martedì 21 maggio 2019

Tendenze negative.




Immobile, sopra ad un solaio della futura abitazione ancora imbrigliato nelle casseforme, il geometra dell’impresa controlla con sguardo attento il corretto proseguire delle lavorazioni in corso. L'assistente di cantiere, mediante uno strumento ottico, raccoglie intanto le misure di tutti i manufatti già pronti, e va a segnarle su di un elenco che qualche giorno addietro ha predisposto con una certa cura, una griglia dove le quote adesso vengono sistemate in un ordine molto preciso e razionale. Gli operai oggi indossano ogni dispositivo di protezione individuale previsto dai responsabili della sicurezza, e qualsiasi manovra che compiono viene effettuata con attenzione e nel pieno rispetto di ogni regola. Nonostante tutto questo, si potrebbe dire, ieri si è verificato un incidente, non grave fortunatamente, ma ugualmente serio, ed evidentemente anche indice e spia di un certo nervosismo serpeggiante tra chi sta lavorando.
Il cantiere in ogni caso deve andare avanti, ed anche se con ogni probabilità ci sarà nei prossimi giorni un'ispezione dell'autorità per la sicurezza sul lavoro, ugualmente si procede con le operazioni che sono già state previste. L'assistente comunque è sempre rimasto convinto che chiunque svolga bene la propria attività non abbia mai nulla da temere, ma adesso in ogni caso forse nutre qualche dubbio sulla nota indole del geometra, sempre pronto a falsificare qualche cosa per trarne un certo utile. Giunge invece sul cantiere il direttore dei lavori, si accosta subito al responsabile tecnico, ed insieme annotano tutto quanto ciò che serve per una relazione dettagliata. Poco distante sta manovrando con pazienza una betoniera carica di calcestruzzo miscelato, e si comincia poco dopo con l'effettuare una nuova gettata di cemento.
L’operaio ferito infatti ha spiegato che non si è proprio accorto che dietro di lui si stava manovrando con la gru per sistemare un carico di mattoni forati per i tamponamenti delle pareti, e quando è caduto, spinto dalla massa del laterizio in leggero movimento, si è fratturato il braccio con cui ha cercato di proteggersi finendo a terra. Niente di speciale, ha detto subito il geometra, e comunque chi si fa del male sul cantiere d’ora in avanti verrà inserito in una lista composta da coloro che risulteranno in questo modo i meno affidabili. Qualcuno tra gli operai ha stretto i denti per non dare una risposta un po’ balorda, ed altri hanno alzato le spalle, come per mostrare che lavorando più lentamente e con maggiore attenzione ad ogni dettaglio a loro sicuramente non capiterà mai un bel niente, anche se ne risentirà la produzione.
Il clima quindi non è molto favorevole, come ha pensato diverse volte nella stessa giornata l’assistente di cantiere, e l’unica speranza che rimane per qualche positiva novità, è proprio l’introduzione della nuova figura di apprendista tecnico promessa dal titolare della ditta. Ha già visto passare dall’ufficio, nei giorni scorsi, alcuni ragazzi sicuramente freschi di diploma, ma forse i colloqui che sono stati fatti non hanno ancora dato l’esito sperato. Nessuno si fida ad informare il sindacato di quello che sta succedendo in questa impresa: la perdita del lavoro con una scusa o con l'altra sembra costantemente dietro l'angolo, e tutti pensano che non potrà essere di certo la presenza di altri burocrati sul posto di lavoro ad invertire la tendenza.


Bruno Magnolfi


sabato 18 maggio 2019

Rivelazioni.


           

            Lui si siede, ma nonostante si senta leggermente fuori asse per riuscire a guardare bene in faccia il signor Chelli, ugualmente, come per mostrare l'accettazione completa della realtà che gli viene imposta in qualche modo, non sposta la sua sedia, restando insieme ad essa in una posizione leggermente voltata da una parte, quasi fosse poco interessato all’argomento di cui probabilmente si parlerà tra un attimo. Il geometra al contrario, come spesso in queste occasioni, prosegue a trastullarsi ancora un po’ nell'osservazione di qualche pagina riguardante chissà cosa, tenendo in mano un fascicoletto spillato già prima di sedersi, e poi continuando a sfogliare anche dopo, ma con maggiore sufficienza, quelle carte che adesso tiene sulle gambe.
"Che le cose non vadano benissimo", dice il signor Chelli, "lo sapete anche da voi. In ogni caso questa ditta ha visto momenti anche molto peggiori di questo, e sicuramente ha in sé tutti gli anticorpi giusti per reagire e per trovare la soluzione ad ogni problema venga sollevato". Il geometra sorride, forse trova questo preambolo assolutamente superfluo, oppure ne sa già talmente tanto che vorrebbe velocemente e con semplicità andare al sodo di tutta la faccenda.
L’assistente di cantiere comprende soltanto adesso che con evidenza questa chiacchierata è stata messa in piedi soltanto per lui, probabilmente per affibbiargli qualche ulteriore responsabilità, forse qualche nuovo compito, riflette subito, o magari solo per chiarirgli di nuovo quali siano i suoi doveri anche nei confronti delle squadre degli operai; oppure per comunicargli in modo morbido che lui non è la persona adatta a svolgere ancora quel ruolo per cui è stato assunto, e che nonostante sia già trascorso più di un anno da quando è entrato a lavorare in quella azienda, adesso si è verificata la situazione giusta per cui lui rassegni le dimissioni e lasci libero l’incarico.
Sa che a fronte di una riflessione di questo genere, gli prende normalmente un certo tremore nelle mani, così va a nascondere velocemente le dita sotto alle gambe, incaponito a rimanersene in silenzio. Poi torna a voltare la faccia verso la scrivania. “Dobbiamo parlare con tutti gli operai”, fa il signor Chelli, “e chiarire a tutti che non è proprio il momento di mostrare della fiacca sul lavoro. Vanno seguiti, dobbiamo far sentire loro che noi ci siamo, che li stiamo controllando, che saremo inflessibili con chiunque non porti avanti degnamente la propria funzione”.
Sa di retorica tutto quanto, ma ci deve pur essere un sostanziale punto di arrivo di quelle parole messe in fila, pensa l’assistente di cantiere mentre è ancora concentrato su ciò che possa riguardare qualcuno dei suoi compiti. "Dobbiamo affrontare un periodo”, prosegue il signor Chelli, “in cui il loro impegno, e naturalmente anche  il nostro, devono essere portati ai massimi livelli, se vogliamo risollevare le sorti dell'azienda; e per fare ancora meglio tutto questo, ho pensato di assumere una nuova figura, un specie di aiutante apprendista che si occupi delle parti maggiormente burocratiche della certificazione di qualità, delle annotazioni degli orari e degli strumenti di controllo del lavoro, e anche di qualche contabilità minore. Certo, sarà una spesa in più, ma sono convinto che le cose potranno filare meglio se saremo maggiormente presenti sui cantieri e se le nostre squadre di operai avranno una guida più decisa”.
Niente da dire, pensa l’assistente: una mossa a sorpresa che comunque fa già trapelare qualcos’altro che probabilmente sarà chiarito nei prossimi giorni dal geometra. In ogni caso va di sicuro tutto bene, forse anche troppo per quanto riguarda le sorti aziendali, sempre che queste novità non coprano qualcosa che per il momento forse è prematuro venga rivelato.

Bruno Magnolfi  

mercoledì 15 maggio 2019

Conoscenze dirette.



Il senso di liberazione che lui prova ogni sera, quando riesce finalmente a venir via dagli uffici aziendali dove ha lavorato per tutto il giorno, e quindi raggiungere la sua abitazione, si stempra velocemente e con semplicità nello smarrimento che avverte quando si ritrova da solo nelle sue due stanze fredde, buone soltanto nello spingerlo ad aprire il frigorifero per accorgersi immediatamente di non avere quasi appetito di fronte alla prospettiva di dover obbligatoriamente cucinarsi qualcosa di poco invitante. La riserva di entusiasmo messa da parte in tutta la giornata per quel preciso momento, diventa in questo modo una nuova delusione, tanto da spingerlo soltanto verso le notizie quotidiane della televisione, lontane ed impersonali.
Così decide rapidamente, come spesso succede, di indossare di nuovo la giacca ed andarsene fino al bar sotto casa, dove farsi scaldare un paio di tramezzini e fare magari due chiacchiere con qualcuno che sfoglia svogliatamente il giornale sportivo, o che osserva le persone che passano sul marciapiede fuori dalla vetrina dello stesso locale. Ha degli amici con cui qualche volta si vede di sabato sera o durante la domenica, ma abitano tutti piuttosto lontano, e non è il caso di telefonare a qualcuno di loro soltanto per stemprare quel suo senso di inutilità. 
Poi dice al cameriere, quasi con un automatismo, che non ne può più del suo lavoro, e che si sente sempre di più preso nel mezzo, esattamente tra la logica degli operai e quella dei proprietari. L'altro lo guarda, è difficile stare in una posizione del genere pensa, però si limita ad annuire, come volesse aggiungere che ognuno comunque ha i propri guai, e che forse bisognerebbe mostrare il coraggio di rifiutare delle situazioni del genere. L'assistente di cantiere sembra intuire il suo pensiero, così mentre continua a masticare il suo panino, dice che nella scelta lui per sua indole starebbe sempre insieme ai lavoratori manuali, ma che purtroppo non è mai conveniente. L’altro sorride, poi va dietro al banco a preparare un caffè.
Non posso rifiutare questo lavoro al punto in cui sono, pensa lui con più calma; proprio adesso che sto imparando davvero qualcosa, che riesco a sentirmi abbastanza a mio agio mentre sono sui cantieri, ed ho anche assimilato la maniera migliore per stilare le varie contabilità. Devo soltanto imparare ad essere più indifferente alle cose che avvengono intorno a me, andare dritto allo scopo senza perdermi dietro le faccende che non mi riguardano. Forse non devo mostrare neppure che tengo troppo a questo posto di lavoro: potrei dare l’impressione di uno che si affeziona ai luoghi in cui si viene a trovare, che ha paura di non riottenere in futuro un lavoro del genere, così comodo ed anche piacevole, così come si immagina il nostro capo.
In ogni caso durante una discussione in merito, posso sempre tirar fuori al momento più adatto qualcosa di ciò che sono riuscito a sapere sugli appalti truccati e sugli affidamenti diretti avuti con una percentuale; potrei farne appena un accenno leggero, giusto di passata, come fa chi sa molto di più di quello che vuole spiegare, e che non può certo essere trattato come un pivellino che non conosce come si sta in questo mondo. Oppure potrei stare zitto, ed ascoltare senza battere ciglio tutto quello che mi viene spiegato: anzi, forse è più facile fare così, in fondo ci sono delle cose che proprio fino in fondo non si riescono mai a sapere davvero.


Bruno Magnolfi 


martedì 14 maggio 2019

Sconforto evidente.


            

            “Le cose stanno andando sempre peggio”, dice quasi con ironia il geometra riferendosi alla segretaria dell’impresa, durante un momento in cui paiono rimasti da soli negli uffici dell’azienda. "Le commesse favorevoli purtroppo sono sempre di meno, le spese sembrano moltiplicarsi ogni mese che passa, e in mezzo a tutto questo gli operai si sono messi a fare gli imbecilli". La segretaria con mezzo sorriso sulla faccia continua a scartabellare le sue fatture da registrare, tenendo costantemente gli occhi bassi; poi esce per un attimo da dietro la sua scrivania e lui la prende per un braccio, la tira leggermente verso di sé, lasciandosi respingere con semplicità, sia pure con una certa delicatezza nei comportamenti. "Le cose si sistemeranno", gli dice lei un attimo dopo, guardandolo fisso come per evidenziare che a lei farebbe anche piacere, lì su due piedi, concedere a lui qualche smanceria, ma che non è proprio possibile. "Il signor Chelli saprà sicuramente trovare la strada giusta, come sempre è successo anche in altri periodi critici".
In quell’attimo rientra in sede l'assistente di cantiere, percorre il breve corridoio vetrato senza fare troppo rumore, poi entra nel suo ufficio, ed appoggia la sua borsa sopra ad una sedia. Non dice niente, sa che  sicuramente c’è qualcuno a lavorare nelle altre stanze degli uffici, ma a lui non interessa, sa che deve preparare e mettere in ordine la contabilità degli ultimi giorni, ed è disposto a portare avanti il suo lavoro, indipendentemente da tutto il resto. Fa capolino il geometra alla sua porta, ma soltanto per dirgli: “il signor Chelli ci vuole vedere più tardi, tutt’e due, e non penso sarà per qualcosa di semplice soluzione”. L’assistente lo osserva per un attimo, fa un cenno affermativo con la testa, infine si rimette immediatamente a svolgere quei suoi conteggi.
Intanto anche il magazziniere si è fatto vedere lungo il corridoio, ma soltanto per un attimo, giusto per spiegare in fretta alla segretaria che ci sarebbe da ordinare un certo materiale di cui sono quasi terminate le loro scorte, e tutto quanto velocemente viene da lei annotato, fino a far ripiombare subito dopo i locali nel silenzio. L’aria è tesa, inutile anche dirlo, e chiunque in casi come questi abbia voglia di dire qualcosa, lo fa a suo rischio. Infine il geometra va via, dice che deve andare a visionare non si sa che cosa, così accende una sigaretta prima di uscire, e poi sbatte quasi la porta, come per un improvviso effluvio di nervosismo.
Dopo qualche minuto la segretaria, quasi per uno sbaglio nel cercare qualche cosa, si fa vedere sulla soglia della porta dell’assistente. “Ciao”, gli dice, usando però una voce calma e bassa, quasi quella di un’amica che cerca di fargli qualche confidenza: “sembra proprio che tiri una certa ariaccia in questi uffici; a te non so che cosa sembri, però il geometra pare piuttosto agitato, come se gli girasse per la testa qualcosa che resta piuttosto difficile da comprendere, quasi se avesse delle novità che non riesce proprio a condividere con gli altri”.
“Non so”, fa lui con l’espressione di chi sta riflettendo seriamente; “però a me risulta che i problemi dell’azienda in questo momento siano tutti facilmente superabili, si tratta soltanto di qualche stato di avanzamento dei lavori che deve essere ancora liquidato, ma niente di più”. “Ma tu allora credi forse che il geometra abbia magari dei problemi propri, qualcosa che vada oltre il suo lavoro in questa ditta”. “Non so proprio che dire”, fa l’assistente, “però lui non mi pare il tipo di individuo che se la prenda troppo per le difficoltà aziendali; per cui è strano che sia agitato, forse ha soltanto qualcosa di personale che a noi non è dato di conoscere”. La segretaria a questo punto esce dalla stanza, e nel gesto che compie ritirandosi, mostra evidente una certo sconforto.

Bruno Magnolfi

domenica 12 maggio 2019

Fallimento delle idee.




Ci sono delle sere in cui lui si sente triste. Saluta volentieri il geometra quando fuori, sul piazzale sterrato dove riposano gli autocarri e gli escavatori, ormai si è fatto buio, e con una scusa qualsiasi rimane da solo nella sua azienda, davanti alla scrivania che ne ha viste tante, a ripensare alla giornata, a quel periodo, o anche a tutto quanto insieme. Se anche ci riflette a fondo non è mai del tutto convinto di aver fatto delle scelte giuste, e in ogni caso non riesce ad isolare con facilità quali siano stati i suoi veri errori. Perché spesso si è visto semplicemente costretto a intraprendere certe strade, anche se non sarebbero state quelle che lui prediligeva. Per certi appalti ha pagato, non c'è dubbio, ma non poteva proprio fare altrimenti.
“Signor Chelli”, gli dicono quando a volte si ritrova lungo alcuni corridoi. E poi gli spiegano con un sorriso che si potrebbe fare questo, e che forse si potrebbe fare quello, e che non ci vuole poi molto, basta una piccola spinta, una percentuale, insomma un regalino, e l'appalto è subito suo, signor Chelli. "Andiamo a pranzo in un posto qui vicino, ne possiamo parlare con più calma", gli dicono con certe facce di bronzo quasi incredibili. Non c'è niente da fare, bisogna comportarsi come dicono loro, anche se non si vorrebbe, perché lui pensa all'impresa, ai suoi operai, alla sede dell'azienda, e capisce ogni volta che quel sacrificio va comunque fatto, mentre tutti insieme si deve continuare a ridere di fronte ad un tavolo del ristorante.
Si sente colmo di alcuni segreti che spartisce parzialmente soltanto con il suo geometra, e per il resto ritiene il suo comportamento esattamente in linea con quello di parecchi altri, anche se la brama di lavoro, di soldi da reinvestire nell’azienda, e di quel poco di potere che gli fornisce il suo mestiere, lo fanno sentire quasi bene, importante, come chi riesce ad avere il fiuto e lo sguardo più sottili di altri imprenditori con i quali sa di aver da sempre intavolato una vera competizione, senza alcuno scrupolo. A volte si ritrova a fingere, con tre o quattro di loro con cui spartisce la medesima sorte, e che generalmente sente per telefono, di non avere mai collegamenti con nessuno tra coloro che tengono in mano ciò che conta veramente nel settore, forse perché sa che è normale dire sempre così, in qualsiasi caso.
Mentre è da solo il signor Chelli pensa anche al futuro, anzi soprattutto a quello: ma mai a qualcosa che vada oltre al prossimo mese, grossomodo. Dopo si vedrà, riflette, ci sarà il tempo per escogitare qualcos’altro, magari per trovare degli alleati giusti con cui condividere le sofferenze eventuali, i momenti più difficili. L’importante è adesso: pagare le prossime fatture che arriveranno, ammorbidire il direttore della banca per avere ancora del credito, consegnare nel giorno giusto le buste paga agli operai; e poi farsi vedere sempre serio da tutti quanti, ma mai davvero preoccupato, perché nella sua ditta tutto procede bene, proprio come è stato già ampiamente previsto. Ci sono davanti ancora tanti anni di lavoro per me e per questa azienda, pensa ancora; basta avere sempre il giusto equilibrio tra tutti gli elementi che compongono l’insieme. Il resto poi è dato soltanto da un pizzico di fortuna, almeno quando tutto sembra proprio mettersi bene; oppure esattamente il contrario, sfortunaccia maledetta, quando non resta proprio altro che quella parola così lontana dalla mente ma così paurosa: fallimento.

Bruno Magnolfi  

venerdì 10 maggio 2019

Impegni seri.


          

            Stamani in azienda c’è stato un battibecco tra gli operai mentre stavano preparando il materiale e le attrezzature da portare sul posto di lavoro. L’assistente di cantiere si è avvicinato per comprendere quale fosse il motivo di tutta quella confusione, ma loro proseguendo a spintonarsi come scolaretti, hanno alzato le spalle senza dare alcuna spiegazione. Il signor Chelli, titolare dell'impresa, è arrivato in sede proprio durante quegli attimi, e non riuscendo a comprendere neppure lui cosa stesse succedendo, si è fatto l'idea, non si sa come, che la colpa in qualche modo fosse tutta dell'assistente, richiamandolo nel suo ufficio mentre era in preda ad una forte irritazione. Il fatto che il geometra non si fosse ancora fatto vedere, naturalmente non ha giocato un ruolo favorevole per nessuno, tantomeno per la soluzione del problema, e le cose hanno preso rapidamente una piega molto negativa, al punto che l'assistente sotto reazione emotiva davanti al proprietario dell’impresa che lo rimproverava di non riuscire a tenere a freno gli operai, ha mormorato che probabilmente da lì a poco sarebbe andato via da quella ditta.
            Più tardi, con una scusa piuttosto discutibile circa il suo orario, è arrivato il geometra, con la sua solita aria svagata di chi ha la testa tra le nuvole. Messo al corrente dei fatti si è schierato subito naturalmente dalla parte del signor Chelli, sostenendo però al contempo che non sarebbe stato quello il momento per lasciar andare via il loro assistente, difendendo di fatto con due parole il suo valore e la piccola esperienza maturata in azienda. Si è anche assunto l’onere davanti al titolare, di parlare con lui nel corso della medesima giornata, e di prendere senz'altro dei provvedimenti nei confronti di tutti gli operai, secondo il suo parere andati oramai quasi fuori controllo.
L'assistente di cantiere al contrario pensa che se la situazione è giunta fino a questo punto, lo si debba imputare espressamente a ciò che è riuscito a seminare ultimamente il geometra, con il nervosismo continuo che è stato capace di trasmettere praticamente a tutti sul posto di lavoro, anche se comprende benissimo che non potrà mai sostenere di fronte ad altri una cosa di quel genere. Così si mette a fare le solite cose di ogni giorno, aspetta circa un’ora in ufficio, poi dice al geometra che adesso prenderà il furgoncino della ditta per andare sul cantiere a visionare il proseguo dei lavori. Il geometra gli dice di attendere soltanto un attimo, ed infine, raccolte alcune carte nell'ufficio della segretaria, va con lui, come per tentare una via di salvezza per tutti quanti.
“Non è il momento per andartene”, gli fa senza preamboli una volta in macchina. Poi trascorre qualche minuto senza che i due tornino a dirsi qualche cosa. La strada corre, l’assistente guida impegnandosi nel non mostrare nervosismo, ma poi tira i freni bruscamente quando un uomo in bicicletta gli attraversa la via. “Perché?”, chiede innestando di nuovo la marcia e ripartendo. “Forse ci potrebbero essere, tra non molto, un passaggio di livello ed un’ acquisizione di mansioni più alte, proprio per te”. L’assistente resta colpito, avrebbe voglia quasi di ridere, tanti sono i cambi di scena in così poco tempo, ma resta serio aspettando che il geometra si spieghi meglio. Ma quello al contrario si mette a fare delle telefonate, e prosegue così fino a quando non giungono in cantiere, dove gli operai stanno lavorando come sempre a testa bassa.
Il geometra allora raduna tutti, e dice senza mezzi termini che non sopporterà un’altra vicenda come quella appena successa, e che nel contratto nazionale dell’edilizia è previsto il licenziamento in tronco per rissa sul cantiere. Tutti restano in silenzio, con gli occhi bassi, le mani sporche della polvere dei laterizi e del cemento. Infine riprendono ognuno le sue mansioni, senza aver detto praticamente ancora niente, e solo accennato, con il loro inequivocabile atteggiamento remissivo, che le cose sin da adesso, proprio per il loro impegno, sicuramente andranno meglio.

Bruno Magnolfi

mercoledì 8 maggio 2019

Ragioni da farsi.



Certe sere lui si sente stanco, e dopo la cena poco impegnativa consumata in casa con la sua compagna, una volta portato fuori il loro simpatico cagnolino di piccola taglia per una buona mezz'ora, passeggiando lungo il giardinetto proprio di fronte al palazzo dove abita, e dopo aver fumato in questa maniera l'ultima sigaretta di tutto il giorno, e magari scambiato due parole con qualche vicino che sta per l’appunto rincasando, rientra infine anche lui, per iniziare lentamente a prepararsi, lavandosi e spogliandosi, ed andare da lì a poco a coricarsi nel suo letto.
Però si sente stufo di queste giornate spesso persino troppo simili l’una all’altra, tanto da assomigliarsi quasi tutte. Certe volte crede proprio di essere del tutto sprecato per il lavoro che svolge: uno con la sua esperienza potrebbe aspirare a qualcosa di migliore, riflette spesso. In fondo non sarebbe neppure troppo difficile cambiare occupazione, figure professionali come la sua sono piuttosto ricercate in certe grandi imprese, e qualche volta parlando con dei colleghi di qualche altra azienda più importante, ne ha avuto una conferma più che diretta.
La ditta di cui fa parte da diversi anni, oramai si è fatta troppo piccola per uno come lui, con le sue competenze: là dentro, per un responsabile tecnico, non ci sono grandi prospettive, e non si può neanche aspirare a qualcosa di meglio finché lui rimane a lavorare lì, visto che i compiti che si ritrova a far svolgere a quei suoi operai, sono praticamente quasi sempre gli stessi, senza neppure delle possibili variazioni. Il titolare sicuramente è proprio una brava persona, ma anche uno che si accontenta, ed anche lui è un tipo grigio, noioso, sempre pronto a chiedere e a parlare delle solite cose, a preoccuparsi anche troppo delle medesime faccende, quasi come suonasse una melodia continuamente ripetuta.
Però c'è lei, la segretaria, con la quale a furia di velati complimenti lanciati verso i suoi modi e l'abbigliamento sempre di classe, tramite qualche parola detta perlopiù di sotterfugio, è riuscito alla fine, con una certa fatica a dire il vero, ad intessere una relazione piuttosto intrigante, anche se tutta giocata sempre un po’ troppo in punta di piedi e con poche prospettive. Lei non è male, sicuramente è una bella donna, forse anche lei sprecata per un posto di lavoro di quel genere, anche perché spesso appare come l'unica cosa viva dentro quell'impresa. "Buongiorno geometra", gli dice lei con slancio mentre sta arrivando, e lo fa con un tono di voce che sottintende già un gran numero di cose, almeno per uno come lui. Lui le sorride, e lascia all'immaginazione qualsiasi commento gli passi per la testa.
Però anche con lei, che è sposata ed ha anche un figlio, non c’è proprio futuro: basta accontentarsi divertendosi qualche volta alle spalle del loro titolare dell’azienda, passarsi qualche messaggio piccante sopra le scrivanie, sfiorarsi una mano di nascosto, e dopo basta, nient’altro, se non fare qualcosa che si esaurisca in fretta senza lasciare alcuna traccia. Non è molto per accettare di restare ancora a lavorare lì, ed è per questo che il geometra ha cominciato a parlare in giro della possibilità in tempi brevi di rendersi disponibile per un'altra occupazione. Non dirà niente a nessuno, naturalmente, almeno fino al momento in cui toglierà il disturbo. E la segretaria in qualche modo dovrà pur farsene a quel punto una ragione.


Bruno Magnolfi