Mio
fratello sicuramente è sempre stato un bambino timido e di poche parole. Ancora
prima dell’insorgere della malattia ha sempre amato isolarsi e giocare per
conto proprio, anche durante il periodo in cui ha potuto frequentare la scuola
materna, proprio quando tutti gli altri piccoli compagni parevano voler solo ridere
e scorrazzare, e poi adesso che è uscito da poco tempo dall’ospedale dove è
rimasto ricoverato per ben più di un mese, appare ancora più schivo, chiuso in
sé stesso, come se quel pallore del visino sempre serio e smunto, insieme a
quella magrezza che gli regalato la dieta curativa, data probabilmente anche dalla
sofferenza che si è trovato ad affrontare, fossero il proprio tratto distintivo
addirittura anche del suo carattere. Come sorella maggiore ho pensato molto a
come poterlo aiutare e sostenere magari proprio nello spingerlo ad integrarsi con
i suoi compagni e con il gruppo dei bambini vicini di casa nostra, ma anche per
me non è mai stato troppo semplice, soprattutto perché non vorrei forzare la
sua misteriosa volontà cercando di fargli compiere dei giochi e delle attività
che non gli interessa proprio svolgere. Per quanto mi riguarda, almeno dopo tutto
il periodo in cui ho abitato dalla zia, quelle lunghe giornate trascorse senza
la mia famiglia hanno lasciato sicuramente degli strascichi che probabilmente sono
stati capaci di cambiare almeno in parte i miei comportamenti. Anche il
distacco da mio fratello ha comportato per me un leggero allontanamento dai
suoi modi di fare, soprattutto quando ho scoperto con disagio, al suo rientro a
casa, che alcuni atteggiamenti in lui erano variati, senza che fossi capace di
comprenderne del tutto il motivo.
La mia maestra di scuola come
sempre è molto paziente e comprensiva con me, e mi incoraggia quasi ogni giorno
nelle varie attività didattiche, probabilmente rendendosi conto che è appena
trascorso un periodo piuttosto complicato anche per tutta la mia famiglia. Io
da parte mia credo di impegnarmi al massimo, e cerco sempre di essere
all’altezza delle aspettative che sembra abbiano tutti nei miei confronti. Osservo
a lungo la maestra, i miei compagni, tutte le persone che incontro ogni giorno,
e mi pare quasi che tutti sappiano sempre qualcosa più di me, qualcosa che
soltanto con grande impegno e con tanto sacrificio, specialmente negli studi,
ma anche nel rispetto per gli altri, probabilmente potrò riuscire a conoscere. Anche
la mia mamma poi sembra più assente rispetto a qualche tempo fa, come se fosse
stanca, quasi svogliata nel riprendere le attività di sempre. Mio fratello Marco
naturalmente ha ancora necessità di cure e di controlli, ma soprattutto è quel
suo dover essere alimentato ogni giorno con dei cibi semplici, essenziali, senza
olio, grassi, e senza neppure un pizzico di sale, che pone lei ed anche tutti noi
stessi in una condizione un po’ particolare. Lui non si lamenta, sembra accettare
tutto quanto senza ribellarsi mai, anche se io sono convinta che prima o dopo
tirerà fuori il proprio carattere che reputo poco remissivo.
Mio padre sta cercando per noi
una casa nuova, e questo fornisce alla nostra famiglia un minimo di curiosità e
quel pizzico di aspettativa per il futuro che forse difficilmente riusciamo a
trovare in altri aspetti della giornata. Io non mostro mai delle gelosie per le
attenzioni che i nostri genitori impiegano nei confronti di mio fratello, però certe
volte mi pare addirittura che siano esagerati nel comportarsi con lui come se
fosse ormai fragilissimo e addirittura incapace nel provvedere da solo almeno
ad alcune delle piccole cose di ogni giorno. Siccome mostra oltretutto ancora
una certa disappetenza dopo il periodo ospedaliero, certe volte pare che il
desiderio più forte di mia mamma sia addirittura quello di mettersi ad imboccarlo,
come fosse ancora un neonato che non sa badare a sé. Invece ha quasi cinque
anni, ed ormai i medici lo hanno giudicato guarito dalla malattia, anche se ha
ancora necessità di qualche cura. Anche mio padre credo che mal sopporti
l’atteggiamento che assume la mamma certe volte, però non dice niente, si
limita a guardare da un’altra parte lasciandola da sola ad occuparsi del suo
bambino.
Spesso viene a farci visita la
zia, credo soprattutto per stare un po’ con me, tanto che in certi pomeriggi è
lei a portarmi fuori per qualche passeggiata, e qualche volta anche per comperarmi
qualcosa che secondo lei mi serve, o è addirittura indispensabile, sostiene.
Così mi giungono a volte dei regali inaspettati, soprattutto costituiti da
qualche vestitino, ed io sono sempre un po’ restia a mostrarli ai miei
genitori, perché riconosco che è come se fossi trattata in un modo privilegiato
rispetto a mio fratello, e questo naturalmente non va bene, anche se a Marco
non interessa niente di tutto ciò e lascia che attorno a lui tutto accada senza
tirare mai fuori la propria opinione. Mia mamma durante certe sere l’ho sentita
piangere, ma non ho compreso mai del tutto per quale motivo lo facesse, e in
ogni caso ho sempre fatto finta di niente, proprio per non aggravare la sua
situazione.
Bruno Magnolfi
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