lunedì 12 novembre 2018

Strenua difesa.


            

            C’è una strada che attraversa il paese, e mentre scorre tranquilla in mezzo alle case, sembra a volte che parli o sussurri con una voce bassa, timorosa, come quella di chi non può darsi un’importanza superiore a quella che riesce a dimostrare la realtà evidente delle cose. Ci sono alcuni tra gli abitanti di quel luogo che si muovono avanti e indietro lungo la medesima strada, e cercano nelle parole che scambiano tra loro qualcosa che purtroppo la maggior parte delle volte non riescono proprio ad evidenziare. C’è una serenità diffusa, in quasi tutti, un sentimento che spesso assomiglia ad una tristezza profonda, qualcosa che però si potrebbe allontanare con una grande facilità, basterebbe modificare quel sentimento attraverso qualche semplice battuta di spirito, oppure mitigarlo in qualche modo ritrovandosi ad un angolo con qualche amico più svincolato da certe esperienze, o anche costringersi, pur restando nella propria solitudine, a pensare semplicemente ad un diverso argomento, almeno per una porzione sufficiente di tempo.
            Ci sono in giro certe volte i soliti personaggi di sempre, quelli che scivolano lungo i marciapiedi senza una meta precisa, che camminano in avanti con le mani dentro le tasche, senza trovare almeno in apparenza uno scopo preciso, come stessero cercando un sorriso dentro se stessi che spesso non trovano, e quindi lasciando il tempo trascorrere come qualcosa di inevitabile, pur dispiacendosene spesso quando parlano a piccole frasi con chi li conosce. Procede la strada, porta i suoi detriti in giro lungo il paese, perfino sulla soglia di quei portoni dove ciascuno trova il proprio rifugio,  mettendosi in salvo ogni volta che giunge ad aprire la serratura di casa con la sua chiave, come un naufrago che forse non sente tutta l’appartenenza che vorrebbe avere per quel luogo preciso, ma che sa riconoscere nell’edificio che abita l’unica zattera di salvataggio, almeno per sé.
            E poi c’è chi si perde lungo la via, magari si sente anche troppo osservato dagli altri, sempre con gli sguardi di tutti un po’addosso, forse giudicato superficialmente senza aver fatto nulla per attirare un minima attenzione sulla sua persona, e così nauseato che tenta talvolta di cambiare maschera, e modificare per quanto gli appaia possibile, ogni ordinario comportamento, ed in questo processo immedesimandosi dentro un modello, in qualcun altro, fino al punto di non ritrovarsi più ad essere esattamente lui stesso, ma rivestendo però qualcosa che ha sempre pensato, forse un personaggio che senz’altro ora sfugge ad una comprensione di stampo più generale, ma che racchiude in sé almeno qualcosa di quelle sue idee, delle sue voglie, addirittura delle sue capacità.   
            La strada prosegue a ritagliare a metà un lato dall’altro, quasi due fazioni della stessa cittadinanza nel disputarsi qualcosa che è anche difficile da comprendere. Alcuni vedono un segno preciso in quella divisione evidente, altri sono disposti magari per gioco a contendersi il predominio su quella piazza che si apre là in fondo, come un terreno neutrale, e che non sembra mostrare un’appartenenza precisa. Ci sarà una battaglia, dice qualcuno, è normale che si trovi un nemico verso cui scagliarsi in questa pesante carenza di motivazioni per mandare avanti le cose. Alcuni già si preparano, altri sono da sempre pronti a difendersi, forse perché proprio nella difesa resta il segreto migliore per vivere qui.

Bruno Magnolfi

venerdì 9 novembre 2018

Sacrificio solenne.




Ogni tanto si concede un giretto a piedi per le vie del suo paese, Tommaso; ma generalmente resta a studiare nella modesta abitazione della sua famiglia per quasi tutto il giorno. Alle lezioni che si svolgono nella facoltà a cui è iscritto si reca solo qualche volta, solamente quando sa che sono davvero importanti, cercando di concentrare tutto quello di cui deve occuparsi in una sola stessa giornata, salendo sopra la corriera che lo porta in città al mattino prestissimo, e tornando con lo stesso mezzo nella medesima serata. Non può permettersi una camera d’affitto nei dintorni dell’ateneo, perciò deve comportarsi così, ottimizzando tutti i tempi delle visite nella biblioteca, in segreteria, ed eventualmente anche negli istituti, per prendere gli inevitabili accordi con gli assistenti o con i docenti delle materie di studio che segue. Ma quando poi torna nella sua cameretta in paese, una volta che ha preso tutte le informazioni, le notizie e le dispense che gli servono, trascorre tutto il tempo davanti ai testi generalmente avuti con il prestito, confrontandoli con gli appunti che gli passano i compagni di corso, per preparare al meglio delle sue possibilità ogni esame universitario che deve ogni volta sostenere.
Devo impegnarmi al massimo, ha pensato spesso fin da ragazzino, e lo ha fatto sempre con una certa determinazione, specialmente negli ultimi anni: nessuno mi tirerà fuori da questo posto se non lo farò da me stesso, con le mie sole forze. Ma da qualche tempo, dopo aver costantemente mal sopportato quella cittadina dove lui è nato e dove ha sempre vissuto, i suoi pensieri hanno iniziato a cambiare, se pur solo a tratti. Difatti, se adesso si guarda attorno, quando cammina sui marciapiedi delle strade principali per esempio, scopre con facilità dei particolari che precedentemente non aveva mai notato. Le stesse persone che incontra, certe volte, - facce già viste, espressioni che conosce da tempo, magari qualche vecchio compagno delle scuole elementari, - gli sembrano tutti più interessanti rispetto al passato. Forse, nel tempo trascorso, ha peccato di una certa superficialità, pensa talvolta; forse non si era mai neppure accorto come, in mezzo alle cose semplici del suo piccolo paese, si annidassero anche elementi che a ben guardare mostravano senza troppo dare prova di sé, anche una certa ricchezza.
E poi adesso c’è Clara Carraresi, questa ragazza che pur mettendo in luce scelte molto diverse dalle sue, dimostra una propria innata sensibilità e anche una spiccata intelligenza, con capacità di analisi e anche di giudizio, tanto che dopo averla conosciuta lui si sente spinto a rivederla tutte le volte che gli risulta possibile. Si è sentito bene qualche sera fa con lei, ha provato una sconosciuta sensazione di completezza, come se i pensieri scambiati tra loro due, pur maturati in ambiti diversi, avessero assunto improvvisamente delle caratteristiche di affinità, tanto da spingerli spontaneamente l'uno verso l'altra. Ci sono adesso molte cose delle quali Tommaso sente l’impellente bisogno di parlare ancora con Clara; ma c'è anche qualcosa che lo spinge verso qualcosa che avverte già come un elemento imprescindibile. Per questo, pur sapendo di non potersi permettere molto tempo da dedicare a lei, all'improvviso gli appare anche persino troppo chiaro che se tiene davvero a questa amicizia tra loro, dovrà prima o dopo sacrificare qualche cosa della propria individualità.


Bruno Magnolfi 


mercoledì 7 novembre 2018

Senza opinione.



La giornata appare nuvolosa, e forse proprio per questo in giro per il centro abitato s’incontrano poche persone in questa grigia mattinata. Annamaria si è presa l'ombrello pieghevole uscendo da casa, anche se al momento lo ha riposto ben chiuso dentro la sua borsa capiente. Così quando spinge la porta vetrata della Merceria Martini, lungo la strada principale del paese, ha ben chiaro che indipendentemente da qualsiasi cosa possa acquistare in quel negozio in cui sta per entrare, non dovrà preoccuparsi troppo per un eventuale scroscio di pioggia al momento di tornarsene verso la sua abitazione.
Ha notato come se ci fosse qualcosa di nuovo là dentro arrivando vicino alle vetrine della merceria, ma siccome per sua natura non desidera farsi vedere disposta a perdere del tempo nell’osservare gli allestimenti, pur sentendosi fortemente incuriosita, è subito entrata, senza fermarsi: vuole arrivare immediatamente al punto, e senza grandi indugi acquistare quello che per cui è venuta fin lì, e  poi casomai dare un'occhiata in giro subito prima di uscire dalla bottega e tornarsene lungo la via. Buongiorno dicono insieme sia Clara, che lei conosce da anni, sia, con voce più bassa, un'altra persona che sembra in apparenza una normale cliente, ma che sta lì in piedi con un’espressione seriosa ad occhieggiare con indifferenza qualcosa fuori dai vetri, praticamente senza fare nient’altro.
Non preoccuparti, dice la negoziante notando nella sua conoscente una leggera perplessità: mia madre è qui solo per farmi una visita. Così Annamaria, che a casa sua ha la macchina per cucire e svolge dei piccoli lavoretti di sartoria per tutto il suo vicinato, si fa mostrare del filo di cotone in vari colori, alcune cerniere di ricambio con diverse lunghezze, ed alcuni bottoni particolari dei quali ha portato con sé gli originali, per verificarne appieno la corrispondenza. Poi, mentre Clara le mette gli acquisti dentro un sacchetto, lei guarda distrattamente gli ultimi arrivi di abiti pronti sui manichini e sopra gli appendiabiti. Quindi esce, dopo essersi informata su alcuni prezzi, ma senza acquistare nient’altro.
Marisa non dice niente, forse avrebbe probabilmente anche alcune opinioni su come portare avanti le sorti di quel negozio, proprio adesso che la signora Martini sembra poco per volta uscire di scena e lasciare molte scelte nelle mani di Clara; però si frena, riflette, cerca il più possibile di non essere invadente. Sua figlia le ha spiegato già molte di quelle cose che intende cambiare dentro la merceria, e lei l’ha ascoltata quasi senza ribattere niente, semplicemente annuendo e lasciandola parlare senza interromperla. Va bene, sembra voler sottolineare adesso con il suo silenzio, rispetto al garbato entusiasmo di Clara; ma a me in fondo tutto questo interessa ben poco: è la tua vita, la tua carriera, le tue capacità che devono uscir fuori in questo momento, ed io, anche se sono sicura del tuo successo nei prossimi anni, non sono più in grado di indicarti la via o di darti come ho sempre fatto la mia opinione. Trovo che non sarebbe neppure giusto che lo facessi, ed è per questo che ti ammiro e sono contenta per te: per tutto l’impegno che sicuramente stai mettendo a buon fine, per il tuo bisogno di realizzarti, anche se a me tutto questo mi appare già come qualcosa che oramai non mi riguarda.


Bruno Magnolfi   



venerdì 2 novembre 2018

Diversi e distanti.



Si verificano in certi casi alcune giornate in cui il cielo appare particolarmente nuvoloso sopra queste colline, e si mostrano qualche volta anche degli interi periodi durante i quali tutta Borgo San Carlo, con l’intero suo agglomerato urbano formato anche da viuzze e da piccole abitazioni addossate le une alle altre, appare un luogo decisamente triste, poco attrattivo, quasi scostante, come se le stesse condizioni meteorologiche di qualche serata un po’ uggiosa, riuscisse ad avere un impatto diretto, oltre che nell’umore e nel temperamento stesso degli abitanti, anche proprio sulle case e sulle strade di tutto quanto il paese. I campi agricoli poi, appena lasciate indietro le abitazioni ed una volta usciti dal centro abitato, mostrano facilmente nelle settimane e nei mesi che passano, il susseguirsi monotono delle diverse stagioni, sopportando in certi periodi giusto qualche trattore rumoroso che si può notare con facilità dalla strada mentre si muove lentamente tra i solchi o in mezzo alle stoppie, quasi cercando, insieme agli attrezzi che ogni mezzo agricolo trascina dietro di sé, di dare una logica ed un senso a quei pezzi di terra sotto le nuvole, confinati da lunghe file di alberi e da qualche fossato.
Ci sono persone che quasi ogni giorno, dalla fermata presente nella piazza principale in mezzo al paese, salgono sopra una delle corriere in partenza, e percorrono tutto il tratto di strada necessario per arrivare alla fine nella città più vicina, ed i mezzi pubblici che si intravedono allontanarsi svogliatamente dai muri intonacati del paese di partenza, rispettando certi orari invariabili che quasi sempre sono conosciuti a menadito da tutti, mostrano per assurdo quasi un senso di vitalità per tutta quella strada statale che serpeggia nella natura, lasciando allontanare pur momentaneamente dalla comunità che abita quei caseggiati, i viaggiatori, che quasi sempre sono soltanto dei pendolari, come per dare più circolarità all'ossigeno stesso disciolto nell'aria, rassicurando in qualche maniera perfino le persone rimaste, che forse appaiono perfino contente di non essere andate con gli altri. Qualcuno osserva con una certa invidia le facce dei viaggiatori incorniciate dai finestrini dei mezzi pubblici, altri invece ascoltano soltanto il lieve rombare profondo di quei motori fumanti, quasi come fosse il respiro stesso di qualcosa che continua a produrre una qualità di esistenza altrimenti impossibile.
L'invidia in un caso o nell'altro è sempre presente in mezzo ai pensieri di tutti, e solo parlando del più e del meno con altri paesani delle cose usuali, a voce magari un po’ alta, ciascuno si mostra soddisfatto e meritevole proprio di quello che è, scansando velocemente almeno con le parole qualsiasi variazione possibile nella propria giornata e in quella lineare esistenza, accontentandosi facilmente di ciò che è riuscito a raggiungere senza aver mai dovuto sopportare compromessi a dir poco infamanti. La forma autocritica è chiaro come sia difficilmente praticata tra questi, e chi se ne addossa la responsabilità generalmente viene additato quasi come diverso, qualche rara volta con degli apprezzamenti anche positivi da parte degli altri, ma in altri casi permettendo commenti ordinari con un uso della stessa parola a mo’ di disprezzo, quasi fosse un vero strumento per tenersi alla larga da simili distanti personalità.


Bruno Magnolfi

lunedì 29 ottobre 2018

Gestione impeccabile.


         

            La signora Martini non abita troppo lontano dalla merceria dove ha trascorso così tanti anni: a lei basta fare quattro passi una volta uscita dal suo negozio ed è già dentro casa, al primo piano di una palazzina elegante lungo la via principale di quel centro urbano. Non si è mai sposata: forse non ne ha avuto il tempo necessario, oppure la voglia, o magari non le si è mai presentata l’occasione più adatta. Però ha avuto delle storie importanti quando era più giovane: tutti in città prima o dopo avevano saputo di una sua lunga relazione con un uomo sposato piuttosto in vista, tanto che qualche paesano a quel tempo strizzava gli occhi parlando di lei, anche se a nessuno era mai davvero venuto in mente di mancarle minimamente di rispetto. Si diceva che da ragazza volesse aprire una casa di moda mettendo a frutto le sue buone conoscenze di sarta, ma che i suoi genitori si erano rifiutati di darle una mano. Altri dicevano che era rimasta incinta ad un certo punto, ma che aveva abortito spontaneamente, e nessuno era riuscito a sapere chi avrebbe potuto essere il padre dell’eventuale nascituro. Però, chissà come, ad un tratto una mano amica le aveva trovato i soldi necessari per rilevare quel negozio di merceria, dove lei aveva iniziato quasi subito a vendere anche abbigliamento di classe, a volte anche di marche importanti.
Nessuno in seguito aveva più avuto niente da ridire sulla sua condotta morale, e la signora Martini nel giro di un attimo era diventata colei che vestiva quasi tutte le donne della sua cittadina, ed il suo buon gusto nei consigli da elargire alle clienti in tema di abbigliamento, un fatto indiscutibile. La madre di Clara, in tutto quel periodo, non si era mai creata alcun problema con lei: erano andate a scuola assieme da piccole, e per Marisa da allora non era mai cambiato un bel niente. Non erano amiche, pur essendo della medesima età, ma tra loro c’era comunque rispetto e anche stima. Proprio per questo quando era giunto il momento di trovare un lavoro per Clara, sua mamma non aveva provato alcuna perplessità nel rivolgersi a lei. Tutto si era svolto quasi con normalità, semplicemente, e la signora Martini, anche durante il lungo periodo di prova a cui aveva sottoposto la ragazza, non si era mai lamentata della scelta fatta, neppure una volta.
Gli affari avevano proseguito ad andare bene, e Clara, divenuta ormai esperta nel ramo, presto era riuscita già soltanto con la sua presenza a portare dentro a quella bottega una ventata di novità, per cui le cose avevano iniziato ad andare anche meglio. Visti gli affari erano poi iniziate a girare dentro al negozio delle ragazzine assunte per brevi periodi come aiutanti, ma nessuna di loro aveva brillato fino al punto di poter essere impiegata là dentro in pianta stabile. Non è tanto facile questo mestiere, aveva detto l’anziana proprietaria qualche volta, perché contando sulle discrete dimensioni del suo esercizio, la signora Martini aveva sempre puntato nel lasciare la sua clientela ad attendere i suoi pareri, magari facendo osservare i capi di abbigliamento già esposti all’interno, piuttosto che servire tutti in gran fretta, tanto che c’erano stati alcuni momenti, per esempio al sabato pomeriggio, in cui sembrava il suo negozio un vero e proprio ritrovo per le donne di quasi tutto il paese. Questo era sempre stato il suo trucco migliore: mostrare che certe cose potevi farle solo là dentro, come incontrare altra gente con cui dopo i saluti scambiare anche delle opinioni, ed avere così notizie fresche di qualsiasi tipo. Forse adesso quel tempo è acqua passata, pensa lei qualche volta, ma la bottega di merceria è sempre la stessa, e niente vieta a chi la gestisce in questo momento di andare avanti ancora così, nella stessa esatta maniera.

Bruno Magnolfi


mercoledì 24 ottobre 2018

Festa a sorpresa.




La serata è sempre più frizzante al sabato sera, rispetto agli altri giorni, ed i ragazzi attorno al bar Soldini stanno sempre in movimento, mostrandosi costantemente sul punto di andarsene in gruppo da qualche altra parte, anche se poi in turni di due o tre si infilano semplicemente dentro al locale di fronte per prendersi un’altra bottiglia di birra, e poi rimanersene lì davanti, a bere con brevi e rade sorsate, oltre naturalmente a scherzare, e a perdere ancora del tempo. Renato è tra loro, parla con gli altri, si guarda intorno; nel pomeriggio è passato davanti alla merceria dove Clara lavora, ma lei in quel momento era impegnata a spiegare chissà cosa a certe clienti, ed anche se probabilmente lo ha visto fuori dai vetri del suo negozio, non ha potuto interrompere le sue occupazioni, neppure per lanciargli un frettoloso saluto. Adesso lui sta lì in mezzo agli altri, e per un po’ ha anche sperato che lei si facesse vedere, almeno per dieci minuti, magari per dirgli qualcosa, per rendergli il saluto di prima, ma non è stato così, ed adesso ne è un po’ dispiaciuto.
Poi arriva Tommaso invece, con la sua aria sempre svagata, come uno che sembra starsene in giro per un puro caso, senza mostrare quell’interesse specifico per essere proprio in quel posto, lasciando immaginare ai presenti di essere almeno con la mente in qualche altro luogo. C’è un altrove dentro ai suoi occhi, ed ogni espressione, così come i gesti, sono senza alcun dubbio quelli di una persona curiosa, uno che cerca costantemente qualcosa che forse altri che guardano tutto ciò che hanno attorno non sanno neppure vedere. Saluta i ragazzi, restando comunque in disparte, ascolta un momento quello che gli altri stanno dicendo, sorride, infine dice con voce bassa che c'è una piccola festa privata da qualche parte in paese. Qualcuno si mostra vagamente interessato, nessuno dice di saperne qualcosa, ma lui spiega che probabilmente non ci andrà, lo dice chiaro con due sole parole, nonostante sia stato invitato. Speravo di incontrare qui quella ragazza dell’altra sera, aggiunge quasi con indifferenza, e Renato all’improvviso si sente punto sul vivo.
Perché, c'è forse qualcosa tra voi, dice qualcuno senza interesse. No, fa lui sorridendo, però mi faceva piacere incontrarla. Bisogna anche vedere se a lei faccia ugualmente piacere incontrarti, fa Renato con atteggiamento di sfida. Certo, fa lui con calma, è proprio questo che volevo chiederle. Gli altri guardano i due e qualcuno sorride: mi piace quella ragazza, aggiunge Tommaso come parlando tra sé, indifferente a quello che ha appena detto Renato, o forse proprio per mostrargli con molta chiarezza i suoi intendimenti. Renato sbuffa, si gira per guardare da un’altra parte, in attesa forse della prossima mossa. Poi gli viene a mente qualcosa: io vado a cercarla, dice, avviandosi verso la sua motocicletta appoggiata al bordo di quella piazza.
Tommaso si siede sulla panchina, l’altro sferraglia via con il motore già su di giri, nessuno tra tutti i ragazzi trova niente da dire, ma dopo soltanto qualche minuto arriva proprio Clara, stretta dentro un giaccone che la mostra quasi piccola e quasi indifesa, come fosse ancora una ragazzina. Va verso Tommaso, gli sorride, lui le chiede se le vada di andare alla festa. Va bene, risponde lei, andiamo pure.


Bruno Magnolfi


lunedì 22 ottobre 2018

Come sempre.



Lungo i tre chilometri circa di strada statale che separano Borgo San Carlo dalla località dove abita Clara, costituita in tutto soltanto da cinque abitazioni, all’ora in cui lei rientra con la macchina in genere si incontrano soltanto due o tre automobili in tutto il tragitto, magari qualcuna di più durante il venerdì o il sabato. Lei guida sempre con prudenza, evitando scatti e velocità eccessiva, anche perché le piace osservare quella campagna che fa mostra di sé lungo quel tratto, mutando costantemente in sintonia con le stagioni.
Una volta terminato l’orario di negozio, quando infine giunge, parcheggia l’auto e poi rientra in casa, se sua madre non è ancora immersa nel suo giardino ad occuparsi di qualcosa intorno a qualche pianta, normalmente è lì in cucina a preparare qualcosa per la cena, e quindi per quel suo daffare dedica sempre poco tempo a saluti e convenevoli. Ma stasera non c’è proprio: Clara gira la chiave nella porta e si rende subito conto che la casa è deserta, ed anche se questo non comporta particolari problemi, ciò che le risulta strano è dato dal fatto che a sua memoria non è mai accaduto che a quell’ora Marisa non fosse in qualche modo lì ad attenderla.
Entra, appoggia la sua borsa da qualche parte, toglie il soprabito, annusa con calma il silenzio quasi inquietante che regna tra le tranquille mura domestiche. Entra in cucina con lentezza, accende i lampadari e scopre che le pare addirittura diversa senza sua mamma in giro. Poi torna nel corridoio, toglie le scarpe ed inforca un paio di pantofole, tirandole fuori da un armadietto, poi si dà un’occhiata di sfuggita nello specchio accendendo a volume basso l’apparecchio radio. Sua madre rientra in quel momento, sulla faccia quasi un sorriso che però cerca subito di ricomporre modellandolo nella sua solita severa espressione.
Non è molto che sei rientrata, immagino, le dice. No, fa Clara, giusto il tempo di arrivare e di togliere le scarpe. Ho scoperto che il nostro vicino di casa è una persona gradevole ed anche una buona compagnia, fa lei, tanto che mi ha fatto fare tardi anche per la preparazione della cena. Non importa, dice Clara, non preoccuparti, non ho neppure molta fame, ho soltanto una gran voglia di rilassarmi. Va bene, dice Marisa, se vai sopra a cambiarti ed a metterti un vestito comodo, io sistemo qualcosa e ti faccio trovare pronto qualcosa che ti metterà appetito. Clara sale la scala pensando che era da diverso tempo che non trovava la mamma così in forma, tanto da lasciarle chiedersi se fosse davvero opera del vicino, oppure qualcos’altro da scoprire. Quando invece torna a scendere di sotto le cose sono già cambiate: a Marisa è caduto qualcosa sopra al pavimento che si è subito sporcato tutto, così ha dovuto prendere provvedimenti, ripulire, perdere del tempo, ed il suo umore in questo modo è già cambiato, si è come dimenticata in tutta fretta di come si sentiva poco prima.
Si siedono al tavolo di cucina, le due donne, e nel silenzio rotto soltanto dai rumori delle posate e delle stoviglie, iniziano a mangiare ognuna immersa nei propri pensieri, quasi indifferente a tutto il resto delle cose. Come ogni sera, d’altra parte.


Bruno Magnolfi