mercoledì 13 settembre 2017

Nostalgie.

       

            Noi siamo sempre stati così, anche se molti anni sono trascorsi e tanti fatti accaduti. In fondo nessuno ha veramente mai cercato di essere diverso, abbiamo semplicemente lasciato che le cose andassero sempre avanti per proprio conto, senza mettersi in mezzo a desiderare chissà cosa di differente. Adesso si può mormorare che certe variazioni a suo tempo sarebbero state come minimo desiderabili, ma dobbiamo renderci conto una volta per tutte che questa che ci rimane adesso è solo la nostra realtà, ciò che ci siamo meritati.
            Tu piuttosto, con la tua aria svagata, i tuoi modi da personaggio secondario di una commedia comica, non crederai veramente proprio tu di aver fatto tutto quello che avresti potuto. Ti volti mentre attraversi una strada qualsiasi, forse per semplice curiosità, e ti accorgi che non sei dove vorresti, non stai facendo quello che ti eri proposto. È colpa tua, non ci sono scusanti, quando è stato il momento anche tu non hai fatto le scelte che avresti potuto. Noi ti osserviamo, non perdiamo mai di vista il tuo percorso, ed anche se avremmo tante cose da recriminare, ti lasciamo fare ciò che  più desideri, praticamente senza mai ostacolarti.
Tu vai avanti lungo la strada, entri dentro ad un portone, forse hai appena un attimo di incertezza mentre dai un’occhiata sfuggente al nome sul campanello, probabilmente giusto per assicurarti che niente sia cambiato dall’ultima volta che sei arrivato fino qui. Qualcuno è evidente che ti abbia visto da una finestra e ti abbia aperto, ed è quasi certo che sei oramai atteso con trepidazione, e che magari qualcuno sulla soglia dell’appartamento verso dove ti stai recando ti stringerà la mano, ti abbraccerà fraternamente mentre ti fa entrare, ti saluterà con grande trasporto, subito prima di chiederti come te la stai passando, come ti vanno le cose, ponendoti così le solite questioni retoriche. Mi sento invecchiato, potrai subito dire tu, tanto per giustificare le piccole manie che continui a portare sempre con te, quelle deboli fissazioni delle quali ormai dopo tanti anni non riesci più a fare a meno.
Ci sono sicuramente altre persone che ti aspettano tra quelle stanze, tutte insieme ti diranno che non sei cambiato affatto, che sei quello di un tempo, rimasto perfettamente coerente a quell’originale che tutti si ricordano. Tu sorridi, prendi tempo, ti siedi, poi mentre gli altri ti guardano in faccia nell’attesa di un gesto, di una parola, un’espressione qualsiasi che in questo momento puoi riservare loro, tu dirai quasi sottovoce che c’è un errore di fondo: qualcosa non è proprio andato come era stato previsto. Ora smettono di ridere e ti ascoltano immediatamente con molta attenzione, si è quasi creata un’enorme attesa per ciò che stai per dire, e tu sai che non puoi perdere un’occasione di questo genere, così ti guardi le mani, stringi gli occhi, fai una pausa, poi dici: non sono più quello che credete.
Si guardano tra loro, sorridono, fingono quasi di non aver sentito le tue parole. Si sa, tutto è proteso a ritrovare prima o dopo le linee di congiunzione che legano le persone tra di loro, anche questa tua uscita forse può essere compresa, digerita, trattata come una qualsiasi variazione tra le possibilità che tutti hanno. Ma tu vai avanti, e dici: non mi riconosco più in ciò che sono stato. E questo naturalmente è del tutto inaccettabile, proprio perché sostanzialmente falso, non può esistere una cosa di questo genere. Tutti stanno in silenzio perciò, tu assapori il rifiuto che ti viene mostrato, così ti alzi, dici: scusate; come se un fatto di questo tipo potesse mai essere perdonato, ed infine prendi la porta e te ne vai, solo, senza un passato, e senza alcuna possibilità di tornartene indietro.


Bruno Magnolfi

giovedì 7 settembre 2017

Musica e colori.

          

            Probabilmente ci potranno essere ancora delle possibilità fra qualche tempo, le cose oggigiorno non sembrano del tutto immobili: qualcuno gira per strada, altri stanno ad osservare con grande attenzione persino quanto succede intorno a loro. Certo non è facile continuare a lungo in questa maniera, fingere continuamente che tutto sia a posto, sviluppare atteggiamenti personali che non siano completamente diversi da quelli di chiunque. Ci sarebbero anche dei luoghi dove rinchiudersi in isolamento qualche volta, certi piccoli ambienti dove starsene per qualche tempo interamente in propria intimità, ma in genere è meglio evitare dei comportamenti da cui è difficile poi prendere completamente le distanze. Tu non sei normale, questo è l’elemento da cui ripartire in questo momento. Hai sicuramente qualche cosa che non va nella tua testa: e in ogni caso non puoi far altro che seguire con attenzione le indicazioni che possiamo darti, così forse qualcosa di positivo da te riusciremo ancora a tirare fuori.
            Partiamo dai colori: il tuo gusto tende a preferire evidentemente il bianco e nero, ma questo non deve essere un limite, non dobbiamo preoccuparci del fatto che il tuo forse è soltanto un artifizio, qualcosa che con evidenza non esiste neppure in natura, e che da ogni parte le tonalità più diverse di rosso e di azzurro sembrano avere normalmente il sopravvento su tutte le superfici. Ignoriamo questo elemento, non deve essere un inciampo messo lì sulla strada del nostro tentativo di comprensione. Forse hai anche un amico che può rivelare come tu possieda delle doti che stanno alla base delle scelte che ultimamente ti sei trovato ad adottare, ma questo in fondo non farebbe cambiare neppure di una virgola il giudizio finale su di te.
Devi smettere di essere te stesso, questo è il punto; evitare come la peste quello che sei sempre stato, dimenticare qualsiasi elemento della tua formazione, ed un comportamento come la coerenza deve diventare per te qualcosa di cui ignorare persino i fondamenti. Devi diventare poco per volta del tutto simile a coloro che vedi girare per la strada con totale noncuranza, quelli che si fanno vedere semplicemente come alcuni tra tutti, e che non puntano mai ad una propria personalità, ma anzi si mostrano con naturalezza degli individui come sono gli altri.
Poi c’è il problema della musica, queste armonie di suoni che sentiresti soltanto tu, dentro di te, come dei ritornelli che si inseguono senza alcuna interruzione. Non è neppure il caso di parlarne troppo, secondo noi; evidenziano con certezza la malattia mentale, e la necessità di mostrare a tutti in qualche modo la capacità comunque di essere a tuo agio, spensierato, colmo di idee e di soddisfazioni, quando al contrario sappiamo bene che non è affatto così. Insomma questa fissazione di voler passare la musica a qualcun altro tramite la volontà ed il semplice pensiero, è una stupidaggine enorme, un elemento che non porta in sé niente di buono, anche se parte da un principio che si può anche definire condivisibile.
Insomma dobbiamo prendere atto con rammarico che non ci sono margini almeno in questo momento per poter dare un buon giudizio su tutta quanta la faccenda. Comunque cerchiamo di dimenticare velocemente tutto quanto, lasciamo che le cose perdano di peso in modo naturale, e vediamo se alla fine il tempo come sempre possa davvero riuscire a curare ogni ferita. Noi ci speriamo, anzi sollecitiamo chi si è fatto avanti affinché questo possa avvenire, e in ogni caso puoi star certo che fino a quel momento ti terremo accuratamente a debita distanza.

Bruno Magnolfi  


martedì 5 settembre 2017

Conflitto d'età.

          

Credo non ci sia nulla dietro questo tuo pensiero, dice il papà di Roi; nulla da comprendere se non il fatto stesso che probabilmente secondo il tuo ragionamento noi tutti siamo ormai addirittura privi di una vera volontà, e che non riusciamo neanche più ad esprimere i nostri sentimenti. La mamma osserva la tavola, Roi resta in silenzio, senza capacità di replicare, anche se comprende che forse suo padre sta semplicemente cercando di aiutarlo. Lui vorrebbe chiudere alla svelta quella conversazione, magari andarsene in camera sua e poi rimanere lì, anche senza fare niente, ma non può.
Ci sono delle volte che da persona taciturna e silenziosa come in genere si mostra, suo padre improvvisamente si fa pedante, analizza le cose nel dettaglio e con voce monotona e incalzante insiste nello stabilire catene di elementi che sembra alla fine risultino vere solamente a lui, e siccome dalla sua bocca esce in questi casi un fiume in piena di parole, è del tutto impossibile interromperlo o peggio ancora opporsi a quanto riesce ad affermare.
Certe volte la mamma cerca di disorientarlo con delle sciocchezze messe lì apposta per rompere i suoi schemi e forse in qualche modo provare a dargli il senso della misura, ma nonostante il suo impegno spesso è difficile trovare un vero limite ai suoi ragionamenti. Non si può seriamente mostrarsi convinti che i fatti che ci accadono ogni giorno siano legati più dal caso che da interpretazioni precise della realtà, prosegue guardando verso Roi con convinzione. Il nostro futuro è legato esattamente a ciò che siamo oggi, e niente accadrà più avanti che non si sia costruito con le nostre mani.
Poi inaspettatamente il padre di Roi resta in silenzio per un tempo indefinito, osserva qualcosa davanti a sé con espressione insolita, beve un sorso d’acqua dal suo bicchiere, ed infine reclina lentamente la testa sopra il tavolo, come fosse preda di un mancamento. Ma immediatamente si rialza, guarda sua moglie che aveva detto subito qualcosa avvicinandosi a lui con preoccupazione, e spiega anche con un gesto della mano che sta andando tutto bene, e deve solo andare in bagno un attimo, a gettarsi un po’ d’acqua fresca sulla faccia. Torna poco dopo difatti, ma non riprende il filo del discorso, ed osserva Roi distrattamente, concedendogli di andarsene pure a rinchiudersi nella sua cameretta.
La moglie gli accarezza la faccia appena lui torna a sedersi, gli chiede se vada davvero tutto bene, se ha bisogno di qualcosa, e poi con senso di rimprovero se non sia il caso di evitare qualche volta certi argomenti così spossanti e intensi che lui tende ad affrontare sempre senza mai tirarsi indietro. Roi resta un attimo sulla porta ad osservarlo, preoccupato per ciò che ha visto ma contento per la fine anticipata di tutti quei discorsi. Fermo in silenzio osserva soltanto i suoi genitori che adesso non lo guardano, e immagina il loro futuro con gli acciacchi dell’età, le malattie, la perdita della memoria e tutto il resto, ed improvvisamente prova come un moto di triste tenerezza.
Mi dispiace, dice all’improvviso senza riferirsi a niente ed a nessuno in particolare; ma rifletterò a fondo sugli argomenti che ho ascoltato, e forse troverò la forza per affrontare quanto mi attende con l’energia che secondo voi ci vuole. Ciò che rimane vero è che non cambierò per questo le mie convinzioni, e in ogni caso proverò ad essere migliore proprio per mostrare a me stesso quanto valeva la pena tenere duro, ed evitare così di darla vinta a certi discorsi che fin da subito non mi avevano convinto.


Bruno Magnolfi

giovedì 31 agosto 2017

Normale attualità.

            

C'è qualcosa che non mi piace nei tuoi modi stasera, dice lei; come una sfumatura di distacco che certe volte proprio come adesso semplicemente traspare dal tuo comportamento, e poi lascia l’impressione leggera ma definita che forse ti andrebbe soltanto di startene lontano da me e da ciò che sono. Ci sono delle occasioni in cui mi piacerebbe molto volentieri darti uno schiaffo sulla faccia per toglierti dal viso quella vaga espressione di chi inspiegabilmente si sente in qualche modo superiore agli altri. Credo in ogni caso che dietro queste apparenze ci sia davvero qualcosa che non vada tra di noi, anche se forse è un argomento che non hai mai neppure affrontato dentro di te; forse lo hai semplicemente tenuto a distanza, probabilmente soltanto per continuare a cullarti come sempre sopra la garanzia dei tuoi modi e delle tue semplici abitudini.
Lui fuma svogliato, ascolta senza quasi darne l’impressione, sorridendo a tratti: probabilmente gli pare che certi discorsi basta in fondo lasciarli perdere o dare loro una scarsissima importanza, e quelli lentamente riescono a sgonfiarsi senza lasciare alcun residuo. Poi cerca di cambiare argomento, si alza, spiega che questa è una serata un po’ particolare, non lo sa neppure lui perché, come se  qualcosa stesse cambiando con grande rapidità dice, e chissà mai, se saremo in grado proprio noi due di tenere davvero testa a quanto accade attorno. Dovremo uscire forse, andare in giro per rendersi conto se è reale questa specie di vibrazione che adesso avverto nell’aria.
Lei pensa: questo è uno dei suoi modi per tenere tutto assolutamente sotto controllo; però certo lo sa fare, sottostima l’argomento e tenta di spostare l’attenzione su qualcosa di diverso, mostrando rapidamente che le cose in qualche maniera possono cambiare; lui poi si mostrerà disposto a mettere in campo tutta la sua sensibilità per farlo, e così il gioco è fatto. Non mi pare ci sia niente di strano o di diverso, gli dice lei con un scatto nervoso; tutto è come sempre, le tue parole, persino la tua espressione sopra la faccia. Lui torna a sorridere mostrando semplice compiacenza ed elementare superiorità rispetto alle cose facili che forse si potrebbero esprimere, quasi che qualsiasi affermazione da parte propria riuscisse solo ad integrarsi in qualcosa di precedentemente già affrontato e digerito.
Si può uscire, insiste senza dare maggiore importanza alle sue parole; poi spenge il mozzicone e va nell’altra stanza, come per cambiarsi d’abito ed indossare qualcosa di adatto alla serata che probabilmente ha già in mente. Lei gli concede un’ultima occhiata prima di riflettere cosa sia meglio fare, resta qualche attimo in silenzio, quasi in sospensione, infine rilascia la testa sopra lo schienale della sedia, come a rilassare i muscoli e persino i suoi pensieri. In ogni caso adesso non si sente nervosa, nessuna irritazione, si sente oltre, pronta a misurare con calma la quantità di distacco ormai più che evidente.
Lui torna, ha ascoltato le ultime notizie, dice che c’è stato un grosso incidente in città, forse un attentato, dobbiamo andare a vedere che cosa è successo. Lei lo guarda senza muoversi, lascia in aria una pausa, poi spiega: vai tu se vuoi; io non ne ho voglia.


Bruno Magnolfi 

lunedì 21 agosto 2017

Facili dimostrazioni.

            
            Da qua fino laggiù c’è una strada piena di pericoli, dice lui. Si può fingere che tutto sia tranquillo, che non ci sia alcun problema nel percorrere del tutto serenamente questa semplice distanza, ma non è così, e le conseguenze di una sciocca superficialità di questo genere possono mostrarsi rapidamente con risultati anche più gravi di qualsiasi sospetto si possa avere avuto in precedenza. Lui lo sa, certo, conosce bene quel tragitto anche se non lo ha mai percorso interamente, e già parecchie volte si è trovato in difficoltà nel tentarlo anche soltanto per alcuni passi, così è per questo che ha deciso ogni volta di non cercare neanche di intraprendere tutto quel percorso, e di non provare mai ad arrivare davvero fino laggiù, con quanto una decisione di questo genere gli possa avere sempre accumulato dispiacere.
            Ci sono delle volte, dice lui, che si prova quasi nostalgia per quei tempi lontani in cui forse ognuno poteva percorrere la strada in tutta sicurezza, sovrappensiero quasi, senza provare alcuna minima preoccupazione, con la sensazione che ogni cosa dovesse sempre filare liscia fino in fondo, esattamente per sua propria natura, e senza mostrare alcun ostacolo, fino a lasciar sentire nel profondo di ogni viandante d’oggi quel normale struggimento dato dal semplice ripensare all’innocenza con cui venivano affrontate le cose in quei momenti. Però poi tutto è cambiato con estrema rapidità, e una via tracciata proprio come quella, inizialmente così sicura e generosa, si è fatta rapidamente oltremodo impervia, soggetta a tutti i cambi repentini di stagione, pronta ad offrire ad ogni curva riparo facile a chissà quali lestofanti e malfattori, gente senza troppi scrupoli pronta ad aggredire qualsiasi viaggiatore che da quel momento in poi si sia venuto a trovare per obbligo o per scelta lungo quel cammino.
            In seguito però si è anche iniziato a prendere dei seri provvedimenti, certe iniziative di ordine sociale, e per tutta la distanza che c’è tra qua e laggiù qualcuno tra quelli più importanti si è messo addirittura in testa di definire e catalogare tutti i tipi di insidie grandi e piccole che si sarebbero potute verificare ed incontrare, tanto da neutralizzare poco per volta nei pensieri di chiunque il senso stesso del pericolo che sta alla base del terrore provato fino a quel momento. Qualcuno ha detto perfino che era sempre stata soltanto una qualsiasi suggestione, un senso distorto delle cose, scaturito forse da paure infantili, da brutti sogni privi di qualsiasi importanza, ma nessuno fino ad oggi si è più arrischiato a mettersi ancora davvero in viaggio per laggiù.
Per questo adesso, al contrario degli altri che appaiono succubi di paure peraltro sempre più vaghe, lui ha pensato di mettersi in marcia all’improvviso, in perfetta solitudine, a piedi, proprio lungo quel tracciato; sicuramente per dimostrare a tutti che è necessario superare con coraggio le cose che spesso paiono tenerci prigionieri, ed affrontare con grande senso anche altruistico ciò che apparentemente può sembrare come una scelta soltanto individuale; ma anche perché secondo lui è necessario per tutti tentare un cambiamento. In fondo pensa: che importanza può mai avere quel concentrare intensamente il proprio sguardo onde evitare qualche trappola tesa con disattenzione, qualche trabocchetto messo lì con uno scarso senso della misura e delle proporzioni, tanto da superare tutto   quanto con la propria personalità forte di sé. Siamo persone soprattutto, ha riflettuto: anche se siamo chiamati costantemente a dimostrarlo.


Bruno Magnolfi

giovedì 27 luglio 2017

Vapore acqueo.

            

            Celeste, con qualche sbuffo bianco, vaporoso. Il signor Lui si sente nervoso, non ha certo tempo adesso per cose del genere. Se ci pensa vorrebbe picchiarla anche se ancora non ha un vero motivo per farlo. Lei è di là, canticchia qualcosa mentre probabilmente si occupa della cucina, come se tutto scorresse tranquillo, senza preoccuparsi minimamente del fatto che Lui si stia adirando, magari avendone addirittura qualche buon motivo, e soprattutto se sia forse proprio nella mente lucida di Lui esattamente quella sua signora il vero ed unico motivo di quel nervosismo crescente. La signora Lei spesso finge di essere contenta, di guardare a tutte le cose che la circondano con grande ottimismo, come se ogni particolare riuscisse in ogni caso a girare per Lei nel modo migliore. E’ anche questo un atteggiamento tra i più insopportabili che Lui riesca a tollerare e probabilmente non c’è neppure bisogno di dire che suo marito la guarda male ogni volta che Lei ride o che cerca di dire qualcosa di spiritoso. Non ha senso tutto questo, come quando in certi casi Lei dice che prima o dopo vuole rifarsi una vita da qualche altra parte, o addirittura con qualcun altro, soltanto perché magari il suo Lui le pare troppo taciturno. Forse questo è vero, però non è un difetto, anzi. Una persona quando non parla pensa, e se pensa è una persona riflessiva, che magari prima di fare qualsiasi cosa ne soppesa con calma ogni dettaglio, assume la realtà con metodo, e alla fine giunge sempre alle migliori conclusioni. Non perché quella persona sia sciocca o non abbia spina dorsale, ma solo perché magari quando è il momento sa pure prendere in fretta le opportune decisioni, e riesce proprio a scattare quando è colpita nel profondo, mostrandosi capace di essere all’altezza di ogni situazione, come se non provasse mai alcuno spavento di fronte alla realtà.
            Ancora bianco, più diffuso, e con del grigio che lo stria. La signora Lei non dice più niente: va, viene, spesso si comporta come se Lui non esistesse, indifferente agli stati d’animo che può provare suo marito. Questa è la cosa più pesante: la mancanza di qualsiasi sensibilità nei suoi confronti. Lui non le fa pesare niente dei suoi comportamenti, però è del tutto naturale che soffra di questo atteggiarsi di completa indifferenza di fronte al fatto che una come Lei ha assolutamente un marito, e che non si può in casi del genere continuare a fare tutto proprio come se non lo avesse.
            Campo completamente grigio, con sbuffi temporaleschi scuri. Il signor Lui le concede un appuntamento da qualche parte, dopo che la sua signora Lei è andata da due giorni ad abitare da un’amica, cosa questa del tutto assurda che Lei ha giustificato in fretta con la frase classica che suona come chiarirsi delle idee, ma che Lui non potrà accettare per nemmeno un’altra ora di più. Per questo in quel parcheggio periferico c’è andato armato con un lungo coltello per il pane, per mostrarle che le sue intenzioni sono serie, e che non è più il caso di scherzare. Lei si fa viva ad un tratto, forse in ritardo, Lui nasconde l’arma sotto la sua giacca. Lei dice che non vuole più tornare a casa, che ormai non è più la vita che voleva. Lui alza la voce, dice cose senza senso, urla verso il cielo che adesso appare nero, e Lei ha paura, indietreggia, lui brandisce il suo coltello, forse vorrebbe addirittura minacciarla, forse perché adesso sente su di sé tutto il peso di quel colore scuro che adesso lo sovrasta. Poi dice va bene, come vuoi, gettando il coltello tra i cespugli ed accettando quella soluzione. Lei sorride, siamo persone dice, ci sarà certo un futuro per tutti e due.

            Bruno Magnolfi





mercoledì 19 luglio 2017

Modifiche al progetto.

            

            E’ il progetto la cosa che conta, dice l’operatore sottovoce. Accanto, nel silenzio del pomeriggio estivo, la donna ideale si liscia i capelli mentre osserva qualcosa dalla finestra. Lui è persona pratica, sa perfettamente ciò che può servire per portare avanti quanto stabilito. Eppure ora tentenna, senza comprendere appieno da quale parte sia meglio iniziare quanto stabilito. Lei si volta, lo guarda distrattamente, pensa non sia il momento giusto per modificare qualche cosa, perciò il suo atteggiamento mostra diffidenza, come se tutto almeno adesso dovesse restare esattamente nella maniera come è stata prevista. Lui si avvicina, le mani in vista, sposta leggermente l’aria attorno a sé, poi dice in fretta che non c’è più a disposizione tutto questo tempo che magari si vorrebbe, e che in seguito le cose dovranno procedere con celerità. 
Lei non risponde, il suo pensiero è già evidente, non le pare ci sia bisogno d’altro. Poi si alza, si muove nella stanza ampia, lui la segue con lo sguardo, come ad attendere una risoluzione, non accorgendosi che almeno per il momento è già tutto quanto stabilito. Ma infine con un guizzo comprende che è ormai giunta l’ora di prendere congedo, perciò lascia nella stanza un semplice saluto e si avvicina svelto alla porta per andarsene. Un momento, fa lei che senza darne peso ha seguito minuziosamente i gesti e le espressioni dell’operatore; forse ci potrebbe essere ancora qualcosa di cui discutere. Ho capito, dice lui, dobbiamo riparlare del prezzo totale. No, fa lei, piuttosto dei tempi di realizzazione.
Non ci vorrà molto, fa lui dopo una pausa, è sufficiente una decina di giorni. In ogni caso quando iniziamo il lavoro qui non ci dovrà essere nessuno, questo è evidente. Va bene, fa lei, anche se mi occorrerà un po’ di tempo per raccogliere tutto ciò che mi serve. Lo capisco, dice lui, comunque se posso essere d’aiuto anche in questo per me va benissimo. Lo terrò presente, dice lei, poi si volta di nuovo verso la finestra, come a chiudere la conversazione. Lui scende in fretta le scale, in un attimo è già sulla strada, poi si volta per farle ancora un saluto, ma si accorge che la donna ideale sta ferma, guarda nel vuoto, sembra di pietra, come se fosse ormai indifferente a qualunque ulteriore decisione.
L’operatore si immobilizza, guarda la donna con intensità, la chiama più volte, ma vede subito che lei non vuole rispondere, anche se ha sentito benissimo la sua voce. Torna sui suoi passi allora, risale le scale, bussa alla porta e infine entra, ma lei non c’è più, è improvvisamente sparita. Torna a chiamarla, sente che qualcosa di grave sta succedendo, controlla in tutte le stanze, ma lei non c’è, proprio come se fosse già andata via. Allora torna nella sua stanza, va ad affacciarsi a quella finestra vicino alla quale lei stava quando l’ha vista per l’ultima volta, e non c’è niente, neppure una traccia di lei.
Guarda ancora nelle altre stanze, torna a chiamarla, adesso si sente quasi un intruso anche se la donna gli aveva già dato le chiavi dell’appartamento; infine si arrende, se ne va, chiude la porta alle sue spalle e ripercorre le due rampe di scale fino alla strada. Nessuno tra i passanti sul marciapiede ha qualcosa da dire, tutto sembra assolutamente com’è sempre stato, lui non riesce a comprendere cosa possa essere accaduto, ma infine la vede, di fronte a sé, sull’altro lato di quella stessa strada, ed è ferma mentre osserva la sua finestra e la facciata di tutto l’appartamento. Va bene, pensa adesso con calma l’operatore; l’importante è che non ci siano ancora delle modifiche da fare rispetto al progetto.  


Bruno Magnolfi