venerdì 28 agosto 2026

Motivazioni sfuggenti.


            <<Sono un po’ in apprensione>>, dice stranamente Franco che in genere sembra non interessarsi mai di cose del genere e di non stare troppo a preoccuparsi dei comportamenti dei propri figli. <<Il bambino dice spesso di avere male alla testa anche quando lo porto fuori con me, e poi mantiene sempre un’espressione seria, accigliata, come di chi vuol farci capire che prova quasi una piccola sofferenza dentro di sé, anche se non è evidente di quale natura essa sia>>. Sua moglie lo guarda per un attimo quasi meravigliata della sensibilità mostrata nel notare quei pochi indizi, e dopo qualche momento dice a riprova di tutto ciò che Marco aveva persino qualche linea di febbre appena qualche giorno addietro. <<Comunque l’ultima volta che non stette bene il nostro medico disse senza dare troppa importanza alle mie preoccupazioni che era normale alla sua età avere dei periodi del genere, e che in fondo si trattava del normale percorso di crescita a causargli ogni tanto qualche malessere>>, dice in fretta Rachele. Franco annuisce, poco convinto, mentre pensa che vorrebbe tanto avere un figlio maggiormente reattivo, che corre e si diverte insieme ai suoi coetanei, invece di ritrovarsi un bambino solitario, silenzioso, certe volte quasi incapace di stare con gli altri.

            <<Ognuno ha il proprio carattere>>, interviene Rachele mentre ripone qualcosa nell’armadio di cucina e quasi leggendo i pensieri del marito; <<e forse nostro figlio almeno per adesso ha solo l’attitudine a ridere difficilmente e a non parlare quasi mai con chi gli sta attorno>>. Torna naturale per lei mettersi subito sulla difensiva quando si tratta di dire qualcosa sui propri figli, ed anche se a Rachele dispiace, al pari del marito, accorgersi che Marco esprime un atteggiamento così poco socievole, si sente disposta anche nei confronti di Franco a sostenere come tutto sia normale e che non ci sia assolutamente niente di cui preoccuparsi, perché è evidente che i loro figli avranno tra non molto tutto il tempo che desiderano per manifestare le proprie preferenze e le loro diverse personalità, senza che i loro genitori, oppure gli insegnanti di scuola, o anche i propri parenti più prossimi, siano pronti ad evidenziarne certe caratteristiche apparentemente negative che è certo  svaniranno senz’altro con il tempo e con la loro progressiva crescita d’età. <<Forse ti hanno detto qualcosa anche le suore o le insegnanti della scuola materna?>>, chiede Franco con un certo sforzo, visto che anche lui come sua moglie desidererebbe tanto annullare con un semplice colpo di spugna quell’argomento che gli fa provare sicuramente un certo disagio.

            Rachele lo guarda un momento negli occhi, come a voler sincerarsi dall’espressione della faccia che la domanda posta fosse seria e ben ponderata, ma poi risponde soltanto che niente del genere è stato notato le poche volte che Marco è rimasto all’asilo. <<Però con sua sorella gioca volentieri nei pomeriggi, anche se gli piace soprattutto starsene seduto ad osservare i suoi piccoli giocattoli e qualche volta a smontarli per vedere come sono fatti all’interno, tanto che io in certi casi lo sgrido quando trovo sul tavolo tante parti indistinte di qualche modellino di plastica oppure un braccio o una gamba di qualche bambola che appartiene a Loriana. Lei allora si arrabbia per questo comportamento di suo fratello, ma lui non se ne preoccupa troppo e va avanti come se fosse tutto normale, ed è già capitato delle volte che le abbia tirato addosso come risposta la stessa bambola o anche qualche altra cosa, ma naturalmente senza la volontà di farle del male>>.   

            Franco continua a girare per casa quasi nervosamente, tra poco dovrà uscire e tornare al suo lavoro mentre i suoi figli sono ancora a scuola, però gli pare importante aver affrontato quell’argomento con la sua Rachele, e non vorrebbe aver dimenticato di dire qualcosa che probabilmente in seguito gli tornerebbe difficile chiedere o spiegare di nuovo, proprio per la propria riottosità e quella di sua moglie ad affrontare quei temi un po’ spinosi. Lei comprende il suo atteggiamento, ma prosegue ad occuparsi delle proprie cose senza favorire alcun altro discorso, non desiderando affatto dover spiegare altre faccende oltre quelle di cui ha già parlato. Così lui improvvisamente prende la giacca per uscire, ma mentre è quasi sulla porta le chiede di colpo: <<allora, cosa facciamo?>>, come se dal loro breve dialogo dovese scaturire una risoluzione o una presa d’atto per intervenire su qualcosa che ovviamente nel suo modo di vedere le cose non va del tutto nella giusta direzione. Rachele lo guarda un momento quasi sorpresa, lascia in aria una pausa di silenzio, poi dice: <<niente>>, come fosse la cosa più normale restare indifferenti.

            Franco esce da casa dopo un rapido saluto, e lei, rimasta sola, sente all’improvviso salirle dal profondo una forte apprensione, quasi una rabbia inspiegabile, tanto che se non sviasse rapidamente i propri pensieri avrebbe addirittura voglia di piangere, anche senza riuscire a comprendere bene il motivo per fare una cosa di quel genere.

 

            Bruno Magnolfi

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