<<Sono
un po’ in apprensione>>, dice stranamente Franco che in genere sembra non
interessarsi mai di cose del genere e di non stare troppo a preoccuparsi dei
comportamenti dei propri figli. <<Il bambino dice spesso di avere male
alla testa anche quando lo porto fuori con me, e poi mantiene sempre
un’espressione seria, accigliata, come di chi vuol farci capire che prova quasi
una piccola sofferenza dentro di sé, anche se non è evidente di quale natura essa
sia>>. Sua moglie lo guarda per un attimo quasi meravigliata della
sensibilità mostrata nel notare quei pochi indizi, e dopo qualche momento dice
a riprova di tutto ciò che Marco aveva persino qualche linea di febbre appena qualche
giorno addietro. <<Comunque l’ultima volta che non stette bene il nostro
medico disse senza dare troppa importanza alle mie preoccupazioni che era
normale alla sua età avere dei periodi del genere, e che in fondo si trattava
del normale percorso di crescita a causargli ogni tanto qualche
malessere>>, dice in fretta Rachele. Franco annuisce, poco convinto,
mentre pensa che vorrebbe tanto avere un figlio maggiormente reattivo, che
corre e si diverte insieme ai suoi coetanei, invece di ritrovarsi un bambino
solitario, silenzioso, certe volte quasi incapace di stare con gli altri.
<<Ognuno
ha il proprio carattere>>, interviene Rachele mentre ripone qualcosa
nell’armadio di cucina e quasi leggendo i pensieri del marito; <<e forse
nostro figlio almeno per adesso ha solo l’attitudine a ridere difficilmente e a
non parlare quasi mai con chi gli sta attorno>>. Torna naturale per lei
mettersi subito sulla difensiva quando si tratta di dire qualcosa sui propri figli,
ed anche se a Rachele dispiace, al pari del marito, accorgersi che Marco
esprime un atteggiamento così poco socievole, si sente disposta anche nei
confronti di Franco a sostenere come tutto sia normale e che non ci sia assolutamente
niente di cui preoccuparsi, perché è evidente che i loro figli avranno tra non
molto tutto il tempo che desiderano per manifestare le proprie preferenze e le loro
diverse personalità, senza che i loro genitori, oppure gli insegnanti di
scuola, o anche i propri parenti più prossimi, siano pronti ad evidenziarne
certe caratteristiche apparentemente negative che è certo svaniranno senz’altro con il tempo e con la
loro progressiva crescita d’età. <<Forse ti hanno detto qualcosa anche le
suore o le insegnanti della scuola materna?>>, chiede Franco con un certo
sforzo, visto che anche lui come sua moglie desidererebbe tanto annullare con
un semplice colpo di spugna quell’argomento che gli fa provare sicuramente un
certo disagio.
Rachele lo
guarda un momento negli occhi, come a voler sincerarsi dall’espressione della
faccia che la domanda posta fosse seria e ben ponderata, ma poi risponde soltanto
che niente del genere è stato notato le poche volte che Marco è rimasto
all’asilo. <<Però con sua sorella gioca volentieri nei pomeriggi, anche
se gli piace soprattutto starsene seduto ad osservare i suoi piccoli giocattoli
e qualche volta a smontarli per vedere come sono fatti all’interno, tanto che
io in certi casi lo sgrido quando trovo sul tavolo tante parti indistinte di
qualche modellino di plastica oppure un braccio o una gamba di qualche bambola
che appartiene a Loriana. Lei allora si arrabbia per questo comportamento di
suo fratello, ma lui non se ne preoccupa troppo e va avanti come se fosse tutto
normale, ed è già capitato delle volte che le abbia tirato addosso come
risposta la stessa bambola o anche qualche altra cosa, ma naturalmente senza la
volontà di farle del male>>.
Franco
continua a girare per casa quasi nervosamente, tra poco dovrà uscire e tornare
al suo lavoro mentre i suoi figli sono ancora a scuola, però gli pare
importante aver affrontato quell’argomento con la sua Rachele, e non vorrebbe
aver dimenticato di dire qualcosa che probabilmente in seguito gli tornerebbe
difficile chiedere o spiegare di nuovo, proprio per la propria riottosità e
quella di sua moglie ad affrontare quei temi un po’ spinosi. Lei comprende il
suo atteggiamento, ma prosegue ad occuparsi delle proprie cose senza favorire alcun
altro discorso, non desiderando affatto dover spiegare altre faccende oltre
quelle di cui ha già parlato. Così lui improvvisamente prende la giacca per
uscire, ma mentre è quasi sulla porta le chiede di colpo: <<allora, cosa
facciamo?>>, come se dal loro breve dialogo dovese scaturire una
risoluzione o una presa d’atto per intervenire su qualcosa che ovviamente nel
suo modo di vedere le cose non va del tutto nella giusta direzione. Rachele lo
guarda un momento quasi sorpresa, lascia in aria una pausa di silenzio, poi
dice: <<niente>>, come fosse la cosa più normale restare
indifferenti.
Franco esce
da casa dopo un rapido saluto, e lei, rimasta sola, sente all’improvviso
salirle dal profondo una forte apprensione, quasi una rabbia inspiegabile,
tanto che se non sviasse rapidamente i propri pensieri avrebbe addirittura
voglia di piangere, anche senza riuscire a comprendere bene il motivo per fare
una cosa di quel genere.
Bruno
Magnolfi
Nessun commento:
Posta un commento