domenica 10 febbraio 2019

Ritrovata sintonia.




La domenica è una giornata insignificante. Si può pensare, riflettere, scrivere qualcosa sul proprio diario, magari prendere appunti per il prossimo futuro, ma non si può vivere davvero. La mattinata scorre svelta, prendersi cura di se stessi è anche troppo naturale, si finge di riposarsi quando invece ci si sente anche più stanchi del normale. Questo pensa Clara durante il solito pranzo a due tra lei e sua madre, la quale oggi, con una certa cura, ha messo in tavola qualcosa di veramente buono, che purtroppo non ha assunto sopra la tovaglia altro sapore che quello già previsto. Perché anche oggi non si sono dette molto loro due: Marisa negli ultimi minuti è sembrata impegnata soprattutto dietro al forno, ad osservare semplicemente il colore dorato della besciamella e quello delle patate al rosmarino, e sua figlia invece è parsa interessata esclusivamente alle notizie politiche della settimana scorsa trasmesse dalla radio. Niente di nuovo, in fondo, dentro quella casa, considerato come le uniche novità che appaiono generalmente ai pasti di ogni giornata, sono date quasi sempre solo dal cambio delle colture servite e cucinate, ovviamente in adeguatezza alle stagioni, fornite dall’orto ottimamente curato sempre da Marisa.
Poi è apparsa una domanda: che cosa fai nel pomeriggio, ha chiesto la mamma con indifferenza, mentre si occupava di altre cose. E Clara le ha risposto: niente; sottintendendo di non aver alcun programma. Potremmo uscire assieme, ha detto Marisa guardando improvvisamente sua figlia in modo molto diretto. E l’altra dopo un attimo ha risposto: va bene. Si sono ritrovate nell’ingresso di casa per le quattro, con abiti adeguati ed i capelli a posto, e sono salite sulla loro macchina con calma, senza nervosismi. Poi si sono avviate lungo la strada principale, lasciando la frazione “il platano” immersa nel silenzio, quindi per coprire lentamente i tre chilometri asfaltati fino al paese di Borgo San Carlo. Marisa ha osservato qualcosa nella sua borsetta, ad un certo punto, poi ha chiesto a Clara come andassero le cose. Bene, ha detto lei, e quindi si è preoccupata di trovare un buon parcheggio lungo la via centrale della cittadina.
C’è un caffè pasticceria poco lontano, ed una volta scese dall’auto loro due hanno deciso di andare proprio là. E’ stato in quel momento che Marisa ha preso Clara sottobraccio, ma non lo ha fatto in maniera forte e rude come forse c’era da aspettarsi, bensì con una certa insolita dolcezza, quasi con grazia, tanto che la figlia si è voltata un attimo verso di lei, quasi sorpresa, ed ambedue si sono scambiate alla fine un breve sorriso. Sono contenta, ha detto la mamma mentre qualcuno le salutava lungo il marciapiede. E soprattutto sono orgogliosa di te, e di quello che stai facendo. La figlia non è riuscita a dire niente, però si è sentita quasi arrossire sulla faccia, proprio per la sorpresa di ascoltare parole di quel genere. Poi le ha risposto che il suo negozio sostanzialmente sta andando bene, e che comunque ha grandi speranze per la primavera prossima, quando metterà in vetrina le nuove collezioni. Sono curiosa di vederle, ha detto Marisa. Verrò senz’altro tra le prime ad ammirare la maniera con cui sarai riuscita a rendere interessanti le proposte per la stagione nuova. 
Quindi sono entrate nel locale, si sono sedute ad un tavolino libero, ed hanno iniziato a parlare tra loro di qualcosa, con le parole quasi nascoste nel brusio diffuso delle persone già presenti nel caffè, ma con le loro espressioni in piena evidenza a tutti, qualcosa che mostrava a quei presenti che una nuova sintonia si era costituita tra di loro, come da tempo ormai era giusto che fosse.

Bruno Magnolfi


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venerdì 8 febbraio 2019

Quasi impossibile.



C'è silenzio adesso. Anche intorno alle auto ferme, o davanti ai negozi ed i caffè chiusi. Qualche lampione ronza spandendo la sua luce sul tratto di strada che gli è stato assegnato, e le finestre buie delle case mostrano dell’interno l'assenza completa di qualsiasi attività. Ecco il vuoto, si potrebbe dire in una parola, di quasi tutte le migliori intenzioni, e anche di quelle possibilità eventuali da mettere in pista fra pochissime ore, nonostante immagini fantastiche e indefinibili si aggirino furtive davanti agli occhi chiusi di ciascun cittadino. Questo però è il momento giusto per variare le cose, per cercare un cambio di passo, proprio quando tutti gli altri non si attendono neppure qualcosa del genere. E’ sufficiente forse mettere a fuoco un proposito, un progetto esauriente di qualsiasi natura, e quindi dare spazio ai dettagli. Il resto è solo buona memoria. Perché al mattino poi, tutti gli elementi devono stare in fila di nuovo, nella stessa maniera di come sono stati pensati, e riprendere ognuno il suo posto, in modo tale che quello che è stato ideato tra due sponde definite di sonno, e per ciò stesso già poco probabile, riprenda al contrario la propria forza primigenia, quella di fare a meno di ogni ordinaria razionalità. 
Si sbadiglia, osservando attorno ciò che potrebbe davvero cambiare, e pur sembrando quasi impossibile che questo mai accada, si dà sempre più seguito a quanto è stato in qualche modo ideato, una specie di sogno in termini quasi reali, quasi una favola, che adesso si avverte come imperniata in quella difficile possibilità di rendersi vera. Ma intanto il silenzio ha mostrato qualcosa a cui non si sarebbe potuto mai credere, e quindi soltanto già questo appare quasi un miracolo tra le cose ordinarie di sempre. Adesso si guarda all’alba come ad una conseguente salvezza, una rinascita, l’attimo in cui tutto è possibile. Perché il risveglio è il ritrovo di sé, e di quello che si riesce ancora a provare.
Niente deve sfuggire alla mente, e niente che sta attorno a lei può pretendere una distrazione insperata. Le cose apparse in una fase diversa adesso stanno lì, pronte per essere praticate, forse variate in qualche dettaglio, probabilmente allineate in maniera migliore a tutto quanto è concreto e tangibile, ma in ogni caso l’idea di fondo rimane, ed è quella di portare avanti con fermezza il resto di tutto il pensato. Non c’è neppure troppo da interrogarsi sui motivi di uno sforzo del genere, o su a cosa serva provarsi in un compito tale; va costruito, indubbiamente, perché è soltanto da questo che si potrà vedere davvero la semplice differenza tra un prima ed un dopo.
Così la giornata procede, una giornata forse qualsiasi, eppure anche speciale, e tutti gli elementi comuni ad ogni altra giornata, diventano d’improvviso subito particolari, illuminati da un senso di diversità in ogni dettaglio. Il progetto ha un seguito infine, il programma si snoda poco per volta, la volontà procede a denotare ogni sfumatura che si protende in avanti, e tutto assume un vantaggio, qualcosa che sembra portare verso la soluzione migliore. Un piccolo embrione è stato sufficiente a generare un processo di variazioni: ciò che si poteva definire praticamente come impossibile, è fatto.


Bruno Magnolfi


mercoledì 6 febbraio 2019

Rancori perduti.


          

            I ragazzi sembrano svogliati mentre si muovono nella piazza come sempre. Però dicono da qualche giorno che si sono stufati di rimanere sempre sopra quelle panchine con le mani in mano. Vorrebbero avere uno spazio tutto per loro, un involucro vero in cui riflettere, ed è per questo che hanno presentato una domanda formale alle autorità della cittadina affinché mettessero a disposizione una stanza, un ritrovo, un luogo dove riunirsi, una specie di piccolo e semplice locale, anche se per adesso nessuno ha risposto un bel niente. C’è una nuova voglia di fare in tutto il paese, ha detto qualcuno in giro per avvalorare e dare slancio alla loro tesi; e se ci date una mano, dicono ancora ai cittadini, forse le cose possono migliorare anche per parecchia altra gente. Un circolo giovanile, un centro sociale, ecco che cosa vorrebbero riuscire a dar vita, un luogo dove ritrovarsi e confrontarsi anche con altri, in modo da costituire degli sbocchi fattivi a tutto il loro tempo libero.
Hanno poi messo insieme uno striscione con una scritta grande che riporta evidenziati questi loro desideri, e lo hanno esposto proprio sulla piazza, in mezzo alle panchine, così che tutti sappiano cosa chiedono davvero questi ragazzi. Clara lo ha visto, perciò si è fermata in mezzo a loro, ha chiesto notizie, ha detto che a lei piace molto quell'idea, e che forse è proprio il momento giusto per smuovere qualcosa, per svecchiare le abitudini di tutti, per abbandonare i modi di essere che hanno resistito fino a quel momento. Si sono bevuti una birra tutti insieme quella sera, ed hanno brindato con grande soddisfazione a quella loro idea, tanto che infine Clara ha deciso di scrivere a grandi lettere un volantino con la spiegazione delle loro richieste, per poi esporlo per prima dentro al suo negozio, nella speranza e con l’invito che anche altri esercizi si decidano ad aderire all'idea e a mettere in bella vista quelle istanze.
Poi qualcuno ha sentito anche il bisogno di indire una riunione nella saletta del bar Soldini, per tutti quelli che sull'argomento avessero avuto qualcosa da dire o da chiedere, ed ognuno dei ragazzi è stato invitato ad annotare a quel riguardo i propri pensieri e le proprie richieste sopra un foglio comune, in modo da confrontare enumerandole le opinioni e le posizioni di ciascuno. Tutto si è svolto con grande correttezza, ed anche se una sera è apparsa qualche scritta fuorviante sopra ai vecchi muri di quel paese, le cose sono andate avanti in maniera tranquilla, senza strappi.
Il sindaco oggi ha ricevuto nel suo ufficio in municipio due rappresentanti di quei ragazzi, e ha detto loro che ci sarebbe giusto un edificio vuoto di proprietà comunale che potrebbe essere destinato a ritrovo proprio per quel gruppo giovanile. Loro si sono guardati, hanno sorriso, poi è stato sottoposto all’attenzione di tutti una specie di contratto con la cessione a titolo gratuito del bene in muratura, a cui corrispondere però con una serie di adempimenti e di impegni piuttosto rilevanti. I ragazzi hanno preso una copia del documento per leggerla e meditarla con più calma, quindi sono usciti. Davanti al solito bar Soldini hanno iniziato a studiare le pagine, e si sono resi conto poco per volta che firmando quell’intesa non sarebbero mai stati più liberi di fare le cose di sempre, se non diventare dei cittadini modello integrati e composti. Perciò hanno rifiutato.
In ogni caso l’idea è nell’aria, dicono tutti, e soprattutto la voglia di fare qualcosa ormai sta girando nelle teste di molti, e probabilmente un compromesso oppure un’altra soluzione sarà trovata al più presto. Non importa, ha detto perfino Clara ripassando dalla piazza; dobbiamo avere fiducia, le cose si sistemeranno. Con queste parole tutti si sono sentiti più rassicurati, e d’improvviso gli antichi rancori, se mai ce n’erano stati, sono presto scomparsi.

Bruno Magnolfi

giovedì 31 gennaio 2019

Mai, ogni giorno.



La corriera passa ogni ora, è sufficiente stare accanto al segnale della fermata e fare un cenno all'autista per indicare la propria volontà di salire a bordo. Marisa si è vestita con cura per uscire da casa, e quando sale sul mezzo sferragliante sente di essere assolutamente a proprio agio, nonostante tra i pochi viaggiatori presenti, non ci sia a bordo neanche una persona che lei conosca o che abbia già visto in altre occasioni. Sa che non le viene del tutto naturale, però sente che per lei è giunto adesso il momento di compiere un passo importante: andare fino al negozio di sua figlia, acquistare qualcosa accettando i consigli di lei, e farle dei sentiti complimenti per le ultime collezioni di vestiti che ha messo in vendita, qualsiasi essi siano.
Avverto in questo momento la necessità improrogabile di trovare maggiore sintonia con Clara, pensa con determinazione mentre guarda distrattamente gli sprazzi di campagna fuori dal finestrino. In fondo è mia figlia, e se ci siamo un po’ allontanate negli ultimi tempi, è soltanto per una specie di prova di carattere che abbiamo voluto mettere in campo vicendevolmente, qualcosa che in fondo, lo riconosco, non ha avuto assolutamente alcun senso. Probabilmente lei nei prossimi anni sarà impegnata sempre di più con il suo negozio, e forse troverà qualcuno che la porti fuori la sera qualche volta, ed un giorno non lontano verrà magari a dirmi che vuole sposarsi, o che desidera andare a vivere da sola in qualche appartamento vicino al suo lavoro.
E’ giusto, non posso dire niente, pensa ancora Marisa; adesso è il suo momento, deve trovare la forza per fare le scelte maggiormente opportune per la sua vita, anche se spero che le adotti in maniera più pacata, senza trovare nessuno che la pungoli, come probabilmente ho fatto io in certe occasioni; e poi, se lo vorrà, sua madre qualche volta potrebbe forse tirar fuori la propria opinione, un parere obiettivo e assolutamente non vincolante per la sua bambina, limitandosi altrimenti a mostrare sempre e comunque il gradimento di tutto ciò che lei potrà desiderare, senza mettersi in mezzo. Anche perché sono più che sicura che mia figlia non farà mai dei grossi errori, ed io nei limiti del possibile dovrò sempre e comunque fare la mia parte di madre, e riuscire anche a starmene di lato, se Clara desiderasse così.
In fondo molte cose non mi sono piaciute durante la sua crescita, pensa ancora Marisa; ad iniziare dal fatto di non essersi dedicata affatto agli studi, nonostante tutto il mio sostegno ed il mio incoraggiamento. Ancora non capisco quale sia stato lo sbaglio secondo il quale niente di buono è uscito da lei durante la scuola superiore, tanto da farla decidere per l’abbandono senza nemmeno aver preso il diploma. Certo, quella è stata per me una bella batosta, in ogni caso adesso non è più nemmeno il caso di ripensarci, visto che tutto in qualche modo si è sistemato, e che l’intervento di sua madre è stato risolutivo, almeno per lei.
Infine scende dalla corriera, Marisa, sulla piazza principale del centro abitato, quindi si guarda un attimo attorno, sistema qualcosa nella sua borsetta, e poi si dirige con la solita determinazione che la contraddistingue verso il negozio di merceria e di abbigliamento: sarà sorpresa Clara di questa visita, pensa con passo nervoso; in fondo non le capita certo ogni giorno.


Bruno Magnolfi  



domenica 27 gennaio 2019

Cambio di atteggiamento.


            

            Mi dispiace, dice Clara a lui con una certa fermezza; ma in questo momento non me la sento di mettere in piedi con te una relazione che non sia costituita esclusivamente dalla nostra amicizia. E poi, anche per quanto riguarda proprio l’amicizia, negli ultimi tempi sento di preferire la frequentazione di diverse persone, almeno quando mi va, piuttosto che  incontrarmi soltanto con una. Non è che non mi piaccia la tua presenza intorno a me, o che per qualche motivo ti voglia tenere distante: tu mi piaci, e mi va a genio quasi sempre il tuo modo di essere, però qualche volta vorrei fermarmi in maniera spensierata anche dai ragazzi che si ritrovano sulle panchine, ad esempio, e ridere con loro mentre sostiamo tutti insieme davanti al bar Soldini, senza dover pensare che in questo modo rischio di mettermi contro qualcuno.
Tommaso la guarda un momento, sembra riflettere appena per un attimo tutto quanto l'argomento che lo riguarda; poi decide che in fondo non gli dispiacciono troppo queste parole, e gli sembrano, al contrario di quanto avrebbe potuto pensare solo qualche tempo più addietro, addirittura di buon senso, equilibrate, anche perché, nei giorni immediatamente precedenti questo, si era sentito addirittura preoccupato per essere giunto anche troppo velocemente al punto di dover stringere una relazione seria con lei, in considerazione anche di come erano andate le cose tra loro fino a quel momento. Perciò adesso, tirando quasi un sospiro di sollievo, dice soltanto: d'accordo, per me non ci sono problemi. Ho molto da fare con l’università in questo periodo, tanto che il mio tempo libero si preannuncia davvero ridotto. E poi, a parte questo, probabilmente dovremo conoscerci meglio prima di affrontare delle scelte di una certa importanza. Non c'è niente di male, pensano tutt’e due quasi nello stesso momento in cui si guardano: non escludiamo niente così, considerato che tutte le possibilità per un eventuale nostro futuro, rimangono aperte.
Perciò, quando poco dopo si salutano, loro due lo fanno in maniera estremamente cordiale e amichevole, forse addirittura alleggeriti da quel chiarimento di cui senza dubbio sentivano ambedue la necessità. Clara  resta in macchina ancora per un attimo, mentre Tommaso si allontana a piedi senza voltarsi, poi lei avvia il motore e guida con calma e leggerezza per tutto quel tratto buio di pochi chilometri, fino a giungere alla sua abitazione nella località Il Platano: riflette adesso che non ha parlato per niente con sua madre delle ultime novità che riguardano la sua unica figlia, e che ultimamente ha sempre cercato di lasciarla al di fuori persino dalle sue preoccupazioni, ma forse in questo momento, anche se non sa proprio come potrebbe fare, e nonostante le risulti qualcosa di assolutamente non facile, considerando anche che non è affatto evidente come certi argomenti a sua madre le possano davvero interessare, vorrebbe finalmente parlarle. Perché, se ci pensa proprio con intensità, anche nell’attimo stesso in cui sta parcheggiando la sua macchina lungo il vialetto di casa, forse ciò che pesa per lei più di tutto, è proprio quella distanza che immancabilmente si pone sempre tra loro due, in qualsiasi momento della loro vita in comune, all’interno di quella abitazione in cui vivono da sempre, ed anche tutte le poche volte che si trovano a scambiarsi delle semplici opinioni. È come se cercassero continuamente di scansarsi, pensa lei, o di evitare di sentire davvero ciò che l’altra ha da dire. Ma adesso Clara si sente grande, matura, autonoma, non ha più bisogno di rifugiarsi in un angolo soltanto per sfuggire ad una personalità troppo forte come quella di sua madre. Cambieranno le cose, decide; o almeno devo proprio provare a farle cambiare.

Bruno Magnolfi

mercoledì 23 gennaio 2019

Brutte persone.




Lo ha notato quasi immediatamente, di poco avanti a sé, una volta uscito da casa e incamminatosi lungo la strada. Tra le ombre del tardo pomeriggio spesso non è facile rendersi conto di cosa sia un piccolo oggetto scuro che sguscia, che si insinua tra le auto parcheggiate, che si nasconde alla vista di tutti: forse un gatto, uno di quei tanti che girano intorno ai caseggiati camminando sulla cima dei muretti e attraversando le sbarre dei cancelli e delle recinzioni, per poi rientrare nella casa di qualche vecchia che li accudisce e che li fa dormire su una sedia impagliata o sulla poltrona; o anche un semplice pezzo di giornale magari, mosso dal vento freddo di queste sere invernali, sfuggito di mano a qualche passante poco attento, o gettato via da chi non è interessato a lasciare pulite le strade e le piazze della propria città.
Renato si è sentito subito incuriosito da quella macchia di sporco mobile e quasi incomprensibile, quasi fosse ai suoi occhi una chiara dimostrazione di diversità, una differenza palpabile, una variabile insolita, all’interno di un panorama cittadino spesso anche troppo ordinato, fatto e finito, regolamentato da ordini troppo precisi, costituito secondo una logica insopportabilmente esatta, almeno per il suo modo ribelle di vedere le cose. Così si è avvicinato lentamente, badando a non produrre rumori, stando ben attento a dove appoggiare le suole delle sue scarpe, e scorrendo con molta calma il marciapiede di quella strada deserta; ed ha aperto gli occhi nell’oscurità della sera precoce, fino a cogliere ogni più piccola sfumatura di ciò che andava osservando, all’erta per ogni rumore avvertibile.
Poi, un piccolo cucciolo di cane dal mantello chiazzato, finalmente, è uscito con rapidità allo scoperto, scodinzolando verso di lui e fermandosi vicino ai suoi piedi, sprovvisto di collare e senza niente che lo rendesse in qualche modo identificabile.  Renato gli si è avvicinato ancora di più, gli ha fatto una carezza, lo ha trattenuto un momento con sé, ed il cucciolo si è mostrato subito riconoscente di quelle attenzioni, pur magro, denutrito, sporco, probabilmente privo di padrone e perfino di un posto dove andare a rifugiarsi la notte. Non ha avuto bisogno di convincerlo troppo, il cane appena lui si è mosso gli è andato subito dietro, come se riponesse proprio in Renato tutta la fiducia per il suo futuro. Allora lui lo ha preso in braccio, lo ha accarezzato e se lo è portato fino a casa, deciso a tenerlo con sé.
Gli amici più tardi gli hanno fatto corona sulla piazza insinuando qualche immancabile battuta di spirito nel vederlo presentarsi al ritrovo delle panchine con quel cucciolo trattenuto da un guinzaglio un po’ estemporaneo, ma Renato si è mostrato felice del suo nuovo amico da sfoggiare tra i compagni di sempre, quasi fosse quello che segretamente aveva sempre desiderato. Lo ha visto così Clara, passando in modo quasi distratto attraverso la piazza, e salutando tutti da lontano con un semplice gesto: e le è piaciuto molto rendersi conto di come dietro a quei ragazzi mezzi sbandati, privi di un interesse preciso, poco inclini ad integrarsi con gli altri, forse si rannidasse una sensibilità addirittura insospettabile, e di come quel Renato, osservato da un particolare punto di vista, alla fine non fosse affatto una brutta persona.


Bruno Magnolfi


domenica 20 gennaio 2019

Difficile comunicazione.



Il nostro è un mondo piccolo, dice quasi tra sé la giornalaia da dentro al suo chiosco ricoperto di riviste ed edizioni di ogni tipo, ogni volta che qualcuno tenta di decifrare grossolanamente la realtà a voce alta, mentre guarda i titoli principali dei quotidiani esposti, sottintendendo in questo modo che quanto accade veramente è sempre troppo lontano da lì, dove di ogni avvenimento esterno che pur dimostri una certa rilevanza, se ne sentiranno delle vere conseguenze in modo talmente diluito da riuscire comodamente anche a passarlo sotto silenzio.
Conosce tutti lei, filtrando la realtà da dietro quella feritoia da cui riesce ad osservare tranquillamente tutta la piazza principale del paese di Borgo San Carlo, e soprattutto dei suoi tanti abitanti che sostano o passano da quelle parti, riuscendo anche a mandare a memoria i nomi di una quantità smisurata di persone che vengono da lei per acquistare qualcuno dei suoi giornali. Il più affezionato tra tutti è senza dubbio è il signor Soldini, che già al mattino presto, spesso per primo, quando lei ha appena aperto la sua edicola, prende sempre almeno due copie dei quotidiani: uno per essere sfogliato rapidamente da lui dietro al suo bancone, e l’altro per essere messo a disposizione di tutti i clienti del suo bar.
            I frequentatori della piazza sostengono che la donna sappia tutto quello che ci sarebbe da sapere in un paese come il Borgo, e spesso qualcuno le si rivolge sottovoce per sapere qualcosa di quello o di quell’altro, anche se la giornalaia ben difficilmente si lascia andare a dei pettegolezzi veri e propri, restando generalmente sul generico e barricandosi dietro al fatto di non essere a conoscenza di parecchie delle cose che le vengono richieste. Qualcuno sorride, altri alzano le spalle, in ogni caso lei non si lascia facilmente tirare dentro a certi meccanismi.
            Conosce Clara, che quasi ogni settimana va da lei per acquistare qualche edizione delle poche riviste di moda e di abbigliamento che l’edicola si fa consegnare insieme a tutto il resto, e conosce abbastanza bene la sua storia di negoziante e di figlia di Marisa, ma non ha mai parlato quasi di niente con lei, escluse le poche frasi di circostanza che si possono usare in quei casi. Perciò le risulta subito strano che questa ragazza oggi pomeriggio, prima di riaprire la sua merceria per il turno della sera, passi da lì quasi con indifferenza, e con una scusa le chieda se conosca quel ragazzo ricciolo, Tommaso, e se per caso l’abbia visto ultimamente da quelle parti.
            Lo conosco, fa la giornalaia, viene sempre per comprare delle riviste di cultura, ma è da un po’ di tempo a questa parte a dire la verità che non si vede più, forse starà studiando per qualcuno dei suoi esami all’università. Va bene, dice Clara mentre si fa dare una rivista di vestiti, ma se dovesse passare da qui, avrei piacere se lo avvertisse che lo sto cercando. D’accordo, fa l’altra, se lo vedo non avrò problemi a dirglielo. La ringrazio, dice ancora Clara, e buona serata. Poi si allontana, in parte soddisfatta del suo tentativo, anche se peraltro le pare di aver sciupato qualcosa con quella sua richiesta sempliciotta. La giornalaia nello stesso momento la guarda allontanarsi: non c’è niente di strano, pensa in mezzo a tutte quelle parole e frasi scritte da cui risulta circondata; certe volte purtroppo viene a mancare la comunicazione tra di noi, anche se crediamo sempre che tutto sia persino troppo facile.


            Bruno Magnolfi