meraviglia la loro così improbabile comparsa, e in un solo momento capovolgono tutto quello che sembrava stabilito appena un attimo più indietro. I risultati spesso sono addirittura difformi e poco comprensibili, forse pretendono prese di coscienza particolarmente precise, decisioni che magari in piena tranquillità non si sarebbero nemmeno prese in considerazione. 
Ma sono soltanto dei pensieri senza lacci tutti questi, dei semplici retaggi della mente, possibilità mentali che forse non si realizzeranno mai, mostrandosi come sono senza alcun aggancio con la materia più realistica, anche se in ogni caso noi dobbiamo essere pronti anche per queste remote eventualità, in guardia però contro qualcosa che può sempre accadere da un momento all’altro, ed è proprio questo il senso più profondo che stilliamo in ogni momento dal nostro apparente sentirci indifferenti a quanto normalmente ci circonda.
Ci sentiamo annoiati, è evidente, di tutta questa terribile monotonia, ma ciò non significa che i nostri sensi siano ormai ovattati, o che non siamo in grado di reagire al momento in cui ce ne sia davvero il bisogno. Brace sotto la cenere, nervi tesi sotto alla calma apparente che pervade. Salutiamo chiunque senza mostrare enfasi, giudichiamo qualsiasi cosa si possa guardare usando una logica estremamente elastica, che forse manca a volte di definizione, ma che in generale non ha neppure per noi molta importanza. Cosa interessa prendere adesso delle vere decisioni: è sufficiente sentirsi distanti dai problemi, lontani da quanto sembra attanagliare tutti gli altri.
Sottolineiamo una diversità che spesso non sappiamo neanche noi quanto sia vera: eppure il nostro più profondo desiderio di non assomigliare mai a nessuno, ci fa sentire esattamente in questo modo, differenti dal giudizio che viene emesso su di noi, proprio perché ci sentiamo pronti a disconoscere ogni volta chi, in quel preciso istante, ce lo sta assegnando, limitandoci a mostrare il volto inespressivo e ambiguo del pensiero divergente, del tutto incomprensibile a chi non lo frequenta. Poi però richiudiamo rapidamente tutti quegli emblemi di cui abbiamo fatto gran mostra, e senza darne alcuna spiegazione, torniamo a riprendere le nostre esistenze normalizzate in fretta, lasciando indietro quanto saremo capaci di evidenziare ancora tra pochissimo, appena il tempo di tornare durante la prossima serata in questa stessa piazza, e di sedersi come sempre  in pose improponibili, con la testa sgombra dai pensieri che per qualsiasi altro sono tutto, e per noi niente.

Bruno Magnolfi

venerdì 11 gennaio 2019

Scelte di futuro.



Cammina lentamente lungo il marciapiede la signora Martini, in parte per la sua età ormai avanzata, in parte per alcuni modi di fare a cui si è assoggettata fin da ragazza, comportandosi spesso come se il tempo in fondo non avesse avuto mai per lei troppa importanza, e la pazienza risultasse sempre la vincitrice tra tutti i suoi valori di base. Si è trattenuta per sé la metà delle quote societarie, nei confronti del negozio di merceria di cui è stata da sempre unica titolare fino a poco fa; ma di fatto, sin da quando è stato firmato l'atto dal notaio, ha mostrato di voler cedere volentieri tutte le responsabilità dell’esercizio alla sua fedele commessa divenuta da quel momento comproprietaria insieme a lei, accontentandosi alla fine anche di una quantità piuttosto limitata di quattrini, cosa che peraltro l’altra le sta versando ratealmente.
Buongiorno, dice con voce chiara aprendosi la porta quando giunge infine sulla soglia dell’esercizio, dando seguito alle sue abitudini davanti ad ogni persona presente all’interno di quella bottega, dopo tutti quegli anni di esperienza con clienti di qualsiasi tipo, certe volte cortesi a loro volta, in altre occasioni proprio scontrosi. Clara sfodera così da dietro al bancone il suo abituale sorriso, andandole subito incontro fino alla grande porta vetrata, prendendole una mano con molta grazia. Là dentro ultimamente non si è vista spesso la vecchia proprietaria, ma si può star certi che la sua presenza di oggi non sia di tipo puramente formale o di cortesia. A lei interessano i libri contabili, sapere come vanno le vendite, se la clientela si ritiene soddisfatta della nuova gestione, insomma, se il suo negozio senza di lei va ancora bene.
Si siede, sistemandosi su una delle poltroncine imbottite che Clara ha acquistato ultimamente, ma lo fa senza volersi togliere il soprabito, come conservasse una qualche premura di andarsene tra breve, e comunque per non essere forse scambiata per ciò che era là dentro fino a poco tempo addietro. Clara, dopo i saluti e i convenevoli, le chiede con orgoglio la sua opinione sui nuovi arredi e sui manichini delle vetrine, ma la signora Martini sembra non voler esprimere troppo dei pareri, forse addirittura perché poco lusinghieri, limitandosi con un’occhiata generale ad assentire, accompagnando il gesto con un semplice sorriso.
Ho parlato con tua madre, le dice subito invece con un’espressione già più seria; e lei mi ha detto che è piuttosto preoccupata per te e per i tuoi comportamenti, che ultimamente sembrano quasi il frutto di una ragazza con poco cervello, come in verità non ti sei mai dimostrata di essere fino adesso, non mostrando più con lei quella serietà e quella posatezza che ti eri guadagnata almeno insieme a me durante questi brevi anni da commessa. Forse adesso essere più libera in questo negozio le ha dato un po’ alla testa, le ho risposto subito io, però sono sicura che farà presto anche a riprendersi, ed io sono disposta a darle tutta la fiducia che si merita, a patto naturalmente che le cose dentro alla bottega continuino ad andare come devono.
Con la mamma ci sono state delle incomprensioni ultimamente, dice Clara sottovoce con improvvisa serietà, ma tutto è già quasi superato, almeno per quanto mi riguarda. Nel negozio poi le cose stanno andando direi bene, e con questa ragazza che viene il pomeriggio ad aiutarmi mi trovo piuttosto in sintonia. Non c’è da preoccuparsi insomma, conclude in breve, e forse è mia madre che non si sta rendendo conto di quanto sia in errore, almeno in questo caso. Va bene, dice la signora Martini alzandosi dalla sua poltroncina ed avviandosi all’uscita; in ogni caso sappi che tutti quanti in questo momento ti stanno osservando con estrema attenzione, e tutto il paese qua attorno vuole vedere se sai essere all’altezza del compito che ti abbiamo dato; e da questo momento in avanti dipende soltanto da te quale potrà essere davvero il tuo futuro.


Bruno Magnolfi



mercoledì 9 gennaio 2019

Fatti sfumati.


Difficile durante dei periodi brevi essere sorpresi da vere novità lungo le strade del centro abitato di una cittadina come Borgo San Carlo. Anche quando si volesse proprio trovarne, in mezzo ai suoi cittadini, forse scavando fin nei risvolti di quelle deboli discussioni che a volte riescono ad infiammare qualche espressione nei capannelli della piazza, o lungo il corso di quel paese, sarebbero comunque sempre poca cosa, che dura giusto lo spazio di qualche momento, e dopo appaiono subito destinate a finire. Si può arrivare persino all'odio, da parte di qualcuno, notando l'immobilità insopportabile delle strade e dei vecchi edifici costruiti più di cinquant'anni prima e mai modificati nel tempo, anche se la maggior parte della cittadinanza sarebbe forse pronta a difendere a spada tratta l'aspetto di quei manufatti, come per una legittima nostalgia che a volte crea legami perfino con le pietre, anche se alla fine ci si abitua rapidamente ad ogni cosa, pur lasciando fedelmente aperta la porta a qualsiasi altro tipo di curiosità.
Perciò quando poi si viene a sapere qualcosa di interessante ed insolito che riguarda specialmente certe persone che sono conosciute da molti, allora ecco che nasce rapidamente l’interesse bramoso, ed in particolare, se la questione che sta passando dalla bocca di diversi individui sembra proprio destinata ad alimentare altri fatti ed ulteriori risvolti, un proseguo che magari sul momento potrebbe pur sembrare persino poco probabile, ma che nella fantasia di qualcuno diviene velocemente perfino possibile, allora è fatta, la cosa può crescere a dismisura, quasi senza alcun limite.  Che due ragazzi se le fossero date di santa ragione per colpa di quella signorina che lavora nella merceria della signora Martini, ad esempio, era una notizia che ovviamente non poteva restare racchiusa soltanto tra le opinioni di coloro che li avevano visti davvero, ma considerato che nessun seguito si era prodotto in quei giorni seguenti il fattaccio, qualcuno aveva presto iniziato a lavorare di fantasia, modificando, almeno in qualcosa, sia l’azione principale avvenuta, ampliandone la portata, sia i suoi risultati, ventilando clamorose vendette da parte di chi aveva maggiormente subito il pestaggio. Di Clara poi si era detto di tutto, ed era stato poco considerato chi aveva cercato di far presente che era lei la nuova proprietaria del negozio di merceria, o almeno colei che adesso lo gestiva, perché questo faceva risaltare due piani un po’ differenti. Altri allora avevano parlato addirittura di interessi nascosti, qualcuno di strani e poco chiari doppi giochi da parte di questi ragazzi, ma infine, come succede a molte delle cose nate soltanto da fantasie, presto tutte le voci si erano spente. 
In fondo tutti gli attori della questione erano più o meno di buona famiglia, e se non si manifestava qualche strascico polemico da parte di qualcuno di loro, non si poteva insistere troppo nel ricamare sopra a quello che alla lunga appariva soltanto uno scambio vivace di differenti opinioni. Purtroppo alla fine non si era saputo quasi più nulla di loro, anche se le cose erano rimaste più o meno le stesse, e proprio per questo era chiaro come ormai i fatti accaduti rappresentassero semplicemente il passato, e potevano essere lasciati rapidamente alle spalle nel grande libro della cittadina, proprio insieme alla pagina su cui erano stati disegnati da subito.


Bruno Magnolfi



giovedì 3 gennaio 2019

Variazioni in corso.




Soltanto un mazzolino di fiori direttamente dal mio giardino, ha pensato di dirle lui con semplicità, mentre ormai è già arrivato davanti al cancello della sua vicina di casa, con una mano ingombra da quelle piantine, mentre con l’altra preme il pulsante per farsi aprire da Marisa Carraresi, che dopo qualche attimo effettivamente gli apre il portone di scatto, e lo osserva seria da sopra il gradino, fissandolo quasi con un’espressione accigliata, anche se poi gli fa cenno, senza neanche tornare a guardarlo, di seguirla dentro la sua abitazione.
Vieni a sederti, gli fa precedendolo nell’ampia cucina. Devo chiederti un’opinione, dice nervosa mentre prende i fiori e ne infila velocemente i gambi in un vasetto recuperato dal mobile, dove ha subito messo dell’acqua. Lui si siede vagamente perplesso, poi dice: sentiamo, anche se sono qui soltanto per farti un saluto. Mia figlia Clara è sempre più distante da me, fa lei; forse si vede con un ragazzo, ma non è questa la cosa importante. Il fatto è che appare dal suo comportamento che non abbiamo quasi più niente da dirci, e così da qualche giorno i nostri argomenti di conversazione sono rimasti soltanto quelli deputati a comunicarci i rispettivi orari di uscita da casa oppure di  rientro, o anche i cibi da cucinare quando ceniamo o pranziamo assieme, o magari gli acquisti da fare per la prima di noi due che si reca in un qualche negozio.
Non provo del malessere anche se rimango tanto tempo da sola, dice Marisa, non è questo il punto; credevo però di avere un ruolo, e secondo la mia opinione parlare con mia figlia in questo era essenziale, almeno per farle confrontare le sue idee con le mie, darle una sponda, positiva o negativa che fosse, visto che le sue decisioni da prendere, alla fine, ho sempre cercato di lasciarle alla sua personalità e alle sue voglie. Lo so che ormai è grande e che può fare quasi tutto da sé, ma proprio per questo non riesco a comprendere il motivo per costringermi a tirarmi da parte, come qualcosa che tutto d’un tratto non serve più.
Vedi, fa lui, oramai noi due siamo arrivati all’età in cui renderci conto che non riusciremo più ad essere quello che si era, a fare pur quello che magari abbiamo sempre fatto, ma che adesso poco per volta non ci è più possibile. Dobbiamo riflettere bene, e renderci conto che dobbiamo tirarci fuori da certi giochi: è inutile battere i piedi con la convinzione di non accettare una realtà che ci piace poco. Le cose stanno così, ed anche se questo discorso non significa affatto che dobbiamo arrenderci alla vecchiaia, al contempo però deve portarci ad una consapevolezza più alta. Tua figlia ha bisogno di libertà, di scegliere sapendo di farlo da sola, di maturare delle convinzioni che sono soltanto le sue, non moderate o plasmate dalla sua mamma. Anche se la tua opinione è sempre e senz’altro a fin di bene per lei, forse in questo momento però è soltanto d’impaccio, Clara non ne ha più bisogno, e tu devi renderti conto di questo.
Va bene, dice Marisa alzandosi dalla sua sedia e girandosi verso la finestra: forse per troppo tempo ho pensato di non poter accettare la realtà se non modellandola come la volevo; ma adesso, all’improvviso, perdo me stessa così, non ho più niente da fare, non ho più una parte in questa commedia. Io credo di sì, fa lui, e notevolmente importante: devi soltanto riuscire a cambiare qualcosa di te, e lasciare che il corso delle cose non sia tu questa volta a deciderlo.

Bruno Magnolfi

domenica 30 dicembre 2018

Uomo centrico.



L'uomo guarda la strada. Nel caffè dove si trova ci sono rimasti ormai pochi individui, qualcuno di loro gioca a carte, altri si limitano ad osservare il gioco che si svolge sopra ai tavolini, e nessuno sembra interessarsi a qualcosa di diverso, a parte lui. Sulla piazza, fuori dai vetri del locale, ci sono adesso i soliti ragazzi di ogni giorno: parlano, ridono, si fanno cenni in genere comprensibili solamente a loro, e dei quali paiono snodare continuamente un grande campionario.
L'uomo lì osserva, forse tenta di decifrare senza impegno qualcuno di quei loro messaggi, anche se a tratti sembra poco attento a quanto va avanti sulla piazza. Poi accade qualcosa: un tizio si stacca dal gruppo e si avvicina lentamente ad un altro che se ne sta da solo, e in un attimo gli sferra un pugno in pieno viso, tanto da farlo cadere a terra. Resta fermo qualche momento, come a controllare che il lavoro sia stato eseguito bene, quindi lentamente torna sui suoi passi.
L'uomo sul momento vorrebbe quasi intervenire, ma in fondo sono cose che non lo riguardano, così resta immobile dentro al bar, nella stessa posizione di prima. Il ragazzo caduto a terra peraltro si rialza poco dopo, nessuno sembra dire niente, le cose paiono proseguire come se nulla di rilevante fosse accaduto. Il ragazzo che le ha prese si guarda attorno, ma non sembra neppure troppo contrariato, forse si aspettava già un atteggiamento violento di quel genere, probabilmente c’era qualcosa rimasto insoluto da tempo tra quei due.
L’uomo immagina che certe scaramucce magari siano all’ordine del giorno tra quei giovanotti che se ne stanno tutto il giorno a bighellonare sopra alle panchine; forse non hanno niente di cui occuparsi veramente, e quindi ogni tanto la loro noia sfocia in qualcosa che non ha nulla di razionale, qualcosa che permette loro di sfogare con pochi mezzi tutto il proprio rancore represso. Il ragazzo si tocca la faccia, gli altri lo guardano senza dire nulla, poi lui entra dentro il bar, si fa servire dal cameriere qualcosa da bere, e poi chiede del bagno, probabilmente per controllare meglio quanto sia successo o meno sopra al suo viso.
L’uomo aspetta che accada qualcosa, forse si attende una reazione, ma dopo poco il ragazzo ritorna, beve al bancone la sua ordinazione, si guarda attorno e sembra proprio non abbia maturato alcun rancore in quei pochi minuti. Poi se ne va, uscendo dal locale con molta calma e senza dare alcuna soddisfazione al gruppo dei ragazzi che sono rimasti là di fronte, sopra le panchine, quasi immobili, lasciando che quello che ha sferrato il pugno prosegua a darsi forza del proprio stare immerso in quella compagnia.
L’uomo forse vorrebbe aver detto qualcosa al ragazzo che le ha prese, ma probabilmente il suo intervento sarebbe stato preso soltanto per una sciocca curiosità, così alla fine gli pare che tutto vada bene in questo modo: non ci sono ragioni importanti che spingono l’uno contro l’altro, sembra pensare; anzi, spesso sono soltanto dei pretesti quelli che fanno montare la rabbia nella testa di qualche facinoroso. Lui se ne frega, questo è il punto: non c’è niente di fondamentale in ciò che avviene, tanto vale reputare ininfluente qualsiasi cosa non riguardi direttamente ciascuno di noi. Così possiamo proseguire senza indugio nei nostri compiti, pensa, scansando gli altri quando questi sembrano mostrare troppo interesse anche per delle emerite sciocchezze.


Bruno Magnolfi