Ogni due o
tre giorni mi impegno a fare il bucato, mettendo i panni a bagno in un grosso
mastello dove in seguito, in genere la mattina seguente, li strofino con molta
cura e quindi li risciacquo, per poi strizzarli abbondantemente per più di una volta.
Alla fine, prendo una cesta con i panni ancora umidi e quindi scendo giù, nel
cortile sul retro della casa, dove stendo con attenzione la biancheria, e
naturalmente anche il resto, sopra a dei cordini appropriati che mio marito tempo
fa ha fissato da un muro a quello di fronte. <<Vieni a farmi
compagnia?>>, gli dico a Marco che ha deciso quest’anno di non andare più
alla scuola materna, visto anche io preferisco tenerlo a casa, considerata la
persistente debolezza del suo stato fisico e la dieta alimentare prescritta dai
medici da quando è stato dimesso dall’ospedale. Lui non dice niente di
particolare, però in genere mi segue con i suoi modi remissivi ed il suo
comportamento da timido, come se preferisse probabilmente restarsene in casa,
ma per farmi quasi un favore fosse pronto a venire con me. Si scendono due
rampe di scale, Marco porta le mollette che servono per fissare i panni lungo i
fili; quindi, apriamo una porticina in fondo all’ingesso del palazzetto dove
abitiamo ed eccoci subito nel vasto spiazzo per metà lastricato dove su un
fianco ci sono una serie di piccole case abitate ad un solo piano, e dall’altro
una fila di stanzini generalmente usati per ricoverare la legna che serve per
le cucine economiche.
Marco si
siede sempre sopra una grossa pietra, e da lì si fa attirare la propria attenzione
o da un rametto che trova per terra oppure da un sassolino da cui è attratto,
ed anche se io mi metto a parlare con qualcuna delle nostre vicine che intanto
escono fuori dalle loro abitazioni per un motivo o per l’altro, lui non alza
neppure la testa, e generalmente le saluta a voce bassa, limitandosi a
sorridere quando qualcuna gli chiede come si senta. Sollevo le spalle, lascio
correre e spiego io al posto suo come vadano le cose. Al centro del cortile c’è
un pozzo chiuso con una grossa manovella per far sgorgare l’acqua azionandola,
ed accanto un vecchio lavatoio ormai andato in disuso da dove ogni tanto fa
capolino qualche piccola rana. Marco si diverte semplicemente ad osservare la
poca vita che si svolge attorno a questi elementi, fatta di girini e di
lucertole, certe volte affondando il rametto nella poca acqua o pescando una
foglia secca rimasta in superficie. Non sembra mai interessato ai nostri vicini
di casa, ed anche se c’è una bambina della sua stessa età che in qualche caso
viene da lui per parlargli, non sempre lei riesce a trovare l’argomento giusto
per fargli aprir bocca.
In casa di
una signora che abita una casa in fondo al cortile hanno acquistato una delle
prime televisioni che ancora in questi anni quasi nessuno possiede, e lui la
prima volta che è entrato con me, dopo molte insistenze, per osservare questo
nuovo elettrodomestico che stava trasmettendo un programma di notizie, è
rimasto incantato, al punto da mettersi seduto a guardare ammirato le figurine
sopra lo schermo e non accorgersi neppure chi ci fosse attorno a lui. Qualcuno
continua a dirmi che Marco è molto chiuso in sé stesso, forse anche troppo, ma
a me sembra solo un bambino che ha sofferto per essere rimasto a lungo da solo dentro
un grande ospedale, ammalato al punto da non riuscire per molto tempo neppure a
muoversi dal suo letto. Adesso sta meglio, è evidente, ma ci vorrà del tempo
prima che torni a mostrarsi sociale e amichevole con chi gli sta attorno. Con
sua sorella va molto d’accordo, anche se lei, che è un po’ più grande, non ha sempre
la pazienza di inventare qualche attività di gioco per coinvolgerlo. Qualche
volta la sera lei nasconde un piccolo oggetto in qualche angolo dentro la
stanza, e lui viene invitato a scoprire dove sia quell’oggetto. Allora si
anima, a Marco piace quel gioco, forse perché non ha bisogno di molte parole da
dire, e poi certe volte tira fuori un fiuto particolare per risolvere quel piccolo
segreto, come se avesse una sensibilità tutta sua nel comprendere con grande
rapidità dove andare a cercare l’oggetto nascosto.
Il prossimo
anno inizierà per lui la scuola elementare, ed io credo che avere dei compagni
di classe, impegnarsi a svolgere i compiti che la loro maestra avrà da sottoporre
a tutti loro, e poi stare in un banco dove scrivere e tenere in ordine quaderni
e matite, saranno tutte cose che potranno attirarlo al punto da modificarne
facilmente il carattere. Suo padre quando rientra dal lavoro gli tocca ancora
la fronte, come per rendersi conto se ancora scottasse per la febbre alta,
proprio come nei mesi trascorsi, e a lui forse piace quel gesto, anche se non
dice mai niente, e probabilmente dentro di sé sente ancora di essere in parte
ammalato. Qualche volta, quando sta seduto, lo osservo da dietro, senza che lui
mi veda, e mi convinco sempre di più che Marco nei prossimi anni sarà un bravo
bambino, giudizioso, capace, obbediente, e prima o poi mostrerà a tutti la sua
vera personalità.
Bruno
Magnolfi
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