mercoledì 17 ottobre 2018

Passaggio obbligato.



Generalmente non succede mai un bel niente a Borgo San Carlo. Qualcuno in certi casi litiga pubblicamente per strada o nei pressi di uno dei bar più frequentati, ma sono cose normalmente di poco conto, che in fretta vengono lasciate correre e poi dimenticate. Invece si tende a dare una grande rilevanza alle presunte intenzioni di chi è più in vista; così si è sempre pronti a notare qualcosa di diverso nei comportamenti ordinari di alcuni determinati cittadini, quelli che per le loro specifiche attività lavorative, oppure per alcune proprie abitudini, frequentano più di altri le strade principali e la piazza da dove passano tutti, chi prima e chi dopo.
Un nuovo cappello in testa all’avvocato Righetti, per esempio, è già una notizia di cui poter discorrere, anche per le implicazioni che quel copricapo può comportare; oppure il variare di qualche abitudine assodata del ragioniere Santini, potrebbe indicare il segno inequivocabile che le cose gli vadano bene, e questo starebbe a dimostrare che è riuscito ultimamente ad avere un numero più alto di clienti allo studio, e tutti peraltro paganti. Si nota poi, con sicura invidia, chi si fa vedere con un’auto nuova, e per quanto riguarda le donne più conosciute in paese, c’è sempre una punta di malizia da mettere nelle chiacchiere che si fanno nei loro confronti.
Per quanto riguarda la Clara invece, si è già cominciata a diffondere la notizia che presto prenderà lei in mano il negozio della signora Martini, al posto della vecchia proprietaria stanca e senza più volontà, che oramai non ne fa più un gran segreto del suo desiderio di smettere, e naturalmente c’è uno sguardo ed un saluto diverso nei confronti della ragazza quando viene incontrata per strada: è ancora giovane, pensano tutti, forse ancora troppo succube di sua madre, che pare sempre lì pronta a criticarla in ogni momento, però forse lei ha imboccato la via più giusta per riuscire a defilarsi almeno in parte da quella presenza sicuramente opprimente.  Alcuni perciò la salutano con maggiore enfasi rispetto a qualche tempo addietro, e quasi tutti sono propensi a guardare il suo negozio di merceria con nuovi occhi e con la speranza di una positiva trasformazione. Il rinnovamento di qualcosa del genere in paese è sempre stato visto come un elemento importante, degno senz’altro di un certo interesse.
Anche Clara ha già cominciato a riflettere su quali cambiamenti apportare alla sua merceria, e la cosa appare complessa in considerazione del fatto che se è giusto cercare di acquisire nuovi clienti, è sbagliato perderne anche soltanto qualcuno tra quelli più vecchi. Ci sarà sicuramente da scegliere qualche prodotto che più di altri indichi l’inevitabile rinnovamento, ma ciò deve avvenire conservando un costante equilibrio con il passato. Mettere in mostra o proporre degli articoli nuovi, ad esempio; ma che non mettano in ombra quelli di sempre. Un equilibrio difficile insomma, qualcosa a cui lei dovrà riflettere molto, fino al punto di dedicarsi con attenzione nel sostenere ogni scelta, in modo da dare ad ogni singolo interesse di tutta la clientela di quella bottega, l’esatto riconoscimento che merita, tentando così di far diventare sempre di più la sua merceria uno dei punti di passaggio obbligati per ogni suo compaesano.


Bruno Magnolfi 



martedì 16 ottobre 2018

Opportune misure.



La giornata appare ancora luminosa durante il pomeriggio, per le strade non c'è quasi nessuno, e soltanto lungo la via principale del paese si vedono adesso sfilare alcune persone che la costeggiano a piedi sopra ai marciapiedi più assolati, senza mostrare peraltro alcuna fretta. Clara si sente risoluta, vorrebbe affrontare il prima possibile con la signora Martini l’argomento che le sta più a cuore, e così chiederle senza mezzi termini il motivo esatto per cui abbia parlato della sua volontà di lasciare il negozio prima con sua madre che con la diretta interessata, cioè lei stessa. Si è sentita quasi furiosa nei suoi confronti quando è stata informata dalla mamma durante la serata precedente, ed anche se adesso il nervosismo le è andato scemando grazie al suo carattere piuttosto riflessivo, in ogni caso vorrebbe conoscere esattamente le motivazioni di quella scelta da parte della titolare della merceria.
L’aspetto positivo per lei resta naturalmente il fatto di poter entrare in società con l’anziana proprietaria, ed in questo modo iniziare a decidere sulle scelte del negozio, liberarsi poco per volta di quella donna che ultimamente è diventata quasi per certi versi un peso dentro l’esercizio, e poi poter decidere in piena libertà di assumere qualcuno che possa darle un valido aiuto negli orari di apertura alla clientela. Anche il fatto di poter accedere almeno ad una parte degli utili della merceria non è cosa da poco, pensa mentre guida l’automobile tra le strade del paese, e le potrebbe aprire larghi spazi di autonomia anche nei confronti della vita con sua madre. Insomma tutto bello, tutto positivo, però resta il fatto che a Clara le piacerebbe essere stata informata direttamente dalla signora Martini, e non essere trattata ancora come una sciocca ragazzina che forse non si sa neanche rendere troppo conto delle cose che le accadono.  
Buonasera, dice a voce alta già entrando con la sua chiave dalla porticina che si apre sul retro in faccia ad un cortile interno, ed attraversando poi un vano che funge da vero e proprio magazzino delle scorte, dove quasi tutti gli articoli in vendita sono ancora dentro ai loro scatoloni, pronti in ogni momento per essere disposti sopra agli scaffali della zona aperta al pubblico. La signora Martini è già dietro al bancone, anche se sta aspettando Clara per aprire la serratura della porta a vetri principale. Mancano ancora cinque minuti all’orario che è stato previsto per l’apertura pomeridiana, e si deve essere inflessibili, per evitare certe abitudini da parte dei paesani, che in seguito si mostrerebbero difficilmente rimovibili.  
L’anziana donna sorride nel vederla, la saluta con dolcezza, le dice subito pacatamente che secondo lei sarebbe giunto il momento di rifare la vetrina, perché ci sono delle cose che sono in attesa di essere esposte già da diverso tempo. Clara annuisce, resta perplessa, attende un attimo muovendosi di fretta per sistemare alcuni piccoli dettagli, infine va ad aprire, anche se sa che difficilmente riuscirà a trovare il momento adatto per parlare con la vecchia proprietaria. Forse però non ha troppa importanza, pensa dopo un po’, subito dopo aver ricevuto i primi clienti del pomeriggio; in fondo va bene anche così.  Pur trattenendo una piccola amarezza dentro di sé per come stanno andando le sue cose, Clara sa che per lei adesso si apre comunque una grande opportunità. Proprio come ha detto la sua mamma.


Bruno Magnolfi



giovedì 11 ottobre 2018

Come ogni giorno.



Marisa nel tardo pomeriggio è già nella cucina di casa quando Clara rientra. Ciao mamma, le dice la ragazza mentre toglie il soprabito, e l’altra alza appena per un attimo il suo sguardo severo dalle cose di cui si sta occupando, e le risponde in fretta guardando l’orologio sopra al muro, soltanto per registrare mentalmente un certo ritardo rispetto al suo consueto orario di ritorno. Mi sono fermata a parlare con una persona, fa lei, tutto qua. Va bene, dice Marisa; al negozio le cose filano bene, mi pare di capire. Certo, fa lei che forse a quel punto vorrebbe salire per qualche minuto in camera sua, come fa sempre. Se non hai bisogno di aiuto andrei in bagno e a cambiarmi d’abito, le dice. Va bene, fa Marisa, però non impiegarci troppo tempo, ho bisogno di te per preparare qualcosa per la cena. D’accordo fa la figlia mentre già sale le scale.
La mamma è sempre stata un po’ diretta nelle sue espressioni, non ha mai sentito il bisogno di girare troppo attorno a quello che vuol dire, specialmente in riguardo agli argomenti che maggiormente la interessano, ma in fondo è una persona sincera, una della quale capisci immediatamente le cose che le vanno bene, ed anche tutte le altre che al contrario non riesce assolutamente a digerire. Forse Clara negli anni passati ha avuto persino paura di lei in certe occasioni, di quei suoi modi forti, soprattutto, dei suoi gesti spigolosi, di quegli sguardi che non lasciano alcun dubbio, ma adesso, forse anche per una forzata abitudine, lei sa che non ha più del tutto bisogno del parere della mamma per portare avanti le sue scelte. Magari è proprio questo che alla lunga potrebbe innescare dei risentimenti, riflette mentre si sofferma due minuti dentro la sua camera: la sensazione di sentire sua figlia sempre più adulta e indipendente probabilmente la fa sentire inutile, priva di quel ruolo che ha sempre amato svolgere nei suoi confronti, specialmente dopo che è venuto a mancare suo marito. Ma non è possibile farci niente, le cose possono soltanto andare avanti in questo modo.
Per favore apparecchia la tavola, le dice Marisa appena lei rientra in cucina: sto cucinando qualcosa da cui non posso distrarmi neanche un momento. Va bene, fa Clara sottovoce. Poi restano ambedue in silenzio per qualche minuto, mentre ognuna si trova indaffarata dal proprio compito. Sembra che la signora Martini voglia smettere poco per volta di occuparsi del suo negozio, fa la mamma, e lasciarti praticamente padrona del campo. Ma una persona da sola non può farcela ad occuparsi di tutto, dice Clara alzando la faccia di scatto. Lo sa anche lei, dice Marisa, per questo vorrebbe che tu scegliessi un’aiutante, un apprendista, un ragazzo o una ragazza che stia in negozio durante quelle ore del giorno più impegnative e con maggiore afflusso di clientela. Ne avete già parlato quindi, dice Clara guardandola fissa. Certo, fa la mamma, per te è una grande opportunità, e lei voleva naturalmente sentire il mio parere.
Ho capito, risponde Clara, ci rifletterò nei prossimi giorni prima di decidere. No, fa subito Marisa, non c'è niente da decidere, soltanto da ringraziare la signora Martini per tutta la sua generosità e la fiducia che ripone in te. Torna il silenzio dentro la cucina, ma dopo poco la cena sembra pronta, e non c’è da far altro che mettersi a mangiare come sempre.


Bruno Magnolfi


martedì 9 ottobre 2018

Appartenenza.



Ciao, dice la ragazza in modo timido, senza riferirsi a qualcuno in particolare tra coloro che formano quel piccolo gruppo che si ritrova di fronte. I quattro o cinque presenti, pur restando quasi immobili nelle loro posizioni rilassate, com’erano già anche prima che Clara arrivasse fino lì, le rispondono sottovoce con lo stesso identico saluto, e dopo una breve pausa soltanto Renato, muovendosi leggermente verso di lei e sorridendole con un’espressione semplice, riesce a farle capire quanto sia contento che si sia finalmente decisa a farsi vedere presso quelle panchine insieme con loro. Si conoscono tutti in un modo o nell’altro, ma al di là degli anni scolastici in cui qualcuno ha frequentato in certi casi anche la stessa classe dell’altra, non c'è mai stata una vera e propria amicizia da parte neppure di uno solo di loro nei suoi confronti, forse perché Clara è sempre apparsa come un tipo schivo, pronta a rimanersene per conto proprio in ogni circostanza; o forse anche perché non c’è mai stata una vera occasione per scambiare con lei qualche parola che andasse oltre gli argomenti consueti.
Ti va di bere qualcosa, chiede lui toccandole un braccio, e dentro al bar di fronte alla piazza la invita a sedersi ad un tavolo, cercando di trattarla come un’ospite di gran riguardo. Non so, dice Clara, mi è sempre sembrato che non facciate mai niente, se non starvene qui a bighellonare e a perdere del tempo. Hai ragione, dice Renato, e per alcuni forse è ancora così, però questo qui è anche l’unico ritrovo possibile che in fondo non ci impegna in nessuna maniera, e dove ognuno si sente libero di farsi vivo oppure no, e così se poi magari uno di noi decide di stare un po’ con gli altri, forse riesce a confrontare anche qualcuna delle proprie idee, fino a cercare o proporre a tutti qualche volta perfino degli obiettivi comuni.
Poi escono dal locale, i ragazzi seduti sulle panchine sembrano adesso privi di un vero e proprio argomento di conversazione, perciò dicono a turno qualcosa che sembra ogni volta generalmente un po’ scollegato da un reale contesto, e quando Clara e Renato tornano tra loro restano tutti per qualche attimo in silenzio, forse in attesa che siano gli ultimi arrivati a dire qualcosa. Lei invece sorride a tutti, spiega che le piace quella loro compagnia, ma che adesso deve proprio andare, ed il gruppo la saluta nella stessa maniera di quando è arrivata poco prima; Renato si dichiara a sua disposizione per accompagnarla, ma lei rifiuta, dice che ha la macchina poco lontano, non ha bisogno di niente. Si farà ancora vedere lì in quella piazza, spiega Clara con convinzione, e almeno lui ne appare felice, poi lei se ne va senza aggiungere altro.
Non è complicato fare un po’ di vita sociale, pensa Clara mentre cammina; si tratta soltanto di accettare il principio per cui il tempo si possa dilatare, ed invece di pensare a se stessi, cercare di mescolarsi con tutti gli altri, senza un preciso motivo apparente, soltanto per il gusto di stare in mezzo a tutti, e di sentirsi parte di una compagnia. Mi piace sentire dentro di me questa appartenenza, dovrò coltivarla meglio nel prossimo futuro.


Bruno Magnolfi



lunedì 8 ottobre 2018

Solo paura.


        

            Giungendo fin lì con il suo solito passo deciso, lei appoggia una mano sulla grande maniglia della porta vetrata, poi resta per un attimo immobile guardando dentro quella libreria che conosce benissimo, nella ricerca tra i due o tre clienti presenti all’interno, di una faccia precisa della quale riconoscere già alla prima occhiata superficiale i lineamenti ben noti. All’altro braccio porta appese quasi con sistematica indifferenza alcune buste griffate provenienti dai negozi nei quali con molta calma e ponderazione ha acquistato durante la tarda mattinata alcune cose delle quali si era convinta ultimamente di non poter in nessun caso fare a meno: un vestito attillato ed elegante dai colori tenui, un paio di scarpe di gran marca, un foulard, due camicette bianche che adora, una piccola spilla dentro un astuccio, pronta per essere utilizzata come regalo. Ha pranzato senza fretta in uno spazioso caffè affollato del centro, si è guardata attorno per tutto il tempo in cui vi è rimasta, ha cercato di porsi alcuni interrogativi che proseguono a girare nella sua mente da un po’ di tempo, senza però avere trovato le risposte cercate, e poi ha lasciato una mancia al cameriere, cosa questa che fino a poco tempo prima probabilmente non avrebbe mai fatto.
            La città dietro ai suoi occhi rimane sempre un guazzabuglio affascinante, con il suo carico di persone indifferenti a qualsiasi pensiero degli altri, e la capacità di farti sentire perfettamente da sola in mezzo a tantissima gente, ed a lei ogni tanto piace immergersi in quella atmosfera, anche se sa benissimo che non è certo il suo mondo, il luogo dove potrebbe vivere oltre quelle brevi parentesi che una volta o due al mese ama concedersi, generalmente soltanto per fare degli acquisti un po’ particolari, o andare a salutare come adesso la sua cara amica. Però c’è qualcosa di diverso stavolta, un ingrediente poco definito che sembra danzare come una mosca in mezzo alla strada, su in alto, al di sopra del livello costituito dal traffico di macchine e di passanti apparentemente senza una meta. La preoccupazione improvvisa di rimanere da sola a portare avanti ogni propria battaglia.
            Non ci aveva seriamente mai riflettuto fino a questo momento, ma i buoni risultati di sua figlia sul lavoro, il suo impegno evidente in tutto ciò che si trova ad affrontare, e la sua età che oramai non ne fa più una ragazza, bensì una donna, le fanno comprendere che a breve Clara sentirà un maggiore bisogno di autonomia da sua madre, e forse prenderà delle decisioni sulle quali ogni altro parere avrà una scarsa importanza. Con la mano ancora sulla maniglia della libreria lei avverte perfettamente come un senso di solitudine che le sta lentamente giungendo, quasi un surrogato minore di quel momento drammatico di tanti anni prima in cui si trovò ad affrontare il proprio periodo di vedovanza. Infine qualcuno però le va incontro, le apre la porta vetrata, la saluta subito con un abbraccio, come sempre è successo. E’ Elena, la sua amica di sempre, la proprietaria di quella libreria, donna coraggiosa e tenace, capace con un solo sguardo di comprendere quasi tutto delle persone che si trova di fronte. Ciao, le dice Marisa, appartandosi subito con lei in un angolo del grande negozio, per un minimo di intimità. Sono un po’ preoccupata, le dice subito, però vorrei tanto che tu mi consigliassi uno o più libri capaci di farmi riflettere; qualche scrittore che ha già affrontato e risolto questa paura della solitudine che improvvisamente mi sta attanagliando.

            Bruno Magnolfi

mercoledì 3 ottobre 2018

Decisione finale.




Ciao Marisa, le aveva detto la signora Martini un pomeriggio di qualche giorno addietro, quando l’aveva aspettata quasi con impazienza, la sua vecchia compagna di scuola, per parlarle di quella sua figlia, quella Clara che si stava dimostrando ogni giorno così diversa dalla sua mamma. Poi si erano sedute ad un tavolino appartato, all’interno del bar Soldini, si erano fatte servire due caffè dal cameriere e poco per volta avevano tirato fuori i diversi pareri sulla ragazza, mescolati a qualche paragone sui loro vecchi tempi, insieme a certi ricordi vagamente nostalgici di un periodo risalente ad almeno cinquant’anni prima.
Clara è in gamba, diceva la signora Martini, ormai ha acquisito tutto ciò che c’era da sapere per portare avanti degnamente il negozio, e per me è arrivato purtroppo il momento di farmi da parte; magari tra qualche tempo potrebbe prendere anche un giovane apprendista per farsi aiutare durante gli orari con afflusso maggiore di clientela. Personalmente da ora in avanti continuerei ad andare al negozio ogni tanto, anche ogni giorno nei primi mesi, ma senza avere più degli orari precisi da rispettare, e così poco per volta tutto passerebbe nelle sue mani, e da un punto di vista fiscale diventeremmo socie dell’attività, trattandoci perfettamente alla pari.
Pur ringraziandoti per l’offerta generosa, aveva detto Marisa, devo sottolineare però che è un periodo piuttosto delicato per una ragazza della sua età; non vorrei che l’importanza concessale in questo momento finisse per giocare un ruolo addirittura negativo sulla sua formazione. Ci vuole niente ad una giovane così per montarsi la testa e mostrare di botto una personalità presuntuosa e persino arrogante. Rinviando invece questo passaggio di un anno o anche due, forse una maturità maggiore per Clara eviterebbe l’insorgere di un rischio del genere.
Tua figlia ormai ho imparato a conoscerla bene, aveva detto l’altra; le piace il lavoro che svolge, è contenta di stare a contatto con la clientela che ogni giorno ci si presenta davanti, non credo proprio ci sia la possibilità che tu adesso ravvedi. Certo, l’importanza del ruolo può giocare dei brutti scherzi, ma in quest’ultimo periodo ho fatto in modo di lasciarla spesso da sola a prendere decisioni e nel fare alcune scelte, e Clara non ha mostrato alcun problema di superbia o al contrario di perplessità. Credo che i tempi per lei siano maturi, ed il periodo di adesso si presta piuttosto bene alla variazione di ruolo, in considerazione della stagione più calma che nel prossimo periodo andiamo ad affrontare.   
Tu poi non ti sei mai fatta vedere dentro al negozio in tutto questo tempo, dice ancora la signora Martini; ma ti posso assicurare che tua figlia in questo periodo è in tutto e per tutto il perno attorno a cui ruotano tutti i clienti. Certo, ogni tanto mi chiede qualcosa, un parere, un consiglio, un suggerimento, ma per il resto è assolutamente in grado di portare avanti tutta l’attività, e di questo non appare né spaventata, né bramosa di darsi importanza. Insomma, dice Marisa, non posso far altro che mostrarmi d’accordo. Certo, dice l’altra, anche se naturalmente l’ultima decisione, quella finale, quando le avremo spiegato ormai tutto, resta in ogni caso la sua.

Bruno Magnolfi

lunedì 1 ottobre 2018

Verso di lei.



Va bene, dice il ragazzo ai suoi amici seduti accanto a lui. Poi con le mani dentro le tasche si alza e si allontana senza fretta dalle panchine dove ogni giorno lui e tutti gli altri si ritrovano, dopo uscito dalla piazza principale e procedendo sul marciapiede lungo la strada che attraversa il centro abitato della cittadina. Torna poco dopo trattenendo sul viso la medesima espressione che aveva prima, e le mani ancora sprofondate nelle tasche. Non c'è, dice subito agli altri che lo guardano: ho anche aspettato diversi minuti, ho gironzolato davanti alla vetrina del negozio per un po’, ma lei non c’era, forse non è questo il suo turno di lavoro.
Va bene, dicono gli altri vagamente dispiaciuti, forse dopo l’ora di chiusura dei negozi si farà vedere lo stesso, anche senza invito. Poi riprendono a dirsi le cose di sempre, a battersi le pacche sulle spalle per incoraggiamento, a ridere forte per delle uscite curiose di qualcuno, e a parlare costantemente solo del presente e del passato prossimo, scherzando e divertendosi. Un paio di loro a turno si staccano e vanno a prendersi una birra dentro al bar Soldini, tornando con la bottiglia in mano e la faccia di chi in fondo si sente proprio stanco di quei pomeriggi così vuoti. Si sostiene sottovoce che sia necessario andarsene al più presto da questo paese cencioso e senza sbocchi, dove non si intravede mai una variazione nell’andamento ordinario delle cose. C’è anche chi dice che non ha proprio più voglia di continuare ancora con questa vita così monotona. Ma c’è subito uno che prende in giro un altro, ed in questo modo si ricomincia a ridere di tutto, senza parlare più di quel loro futuro incerto e doloroso.
Clara, trascorso ormai parecchio tempo, esce dal retro del negozio, dopo aver tirato fuori dagli scatoloni tutta la merce nuova che è stata portata dal rappresentante. La signora Martini si è tenuta da una parte, ha lasciato che prendesse lei l’iniziativa sulle cose da farsi lasciare e quelle da non prendere proprio in considerazione. Le aveva detto subito alla sua commessa di non sentirsi in forma, di avere mal di testa, di non essere capace di scegliere i nuovi articoli che il rappresentante aveva proposto per la nuova stagione.  Ma non ci sarebbe stato in nessun caso alcun problema: in fondo a Clara piaceva molto stare in mezzo a quelle cose, per cui scegliere il nuovo campionario ed immaginarsi già le parole con le quali presentare ogni pezzo alla loro clientela le tornava del tutto naturale, anche se proprio non capiva la necessità da parte della titolare dell’esercizio di ricorrere a dei sotterfugi per farla impegnare di più, per dare il massimo di se stessa, perché in fondo era qualcosa che stava già facendo da diverso tempo.
Alla fine è ora di chiudere, e Clara pur pensandoci sopra non capisce ancora cosa si potessero essere mai dette sua madre e la signora Martini alle sue spalle in quei giorni appena trascorsi, anche se adesso però si sente bene, sicura di sé, convinta di ciò che la sta aspettando. Il solito saluto di sempre all’anziana proprietaria del negozio, e quindi qualche passo verso la piazza, verso quelle panchine, davanti al bar Soldini, dove forse qualcuno è rimasto ancora lì ad aspettarla. Ciao ragazzi, dice con un sorriso, e gli altri si voltano tutti verso di lei.


Bruno Magnolfi