Suo padre è
una persona semplice, assiduo frequentatore di un vicino caffè con biliardo
dove spesso si intrattiene nelle serate a scherzare con gli amici e i
conoscenti di sempre. Non è abituato ad affrontare degli argomenti un po’ troppo
complicati, e quando si trova a dover spiegare a Loriana, la propria figlia
maggiore, che quel suo fratello da settimane febbricitante dovrà essere
internato in un ospedale e probabilmente per un lungo periodo, lo fa con parole
dirette, senza mezzi termini, pur in parte cedendo alla commozione del momento.
Lei reagisce in maniera quasi inaspettata, iniziando subito a piangere a
dirotto e spiegando tra le lacrime che si sentirà sicuramente troppo sola senza
di lui, e che per tutto quel periodo non saprà proprio neanche con chi giocare
e trascorrere il suo tempo libero dalla scuola. Che la mamma poi si trasferisca
in città da certi parenti per assistere quel figlio ricoverato, è un’altra
batosta che lei riesce a malapena a sopportare, anche se suo padre le dice subito
che per tutto il periodo sarà sua zia a prendersi cura di lei, e che per questo
impegno sistemerà le cose in maniera da darle nella propria abitazione non
molto distante tutta l’accoglienza possibile. Loriana è sempre andata d’accordo
con la zia, che per altro abita da sola, anche se adesso per lei dover
affrontare questi cambiamenti improvvisi è sicuramente qualcosa da cui si sente
spaventata, ma alla fine comprende benissimo che tutto dovrà essere svolto in
funzione del piccolo Marco e della sua guarigione completa che tutti
naturalmente si augurano avvenga in fretta.
Lei
quell’anno ha appena iniziato a frequentare la prima classe elementare, ma a
scuola la maestra è molto contenta dei suoi risultati: la ritiene una bambina
giudiziosa, intelligente, capace di grande attenzione e di impegno. Però adesso
tutti i cambiamenti che deve affrontare non saranno cose semplici da superare,
e soprattutto il pensiero del suo fratellino internato in un grande ospedale
dove per lui ritrovarsi per gran parte della giornata completamente da solo le
pare qualcosa di cui da ora in avanti lo immagina già spaventato. Marco però
prima di tutto sta male, e adesso non gli importa quasi nulla del proprio
futuro, visto che da molti giorni trascorre gran parte del suo tempo dentro al proprio
letto e forse non si ritrova neppure le forze per riflettere su ciò a cui dovrà
andare incontro. La mattina seguente poi sua mamma lo avvolge in una spessa
coperta ed insieme salgono su un treno freddo e rumoroso, e lui, pallido e rassegnato,
si lascia sballottare senza lamentarsi di nulla, non trovando neppure la forza
di reagire agli eventi. Ma è nel preciso momento quando giunge in clinica, e nell’istante
in cui gli viene assegnato un letto dove la mamma lo sistema con l’aiuto di
un’infermiera gentile che comprende quanto le cose stiano rapidamente
precipitando. Ci sono altri bambini nella sua stanza, ma ognuno sta per conto
proprio e in silenzio, e per Marco l’osservazione della notte che scende fuori
dal vicino finestrone vetrato all’interno di una città che neppure conosce gli
pare addirittura un viaggio intrapreso senza neppure immaginarne itinerario e
destinazione.
Ci vorrà quasi
un mese per comprendere da parte dei medici e dei sanitari l’origine della
malattia di Marco, e in quelle domeniche in cui suo padre e sua sorella Loriana
si recano da lui a fargli una visita, Marco si sente oramai quasi al di fuori
da quella famiglia, come se il suo viaggio fosse in pieno svolgimento e tutto
ciò che sono stati fino ad allora i dettagli della sua piccola vita fossero
diventati ormai elementi rimasti alle spalle. Persino sua sorella non gli
sembra più quella che conosceva fino a pochi giorni addietro, e l’unica cosa
che riesce a farlo sorridere sono quei piccoli giocattoli e i piccoli libri di
figure che gli vengono donati. Dopo molti giorni, presso a poco identici, viene
però preso in braccio da un infermiere forte e gentile, che senza dirgli
neppure una parola di troppo lo porta in ascensore con sé, fino ad un
padiglione attiguo dove vengo sistemati i bambini ormai convalescenti. Tutti
ridono là dentro, il clima è molto migliore, sembra che tutto il malessere accumulato
nell’ospedale pediatrico svanisca dietro a quella vitalità miracolosamente ritrovata
da tutti. Anche Marco naturalmente sta meglio, e forse sta iniziando persino ad
affezionarsi a quell’ambiente, a fare qualche amicizia con i malatini della sua
età, e a trovarsi maggiormente a proprio agio, tanto che quando viene dimesso
prova persino un certo dispiacere nel dover abbandonare così all’improvviso
tutto quanto, anche se c’è la sua mamma a guidarlo, e lui si comporta
esattamente come lei gli chiede di fare. Tornare a casa, in famiglia, agli
oggetti e agli affetti che conosce è una gioia che quasi non si aspettava, e
Loriana è lì, pronta ad abbracciarlo, anche se tutto quel periodo a suo modo di
vedere si è rivelato anche per lei troppo lungo.
Bruno
Magnolfi