venerdì 12 luglio 2019

Dati segreti.


        

            Esistono molti pensieri che riescono a girare nella mente di un lavoratore nell’attimo in cui percepisce che qualcosa potrebbe cambiare nella sua attività. E magari far migliorare tutte le sue giornate, facendogli assumere un ruolo più determinante, magari salire di grado nella gerarchia dei dipendenti, ritrovandosi quindi a fine mese con uno stipendio migliore, più potere, e forse ad avere anche più libertà nei suoi compiti, e addirittura persino negli orari di lavoro da rispettare. Lui perciò si limita ad attendere, e sorride a tutti, fa del proprio meglio riguardo qualsiasi cosa si debba occupare, e poi cerca di stare molto ben attento a tutto quello che avviene intorno a lui, come se dipendesse proprio da quello il suo futuro. All’assistente di cantiere gli è giunta la voce che il geometra è prossimo a dare le dimissioni ed andarsene in un’altra impresa edile, ed anche se ha finto di non credere alle chiacchiere di corridoio, ha subito iniziato a pensare alle possibilità che gli si possono offrire per la sua carriera. Per certi versi gli pare tutto anche troppo affrettato, ma quello che soprattutto non comprende è il motivo per cui il titolare della ditta dove lavora non lo abbia ancora interpellato, almeno per fargli sapere che cosa stia succedendo, visto che lui svolge in quell’impresa il ruolo più vicino al presunto congedante.
            Non ci vorrebbe poi neppure molto, almeno per lui, per assumere il ruolo di quel suo capo diretto, il responsabile tecnico della ditta; si tratta quasi esclusivamente di comprendere bene che cosa gli venga offerto nel cambio. A lui non interesserebbe neppure guadagnare molto di più, oppure avere l’auto aziendale a disposizione al posto della vecchia utilitaria che è costretto ad adoperare in questo momento per recarsi sui cantieri. Però in quell’ambiente sembra proprio che tutto abbia un prezzo, e colui che non riesce ad ottenere il corrispettivo maggiore anche per una qualsiasi sciocchezza, viene subito svalutato, tenuto poco di conto, come uno che non riesce a farsi valere. Non ha le idee troppo chiare l’assistente di cantiere, questo è evidente, e comunque tutta la mole di pensieri che sembrano così riottosi ad abbandonarlo, gli pongono continuamente il quesito fondamentale, e cioè se davvero tra poco sarà tutto proprio come immagina, o se per un qualche motivo che adesso lui non ha considerato, le cose al contrario si metteranno in tutta un’altra maniera. Per questo cerca di decodificare qualsiasi segnale possibile, specialmente in relazione ai comportamenti del signor Chelli, anche se niente fino adesso pare dargli una qualsiasi spiegazione.  
            Poi, in un momento in cui lui resta in ufficio per sistemare la programmazione dei lavori, lo avvicina la segretaria con una scusa riguardo un conteggio, e gli chiede poi sottovoce ma in modo diretto se sa qualcosa del loro geometra. L’assistente scuote la testa, gli pare quasi assurdo che sia proprio lei a venirgli a chiedere qualcosa di quella faccenda, ma gli sembra subito che le cose stiano girando anche troppo velocemente per permettergli una comprensione più chiara. “Si dice che vada via”, fa lei ad occhi bassi; “però non si sa come potremo fare noi nel futuro”. “Il titolare assumerà qualcuno per sostituirlo”, gli viene da dire all’assistente come per togliersi un peso da dosso, però immagina subito di aver compiuto in questa maniera un passo falso, come a mostrare che lui non se la sentirebbe neppure di prendere il suo posto. La donna adesso lo guarda, si allontana di un passo, poi si volta con rapidità tenendo ancora davanti a sé i fogli che aveva fin dall’inizio nelle sue mani, e mostra così di aver stillato perfettamente ciò che intendeva sapere.

            Bruno Magnolfi  


lunedì 8 luglio 2019

Timidezze perse.


          

In fondo non me ne importa proprio niente, dice tra sé il geometra mentre guida con leggerezza l’auto aziendale che a breve peraltro dovrà restituire. L’impresa se la caverà benissimo anche senza di me, ne sono certo, ed il signor Chelli molto presto saprà ben scegliere a chi dover destinare dopo di me la propria fiducia. Se soltanto la segretaria fosse stata meno sciocca in questa fase, per noi adesso potrebbe essere l’occasione per vedersi ancora almeno qualche volta fuori da là dentro, ma purtroppo lei non ha forse tutto il cervello adatto per comprendere che le mie scelte di lavoro non possono dipendere da una qualsiasi storiella tra gli uffici, anche se forse non immagina quanto a me in fondo dispiaccia che in questo momento lei cerchi di evitarmi quasi del tutto. Magari basterà far trascorrere qualche tempo, lasciar depositare un po' di polvere, ed anche lei forse riuscirà a cambiare idea, a sentirsi meglio, perché alla fine anche se non le ho certo spiegato questo aspetto, a me indubbiamente non fa certo piacere perderla del tutto. Probabilmente tra due o tre mesi inizierò a telefonarle qualche volta, mettendo avanti una scusa oppure un’altra, e magari lei a quel punto si sarà già completamente tranquillizzata nei miei confronti.
Adesso mi dispiace fare il duro, pensa ancora il geometra, e la mia indifferenza nei suoi confronti evidentemente è soltanto una reazione, però in questo momento sono anche uno sciocco nel credere che avrei potuto spiegarmi con la segretaria, almeno prima che lei venisse a sapere che me ne andavo da questa ditta dalla bocca di chissà chi, magari direttamente da quella del signor Chelli, il quale certamente non avrà mancato di guardarla bene in fondo agli occhi per comprendere quale effetto facessero su di lei le sue parole. Sicuramente lui ha intuito tutto quanto già da un certo tempo, ma come è suo costume ha senz'altro sospeso ogni giudizio. Comunque non vedo l'ora di andarmene da questa azienda, riflette ancora il geometra; troppa monotonia si respira là dentro, troppe giornate, gesti, discorsi, discussioni tutte identiche, come fosse del tutto impossibile aprirsi un po' a qualcosa di diverso. E poi anche questa segretaria, che d'improvviso tira fuori tutta una maschera di sentimenti feriti quando era evidente da sempre che il senso delle cose tra noi due stava soltanto nel divertirsi un po', fare qualcosa di proibito alle spalle del nostro capo e un po’ anche di tutti gli altri, giusto per ritrovare in mezzo alla noia di ogni giorno una certa libertà, un pizzico di autonomia dai ruoli ingessati appena consentiti dall'impresa.
Non posso neppure considerare questa storia che si spezza con un vero e proprio rimpianto, pensa il geometra. Il mondo del lavoro è fatto in questo modo: ognuno approfitta quanto può di ogni occasione che si presenta, inutile fare tanto i sentimentali. Anzi, se ti mostri agli altri come un debole, è proprio il momento in cui tutti, in un modo o nell’altro, approfittano di te, fino a ridurti ad un poveraccio che si trascina nei corridoi cercando da qualcuno una parola di conforto. No, è escluso, non fa per me. Bisogna sempre anticipare i tempi, approfittare di tutto ciò che si presenta fin quando il momento è quello giusto, e poi mollare subito ogni cosa, senza neppure guardarsi indietro. Sono stato anche troppo buono nel costruire poco per volta il tecnico, pur ancora un po’ giovane, che in questo momento può iniziare già a sostituirmi, e prendere in mano il difficile ruolo di quello che sta in mezzo tra il titolare e gli operai. Ce la può fare, se segue a puntino tutto quello che gli ho spiegato, e se la può cavare bene se tira fuori la grinta che ci vuole. E forse può anche sostituirmi persino con la segretaria, magari per cercare di consolarla un po’ di certe sue amarezze. Si, è vero, forse è un po’ giovane, ma in fondo l’elemento più importante in queste cose è non andare mai troppo nel sottile, e buttarsi sempre in avanti, senza alcuna timidezza.

Bruno Magnolfi

lunedì 1 luglio 2019

Residuo attaccamento.


Mentre resta seduto alla scrivania del suo ufficio per riflettere sui problemi della propria ditta, il titolare dell'azienda spesso è anche consapevole di tutti i limiti suoi e della sua impresa, ed è per questo che quando si sente proprio arreso di fronte a qualcosa di particolarmente complicato che riguarda con evidenza la sua attività, ricorda subito ai suoi dipendenti, in modo bonario e un po’ paternalistico, che fanno tutti quanti parte di una stessa famiglia; salvo tornare rapidamente ad essere colui che decide le cose essenziali senza neppure farsi consigliare, appena si sente leggermente più sicuro di se stesso. Sono oramai svariati anni che questa segretaria lavora nella sua azienda, e se anche certe sue impennate di carattere lui non le ha mai del tutto digerite, in ogni caso sa perfettamente che l'esperienza che ha maturato là dentro, e la conoscenza approfondita dei vari dettagli del proprio lavoro, rimangono sempre un importante valore aggiunto per lei come per qualsiasi altro lavoratore. Per questo anche se adesso storce la bocca immaginando qualcosa che non gli piace affatto, ugualmente non se la sente di affrontare o prendere delle decisioni al riguardo. Preferisce fingere di non sapere niente, di non essersi mai accorto di niente, in modo da non dover assumere una posizione particolarmente precisa.
Anche dal suo geometra non si sarebbe mai aspettato esattamente una cosa di quel genere, nonostante negli ultimi giorni si sia sentito gradualmente sempre più distaccato da lui; forse perché, nella considerazione di quella abilità che ha sempre registrato e cercato di mettere in evidenza da quando lui lavora per la sua ditta, probabilmente data anche dalla pregressa esperienza maturata da questo dipendente in una grossa impresa molto in vista in quella zona, cosa della quale come titolare si è sempre mostrato particolarmente orgoglioso, adesso, specialmente ripensando a certi casi dubbi verificatisi nel tempo, probabilmente non appare più ai suoi occhi il responsabile tecnico che aveva sempre desiderato e accettato con gioia all’interno del proprio organico. E peraltro, proprio questo geometra, anche negli ultimi giorni, in pratica non ha fatto proprio niente per cercare di smontare quel disegno antipatico e da menefreghista che si è venuto via via a modellare attorno alla sua figura. Lui se ne va, pensa adesso il suo capo, e forse non c’è addirittura alcun bisogno di augurargli qualcosa di brutto.
Per quanto riguarda la sua segretaria invece, le cose indubbiamente stanno in maniera diversa. Lei manipola soldi sotto forma di finanziamenti bancari, fatture da riscuotere, contabilità da portare all’incasso: per lei tutta l’impresa, a fronte di questi motivi, deve coltivare una indubbia fiducia, non è proprio possibile un comportamento diverso. Per questo motivo lui, il signor Chelli, intestatario e responsabile di quella barca della quale la navigazione certe volte appare un po’ oscura, non può fingere indifferenza rispetto a qualcosa che non gli pare assolutamente possibile tenere nascosto. Perciò il suo proponimento, fin da quando si potrà presentare l’occasione maggiormente propizia, è esattamente quello di affrontare con lei precisamente quel tema, senza alcuna finzione o parola di riguardo, andando subito al sodo, cercando di comprendere le motivazioni sotterranee del suo comportamento, e soprattutto valutando l’attaccamento residuo all’azienda di cui almeno per il momento lei ancora fa parte.


Bruno Magnolfi    

mercoledì 26 giugno 2019

Vicende discutibili.



Quando viene via dal suo posto di lavoro lei si sente subito un'altra persona. È come se già avviando il motore della sua utilitaria, ed uscendo con attenzione dal parcheggio sterrato davanti alla sede dell'impresa edile, lei perdesse quasi tutte le sue caratteristiche di segretaria, per riprendere appieno i propri compiti di moglie e di madre di famiglia. Non perché in quella ditta non stia bene, oppure si trovi ad assumere dei compiti che non le sono congeniali: tutt’altro. Il suo è un atteggiamento puramente caratteriale, quello di chi veste semplicemente una maschera per affrontare certe cose, per poi cambiarla quando non le serve più. La sua vicina di casa da quando si è sposata si occupa soltanto della propria casa e del marito, e quando la segretaria rientra si fa quasi sempre trovare con la scopa in mano davanti al pianerottolo esterno al condominio, in modo da poterla salutare, per poi scambiare con lei qualche confidenza.
“Tutto a posto oggi”, le dice sorridendo, lasciando che l’altra magari le riferisca qualcosa del suo lavoro, degli incontri fatti durante il giorno, delle discussioni eventuali avute con i suoi colleghi. Lei le ha sempre spiegato almeno qualcosa del suo mondo lavorativo, quasi tutto si può dire, anche se qualche dettaglio ha lasciato semplicemente che se lo immaginasse. Anche la storia col geometra le è stata passata sottovoce, con parole misurate e guardando attentamente attorno, e la vicina adesso sa perfettamente che per lei non è un momento facile. Per questo cerca subito lo sguardo della segretaria quando questa scende dalla sua vettura di ritorno dal lavoro. E’ quasi una specie di solidarietà quella che si è stabilita tra loro due, e forse la loro amicizia non avrebbe quasi senso in mancanza di tutto ciò. "Oggi non c'era", ha risposto lei negli ultimi giorni con un tono basso, quasi distrattamente. L'altra annuisce, per il momento non ha bisogno d'altro.
La sua vicina è premurosa, essendo molto spesso a casa le fa molti favori, e poi sta dalla sua parte, fa il tifo per la segretaria sempre e comunque, ed in cambio le chiede soltanto le poche confidenze che lei spesso le regala. Ma stasera a lei non le va proprio di parlare, perciò mentre sistema l’auto al fianco del marciapiede e la intravede con la coda degli occhi sul portone, avrebbe già voglia di sbuffare, di evitarla in qualche modo, e soprattutto di sviare quelle sue domande dirette ed ammiccanti. Ma poi scende come sempre, maneggia le chiavi di casa con l’espressione seria, e quindi si sofferma un attimo: “Ciao”, dice prima che l’altra le chieda già qualcosa; “oggi è successo di tutto. Ho affrontato il geometra, e lui mi ha detto che non era il caso di prendersela tanto. Ed io ho gli detto solo che è una persona squallida, uno che sa solo giocare coi sentimenti delle persone. Poi sono venuta via dall’ufficio”.
L’altra non sa che cosa dire, la guarda, si accorge che probabilmente ha pianto, e comprende subito che quella storia nata quasi per la noia sul lavoro, forse ha assorbito la sua vicina più di quanto le fosse consentito, e che adesso questo crollo potrebbe addirittura portare delle conseguenze. Perciò si limita a metterle una mano sulla sua, guardarla in fondo agli occhi senza dire niente, e poi lasciarla entrare nel portone. Inutile per lei qualsiasi commento: anche se, vista così dall’esterno, tutta quella storia potrebbe sembrare soltanto una vicenda squallida.


Bruno Magnolfi    



venerdì 21 giugno 2019

Scherzi augurali.



Lei è così, anche quando corre a perdifiato soltanto perché sicuramente è già in ritardo, e fa quell'espressione buffa da animale preso in gabbia, come se non fosse stata la solita montagna di sciocchezze a farle mancare anche quell'orario. C'è sempre qualcos'altro da fare, da inventare, di cui preoccuparsi, quasi che il presente, proprio davanti ai suoi occhi, fosse l'elemento minore nella sua personale scala dei valori. Da sola risulta difficile immaginarla, se non persa dietro alle istruzioni della macchina per il caffè, alla perenne ricerca del sistema più facile e veloce per ottenere almeno una tazzina di bevanda proprio come da sempre lei ha desiderato. Generalmente però si ritrova in compagnia di qualcuno, e molte volte con coloro che la circondano è capace di lamentarsi soltanto delle piccole cose, di risvolti tollerabili, di incresciosi contrattempi, che però tutti insieme assomigliano quasi al brulicare incessante e pericoloso di un alveare.
Poi si siede, dice che adesso si sente stanca, che non ha più voglia di parlare di sé e delle sue disgrazie, ammesso che ne abbia. Un anziano signore, accanto a lei dentro la sala di attesa, subito le sorride, poi le dice filosoficamente che tutto sta nel prendere le cose nella maniera giusta. “Arianna”, la chiama sua sorella dal corridoio, mentre arriva trafelata. Naturalmente si assomigliano, perciò bisticciano subito, è sufficiente per loro trovare l’argomento adatto. Ma dopo un attimo abbassano la voce, dicono insieme che in capo a poco tutto dovrà prendere una piega differente, e che per migliorare tutte le condizioni in cui lei si sta trovando sarà sufficiente non dare troppa importanza a quanto è già venuto fuori. “Non voglio sentirmi preoccupata”, dice Arianna con un’espressione estremamente seria sopra il viso. E la sorella annuisce, e poi con alcuni gesti conferma le parole, spalanca gli occhi per dare maggiore risalto ad ogni sua opinione, quindi elabora in un momento di silenzio quanto sta pensando. 
“Non è poi niente di grave”, spiega Arianna; “si tratta soltanto di qualche valore sballato, alcune piccole variazioni sul tema, ecco, nulla di più”. La sorella è talmente in disaccordo che evita persino di guardarla. Ambedue si prendono ancora una pausa di silenzio per evitare di tornare a bisticciarsi, ed in questo lasso di tempo l’uomo anziano dice con calma che si devono ponderare le cose attentamente prima di prendere delle decisioni. Le due sorelle vorrebbero immediatamente scagliarsi contro di lui, ma si trattengono, e con ironia annuiscono. Esce il medico dallo studio, si avvicina ad Arianna e le dice che ci sarà bisogno rapidamente di fare diversi accertamenti, che ha già pronta per lei una lista di analisi e di alcuni esami più specifici, prima di fare una diagnosi precisa. Lei si alza e lo segue nello studio, la sorella sembra sul punto di piangere, ma le va subito dietro e chiude la porta alle sue spalle.    
“E’ soltanto un sospetto”, spiega il medico; “ma al giorno d’oggi è bene chiarire ogni dettaglio, anche in considerazione della sensibilità nervosa che lei ha manifestato”. “Come sarebbe”, interviene la sorella; “mi torna nuova che le diagnosi mediche adesso vengono portate avanti in funzione delle preoccupazioni che i pazienti manifestano”. "Non è questo", dice il medico riferito alla sorella. "Però dovrà pur darmi atto che con un soggetto come Arianna possa persino capitare che tutto alla fine si riveli un'enorme bolla di sapone: come se avessimo scherzato, anche se magari è proprio questo che adesso forse ci auguriamo tutti".


Bruno Magnolfi



mercoledì 19 giugno 2019

Appalti al massimo ribasso.




            L’orario è quello di ogni giorno, il magazziniere spegne il suo elaboratore ed anche la lampada sopra il piccolo tavolo dentro al box, poi prende tutti gli incartamenti che si sono accumulati là sopra durante la giornata, e dopo averli messi bene in ordine li porta nell’ufficio della segretaria, all’interno della sede. A quell’ora in genere lei è già andata via, e rimangono in giro soltanto il titolare ed i tecnici dell’impresa, normalmente intenti a preparare il lavoro per il giorno seguente, così lui appoggia i documenti sopra al piano della scrivania, dove in seguito verranno registrati, e poi con tutta calma se ne va. Mentre sta per uscire, naturalmente dopo aver salutato il signor Chelli seduto dentro la sua stanza con la porta aperta, il geometra però lo affianca in silenzio, quasi lo attendesse, come se avesse qualcosa da comunicargli, però da solo.
Lo accompagna senza dire niente fino alla sua utilitaria, lungo il parcheggio sterrato di fronte all’edificio, e dopo essersi acceso con calma una sigaretta, gli chiede in modo diretto se sia stato lui a spifferare a tutti le faccende che in questa fase lo riguardano. L’altro nega naturalmente, alza anche le spalle, spiega che lui è uno che si fa sempre i fatti propri, e non è usuale tra i suoi modi preoccuparsi d’altro, ma il geometra lo incalza, gli dice guardandolo deciso che sembra strano che oramai tra quegli uffici tutti lo sappiano che tra poco se ne andrà da quell’impresa, mentre era soltanto lui ad aver avuto questa confidenza. Il magazziniere lo guarda diritto a sua volta, ma non replica niente, come si fosse già spiegato, e non ci fosse altro da aggiungere; ma l’altro gli dice subito che in fondo non gliene importa neanche molto, visto che prima o dopo tutti quanti lo dovranno pur sapere. Il magazziniere sembra tirare un sospiro di sollievo, ed a quel punto gli fa: “comunque a me dispiace”, come se questo giustificasse altri comportamenti. Poi i due si separano, ed il geometra rientra dentro la sede dell’impresa.
Lui ha pensato di scrivere una lettera alla segretaria, o meglio lasciarle un messaggio da qualche parte, poche parole sintetiche che possano illustrare il proprio stato d'animo, ma così forse sarebbe come dare troppa importanza alla loro piccola storia, quell'importanza che fino adesso secondo lui non c’è mai stata. Ma anche incontrarla fuori da lì, dandole un appuntamento, a suo parere non andrebbe bene: magari si ritroverebbe ad affrontare una scenata, forse dovrebbe promettere qualcosa, e poi scusarsi e anche giustificarsi dei suoi comportamenti. Lui si sente profondamente una persona libera, e come tale giudica liberi anche coloro che gli stanno intorno. Perciò non farà niente, oramai ha deciso: prenderà tutte le sue cose uno di questi giorni, e chiuderà quella porta dietro le sue spalle, per andare ad intraprendere la nuova strada lavorativa che gli si sta delineando, con nuovi compiti, altre persone attorno, ed un’occupazione maggiormente interessante.
Il signor Chelli lo osserva dalla finestra mentre sta rientrando dal parcheggio, e forse in quello stesso momento comprende tutto quanto già con quella sua semplice occhiata: a lui non piacciono i segreti, le trame, i complotti sciocchi, e forse da quando il geometra gli ha manifestato la volontà di andarsene, ha iniziato lentamente a considerarlo un po’ di meno, come fosse già un esterno alla sua ditta. Però ancora di più non vorrebbe che le sue dimissioni portassero qualche altro scompenso nel resto del personale, perciò si affaccia lungo il corridoio, e mentre passa il tecnico gli chiede se per caso ci fosse qualcosa di cui sarebbe meglio fosse a conoscenza. “Niente”, dice il geometra già sulla difesa, “se non le solite piccole accortezze di lavoro che certe volte vengono dimenticate”. Il titolare annuisce, rientra lentamente dentro la sua stanza, torna ad interessarsi come prima della gazzetta, degli annunci di gare, degli appalti vinti al massimo ribasso da un’impresa o da quell’altra, ma non rimane affatto persuaso dalle parole che ha ascoltato.

Bruno Magnolfi

venerdì 14 giugno 2019

Parole giuste.



Il lavoro procede, anche se le giornate spesso riescono a dimostrarsi infinite. Ogni impresa edile ha senza dubbio una storia propria, un percorso preciso, un indirizzo tramite il quale le cose al suo interno prima o dopo sono andate manifestandosi nell’arco del tempo, generalmente tutte quante di derivazione diretta delle persone che hanno partecipato sia alla sua fondazione, antica o recente che sia, che alla sua esistenza, più o meno tormentata, rendendo piccolo, grande, o certe volte anche inutile, l'intero sforzo di tutti.
L’assistente di cantiere sembra contento della nuova situazione: seguire gli operai per lui adesso è diventato molto più leggero, da quando è arrivato l’apprendista a dargli una mano, nonostante sia soltanto un ragazzo. Anche il geometra, pur non concedendo mai alcuna soddisfazione a nessun altro dipendente dell'impresa, in questo periodo sembra piuttosto tranquillo, e forse anche maggiormente comprensivo persino nei confronti degli operai.
In fondo l’organismo complessivo della ditta è come una specie di macchina nella quale ogni ingranaggio svolge il suo ruolo, importante o meno che sia. Il signor Chelli conosce perfettamente questa struttura, ed è per ciò che prima di cambiare qualcosa riflette a lungo sull’opportunità di qualsiasi variazione. Che il geometra se ne vada, ormai è una notizia quasi di dominio pubblico, anche se ufficialmente nessuno ne sa niente, e soprattutto è poco chiaro a tutti il momento quando questo realmente accadrà, ed in quale maniera.
La segretaria più di tutti finge completa indifferenza, ed anche se dentro di sé vorrebbe affrontare a muso duro direttamente il geometra, invece riesce, nei limiti del possibile, a manifestare in ufficio un comportamento, anche nei suoi confronti, distaccato e professionale. Perfino lui, con una certa malcelata vigliaccheria, non ha neppure cercato di spiegare la sua nuova posizione, fingendo una normalità che probabilmente si tirerà dietro fino all’ultimo giorno di lavoro là dentro, limitandosi a salutarla dal corridoio, nelle ultime settimane, senza alcuna enfasi, ed evitando con cura di entrare nella sua stanza. La segretaria attende il momento opportuno, questo è chiaro, mentre lui cerca di spostare quell’incontro in avanti nel tempo.
Forse è proprio così che ci si comporta in certi ambienti, riflette la segretaria adesso, in qualche occasione: si usano le persone per renderci più piacevoli certe giornate pesanti, più interessanti le lunghe ore di lavoro monotono, più intriganti certi momenti, e poi alla fine si lascia tutto cadere da qualche parte, come un abito smesso, o la giacca di cantiere ad alta visibilità, gettata momentaneamente su una sedia dietro la porta, per essere ripresa magari solo nel momento in cui possa ancora servire. Probabilmente il geometra pensa questo adesso di lei: che si è divertita con lui qualche volta, naturalmente dietro le spalle del signor Chelli, e che è stato divertente, almeno fino a quando è potuto durare.
Ma la segretaria non si sente in questo modo, ed anche se capisce benissimo che non ha niente da chiedere in questo momento, e che se anche volesse sollevare la questione sarebbe soltanto lei a rimetterci qualcosa, ugualmente desidera puntualizzare la faccenda, ed anche se questa storia segreta tra loro due si può considerare già tramontata definitivamente, per lei adesso è importante almeno chiuderla bene, con le giuste parole.

Bruno Magnolfi